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Quid? Signum ex aede Aesculapi praeclare factum, sacrum ac religiosum, non rapuisti? Quod omnes propter pulchritudinem visere, propter religionem colere solebant. Quid? Ex aede Liberi simulacrum Aristei non tuo imperio palam ablatum est? Quid? Ex aede Iovis religiosissimum simulacrum Iovis Imperatoris, pulcherrime factum, ipse rapuisti. Quid? Ex aede Liberae Parium caput illud pulcherrimum quod visere solebamus, non dubitavisti tollere! Atqui ille Paean sacrificiis anniversariis simul cum Aesculapio apud Siculus colebatur; Aristaeus, qui inventor olei iudicatur, una cum Libero patre apud illos erat in suo templo consecratus. Iovem autem Imperatorem quanto honore in suo templo fuisse, iudices, arbitramini?
Che cosa dunque? Una statua di Apollo dal tempio di Episculapio fatta benissimo, sacra e religiosa non rubasti? E questa tutti erano soliti ammirare a causadella bellezza, a causa della religione onorare. Che cosa dunque? Non è stata sottratta dal tempio di Bacco una statua di Demostene certamente x tuo ordine? che cosa dunque?Dal tempio di Giove non hai portato via di persona una statua veneratissima di Giove imperatore? Che? Non esitasti a portare via dal tempio di >Libera quella famosa, bellissima testa di Marmo parzio che eravamo soliti andare a vedere? eppure quel Peane era presso di loro venerato nello stesso tempio insieme con Episculapio, con sacrificiricorrenti ogni anno, Aristeo che è giudicato l inventore dell'olio, era stato presso di loro consacratonel suo tempio insieme al padre Libero. Giudice, pensate con quanto onore Giove imperatore fosse ritenuto nel suo tempio?
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O di inmortales! ubinam gentium sumus? in qua urbe vivimus? quam rem publicam habemus? Hic, hic sunt in nostro numero, patres conscripti, in hoc orbis terrae sanctissimo gravissimoque consilio, qui de nostro omnium interitu, qui de huius urbis atque adeo de orbis terrarum exitio cogitent! Hos ego video consul et de re publica sententiam rogo et, quos ferro trucidari oportebat, eos nondum voce volnero! Fuisti igitur apud Laecam illa nocte, Catilina, distribuisti partes Italiae, statuisti, quo quemque proficisci placeret, delegisti, quos Romae relinqueres, quos tecum educeres, discripsisti urbis partes ad incendia, confirmasti te ipsum iam esse exiturum, dixisti paulum tibi esse etiam nunc morae, quod ego viverem. Reperti sunt duo equites Romani, qui te ista cura liberarent et sese illa ipsa nocte paulo ante lucem me in meo lectulo interfecturos pollicerentur. Haec ego omnia vixdum etiam coetu vestro dimisso comperi; domum meam maioribus praesidiis munivi atque firmavi, exclusi eos, quos tu ad me salutatum mane miseras, cum illi ipsi venissent, quos ego iam multis ac summis viris ad me id temporis venturos esse praedixeram
O dèi immortali! In che parte del mondo ci troviamo? Che governo è il nostro? In che città viviamo? Qui, sono qui in mezzo a noi, padri coscritti, in questa assemblea che è la più sacra, la più autorevole della terra, individui che meditano la morte di tutti noi, la fine di questa città o piuttosto del mondo intero. Io, il console, li vedo e chiedo il loro parere su questioni politiche: uomini che bisognava fare a pezzi con la spada, non li ferisco nemmeno con la parola. Così, Catilina, sei stato da Leca, quella notte. Hai diviso l'Italia tra i tuoi; hai stabilito la destinazione di ciascuno; hai scelto chi lasciare a Roma e chi condurre con te; hai fissato quali quartieri della città dovevate incendiare; hai confermato la tua partenza imminente; hai detto che avresti aspettato ancora un pò perché ero vivo. Sono stati trovati due cavalieri disposti a liberarti di questa incombenza e a prometterti di uccidermi nel mio letto, quella notte stessa, poco prima dell'alba. Ho saputo tutto non appena avete sciolto la riunione. Allora ho protetto, difeso casa mia con misure più efficaci; non ho fatto entrare chi, al mattino, avevi inviato a salutarmi: avevo del resto preannunciato a molti autorevoli cittadini che, per quell'ora, costoro si sarebbero recati da me
