- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: versioni greco - PLATONE
- Visite: 3
SOCRATE BEVE LA CICUTA
VERSIONE DI GRECO di Platone
TRADUZIONE dal libro Katà logon
Ο Κριτων ακουσας ενευσε τω παιδι πλησιον εστωτι. Και ο παις εξελθων και συχνον χρονον διατριψας ηκεν αγων τον μελλοντα δωσειν το φαρμακον, εν κυλικι φεροντα τετριμμενον ιδων δε ο Σωκρατης τον ανθρωπον· «Ειεν, » εφη, «ω βελτιστε, συ γαρ τουτων επιστημων, τι χρη ποιειν; ». «Ουδεν αλλο», εφη, «η πιοντα περιιεναι, εως αν σου βαρος εν τοις σκελεσι γενηται, επειτα κατακεισθαν και ουτως αυτο ποιησει». Και αμα ωρεξε την κυλικα τω Σωκρατεν και ος λαβων και μαλα ιλεως, ουδεν τρεσας ουδε διαφθειρας ουτε του χρωματος ουτε του προσωπου, αλλ' ωσπερ ειωθει, ταυρηδον υποβλεψας προς τον ανθρωπον· «Τι λεγεις», εφη, «περι τουδε του πωματος προς το αποσπεισαι τινι; Εςεστιν η ου; ». «Τοσουτον, » εφη, «ω Σωκρατες, τριβομεν, οσον οιομεθα μετριον ειναι πιειν». «Μανθανω», η δ' ος· «αλλ' ευχεσθαι γε που τοις θεοις εξεστι τε και χρη, την μετοικησιν την ενθενδε εκεισε ευτυχη γενεσθαι· α δη και εγω ευχομαι τε και γενοιτο ταυτη». Και αμ' ειπων ταυτα επισχομενος και μαλα ευχερως και ευκολως εξεπιεν.
TRADUZIONE
Udite queste parole, Critone fece un cenno allo schiavo che gli stava accanto. E lo schiavo, dopo essere uscito e aver aspettato per molto tempo, ritornò, portando con sè l’incaricato di somministrare la pozione, che portava il veleno già pestato nella tazza. Socrate, vedendo l’uomo, esclamò: “Bene. O buon uomo, tu che conosci tutta la procedura, dimmi, che cosa bisogna fare?”. L’uomo rispose: “Dopo aver bevuto, non devi fare nient'altro che camminare per la stanza, finché il peso del tuo corpo non si farà sentire pesante sulle tue gambe, dopodichè sdraiati, così il veleno farà effetto”. Mentre diceva questo, l’incaricato porse la tazza a Socrate. Ed egli, prendendola tra le mani con molta serenità, senza un tremito e senza che il suo volto mutasse né di colore né d’espressione, ma anzi, guardando l’uomo, come d'abitudine, con quei suoi occhi da toro, gli disse: “Che ne dici di fare una libagione a qualche dio con questa bevanda? E’ lecito o no?”. “Socrate” rispose quello “ne pestiamo giusto la quantità che noi riteniamo giusto per bere”. “Capisco”, ribattè Socrate “Ma è lecito e necessario pregare gli dei, affinché il passaggio da questo mondo all’altro sia assistito dalla buona sorte. Dunque questo io prego e così sia!”. Nel pronunciare queste parole, tenendo la coppa tra le mani, senza alcun timore e senza rimpianti, bevve la pozione.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: versioni greco - PLATONE
- Visite: 3
EROISMO DI SOCRATE
VERSIONE DI GRECO di Platone
TRADUZIONE dal libro agon
πολὺ μᾶλλον αἱροῦμαι ὧδε ἀπολογησάμενος τεθνάναι ἢ ἐκείνως ζῆν. οὔτε γὰρ ἐν δίκῃ οὔτ᾽ ἐν πολέμῳ οὔτ᾽ ἐμὲ οὔτ᾽ ἄλλον οὐδένα δεῖ τοῦτο μηχανᾶσθαι, ὅπως ἀποφεύξεται πᾶν ποιῶν θάνατον. καὶ γὰρ ἐν ταῖς μάχαις πολλάκις δῆλον γίγνεται ὅτι τό γε ἀποθανεῖν ἄν τις ἐκφύγοι καὶ ὅπλα ἀφεὶς καὶ ἐφ᾽ ἱκετείαν τραπόμενος τῶν διωκόντων· καὶ ἄλλαι μηχαναὶ πολλαί εἰσιν ἐν ἑκάστοις τοῖς κινδύνοις ὥστε διαφεύγειν θάνατον, ἐάν τις τολμᾷ πᾶν ποιεῖν καὶ λέγειν.
