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Paulo ante Leuctricam pugnam Thebis in templo Herculis valvae clausae repagulis subito se ipsae aperuerumt armaque, quae fixa in parientibus erant, humi ceciderunt. Maximum vero illud portentum isdem Spartiatis fuit, quod, cum oraclum ab love Dodonaeo petivissent de victoria sciscitantes legatique vas illud in quo inerant sortes collocavissent, simia, quam rex Molossorum in deliciis habebat, et sortes ipsas et cetera quae erant ad sortem parata disturbavit et aliud alio dissupavit, Tum ea, quae praeposita erat oraclo, sacerdos dixisse dicitur de salute Lacedaemoniis esse, non de victoria cogitandum.
Poco prima della battaglia di Leuttra a Tebe nel tempio di Ercole i battenti chiusi con un chiavistello si aprirono da soli improvvisamente e le armi, che erano infisse nelle pareti, caddero a terra. Ma il prodigio più grave, ancora a danno degli spartani, fu quest'altro: quando chiesero un responso a Giove dodonèo per sapere se avrebbero vinto, e i messi ebbero collocato al suo posto il recipiente in cui si trovavano le sorti, una scimmia, che il re dei molossi aveva molto cara, scompigliò e buttò qua e là le sorti e tutti gli altri oggetti che erano stati portati per compiere il sorteggio. Si narra che allora la sacerdotessa preposta all'oracolo disse che gli spartani avrebbero dovuto pensare alla loro salvezza, non alla vittoria.
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O vitae philosophia dux, o virtutis indagatrix expultrixque vitiorum! Quid non modo nos, sed omnino vita hominum sine te esse potuisset? Tu urbes peperisti, tu dissipatos homines in societatem vitae convocasti, tu eos inter se primo domiciliis deinde coniugiis iunxisti, tu inventrix legum, tu magistra morum et disciplinae fuisti. ...
O filosofia, condottiera di vita, ricercatrice della virtù ed eliminatrice dei vizi! Che cosa potremmo essere non solo noi, ma anche la vita degli uomini senza di te? Tu hai creato le città, tu hai portato a vivere in società gli uomini dispersi, tu li hai riuniti fra loro innanzitutto con i tuoi domicili, in seguito con i legami matrimoniali, tu hai inventato la legge ed hai insegnato i costumi e la disciplina. Noi in te ci rifugiamo, ricorriamo al tuo aiuto, non a te completamente ci affidiamo. Un solo giorno vissuto bene e secondo i tuoi insegnamenti vale più di un'immortalità nell'errore. Dovremmo usare le ricchezze di quella piuttosto che le tue, tu che a noi donasti la tranquillità della vita e levasti il terrore della morte? E la filosofia fu tanto lontana da venire lodata, quando ha reso servigi alla vita degli uomini, che, trascurata dai più, è anche da molti biasimata. Qualcuno osa criticare il genitore della vita e macchiarsi di questo parricidio e dovrebbe essere tanto empiamente ingrato da accusarla quanto dovrebbe temerla. Ma, come penso, questo errore e questo squallore si è diffuso negli animi degli ignoranti, poiché non possono vedere tanto lontano nel passato, e non pensano che quelli, dai quali per primi la vita degli uomini fu preparata, furono filosofi.
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Et Marcellus, qui, si Syracusas cepisset, duo templa se Romae dedicaturum voverat, is id quod erat aedificaturus iis rebus ornare quas ceperat noluit: Verres, qui non Honori neque Virtuti, quemadmodum ille, sed Veneri et Cupidini vota deberet, is Minervae templum spoliare conatus est. Ille deos deorum spoliis ornari noluit, hic ornamenta Minervae virginis in meretriciam domum transtulit. Viginti et septem praeterea tabulas pulcherrime pictas ex eadem aede sustulit, in quibus erant imagines Siciliae regum ac tyrannorum, quae non solum pictorum artificio delectabant, sed etiam commemoratione hominum et cognitione formarum.
Marcello, che aveva promesso in voto che, se avesse preso Siracusa, avrebbe dedicato a Roma 2 templi non volle ornare quello che aveva intenzione di far costruire con gli oggetti che aveva preso: Verre, il quale non dovrebbe far voti a Onore né a Virtù, come lui, ma a Venere e a Cupido, (invece) cercò di spogliare il tempio di Minerva. Il primo non volle che gli dei fossero ornati con spoglie sottratte agli dei(stessi), Egli trasferì in un postribolo gli ornamenti della vergine Minerva. Inoltre portò via dal tempoio stesso 27 quadri dipinti splendidamente, nei quali c'erano i ritratti dei re e dei tiranni della Sicilia, i quali procuravano piacere non solo per la bravura dei pittori, ma anche per il ricordo degli uomini e per la conoscenza dei tratti fisici.
