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I DUE IMPULSI CHE GOVERNANO L'UOMO
VERSIONE DI GRECO di Platone
TRADUZIONE
E' necessario capire quali sono in ciascuno di noi i due caratteri che comandano e conducono, i quali seguiamo dove ci portano, l'uno, che è innato, la brama dei piaceri, l'altro, criterio di comportamento acquisito, mirato alla cosa migliore. Questi in noi tavolta concordano, talvolta sono in contrasto; e talvolta prevale uno, altra volta l'altro. Quando conduce e prevale l'opinione verso la cosa migliore con la ragione, al carattere si dà nome temperanza, quando il desiderio attira verso i piaceri e prevale in noi senza motivo, al governo si da nome tracotanza.
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IL POETA COMPONE PER ISPIRAZIONE DIVINA
VERSIONE DI GRECO di Platone
Parte iniziale: Κουφον γαρ χρημα ποιητης εστιν και πτηνον και ιερον, και ου προτερον οιος τε ποιειν πριν
Poiché il poeta è un essere etereo, alato e sacro e non è capace di comporre prima di essere ispirato e fuori di sé e prima che non vi sia più in lui il senno. Finché lo possiede, ogni uomo è incapace di poetare e di vaticinare. Perciò dunque, componendo molti bei versi per cantare vari argomenti come tu reciti Omero, non per una virtù artistica ma per dono divino ciascuno è capace di comporre bene solo nel genere a cui la Musa lo ha indirizzato: uno compone ditirambi, un altro encomi, un altro iporchemi, un altro poi compone poemi epici, un altro ancora giambi, ma negli altri generi ciascuno di essi non vale nulla. Infatti non compongono i loro versi per capacità artistica ma per una forza divina poiché, se sapessero parlare bene per arte di un argomento, saprebbero parlare bene anche di tutti gli altri. Per questi motivi il dio, facendoli uscire di senno, si serve di questi vati e dei profeti divini come ministri, perché noi ascoltatori possiamo comprendere che non sono costoro nei quali non c'è senno coloro che compongono versi tanto pregevoli, ma è proprio il dio che parla e per mezzo di questi poeti ci fa sentire la sua voce. La prova più evidente per il nostro ragionamento è Tinnico di Calcide che non compose mai nessun'altra poesia degna di essere ricordata tranne il peana che tutti cantano, forse la più bella opera poetica in assoluto, che egli stesso definisce
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IL SACRIFICIO DI ALCESTI
VERSIONE DI GRECO di Platone
TRADUZIONE dal libro Theseus - pagina 335 numero 442
TRADUZIONE
in vero solo quelli che amano sono disposti a morire per l'altro. non solo gli uomini ma anche le donne. di questo anche alcesti la figlia di pelia, offfre ai greci una testimonianza sufficiente in favore di questo ragionamento. poiché lei sola volle morire per suo marito, pur avendo questi, padre e madre, che qll a tal punto superò in affetto per amore, così da dimostrare che qll erano estranei per il figlio e parenti solo di nome, e poiché aveva compiuto quest'opera, sembrò nn solo agli uomini ma anche agli dei che avesse compiuto un'azione così bella.