TRADUZIONE n. 1
Preferisco molto più morire che vivere in questo modo dopo essermi così difeso. Nè io né nessun altro infatti deve trovare stratagemmi per evitare la morte facendo di tutto, né in un processo né in guerra. Infatti anche nelle battaglie spesso diventa evidente che sì qualcuno potrebbe evitare la morte sia abbandonando le armi sia fuggendo dalle tortute degli inseguitori e ci sono molti altri stratagemmi per ciascun pericolo così da evitare la morte se qualcuno abbia il coraggio di dire a fare qualsiasi cosa.
traduzione n. 2
Tuttavia, io non ritenni allora doveroso comportarmi in modo indegno di un uomo libero per paura del pericolo, e non mi pento ora di essermi difeso così, ma preferisco di gran lunga morire con questa autodifesa che vivere in quel modo. Perché né in tribunale, né in guerra, né altrove, nessuno deve ricorrere a espedienti di quel genere per sfuggire in tutti i modi alla morte. Anche nelle battaglie spesso si rende chiaro che qualcuno potrebbe evitare di morire gettando le armi e voltandosi a supplicare chi lo insegue; e in tutti i pericoli ci sono molti altri espedienti per sfuggire alla morte, se non ci si fa scrupolo di fare e dire qualunque cosa.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: versioni greco - PLATONE
- Visite: 3
I GIUDICI NON DEVONO DIFFIDARE DALLE PAROLE DI SOCRATE Apologia Di Socrate 17 18 VERSIONE DI GRECO di Platone