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Hoc ipso fere tempore Strato ille medicus domi furtum fecit et caedem eius modi. Cum esset in aedibus armarium in quo sciret esse nummorum aliquantum et auri, noctu duos conservos dormientis occidit in piscinamque deiecit; ipse armari fundum exsecuit ett auri quinque pondo abstulit uno ex servis puero non grandi conscio. Furto postridie cognito omnis suspicio in eos servos qui non comparebant commovebatur. Cum exsectio illa fundi in armario animadverteretur, homines quonam modo fieri potuisset requirebant. Quidam ex amicis Sassiae recordatus est se nuper in auctione quadam vidisse in rebus minutis aduncam ex omni parte dentatam et tortuosam venire serrulam qua illud potuisse ita circumsecari videreturNe multa, perquiritur a coactoribus, invenitur ea serrula ad Stratonem pervenisse. Hoc initio suspicionis orto et aperte insimulato Stratone puer ille conscius pertimuit, rem omnem dominae indicavit; homines in piscina inventi sunt, Strato in vincula coniectus est
Versione stesso titolo altro libro
testo latino diverso
Hoc ipso fere tempore Strato ille medicus domi furtum fecit et caedem eius modi. Cum esset in aedibus armarium in quo sciret esse nummorum aliquantum et auri, noctu duos conservos dormientis occidit in piscinamque deiecit; ipse armari fundum exsecuit et HS et auri quinque pondo abstulit uno ex servis puero non grandi conscio. Furto postridie cognito omnis suspicio in eos servos qui non comparebant commovebatur. Cum exsectio illa fundi in armario animadverteretur, homines quonam modo fieri potuisset requirebant.
Il medico Stratone, proprio in quel tempo, commise nella casa un furto ed un omicidio di questo genere C'era nella casa un armadio, nel quale egli sapeva che c'era una somma in contanti e una certa quantità d'oro: nottetempo egli ammazzò nel sonno due compagni di schiavitù e li buttò nella cisterna; tagliò il fondo dell'armadio e rubò sesterzi e cinque libbre d'oro; era suo complice un giovane schiavo. Il giorno dopo, quando si scoprì il furto, tutti i sospetti si appuntavano sui due schiavi che erano scomparsi. Ci si accorse del foro nel fondo dell'armadio e tutti si domandavano come lo si fosse potuto fare. Allora uno degli amici di Sassia si ricordò di avere visto, poco tempo prima, che in un'asta veniva messa in vendita una sega ricurva e provvista di denti su ogni lato; sembrava che con uno strumento così si potesse fare un foro circolare. Per farla breve, si fa un'indagine presso i cassieri d'asta e si scopre che quella sega era arrivata a Stratone. Questo fu il primo indizio; quando si accusò apertamente Straone, il giovane complice ebbe paura e rivelò tutto alla sua padrona. Furono ritrovati i cadaveri nella cisterna, Stratone fu arrestato
Versione stesso titolo altro libro
testo latino diverso
Proprio in quel periodo im medico stratone commise un furto in casa ed iun omicidiodi questo genere. Essendoci in casa un armadio nel quale sapeva esserci una discreta quantità di monete e di oro i due compagni di schiavitú che dormivano e li getto nella cisterna taglio il fondo dell'armadio e rubo cinque libbare d'oro con la complicita di un giovane schiavo. venuto a sapere il giorno dopo il furto tutti i sospetti si appuntavano su quei servi che non erano presenti poiche ci si accorse che il fondo dell'armadio era stato segato gli uomini si chiedevano come fosse potuto accadere.
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Come nacquero i re e le leggi
Autore: Cicerone
Non apud Medos solum, ut ait Herodotus, sed etiam apud maiores nostros iustitiae fruendae causa videntur olim bene morati reges constituti. Nam cum premeretur in otio multitudo ab iis, qui maiores opes habebant, ad unum aliquem confugiebant virtute praestantem, qui cum prohiberet iniuria tenuiores, aequitate constituenda summos cum infimis pari iure retinebat. Eademque constituendarum legum fuit causa quae regum.
Ius enim semper est quaesitum aequabile; neque enim aliter esset ius. Id si ab uno iusto et bono viro consequebantur, erant eo contenti; cum id minus contingeret, leges sunt inventae, quae cum omnibus semper una atque eadem voce loquerentur. Ergo hoc quidem perspicuum est, eos ad imperandum deligi solitos, quorum de iustitia magna esset opinio multitudinis. Adiuncto vero, ut idem etiam prudentes haberentur, nihil erat, quod homines iis auctoribus non posse consequi se arbitrarentur. Omni igitur ratione colenda et retinenda iustitia est, cum ipsa per sese (nam aliter iustitia non esset), tum propter amplificationem honoris et gloriae. Sed ut pecuniae non quaerendae solum ratio est, verum etiam collocandae, quae perpetuos sumptus suppeditet, nec solum necessarios, sed etiam liberales, sic gloria et quaerenda et collocanda ratione est.
