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Illo tempore Segestanis maxima cum cura haec ipsa Diana, de qua dicimus, redditur; reportatur Segestam; in suis antiquis sedibus summa cum gratulatione civium et laetitia reponitur. Haec erat posita Segestae sane excelsa in basi, in qua grandibus litteris P. Africani nomen erat incisum eumque Carthagine capta restituisse perscriptum. Colebatur a civibus, ab omnibus advenis visebatur; cum quaestor essem, nihil mihi ab illis est demonstratum prius. Erat admodum amplum et excelsum signum cum stola; verum tamen inerat in illa magnitudine aetas atque habitus virginalis; sagittae pendebant ab umero, sinistra manu retinebat arcum, dextra ardentem facem praeferebat
In tale occasione, con la massima cura viene restituita ai Segestani proprio questa iDana cui ho accennato; viene riportata a Segesta, e ricollocata dov’era prima, tra la gioia e la congratulazione della popolazione. Questa era stata collocata, a Segesta, su un piedistallo piuttosto alto, sul quale era scolpito, a grandi lettere, il nome di P. Africano ed era minutamente riportato (su un’iscrizione il fatto che) egli (la) aveva restituita dopo la presa di Cartagine. Era venerata dagli abitanti, e contemplata da tutti i forestieri. Quando ero questore, nulla mi venne mostrato da loro prima (di questa statua). Era una statua enorme, con un mantello; ciononostante, era insita – in quella maestosità – l’età e l’aspetto di una vergine. Le frecce pendevano dalla spalla, teneva un arco con la sinistra, mentre con la destra portava innanzi (a sé) una fiaccola ardente.
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Optime autem societas hominum coniunctioque servabitur, si, ut quisque erit coniunctissimus, ita in eum benignitatis plurimum conferetur. Sed quae naturae principia sint communitatis et societatis humanae, repetendum videtur altius. Est enim primum quod cernitur in universi generis humani societate. Eius autem vinculum est ratio et oratio, quae docendo, discendo, communicando, disceptando, iudicando conciliat inter se homines coniungitque naturali quadam societate, neque ulla re longius absumus a natura ferarum, in quibus inesse fortitudinem saepe dicimus, ut in equis, in leonibus, iustitiam, aequitatem, bonitatem non dicimus; sunt enim rationis et orationis expertes.
Il miglior modo per mantener salda la società e la fratellanza umana è di usare maggior lgenerosità verso chi ci è più strettamente congiunto. Ma conviene, io penso, risalire più indietro e mostrare quali siano i principi naturali che reggono l'umano consorzio. Il primo è quello che si scorge nella società dell'intero genere umano. La sua forza unificatrice è la ragione e la parola, che, insegnando e imparando, comunicando, discutendo, giudicando, affratella gli uomini tra loro e li congiunge in una specie di associazione naturale. Ed è questo il carattere che più ci allontana dalla natura delle bestie: noi diciamo spesso che nelle bestie c'è la forza - come nei cavalli e nei leoni -, ma non la giustizia, né l'equità, né la bontà; perché quelle son prive di ragione e di parola.
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In cotidianis autem commentationibus equidem mihi adulescentulus proponere solebam illam exercitationem maxime, qua C. Carbonem nostrum illum inimicum solitum esse uti sciebam, ut aut versibus propositis quam maxime gravibus aut oratione aliqua lecta ad eum finem, quem memoria possem comprehendere, eam rem ipsam, quam legissem, verbis aliis quam maxime possem lectis, pronuntiarem; sed post animadverti hoc esse in hoc viti, quod ea verba, quae maxime cuiusque rei propria quaeque essent ornatissima atque optima, occupasset aut Ennius, si ad eius versus me exercerem, aut Gracchus, si eius orationem mihi forte proposuissem: ita, si eisdem verbis uterer, nihil prodesse; si aliis, etiam obesse, cum minus idoneis uti consuescerem. Postea mihi placuit, eoque sum usus adulescens, ut summorum oratorum Graecas orationes explicarem, quibus lectis hoc adsequebar, ut, cum ea, quae legeram Graece, Latine redderem, non solum optimis verbis uterer et tamen usitatis, sed etiam exprimerem quaedam verba imitando, quae nova nostris essent, dum modo essent idonea. Iam vocis et spiritus et totius corporis et ipsius linguae motus et exercitationes non tam artis indigent quam is laboris; quibus in rebus habenda est ratio diligenter, quos imitemur, quorum similes velimus esse. Intuendi nobis sunt non solum oratores, sed etiam actores, ne mala consuetudine ad aliquam deformitatem pravitatemque veniamus. Exercenda est etiam memoria ediscendis ad verbum quam plurimis et nostris scriptis et alienis; atque in ea exercitatione non sane mihi displicet adhibere, si consueris, etiam istam locorum