Ὅτι μὲν ὑμεῖς, ὦ ἄνδρες Ἀθηναῖοι, πεπόνθατε ὑπὸ τῶν ἐμῶν κατηγόρων, οὐκ οἶδα· ἐγὼ δ' οὖν καὶ αὐτὸς ὑπ' αὐτῶν ὀλίγου ἐμαυτοῦ ἐπελαθόμην, οὕτω πιθανῶς ἔλεγον. καίτοι ἀληθές γε ὡς ἔπος εἰπεῖν οὐδὲν εἰρήκασιν. μάλιστα δὲ αὐτῶν ἓν ἐθαύμασα τῶν πολλῶν ὧν ἐψεύσαντο, τοῦτο ἐν ᾧ ἔλεγον ὡς χρῆν ὑμᾶς εὐλαβεῖσθαι μὴ ὑπ' ἐμοῦ ἐξαπατηθῆτε ὡς δεινοῦ ὄντος λέγειν. τὸ γὰρ μὴ αἰσχυνθῆναι ὅτι αὐτίκα ὑπ' ἐμοῦ ἐξελεγχθήσονται ἔργῳ, ἐπειδὰν μηδ' ὁπωστιοῦν φαίνωμαι δεινὸς λέγειν, τοῦτό μοι ἔδοξεν αὐτῶν ἀναισχυντότατον εἶναι, εἰ μὴ ἄρα δεινὸν καλοῦσιν οὗτοι λέγειν τὸν τἀληθῆ λέγοντα· εἰ μὲν γὰρ τοῦτο λέγουσιν, ὁμολογοίην ἂν ἔγωγε οὐ κατὰ τούτους εἶναι ῥήτωρ οὗτοι μὲν οὖν, ὥσπερ ἐγὼ λέγω, ἤ τι ἢ οὐδὲν ἀληθὲς εἰρήκασιν, ὑμεῖς δέ μου ἀκούσεσθε πᾶσαν τὴν ἀλήθειαν ‑ οὐ μέντοι μὰ Δία, ὦ ἄνδρες Ἀθηναῖοι, κεκαλλιεπημένους γε λόγους, ὥσπερ οἱ τούτων, ῥήμασί τε καὶ ὀνόμασιν οὐδὲ κεκοσμημένους, ἀλλ' ἀκούσεσθε εἰκῇ λεγόμενα τοῖς ἐπιτυχοῦσιν ὀνόμασιν ‑ πιστεύω γὰρ δίκαια εἶναι ἃ λέγω ‑καὶ μηδεὶς ὑμῶν προσδοκησάτω ἄλλως· οὐδὲ γὰρ ἂν δήπου πρέποι, ὦ ἄνδρες, τῇδε τῇ ἡλικίᾳ ὥσπερ μειρακίῳ πλάττοντι λόγους εἰς ὑμᾶς εἰσιέναι. καὶ μέντοι καὶ πάνυ, ὦ ἄνδρες Ἀθηναῖοι, τοῦτο ὑμῶν δέομαι καὶ παρίεμαι· ἐὰν διὰ τῶν αὐτῶν λόγων ἀκούητέ μου ἀπολογουμένου δι' ὧνπερ εἴωθα λέγειν καὶ ἐν ἀγορᾷ ἐπὶ τῶν τραπεζῶν, ἵνα ὑμῶν πολλοὶ ἀκηκόασι, καὶ ἄλλοθι, μήτε θαυμάζειν μήτε θορυβεῖν τούτου ἕνεκα. ἔχει γὰρ οὑτωσί. νῦν ἐγὼ πρῶτον ἐπὶ δικαστήριον ἀναβέβηκα, ἔτη γεγονὼς ἑβδομήκοντα· ἀτεχνῶς οὖν ξένως ἔχω τῆς ἐνθάδε λέξεως. ὥσπερ οὖν ἄν, εἰ τῷ ὄντι ξένος ἐτύγχανον ὤν, συνεγιγνώσκετε δήπου ἄν μοι εἰ ἐν ἐκείνῃ τῇ φωνῇ τε καὶ τῷ τρόπῳ ἔλεγον ἐν οἷσπερ ἐτεθράμμην, καὶ δὴ καὶ νῦν τοῦτο ὑμῶν δέομαι δίκαιον, ὥς γέ μοι δοκῶ, τὸν μὲν τρόπον τῆς λέξεως ἐᾶν ‑ ἴσως μὲν γὰρ χείρων, ἴσως δὲ βελτίων ἂν εἴη ‑ αὐτὸ δὲ τοῦτο σκοπεῖν καὶ τούτῳ τὸν νοῦν προσέχειν, εἰ δίκαια λέγω ἢ μή· δικαστοῦ μὲν γὰρ αὕτη ἀρετή, ῥήτορος δὲ τἀληθῆ λέγειν.
