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L'origine divina dell'aspirazione poetica
VERSIONE DI GRECO di Platone
TRADUZIONE dal libro Ellenisti Versione n. 182 pag. 219
πάντες οἵ τε τῶν ἐπῶν ποιηταὶ οἱ ἀγαθοὶ οὐκ ἐκ τέχνης ἀλλ’ ἔνθεοι ὄντες καὶ κατεχόμενοι πάντα ταῦτα τὰ καλὰ λέγουσι ποιήματα, καὶ οἱ μελοποιοὶ οἱ ἀγαθοὶ ὡσαύτως, ὥσπερ οἱ κορυ βαντιῶντες οὐκ ἔμφρονες ὄντες ὀρχοῦνται, οὕτω καὶ οἱ μελοποιοὶ οὐκ ἔμφρονες ὄντες τὰ καλὰ μέλη ταῦτα ποιοῦσιν, ἀλλ’ ἐπειδὰν ἐμβῶσιν εἰς τὴν ἁρμονίαν καὶ εἰς τὸν ῥυθμόν, βακχεύουσι καὶ κατεχόμενοι, ὥσπερ αἱ βάκχαι ἀρύονται ἐκ τῶν ποταμῶν μέλι καὶ γάλα κατεχόμεναι, ἔμφρονες δὲ οὖσαι οὔ, καὶ τῶν μελοποιῶν ἡ ψυχὴ τοῦτο ἐργάζεται, ὅπερ αὐτοὶ λέγουσι. λέγουσι γὰρ δήπουθεν πρὸς ἡμᾶς οἱ ποιηταὶ ὅτι ἀπὸ κρηνῶν μελιρρύτων ἐκ Μουσῶν κήπων τινῶν καὶ ναπῶν δρεπόμενοι τὰ μέλη ἡμῖν φέρουσιν ὥσπερ αἱ μέλιτται, καὶ αὐτοὶ οὕτω πετόμενοι· καὶ ἀληθῆ λέγουσι. κοῦφον γὰρ χρῆμα ποιητής ἐστιν καὶ πτηνὸν καὶ ἱερόν, καὶ οὐ πρότερον οἷός τε ποιεῖν πρὶν ἂν ἔνθεός τε γένηται καὶ ἔκφρων καὶ ὁ νοῦς μηκέτι ἐν αὐτῷ ἐνῇ· ἕως δ’ ἂν τουτὶ ἔχῃ τὸ κτῆμα, ἀδύνατος πᾶς ποιεῖν ἄνθρωπός ἐστιν καὶ χρησμῳδεῖν. ἅτε οὖν οὐ τέχνῃ ποιοῦντες καὶ πολλὰ λέγοντες καὶ καλὰ περὶ τῶν πραγμάτων, ὥσπερ σὺ περὶ Ὁμήρου, ἀλλὰ θείᾳ μοίρᾳ, τοῦτο μόνον οἷός τε ἕκαστος ποιεῖν καλῶς ἐφ’ ὃ ἡ Μοῦσα αὐτὸν ὥρμησεν, ὁ μὲν διθυράμβους, ὁ δὲ ἐγκώμια, ὁ δὲ ὑπορχήματα, ὁ δ’ ἔπη, ὁ δ’ ἰάμβους· τὰ δ’ ἄλλα φαῦλος αὐτῶν ἕκαστός ἐστιν
TRADUZIONE
Tutti i bravi poeti epici non per capacità artistica ma in quanto ispirati e posseduti compongono tutti questi bei poemi, e la cosa vale anche per i bravi poeti melici; come i coribanti danzano solo quando sono fuori di senno, così anche i poeti melici compongono queste belle poesie solo quando sono fuori di senno. Ma una volta che siano entrati nella sfera dell'armonia e del ritmo, cadono in preda a furore bacchico e a invasamento, così come le baccanti che attingono miele e latte dai fiumi quando sono possedute, ma quando sono in sé non lo fanno; e l'anima dei poeti melici si comporta allo stesso modo, come appunto essi dicono. come i coribanti danzano solo quando sono fuori di senno, così anche i poeti melici compongono queste belle poesie solo quando sono fuori di senno. Ma una volta che siano entrati nella sfera dell'armonia e del ritmo, cadono in preda a furore bacchico e a invasamento, così come le baccanti che attingono miele e latte dai fiumi quando sono possedute, ma quando sono in sé non lo fanno; e l'anima dei poeti melici si comporta allo stesso modo, come appunto essi dicono. Infatti i poeti certo ci raccontano che i canti (τὰ μέλη, μέλος -εος, τό) che sono raccolti (δρεπόμενοι part pres mp δρέπω nom pl) da sorgenti che fanno scorrere miele, da molti giardini delle Muse e da valli boscose, li portano a noi, come le api, anche loro così volando (πετόμενοι part pres πέτομαι): e dicono la verità. Infatti il poeta è una cosa (χρῆμα -ατος, τό) leggera, alata e sacra e non abile a comporre/scrivere prima di essere (γένηται cong aor 3a sing γίγνομαι) invasato e fuori di sé e la mente non sprofondi (ἐνῇ, ἐνίημι congiunt aor 3a sing) in lui; ma finché ha questa cosa, un essere umano è capace di comporre/scrivere (ποιεῖν infinito ποιέω) ogni cosa e di vaticinare (χρησμῳδεῖν, χρησμῳδέω). Dal momento che componendo non per abilità tecnica e dicendo molte e belle cose sui fatti, come te su Omero, ma per buona sorte divina, ciascuno è in grado di fare bene solo quello (solo quel genere) verso (ἐπί) il quale la Musa lo ha ispirato (ὥρμησεν aor 3a sg ὁρμάω), l'uno verso i ditirambi, l'altro verso i panegirici, un altro verso gli iporchemi un altro invece verso i giambi; ma ciascuno di loro è incapace negli altri (generi).
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La morte è un lungo sonno
VERSIONE DI GRECO di Platone
TRADUZIONE dal libro Versioni per il triennio
Inizio: Εννοήσωμεν δέ και τηδε...Fine: μία νύξ.
Consideriamo anche da questo altro punto di vista, poiché c'è molta speranza che essa (la morte) sia un bene. di queste due cose infatti l'una o l'altra è il morire; o infatti (la morte è) come non esser nulla, né il morto ha alcuna percezione di niente, stando a quello che si dice vi è un cambiamento e una migrazione per l'anima da questo luogo qui ad un altro luogo. E come se quando uno dormendo non faccia neppure un sogno. io infatti penso che, se fosse necessario che uno dicesse, dopo aver scelto, questa notte in cui dormì in modo tale da non vedere sogni, e avendo paragonato le altre notti e i giorni della sua vita a questa notte fosse necessario, dopo aver riflettuto, che dicesse quanti giorni e notti ha vissuto meglio e più dolcemente di questa notte nella sua vita, penso che non solo un uomo comune ma il Grande Re troverebbe questi facili a contare rispetto agli altri giorni e notti. E infatti l'eternità non sembra che sia così per nulla più lunga di una sola notte.
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Regole di comportamento
VERSIONE DI GRECO di Platone
TRADUZIONE dal libro Taxis
NIZIO : Ευλαβητεον εστι το αδικειν μαλλον η το αδικεισθαι
FINE: εαν τω οντι ης καλος καγαθος ασκων αρετην
TRADUZIONE
Bisogna fare attenzione a commettere un'ingiustizia piuttosto che subirla e, tra tutti, più dall'uomo deve essere praticato non il sembrare ma l'esserlo, sia in privato che in pubblico; qualora qualcuno sia cattivo verso qualcun' , deve essere punito, e questo secondo una buona cosa, assieme all'essere giusto, il diventarlo e, punito, pagare il fio; e deve essere evitata (fuggita) tutta l'adulazione in/verso se stesso e verso gli altri, verso pochi e verso molti, e bisogna usare l'arte retorica nella giusta misura.
Fidandoti di me ora in ciò che accadra', o Callicle, farai del bene ovunque andrai sia (vivendo) da vivo che (morendo) da morto e lascia che uno disprezzi lo sciocco e insulti qualora voglia: infatti non ti lascerai convincere in niente di spregevole se sarai in realta' nobile e buono perseguendo la virtu'.