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Prepotenza di Verre
Autore: Cicerone
Etiam Lipara, tam parva civitas, in insula inculta tenuique posita, Verres, praedae tibi et quaestui fuit. Quid? Halicyenses, qui agros immunes habent, nonne Turpioni, servo suo, sestertium quindecim milia dare coacti sunt? Si probare posses haec ad servos tuos lucra venisse, nihil te attigisse, tamen hae pecuniae, per vim atque iniuriam tuam ereptae, tibi damnationi esse deberent. Cum vero hoc nemini persuadere possis, te tam amentem fuisse ut Turpionem tuo periculo divitem fieri velles, quis dubitat quin haec tibi omnia pecunia quaesita sit? "Sed- dicet aliquis- cum de Siculis male mereretur, cives Romanos in Sicilia habitantes coluit, iis indulsit, eorum voluntati et gratiae deditus fuit!". Iste cives Romanos? At nullis inimicior aut infestior fuit! Traduzione Anche Lipari O Verre città tanto piccola, situata in un 'isola incolta e stretta, è stata per te una preda e fonte di guadagno. Che cosa? Non è vero forse che gli abitanti di Alicia, i quali possiedono campi liberi da imposte, furono costretti a dare a Turpione, suo schiavo, quindicimila sesterzi? Qualora potessi provare che questi profitti passarono ai tuoi schiavi, e che tu non toccasti nulla, tuttavia queste ricchezze, sottratte, ingiustamente con la forza dovrebbero essere per te causa di condanna
Non potendo in realtà convincere nessuno di ciò, del fatto che tu fosti così pazzo da volere che Turpione, a tuo rischio, divenisse ricco del tuo rischio, chi dubita che tu abbia tutte queste cose, chiesta la somma di denaro? tutto questo denaro non sia stato chiesto per te ? Qualcuno dirà-"ma mentre si comportava male nei riguardi dei Siciliani, onorò trattớ bene i cittadini romani che abitavano in Sicilia, fu indulgente premuroso servizievole con loro, e fu dedito alla loro volontà e al loro perdono!
Costui protettore dei cittadini romani? Ma al contrario non fu più nemico ed infesto di nessuno!
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Antiquitus insula Sicilia tota esse Liberae et Cereri consecrata putabatur. Hoc Siculi adeo pro certo habent, ut in animis eorum insitum atque innatum esse videatur. Nam et natas esse has deas in iis locis et fruges in ea terra primum inventas esse arbitrantur et raptam esse Liberam, quae etiam Proserpina vocatur, ex Hennensium nemore, qui locus, quia in media insula est situs, umbilicus Siciliae nominatur. Cum autem filiam suam investigare et conquirere Ceres vellet, dicitur inflammasse taedas iis ignibus, qui ex Aetnae vertice erumpunt et has faces sibi praeferens orbem omnem peragrasse terrarum. Henna autem, ubi haec gesta esse memorantur, sita est loco perexcelso atque edito, in quo summo est agri planities et aquae perennes. Ibi etiam lacus lucique sunt plurimi atque laetissimi flores omni anni tempore, ita ut locus ipse raptum illum virginis, quem iam a pueris accepimus, declarare videatur. Nam prope est spelunca conversa ad aquilonem, infinita altitudine, ex qua Pluto fertur repente cum curru exstitisse abreptamque ex eo loco virginem secum asportasse et subito non longe a Syracusis sub terras penetrasse
Nel tempo antico l'isola della Sicilia era ritenuta essere tutta consacrata a Libera e a Cerere. I Siculi davano questo fatto talmente per certo, che sembrava fosse introdotto e innato nei loro animi. Infatti essi credevano che queste dee fossero nate in quei luoghi e avessero scoperto per prime in quella terra i frutti e che Libera, che viene chiamata anche Proserpina, fosse stata rapita dal bosco sacro degli Ennensi, il quale luogo è situato in mezzo all'isola, ed è chiamato centro (ombelico) della Sicilia. Avendo poi Cerere voluto ricercare e andare in cerca di sua figlia, si dice che avesse incendiato i pini con quei fuochi che erompono dalla sommità dell'Etna e portando queste fiaccole con sé, viaggiasse in tutte le regioni della terra. Enna invece, dove questi fatti sono ricordati, è situata in un luogo molto elevato e superiore sulla quale sommità vi sono campi in pianura e acque perenni. Qui, oltre al lago e al bosco sacro, vi sono molti e abbondantissimi fiori in tutti i mesi dell'anno, cosicché il luogo stesso sembra essere testimone di quel rapimento della vergine che apprendiamo fin dalla fanciullezza. Infatti nelle vicinanze vi è una grotta volta a settentrione, di grande profondità, dalla quale si tramanda che Plutone velocemente fosse apparso con un carro e, rapita da quel luogo la vergine, l'avesse trasportata via con sè e subito non lontano da Siracusa fosse penetrato sotto terra.
- Egredere aliquando ex urbe Catilina - Versione di Cicerone
- La virtù è il bene immobiliare più solido di tutti - Cicerone versione latino
- Preparativi di guerra di Mitridate- E.T. (Versione latino Cicerone)
- Definizione del perfetto oratore - Cicerone versione latino Operativamente e In pratica e in Teoria