- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: versioni greco - PLATONE
- Visite: 3
Ημεις γουν, οταν μεν του αλλου ακουωμεν λεγοντος, και πανυ αγαθου ρητορος, αλλους λογους, ουδεν μελει, ως επος ειπειν, ουδενι: επειδαν δε σου τις ακουη, η των σων λογων αλλου λεγοντος, καν πανυ φαυλος η ο λεγων, εαν τε γυνη ακουη, εαν τε ανηρ, εαν τε μειρακιον, εκπεπληγμενοι εσμεν και κατεχομεθα. Εγω γουν, ω ανδρες, ει μη εμελλον κομιδη δοξειν μεθυειν, ειπον, ομοσας αν υμιν οια δη πεπονθα αυτος υπο των τουτου λογων και πασχω ετι και νυνι. Οταν γαρ ακουω, πολυ μοι μαλλον η των κορυβαντιωντων η τε καρδια πηδα και δακρυα εκχειται υπο των λογων των τουτου. Ορω δε και αλλους παμπολλους τα αυτα πασχοντας.
«Noi dunque, quando ascoltiamo un altro parlare, sia pure un grande oratore, e (ascoltiamo) altri discorsi, non importa niente a nessuno, per così dire; ma quando uno ascolta te, o un altro che pronuncia i tuoi discorsi, anche se l’oratore è del tutto inetto, sia quando ti ascolti una donna, sia un uomo, sia anche un giovinetto, siamo tratti fuor da noi stessi e siamo invasati. Io, certo, o signori, se non stessi per sembrarvi essere completamente ubriaco, vi dico, giurandovi quello che io stesso ho provato a causa dei discorsi di costui, e che provo ancora adesso Quando lo ascolto, molto più che ai coribanti mi balza il cuore e sgorgano lacrime per le sue parole. E vedo che a moltissimi altri accade lo stesso. »
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: versioni greco - PLATONE
- Visite: 3
Οτ' εκεινη η μαχη ην, εξ ης εμοι και ταριστεια εδοσαν οι στρατηγοι, ουδεις αλλος εμε εσωσεν ανθρωπων η ουτος, τετρωμενον ουκ εθελων απολιπειν, αλλα συνδιεσωσε και τα οπλα και αυτον εμε. Και εγω μεν, ω Σωκρατες, και τοτε εκελευον σοι διδοναι ταριστεια τους στρατηγους, και τουτο γε μοι ουτε μεμψει ουτε ερεις οτι ψευδομαι: αλλα γαρ των στρατηγων προς το εμον αξιωμα αποβλεποντων και βουλομενων εμαι διδοναι ταριστεια, αυτος προθυμοτερος εγενου των στρατηγων εμε λαβειν η σαυτον.
«Quando scoppiò questa guerra, in cui agli strateghi sembrò opportuno darmi le insegne del valore, nessun altro mi salvò se non costui, che non volle abbandonarmi ferito, ma con me mise in salvo anche le armi e me stesso. E io, o Socrate, insistetti che gli strateghi dessero le insegne a te, e di ciò non mi farai rimprovero, ne dirai che mento; ma infatti guardando gli strateghi al mio rango e desiderando conferirmi le insegne del valore, tu stesso fosti più premuroso degli strateghi affinché io ricevessi le insegne piuttosto che tu. »
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: versioni greco - PLATONE
- Visite: 4
Ως ασεβη γαρ οι μεν εισηγαγον, οι δε κατεψηφισαντο και απεκτειναν τον τοτε της ανοσιου αγωγης ουκ εθελησαντα μετασχειν περι ενα των τοτε φευγοντων φιλων, οτε φευγοντες εδυστυχουν αυτοι. Σκοπουντι δη μοι ταυτα τε και τους ανθρωπους τους πραττοντας τα πολιτικα, και τους νομους γε και εθη, οσω μαλλον διεσκοπουν ηλικιας τε εις το προσθε προυβαινον, τοσουτω χαλεπωτερον εφαινετο ερθως ειναι μοι τα πολικα διοικειν: ουτε γαρ ανευ φιλων ανδρων και εταιρων πιστων υπαρχοντας ην ευρειν ευπετες, ου γαρ ετι εν τοις των πατερων ηθεσιν και επιτηδευμασιν η πολις ημων διωκειτο, καινους τε αλλους αδυνατον ην κτασθαι. Των νομων γραμματα και εθη διεφθειρετο και επεδιδου θαυμαστον οσον, ωστε με, το πρωτον πολλης μεστον οντα ορμης επι το πραττειν τα κοινα, βλεποντα εις ταυτα και φερομενα ορωντα παντη παντως, τελευτωντα ιλιγγιαν.