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CRISE SI RECA DA AGAMENNONE
VERSIONE DI GRECO di Platone TRADUZIONE
Ελθων ο ιερευς ηυχετο εκεινοις μεν τους θεους δουναι ελοντας την Τροιαν αυτους σωθηναι, την δε θυγατερα οι λυσαι δεξαμενους αποινα και τον θεον αιδεσθεντας. Ταυτα δε ειποντος αυτου οι μεν αλλοι εσεβοντο και συνηνουν, ο δε Αγαμεμνων ηγριαινεν εντελλομενος νυν τε απιεναι, και αυθις μη ελθειν, μη αυτφ τοτε σκηπτρον και του θεου στεμματα ουκ επαρκεσοι πριν δε λυθηναι αυτου την θυγατερα, εν Αργει εφη γηρασειν μετα ου απιεναι δ' εκελευεν και μη ερεθιζειν, ινα σως οι καδε ελθοι. Ο δε πρεσβυτης ακουσας εδεισεν τε και απηει σιγη, αποχωρησας δε εκ του στρατοπεδου πολλα τω Απολλωνι ηυχετο, τας τε επωνυμιας του θεου ανακαλων και υπομιμνησκων και απαιτων, ει τι πωποτε η εν ναων οικοδομησεσιν η εν ιερων θυσιαις κεχαρισμενον δωρησαιτο ων δη χαριν κατηυχετο τεισαι τους Αχαιους τα α δακρυα τοις εκεινου βελεσιν
Giunto, il sacerdote pregò gli dei affinché concedessero ai Greci di conquistare Troia e che essi venissero salvati, quelli liberarono la figlia mostrata come riscatto e rispettando il dio. Avendo egli detto queste cose gli altri resero omaggio e acconsentirono, Agamennone invece si adirò e ordinò di partire in questo momento, e di non fare ritorno, affinché lo scettro e le bende del dio non gli sarebbero stati d'aiuto: prima che la figlia di quello venisse liberata, sarebbe invecchiata ad Argo assieme a lui: orinò di andare via e di non provocarlo, affinché andasse sano e salvo a casa. Il vecchio, avendo sentito, ebbe paura e se ne andò in silenzio, allontanandosi dall'accampamento e pregando molto Apollo, evocando il nome (del dio), ricordando e scongiurando, se mai gli avesse fatto cosa gradita o nella costruzione dei templi o nel sacrificio delle vittime. perciò lo pregava di far pagare con le sue frecce agli Achei la pena delle sue lacrime
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LE MASSIME DEI SETTE SAPIENTI
VERSIONE DI GRECO di Platone
τούτων ἦν καὶ Θαλῆς ὁ Μιλήσιος καὶ Πιττακὸς ὁ Μυτιληναῖος καὶ Βίας ὁ Πριηνεὺς καὶ Σόλων ὁ ἡμέτερος καὶ Κλεόβουλος ὁ Λίνδιος καὶ Μύσων ὁ Χηνεύς, καὶ ἕβδομος ἐν τούτοις ἐλέγετο Λακεδαιμόνιος Χίλων. οὗτοι πάντες ζηλωταὶ καὶ ἐρασταὶ καὶ μαθηταὶ ἦσαν τῆς Λακεδαιμονίων παιδείας, καὶ καταμάθοι ἄν τις αὐτῶν τὴν σοφίαν τοιαύτην οὖσαν, ῥήματα βραχέα ἀξιομνημόνευτα ἑκάστῳ εἰρημένα· οὗτοι καὶ κοινῇ συνελθόντες ἀπαρχὴν τῆς σοφίας ἀνέθεσαν τῷ Ἀπόλλωνι εἰς τὸν νεὼν τὸν ἐν Δελφοῖς, γράψαντες ταῦτα ἃ δὴ πάντες ὑμνοῦσιν, Γνῶθι σαυτόν καὶ Μηδὲν ἄγαν. τοῦ δὴ ἕνεκα ταῦτα λέγω; ὅτι οὗτος ὁ τρόπος ἦν τῶν παλαιῶν τῆς φιλοσοφίας, βραχυλογία τις Λακωνική· καὶ δὴ καὶ τοῦ Πιττακοῦ ἰδίᾳ περιεφέρετο τοῦτο τὸ ῥῆμα ἐγκωμιαζόμενον ὑπὸ τῶν σοφῶν, τὸ Χαλεπὸν ἐσθλὸν ἔμμεναι.
TRADUZIONE
Tra questi c’erano Talete di Mileto, Pittaco di Mitilene, Biante di Briene, il nostro Solone, Cleobulo di Lindo, Misone di Chene, e il settimo tra loro si narra che fosse Chilone di Sparta. Tutti questi erano ammiratori, amanti e seguaci dell’educazione spartana: chiunque, dai detti brevi e memorabili che ciascuno di loro pronunciò, potrebbe comprendere che la loro sapienza era di origini spartane. Costoro, riunitisi insieme, consacrarono come primizia della loro sapienza ad Apollo nel tempio di Delfi queste iscrizioni che tutti celebrano, " Conosci te stesso" e "Nulla di troppo". Per quale motivo dico queste cose? Perché questo era lo stile della filosofia degli antichi: una brevità spartana. Privatamente si ripeteva anche questo detto di Pittaco, molto lodato dai sapienti.