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Quis igitur hoc homine scientior umquam aut fuit aut esse debuit? qui e ludo atque e pueritiae disciplinis bello maximo atque acerrimis hostibus ad patris exercitum atque in militiae disciplinam profectus est; qui extrema pueritia miles in exercitu fuit simmi imperatoris, ineunte adulescentia maximi ipse exercitus imperator; qui saepius cum hoste conflixit quam quisquam cum inimice concertavit, plura bello gessit quam ceteri legerunt, plures provincias confecit quam alii concupiverunt; cuius adulescentia ad scientiam rei militaris non alienis praeceptis sed suis imperiis, non offensionibus belli sed victoriis, non stipendiis sed triumphis est erudita. Quod denique genus esse belli potest, in quo illum non exercuerit fortuna rei publicae?
Quindi chi più di Pompeo ebbe o avrebbe potuto avere la conoscenza dell'arte militare? egli che dalla scuola e dagli studi della fanciullezza passò nell'esercito del padre, sotto la disciplina militare, in una guerra durissima e contro nemici ferocissimi; egli che alla fine della fanciullezza militò nell'armata di un grandissimo generale, ed all'inizio dell'adolescenza guidò di persona un'imponente armata; che combatté più battaglie con i nemici di quanti conflitti privati abbia avuto ogni altro uomo, che combatté guerre più di quante gli altri ne abbiano lette, che creò più province di quante gli altri ne abbiano desiderate, che passò la giovinezza ad istruirsi nell'arte militare non per mezzo degli insegnamenti altrui, ma in virtù del comando da lui stesso esercitato, non per mezzo delle sconfitte ma delle vittorie, non per mezzo del servizio militare ma dei trionfi. Quale tipo di conflitto armato, infine, esiste in cui non lo abbiano messo alla prova i casi dello Stato?
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An vero vir amplissumus, P. Scipio, pontifex maximus, Ti. Gracchum mediocriter labefactantem statum rei publicae privatus interfecit; Catilinam orbem terrae caede atque incendiis vastare cupientem nos consules perferemus? Nam illa nimis antiqua praetereo, quod C. Servilius Ahala Sp. Maelium novis rebus studentem manu sua occidit. Fuit, fuit ista quondam in hac re publica virtus, ut viri fortes acrioribus suppliciis civem perniciosum quam acerbissimum hostem coercerent. Habemus senatus consultum in te, Catilina, vehemens et grave, non deest rei publicae consilium neque auctoritas huius ordinis; nos, nos, dico aperte, consules desumus. Decrevit quondam senatus, ut L. Opimius consul videret, ne quid res publica detrimenti caperet; nox nulla intercessit; interfectus est propter quasdam seditionum suspiciones C. Gracchus, clarissimo patre, avo, maioribus, occisus est cum liberis M. Fulvius consularis. Simili senatus consulto C. Mario et L. Valerio consulibus est permissa res publica; num unum diem postea L. Saturninum tribunum pl. et C. Servilium praetorem mors ac rei publicae poena remorata est? At nos vicesimum iam diem patimur hebescere aciem horum auctoritatis. Habemus enim huiusce modi senatus consultum, verum inclusum in tabulis tamquam in vagina reconditum, quo ex senatus consulto confestim te interfectum esse, Catilina, convenit. Vivis, et vivis non ad deponendam, sed ad confirmandam audaciam. Cupio, patres conscripti, me esse clementem, cupio in tantis rei publicae periculis me non dissolutum videri, sed iam me ipse inertiae nequitiaeque condemno. Castra sunt in Italia contra populum Romanum in Etruriae faucibus conlocata, crescit in dies singulos hostium numerus; eorum autem castrorum imperatorem ducemque hostium intra moenia atque adeo in senatu videmus intestinam aliquam cotidie perniciem rei publicae molientem. Si te iam, Catilina, comprehendi, si interfici iussero, credo, erit verendum mihi, ne non potius hoc omnes boni serius a me quam quisquam crudelius factum esse dicat. Verum ego hoc, quod iam pridem factum esse oportuit, certa de causa nondum adducor ut faciam. Tum denique interficiere, cum iam nemo tam inprobus, tam perditus, tam tui similis inveniri poterit, qui id non iure factum esse fateatur. Quamdiu quisquam erit, qui te defendere audeat, vives, et vives ita, ut vivis. multis meis et firmis praesidiis obsessus, ne commovere te contra rem publicam possis. Multorum te etiam oculi et aures non sentientem, sicut adhuc fecerunt, speculabuntur atque custodient.
