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Asclepio versione di greco di Apollodoro
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Atalanta
versione greco Apollodoro Traduzione dal libro gymnasion vol. 2 n. 253
Αταλαντης ο πατηρ αρρηνων παιδων επιθυμων εξεθηκεν αυτην, αρκτος δε φοιτωσα αυτην ετρεφε, μεχρις ευροντες κυνηγεται παρ' εαυτοις ανετρεφον. Τελεια δε Αταλαντη γενομενη, θηρευουσα εν ερημια καθωπλισμενη διετελει. Ανευρουσα δε υστερον τους γονεας, ως ο πατηρ γαμεισθαι αυτην επειθεν, απιουσα εις σταδιαιον τοπον και πηξασα κατα μεσον σκολοπα τριπηχυν, εντευθεν τον μνηστηρα αοπλον προεισα, ετρεχεν αυτη καθωπλισμενη· και καταληφθεντι μεν αυτου θανατος προυκειτο, μη καταληφθεντι δε γαμος. Ηδη δε πολλων απολομενων, Μελανιων αυτης ερασθεις ηκεν επι τον δρομον, χρυσα μηλα κομιζων παρ' Αφροδιτης, και διωκομενος ταυτα ερριπτεν. Η δε αναιρουμενη τα ριπτομενα, τον δρομον ενικηθη. Εγημεν ουν αυτην Μελανιων.
Il padre di Atalanta, desiderando figli maschi, la espone ma un’orsa vagante la allevava finchè dei cacciatori la trovavano e la crescevano presso di loro. Atalanta era adulta e continuava a cacciare in solitudine. In seguito, ritrovati i genitori, siccome il padre voleva convincerla a sposarsi, uscita dalla città, andata in un posto lungo uno stadio e piantato in mezzo un palo di tre cubiti, da lì mandava avanti il pretendente disarmato e lei invece correva armata; e per chi era stato lasciato indietro era prescritta la morte, il matrimonio per chi non era rimasto indietro. Dopo la morte di molti, Melanione, innamorato di lei, venne alla corsa portando delle mele d’oro ottenute da Afrodite e inseguito le gettava. La ragazza, fermandosi a raccogliere le mele gettate, perde la corsa. Dunque Melanione la sposava.
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Ermes ed Apollo
versione di greco di Apollodoro
Maia, Ia più anziana delle figlie di Atlante, avendo sposato Zeus, in un antro del Cillene partorisce Ermete. Costui da piccolo, mentre giaceva nella culla, sgusciato fuori giunge nella Pieria e ruba i buoi che stava pascolando Apollo. E per non essere scoperto dalle orme, pose delle fasce attorno ai piedi delle mucche e portatele a Pilo, le rimanenti le nascose in una spelonca e due le sacrificò, poi ne appese le pelli a rupi, e delle carni parte consumò dopo averle fatte cuocere, parte arse. E tosto se ne ritornò a Cillene. E trovò davanti all'antro una testuggine che pascolava. Avendola pulita, sul guscio distese le minuge prese da quelle mucche ch'egli aveva sacrificato e, foggiata la lira, inventò anche il plettro. Apollo, ricercando le mucche, giunse a Pilo e interrogò gli abitanti. Questi risposero di aver bensi visto un fanciullo che spingeva l'armento, ma di non saper dire dove mai le mucche fossero state spinte, perché non riuscivano a trovare le orme. Ma avendo appreso dalla mantica il ladro, si presentò a Maia sul Cillene e accusò Ermete. AIlora essa glielo mostrò nelle fasce. Ma Apollo lo condusse da Zeus e gli chiese la restituzione delle mucche. Zeus gli ordinò di restituirle, ma egli negava. Non riúscendo a persuaderlo, condusse Apollo a Pilo e gli restituì le mucche. Ma Apollo, intesa la lira, gli diede in cambio le mucche.