Insomma, questi incriminarono come empio, quelli ritennero colpevole e uccisero proprio colui che non volle prender parte all’arresto illegale di uno dei loro amici, quando essendo banditi dalla città la malasorte li perseguitava. per me che vedevo uomini siffatti che si occupavano di politica, (che vedevo) tali leggi e costumi, quanto più riflettevo e andavo avanti con l’età, tanto più mi sembrava molto difficile che per me fosse possibile dedicarmi alla politica in maniera onesta. Senza uomini devoti e amici fidati non era possibile combinare nulla e d’altra parte non era per niente facile trovarne di disponibili, dato che ormai il nostro stato non era più retto secondo i costumi e il modo di vivere dei padri ed era impossibile acquisirne di nuovi nell’immediato. Il testo delle leggi, e anche i costumi andavano progressivamente corrompendosi ad un ritmo impressionante, a tal punto che io, all’inizio pur essendo pieno di entusiasmo per l’impegno nella politica, ora, guardando ad essa e vedendola portata da una parte all’altra, alla fine fui preso da vertigini.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: versioni greco - PLATONE
- Visite: 3
Il Giudizio delle Anime nell'al di là
VERSIONE DI GRECO di Platone
TRADUZIONE dal libro taxis numero 35 pagina 251
Inizio Versione: Έπέιδάν αφικωνται οι τετελευτηκοτες εις τον τοπον...
Fine Versione: ...μοιρα ριπτει εις τον Ταρταρον, οθεν ουποτε εξβαινουσιν.
TRADUZIONE
quando i morti giungono nel luogo dove il demone accompagna ognuno, dapprima ricevono giudizi separati quelli che sono vissuti bene e santamente e quelli che no. e quelli che sembrano essere vissuti in modo intermedio, giungendo verso l'acheronte, saliti su imbarcazionni che sono là per loro, su questi giungono nella palude e là abitano e purificandosi e scontando la pena delle colpe se ne liberano, se qualcuno ha commesso qualche ingiustizia e ricevono il premio dei benfici, ciascuno secondo il suo merito; quelli poi che sembrano essere inguaribili per la gravità delle colpe o per aver commesso molti e gravi furti sacrilegi o uccisioni ingiuste e illegittime e altri delitti che siano di questo genere, questi la sorte che loro spetta getta nel tartaro, da dove non escono più.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: versioni greco - PLATONE
- Visite: 3
Il Giudizio delle Anime
VERSIONE DI GRECO di PlatoneTRADUZIONE dal libro askesis
Inizio Versione: Έπέιδάν αφικωνται οι τετελευτηκοτες εις τον τοπον...Fine Versione: ...μοιρα ριπτει εις τον Ταρταρον, οθεν ουποτε εξβαινουσιν.
Quando i morti giungono nel luogo dove il demone accompagna ognuno, dapprima ricevono giudizi separati quelli che sono vissuti bene e santamente e quelli che no. e quelli che sembrano essere vissuti in modo intermedio, giungendo verso l'Acheronte, saliti su imbarcazioni che sono là per loro, su questi giungono nella palude e là abitano e purificandosi e scontando la pena delle colpe se ne liberano, se qualcuno ha commesso qualche ingiustizia e ricevono il premio dei benefici, ciascuno secondo il suo merito; quelli poi che sembrano essere inguaribili per la gravità delle colpe o per aver commesso molti e gravi furti sacrilegi o uccisioni ingiuste e illegittime e altri delitti che siano di questo genere, questi la sorte che loro spetta getta nel tartaro, da dove non escono più.