TRADUZIONE IN LINGUA ITALIANA
Ma come, un uomo della massima autorità come Publio Scipione, il pontefice massimo, fece uccidere senza mandato pubblico Tiberio Gracco, che minacciava solo in parte la stabilità dello Stato, e noi consoli dovremo continuare a sopportare Catilina, smanioso di distruggere, di mettere a ferro e a fuoco il mondo intero? Non voglio ricordare il passato, episodi come quello di Caio Servilio Ahala che uccise con le sue mani Spurio Melio, il rivoluzionario. Ci fu, ci fu un tempo tanto valore nello Stato che uomini impavidi punivano il concittadino ribelle con maggiore severità del più implacabile dei nemic. Abbiamo un decreto senatoriale contro di te: è di estrema durezza Allo Stato non mancano né l'intelligenza né la fermezza dell'ordine senatorio; manchiamo noi, noi, i consoli, lo dico apertamente. Decretò un tempo il Senato di affidare al console Lucio Opimio il compito di vigilare sulla sicurezza dello Stato; non passò una notte e fu soppresso C Gracco, per quanto suo padre, suo nonno e i suoi avi fossero stati uomini gloriosi, solo perché era sospettato di sovversione; anche l'ex console Marco Fulvio fu ucciso insieme ai figli. Con un analogo decreto senatoriale furono affidati i pieni poteri ai consoli Caio Mario e Lucio Valerio; Si ritardò forse di un solo giorno l'esecuzione del tribuno della plebe Lucio Saturnino e del pretore Caio Servilio? Eppure da venti giorni lasciamo che si spunti la lama del potere senatoriale. Anche noi disponiamo di un decreto del Senato, ma è chiuso in archivio, come una spada nel fodero In applicazione a questo decreto dovresti essere già morto, Catilina. Invece sei vivo, sei vivo non per rinunciare alla tua folle impresa, ma per portarla avanti. Desidero, padri coscritti, esser clemente, ma non desidero che si pensi che sottovaluto la situazione di estremo pericolo in cui versa lo Stato, perciò, sono il primo ad accusarmi di inerzia e di debolezza. In Italia, nelle gole dell'Etruria, c'è un esercito accampato contro il popolo romano Cresce di giorno in giorno il numero dei nemici; Ma il capo di quell'esercito, il comandante dei nemici lo vediamo dentro le nostre mura, anzi, eccolo qui in Senato a preparare, giorno dopo giorno, la rovina interna dello Stato. Se, Catilina, subito ordinassi il tuo arresto e la tua condanna a morte, probabilmente dovrei temere di essere criticato da tutti gli onesti per i miei indugi, non per la mia inflessibilità. Se, però, non mi decido ancora a fare quel che già da tempo era necessario, ho le mie buone ragioni. Morirai solo quando non ci sarà un uomo così corrotto, così perduto, così simile a te da non ammettere che ho agito secondo la legge. Finché esisterà qualcuno che avrà il coraggio di difenderti, vivrai, sì, ma così come stai vivendo adesso: assediato dalle mie guardie, forti e numerose, che ti impediranno di attentare allo Stato. E poi, gli occhi, le orecchie di molti ti spieranno, ti sorveglieranno così come hanno fatto finora.