simulacrorumque rationem, quae in arte traditur. Educenda deinde dictio est ex hae domestica exercitatione et umbratili medium in agmen, in pulverem, in clamorem, in castra atque in aciem forensem; subeundus visus hominum et periclitandae vires ingeni, et illa conimentatio inclusa in veritatis lucem proferenda est. Legendi etiam poetae, cognoscendae historiae, omnium bonarum artium doctores atque scriptores eligendi et pervolutandi et exercitationis causa laudandi, interpretandi, corrigendi, vituperandi ; disputandumque de omni re in contrarias partis et, quicquid erit in quaque re, quod probabile videri possit, eliciendum ; perdiscendum ius civile, cognoscendae leges, percipienda omnis antiquitas, senatoria consuetudo, disciplina rei publicae, iura sociorum, foedera, pactiones, causa imperi cognoscenda est; libandus est etiam ex omni genere, urbanitatis facetiarum quidam lepos, quo tamquam sale perspergatur omnis oratio. Effudi vobis omnia quae sentiebam, quae fortasse, quemcumque patremfamilias adripuissetis ex aliquo circulo, eadem vobis percontantibus respondisset. "
Per parte mia da giovanissimo nella preparazione quotidiana ero solito sottopormi soprattutto a quel tipo di esercizio che sapevo essere abitualmente praticato dal mio nemico Gaio Carbone: postimi davanti dei versi di particolare solennità, oppure scelta una parte di orazione di estensione tale da poter essere tenuta a mente, solevo recitare proprio quello che avevo letto con altre parole, scelte con la maggior cura possibile; in seguito mi resi conto però che in questo esercizio c’era questo errore, il fatto che le parole di volta in volta più appropriate, più eleganti, più belle, le aveva già adoperate Ennio, se mi esercitavo con i suoi versi, oppure Gracco, se avevo scelto una sua orazione; pertanto se usavo le medesime parole, non ne traevo alcun beneficio; se ne usavo altre, ne avevo addirittura un danno poiché mi abituavo a usare termini meno precisi. Poi decisi di passare alla traduzione libera di orazioni dei massimi oratori greci, un esercizio che ho praticato un po’ più avanti negli anni. Il risultato di tale lettura era che, traducendo in latino ciò che avevo letto in greco, non solo adoperavo le espressioni migliori, e tuttavia già in uso nella nostra lingua, ma anche coniavo, per analogia, parole nuove per i nostri concittadini, ben accette, purché appropriate. E il movimento e le esercitazioni della voce del respiro dei gesti e della lingua stessa hanno bisogno non tanto di teoria quanto di assidua fatica; e a questo riguardo vanno scelti con attenzione i modelli da imitare, i modelli cui vogliamo assomigliare. Dobbiamo guardare non solo agli oratori, ma anche agli attori, per non incorrere per effetto di abitudini sbagliate in qualche imperfezione o difetto. Anche la memoria deve essere esercitata con l’apprendimento mnemonico, parola per parola, del maggior numero possibile di scritti nostri e altrui; e in questo esercizio non sono affatto contrario che si usi anche, se si è abituati a farlo, quel metodo dell’associazione di luoghi e immagini insegnato nelle scuole. Si deve quindi condurre la parola fuori dal quieto rifugio di questi esercizi domestici, in mezzo alla folla, alla polvere e allo strepito, nell’accampamento e sul campo di battaglia del foro; si deve affrontate lo sguardo di tutti e si devono mettere alla prova la prove capacità intellettuali, e la preparazione effettuata al chiuso deve confrontarsi con la luce della realtà. Bisogna anche leggere i poeti, conoscere la storia, scegliere i maestri e gli scrittori di tutte le discipline liberali, e leggerli e studiarne assiduamente le opere, e, a scopo di esercizio, lodarli, spiegarli, correggerli, criticarli, confutarli; su ogni argomento si deve discutere sia pro sia contro e da ogni argomento si devono cavar fuori ed esporre tutti gli elementi che possano sembrare verosimili; bisogna studiare a fondo il diritto civile, apprendere le leggi, conoscere il passato in ogni sua parte, le norme tradizionali del senato, la costituzione politica, i diritti degli alleati, i trattati e le convenzioni, gli interessi dello stato; bisogna poi attingere da ogni genere di arguzie una certa finezza umoristica da spargere su tutto il discorso, come si fa con il sale. Vi ho esposto tutto ciò che pensavo, le stesse cose che forse anche un qualsiasi padre di famiglia, da voi preso a caso da un crocchio di persone, avrebbe potuto dirvi se glielo aveste chiesto. ”
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Esordio dell'Actio Prima In Verrem
versione latino Cicerone
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Quinto Tullio Cicerone attende con pazienza
nuovi ordini di Cesare Cicerone versione latino
Libro ET esperienze di traduzione