Non solo presso i Medi, come dice Erodoto, ma anche presso i nostri antenati sembra che, per godere della giustizia, si creassero re uomini di onesti costumi. Ma poiché la moltitudine in miseria era oppressa da quelli che avevano maggiori ricchezze, essa cercava aiuto presso qualcuno superiore per valore, il quale, proteggendo dalle offese i più deboli, ristabilita l'equità, reggeva con uguale legge i cittadini più potenti ed i più umili. E lo stesso motivo per cui si crearono i re determinò la costituzione delle leggi. Si è sempre ricercato un diritto equo, che altrimenti non sarebbe un diritto. Se il popolo lo conseguiva da un solo uomo, giusto ed onesto, se ne stava tranquillo. Ma poiché questo accadeva raramente, si elaboravano leggi che parlassero sempre con una sola e medesima voce a tutti. E' chiaro che di solito si sceglievano per il governo uomini la cui fama di giustizia fosse ben grande presso la moltitudine; se vi si aggiungeva il fatto che essi godevano anche fama di uomini prudenti, non vi era niente che gli uomini non pensassero di poter conseguire sotto la loro guida. La giustizia è da conservare e da rispettare con ogni mezzo, sia per essa stessa - altrimenti non sarebbe giustizia - che per la grandezza del nostro onore e della nostra gloria. Ma come c'è un mezzo non. solo per cercar denaro, ma anche per investirlo in modo da coprire le spese continue (non solo quelle necessarie, ma anche quelle di lusso), così la gloria si deve ricercare e sfruttare in modo ragionevole.
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Homines Graeci nonnunquam inique a suis civibus damnati atque expulsi, tamen, quia bene sunt de suis civitatibus meriti, magna hodie gloria sunt non in Graecia solum, sed etiam apud nos atque in ceteris terris. Nos etiam hostem litteris nostris et memoria videmus esse celebratum. Qua re imitemur nostros Brutos, Camillos, Fabricios, Scipiones, innumerabiles alios, qui hanc rem publicam stabiliverunt: quos equidem in deorum immortalium coetu ac numero repono. Amemus patriam, pareamus senatui, consulamus bonis; praesentes fructus neglegamus, posteritatis gloriae serviamus; id esse optimum putemus, quod erit rectissimum; speremus quae volumus, sed quod acciderit feramus; cogitemus denique corpus virorum fortium magnorumque hominum esse mortale, virtutis gloriam sempiternam; neque, si hanc opinionem in illo sanctissimo Hercule consecratam videmus, cuius corpore ambusto, vitam eius et virtutem immortalitas excepisse dicatur, minus existimemus eos, qui hanc tantam rem publicam suis consiliis aut laboribus aut auxerint aut defenderint aut servarint, esse immortalem gloriam consecutos.
I Greci, talora ingiustamente condannati e banditi dai propri concittadini, tuttavia poiché ben servirono la loro patria oggi godono di grande rinomanza, non solo in Grecia, ma anche da noie nelle altre regioni. E addirittura vediamo il nemico essere celebrato nei nostri scritti e dalla memoria (tradizione). Per la qual cosa, prendiamo ad esempio i nostri Bruti, Camilli, Fabrizi, Scipioni, e innumerevoli altri, che hanno reso stabile e fortelo Stato, e che io ripongo nel rango ed al novero degli dei immortali. Amiamo la Patria, portiamo rispetto ed obbedienza al Senato, siamo dalla parte dei Buoni! Non curiamoci degli attuali profitti, (ma) miriamo alla gloria futura! Consideriamo ottimo ciò che sarà davvero conforme a giustizia; speriamo (che si avverino) le cose che vogliamo, (e comunque) accettiamo con rassegnazione ciò che avverrà! E infine, poniamo pensiero al fatto che (anche) il corpo degli uomini forti e grandi ? mortale, (e che solo) la gloria della virtù è eterna. E poiché vediamo questa fama consacrata nel divino Ercole, dal cui corpo avvolto dalle fiamme si dice che l'immortalità abbia sottratto la vita e la virtù, non accordiamo minor valore alla gloria immortale conseguita da coloro che hanno reso eccelsa, difeso e custodito la (nostra) grande Repubblica.