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Inizio: Ego exempla ominum nota proferam. L. Paulus consul iterum, cum ei bellum ut cum rege Perse gereret obtigisset, ut ea ipsa die domum ad vesperum rediit, filiolam suam Tertiam, quae tum erat admodum parva, osculans animadvertit tristiculam. ... Fine: sed id ipsum est deos non putare, quae ab iis significantur contemnere.
Io ti rammenterò noti esempi di destini. Lucio Paolo, console per la seconda volta, essendogli toccato l'incarico di condurre la guerra contro il re Perse, quando in quello stesso giorno, sull'imbrunire, ritornò a casa, nel dare un bacio alla sua bambina Terzia, ancora molto piccola a quel tempo, si accorse che era un pò triste. "Che è successo, Terzia?" le chiese; "perché sei triste?. " E lei: "Babbo, " disse, "è morto Persa. " Egli allora, abbracciandola forte, disse: "Accetto il presagio, figlia mia. " Era morto un cagnolino che si chiamava così. A questo presagio fece seguito il fatto. Lo capisco fin troppo bene queste cose si possono disprezzare o si può anche riderne; ma disprezzare i segni inviati dagli dèi è (come) negare la loro esistenza
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Non quaero abs te qua re patrem Sex. Roscius occiderit, quaero quo modo occiderit. Quo modo occidit? Ipse percussit an aliis occidendum dedit? Si ipsum arguis, Romae non fuit; si per alios fecisse dicis, quaero quos? Servosne an liberos? Si liberos, quos homines? Indidemne Ameria an hosce ex urbe sicarios? Si Ameria, qui sunt ei? Cur non nominantur? si Roma, unde eos noverat Roscius qui Romam multis annis non venit neque umquam plus triduo fuit? Ubi eos convenit? Qui conlocutus est? Quo modo persuasit? Pretium dedit'; cui dedit? per quem dedit? unde aut quantum dedit? Nonne his vestigiis ad caput malefici perveniri solet? Et simul tibi in mentem veniat facito quem ad modum vitam huiusce depinxeris; hunc hominem ferum atque agrestem fuisse, numquam cum homine quoquam conlocutum esse, numquam in oppido constitisse.
Non ti chiedo per quale motivo Sesto Roscio abbia ucciso il padre, ti chiedo in che modo lo abbia ucciso. In che modo lo uccise? Lo colpì lui stesso o diede l'incarico ad altri di ucciderlo? Se accusi lui stesso, non si trovava a Roma; se dici che lo fece tramite altri, ti chiedo: chi? Servi o uomini liberi? Se liberi, quali uomini? Della stessa Ameria o questi sicari della città? Se di Ameria, chi sono? Perché non vengono nominati? Se di Roma, come li conosceva Roscio, che non venne a Roma per molti anni e non vi rimase mai più di tre giorni? Dove li incontrò? Con chi parlò? In che modo li convinse? Pagò loro un compenso? A chi lo diede? Tramite chi lo diede? Da dove lo prese e quanto diede? Non è forse con queste tracce che di solito si arriva alla mente dell'autore del crimine? E fa in modo che ti venga in mente anche come hai descritto la vita di quest'uomo: hai detto che era selvatico e rozzo, che non parlò mai con nessuno, che non si fermò mai in città.