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Norme di vita
VERSIONE DI GRECO di Platone
TRADUZIONE dal libro Greco nuova edizione
NIZIO : Ευλαβητεον εστι το αδικειν μαλλον η το αδικεισθαι
FINE: εαν τω οντι ης καλος καγαθος ασκων αρετην
TRADUZIONE
Bisogna fare attenzione a commettere un'ingiustizia piuttosto che subirla e, tra tutti, più dall'uomo deve essere praticato non il sembrare ma l'esserlo, sia in privato che in pubblico; qualora qualcuno sia cattivo verso qualcun' , deve essere punito, e questo secondo una buona cosa, assieme all'essere giusto, il diventarlo e, punito, pagare il fio; e deve essere evitata (fuggita) tutta l'adulazione in/verso se stesso e verso gli altri, verso pochi e verso molti, e bisogna usare l'arte retorica nella giusta misura.
Fidandoti di me ora in ciò che accadra', o Callicle, farai del bene ovunque andrai sia (vivendo) da vivo che (morendo) da morto e lascia che uno disprezzi lo sciocco e insulti qualora voglia: infatti non ti lascerai convincere in niente di spregevole se sarai in realta' nobile e buono perseguendo la virtu'.
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Socrate e gli artigiani
VERSIONE DI GRECO di Platone
TRADUZIONE dal libro Apologia di Socrate LIBRO VIII 22 d 22 e
τελευτῶν οὖν ἐπὶ τοὺς χειροτέχνας ᾖα· ἐμαυτῷ γὰρ συνῄδη οὐδὲν ἐπισταμένῳ ὡς ἔπος εἰπεῖν, τούτους δέ γ᾽ ᾔδη ὅτι εὑρήσοιμι πολλὰ καὶ καλὰ ἐπισταμένους. καὶ τούτου μὲν οὐκ ἐψεύσθην, ἀλλ᾽ ἠπίσταντο ἃ ἐγὼ οὐκ ἠπιστάμην καί μου ταύτῃ σοφώτεροι ἦσαν. ἀλλ᾽, ὦ ἄνδρες Ἀθηναῖοι, ταὐτόν μοι ἔδοξαν ἔχειν ἁμάρτημα ὅπερ καὶ οἱ ποιηταὶ καὶ οἱ ἀγαθοὶ δημιουργοί--διὰ τὸ τὴν τέχνην καλῶς ἐξεργάζεσθαι ἕκαστος ἠξίου καὶ τἆλλα τὰ μέγιστα σοφώτατος εἶναι--καὶ αὐτῶν αὕτη ἡ πλημμέλεια ἐκείνην τὴν σοφίαν ἀποκρύπτειν· ὥστε με ἐμαυτὸν ἀνερωτᾶν ὑπὲρ τοῦ χρησμοῦ πότερα δεξαίμην ἂν οὕτως ὥσπερ ἔχω ἔχειν, μήτε τι σοφὸς ὢν τὴν ἐκείνων σοφίαν μήτε ἀμαθὴς τὴν ἀμαθίαν, ἢ ἀμφότερα ἃ ἐκεῖνοι ἔχουσιν ἔχειν. ἀπεκρινάμην οὖν ἐμαυτῷ καὶ τῷ χρησμῷ ὅτι μοι λυσιτελοῖ ὥσπερ ἔχω ἔχειν.
TRADUZIONE
Per finire andai dagli artigiani; infatti sapevo di non sapere nulla, per così dire, ma credevo di scoprire che questi conoscessero molte e belle cose. E non fuiingannato su questo, ma venni a sapere ciò che non sapevo e che essi eranopiù saggi di me. Ma o uomini ateniesi, mi sembrò che i valenti artigianiavessero lo stesso difetto dei poeti - per il fatto di praticare bene la tecnica, ciascuno riteneva di essere il più sapiente anche nelle altre più grandi cose - equesto loro errore oscurava quella loro saggezza; così che interrogavo mestesso sull’oracolo, se avessi dovuto accettare d’essere come sono, cioè nonessere un sapiente nella sapienza di questi, né ignorante nella loro ignoranza, oppure se avere tutte e due le cose che essi hanno. Io risposi a me stesso eall’oracolo che era utile restare come sono.