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Atena e Poseidone si contendono la città di Atene versione di greco di Apollodoro Traduzione dal libro GRECO TERZA EDIZIONE
Κεκροψ, αυτοχθων ων, συμφυες εχων το σωμα ανδρος και δρακοντος, της Αττιης εβασιλευε πρωτος, και την γην προτερον λεγομενην Ακτην αφ' εαυτου Κεκροπιαν ονομαξει. Τουτου βασιλευοντος εδοκει τοις θεοις πολεις καταλαμβανεσται, εν αις εμελλον εχειν τιμας ιδιας εκαστος. Ηκει ουν πρωτος Ποσειδων επι την Αττικην, και πληττων τη τριαινη κατα μεσην την ακροπολιν αποφαινει θαλασσαν, ην νυν Ερεχθηιδα καλουσι. Μετα δε τουτον ηκει Αθηνα, ηαι ποιουμενη Κεκροπα μαρτυρα της καταληψεως φυτευει ελαιαν, η νυν εν τω Πανδροσειω δεικνυται. Γιγνομενης τω Ποσειδωνι και τη Αθηνα περι της χωρας, Ζευς κριτας αυτοις διδωσι τους θεους. Και τουτων δικαζοντων η χωρα της Αθηνας κρινεται. Κεκροτος μαρτυρουντος οτι πρωτη η Αθηνα την ελαιαν εφυτευεν. Αθηνα μεν ουν αφ' εαυτης την πολιν καλει Αθηνας. Ποσειδων δε θυμω οργιζιμενος το Θριασιον πεδιον επικλυζει και την Αττικην υφαλον ποιει.
Cecrope essendo originario del luogo, avendo il corpo unito per natura di uomo e di serpente regnava per primo sull’Attica, e chiamava da se stesso Cecropia la terra prima chiamata Atte. Poiché regnava sembrava giusto agli dei impadronirsi delle città, nelle quali ognuno aveva intenzione di avere onori personali. Giungeva quindi per primo Poseidone sull'Attica e, colpendo con il tridente in mezzo all'acropoli, mostrava il mare, che ora chiamano Eretteo. Dopo costui giungeva Atena, e avendo preso Cecrope come testimone di presa di possesso, piantava l'ulivo, che ora è accolto nel tempio di Pandroso. Essendo nata una contesa con Poseidone ed Atena per la regione, Zeus gli dà dodici dei come giudici. E dopo che questi ebbero deciso la regione fu giudicata di Atena. Poiché Cecrope testimoniò che prima Atena aveva piantato l'ulivo. Dunque ora Atena chiama la città Atene da se stessa. Poseidone essendosi irritato con impazienza sommerge la pianura di Tria e rende l’Attica sott’acqua.
Traduzione da altro libro non idenfiticato
In quel tempo, si racconta, gli Dèi decisero di dividersi le varie città, perche ogni Dio avesse il suo culto particolare in una determinata città. Il primo ad arrivare in Attica fu Poseidone; e con un colpo di tridente fece apparire nel mezzo dell'acropoli un mare, quello che adesso si chiama Eretteide. Dopo di lui giunse Atena, che chiamò Cecrope a testimone della sua presa di possesso della città, e vi piantò un ulivo, quello che ancora adesso viene fatto vedere nel Pandrosio. I due Dèi vennero a contrasto per il possesso di quella terra; Zeus li fece smettere, e chiamò dei giudici per risolvere la faccenda: ma essi non erano, come certi hanno detto, Cecrope e Cranao, oppure Erisittone, bensì i dodici Dèi. Il loro giudizio fu che la terra spettava ad Atena, perché Cecrope aveva testimoniato che lei per prima aveva piantato l'ulivo. Atena, dal suo nome, chiamò la città Atene; Poseidone, con l'animo pieno d'ira, allagò la pianura Triasia e fece sommergere dal mare tutta l'Attica
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I SETTE controTEBE
versione di greco di Apollodoro
traduzione dal libro STROMATAPagina 91 numero 140,
Ο πολυνειϰες επειρατο πειθείν...
περί της βαιλειας αληλους εφονευαν.
Traduzione
Polinice provò ancora a persuadere l'indovino Amfiarao per fare una spedizione militare insieme a lui contro Tebe. Prevedendo l'indovino che questa spedizione avrebbe provocato la morte, e dunque ritirandosi per questo fatto, Polinice fece un regalo bellissimo e preziosissimo a Erifile, moglie di Amfiarao, affinché persuadesse il marito ad essere suo alleato. Persuadeno Erifile il marito a prendere parte della spedizione militare, i sette comandanti radunarono l'esercito. Dopochè l'esercito era pronto, i soldati procedettero verso Tebe. Dopochè si avvicinarono alle porte della città, che erano sette, Eteocle oppose uguali comandanti a loro. Nella battaglia i Tebani fuggendo furono inseguiti fino alle mura. Allora Capaneo prese la scala e salì sulle mura. Zeus lo fulminò e allora gli Argivi si volsero in fuga. Eteocle e Polinice, combattendo in per il regno, si uccisere l'un l'altro