(By Starinthesky)
Analisi dei verbi e paradigmi
quaero - 1ª pers. sing. pres. att. di quaerere - quaero, quaeris, quaesivi, quaesitum, quaerere
occiderit - 3ª pers. sing. perf. att. di occidere - occido, occidis, occidi, occisum, occidere
occidit - 3ª pers. sing. perf. att. di occidere - occido, occidis, occidi, occisum, occidere
percussit - 3ª pers. sing. perf. att. di percutere - percutio, percutis, percussi, percussum, percutere
dedit - 3ª pers. sing. perf. att. di dare - do, das, dedi, datum, dare
arguis - 2ª pers. sing. pres. att. di arguere - arguo, arguis, argui, argutum, arguere
fuit - 3ª pers. sing. perf. att. di esse - sum, es, fui, —, esse
dicis - 2ª pers. sing. pres. att. di dicere - dico, dicis, dixi, dictum, dicere
sunt - 3ª pers. plur. pres. att. di esse - sum, es, fui, —, esse
nominantur - 3ª pers. plur. pres. pass. di nominare - nomino, nominas, nominavi, nominatum, nominare
noverat - 3ª pers. sing. piuccheperf. att. di noscere - nosco, noscis, novi, notum, noscere
venit - 3ª pers. sing. perf. att. di venire - venio, venis, veni, ventum, venire
convenit - 3ª pers. sing. perf. att. di convenire - convenio, convenis, conveni, conventum, convenire
conlocutus est - 3ª pers. sing. perf. pass. di conloqui - conloquor, conloqueris, conlocutus sum, —, conloqui
persuasit - 3ª pers. sing. perf. att. di persuadere - persuadeo, persuades, persuasi, persuasum, persuadere
solet - 3ª pers. sing. pres. att. di solere - soleo, soles, solitus sum, —, solere
veniat - 3ª pers. sing. pres. cong. att. di venire - venio, venis, veni, ventum, venire
facito - 2ª pers. sing. fut. imper. att. di facere - facio, facis, feci, factum, facere
depinxeris - 2ª pers. sing. fut. perf. att. di depingere - depingo, depingis, depinxi, depictum, depingere
fuisse - infinito perfetto attivo di esse - sum, es, fui, —, esse
conlocutum esse - infinito perfetto passivo di conloqui - conloquor, conloqueris, conlocutus sum, —, conloqui
constitisse - infinito perfetto attivo di consistere - consisto, consistis, constiti, —, consistere
Ulteriore proposta di traduzione
Non ti chiedo perché Sesto Roscio ha ucciso il padre, ti chiedo in che modo lo ha ucciso. In che modo ha ucciso? Egli stesso ha perosso o forse ha dato ad altri il compito di uccidere?Se accusi egli stesso, non stette a Roma; se dici che l'abbia fatto tramite altri, (ti) chiedo cosa (sono) servi o liberti? Se sono i liberti, chi sono gli uomini? Sono da quello stesso luogo di Ameria o sono questi sicari provenienti da Roma ? Se sono di Ameria, chi sono essi?Perchè non sono nominati? Se sono di Roma, onde li aveva conosciuti Roscio, che non venne a Roma per da molti anni e non vi fu mai più di tre giorni
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Haec oratio dicta est Cn. Pompeio Magno II M. Crasso II coss. ante paucos dies quam Cn. Pompeius ludos faceret, quibus theatrum a se factum dedicavit. Hoc intellegi ex ipsius Ciceronis verbis potest quae in hac oratione posuit. Dixit enim sic: Instant post hominum memoriam apparatissimi magnificentissimique ludi ... quidem posuit hanc inter eas orationes quas dixit Cicero L. Domitio Appio Claudio coss. ultimam. Sed ut ego ab eo dissentiam facit primum quod Piso reversus est ex provincia Pompeio et Crasso consulibus, Gabinius Domitio et Appio: hanc autem orationem dictam ante Gabini reditum ex ipsa manifestum est.
Traduzione Questa orazione fu pronunciata da Gneo Pompeo magno e marco crasso II pochi giorni prima che Pompeo celebrasse i giochi pubblici con i quali fece conoscere il teatro in quanto creato da lui. si può capire ciò dalle parole dello stesso cicerone, che inserì in questa orazione. disse infatti cosi: "questi magnifici splendidi giochi continuano dopo la memoria degli uomini". certamente introdusse quest'ultima tra quelle orazioni che cicerone pronunciò a Lucio Domizio Appio Claudio. ma come è vero che io faccio dissenso a quello... Pisone ritornò dalla provincia coi consoli Pompeo e Crasso, Gabinio con Domizio e Appio; invece è chiaro che questa orazione fu pronunciata prima del ritorno di Gabinio da questa stessa.