TRADUZIONE
O uomini Ateniesi, io non so che cosa voi abbiate sofferto per opera dei miei accusatori; anche io certamente, sì io, mi dimenticai per poco di me stesso per opera loro: così persuasivamente essi parlavano. E nondimeno certamente essi non hanno detto nulla di vero, per così dire. Io ammirai poi in loro una cosa soprattutto tra le molte, che dissero falsamente, cioè, quella in cui dicevano che è necessario che voi vi guardiate dal non essere ingannati da me, essendo io abile nel parlare. Infatti il non essersi vergognati che subito saranno confutati da me con i fatti, appena io apparirò neppure in piccola parte abile nel parlare, questo mi sembrò essere la cosa più vergognosa da parte loro, se già questi non chiamano abile nel parlare colui che dice la verità; poiché se da un lato essi dicono questo, io per me potrei confessare di essere un oratore ma non secondo costoro. Costoro dunque, come io dico, hanno detto o poco o nulla di vero: voi invece ascolterete da me tutta la verità. Tuttavia, per Zeus, o cittadini Ateniesi, voi non udirete discorsi pronunciati con eleganza attraverso frasi e vocaboli, né ornati, come quelli di costoro, ma cose dette senza preparazione con parole comuni; infatti io ho fiducia che le cose che io dico siano giuste e nessuno di voi si aspetti diversamente. Poiché certamente neppure si converrebbe, o cittadini Ateniesi, in questa mia età presentarmi a voi come un ragazzino che fa facendo discorsi. E tuttavia, o uomini Ateniesi, io chiedo a voi soprattutto e desidero ottenere anche questo: qualora voi ascolterete me difendermi per mezzo degli stessi discorsi, mediante i quali io sono solito parlare e nella piazza ai banchi, dove molti di voi mi hanno udito, ed anche altrove, non meravigliatevi e non agitatevi per questo. Infatti la situazione è questa. Io sono salito ora per la prima volta in tribunale, avendo più di settant’anni; quindi io davvero mi trovo estraneo dello stile di qui. Come forse senza dubbio, se nellarealtà fossi per caso straniero, voi mi perdonerete, se io parlassi in quella lingua e in quel modo nei quali fossi stato allevato, così certamente ora io domando a voi questa cosa giusta, come almeno mi sembra, cioè di lasciarmi libero il genere dello stile; infatti forse potrebbe essere peggiore o forse migliore; considerate questo stesso e di volgere la mente a ciò, se io dico cose giuste o no; poiché la virtù del giudice è questa, quella dell’oratore il dire le cose vere.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: versioni greco - PLATONE
- Visite: 3
SOCRATE COME SILENO
VERSIONE DI GRECO di Platone
TRADUZIONE
Dunque io affermo che egli è del tutto simile a quei sileni che sono esposti nelle botteghe degli scultori e che gli artisti scolpiscono con zampogne o flauti in mano: sileni che, aperti in due, mostrano di contenere al loro interno simulacri di divinità. E aggiungo che per un altro verso assomiglia al satiro Marsia. In fondo neppure tu, o Socrate, potresti contestare di avere un aspetto simile a quelli; ma ora ascolta in che senso assomigli ad essi anche per il resto. Sei insolente, no? Se non lo ammetti, produrrò dei testimoni. E non sei un flautista? Anzi, molto più meraviglioso che Marsia ... Tu lo superi di gran lunga già per il fatto che ottieni lo stesso risultato senza strumenti ma con la nuda parola. Dunque, al suono del flauto di questo satiro abbiamo subito tali effetti, io e molti altri; quanto al resto, ascoltate quanto è simile a coloro a cui l'ho paragonato e quanto straordinario è il suo potere. State pur certi che nessuno di voi lo conosce; ma visto che ho cominciato, vi rivelerò io la sua natura. Voi vedete che Socrate si trova sempre in disposizione amorosa verso i belli e gli sta sempre attorno e ne è tutto scosso, e d'altra parte ignora tutto e non sa nulla. E quanto alla sua figura, non è da sileno? Eccome! Ma questa è come un rivestimento esteriore, come nel sileno scolpito; ma all'interno, una volta aperto, riuscite ad immaginare, amici convitati, di quanta saggezza è ripieno?
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: versioni greco - PLATONE
- Visite: 3
SOCRATE CRITICA LA SAPIENZA DEI POETI
VERSIONE DI GRECO di Platone
μετὰ γὰρ τοὺς πολιτικοὺς ᾖα ἐπὶ τοὺς ποιητὰς τούς τε τῶν τραγῳδιῶν καὶ τοὺς τῶν διθυράμβων καὶ τοὺς ἄλλους, ὡς ἐνταῦθα ἐπ᾽ αὐτοφώρῳ καταληψόμενος ἐμαυτὸν ἀμαθέστερον ἐκείνων ὄντα. ἀναλαμβάνων οὖν αὐτῶν τὰ ποιήματα ἅ μοι ἐδόκει μάλιστα πεπραγματεῦσθαι αὐτοῖς, διηρώτων ἂν αὐτοὺς τί λέγοιεν, ἵν᾽ ἅμα τι καὶ μανθάνοιμι παρ᾽ αὐτῶν. αἰσχύνομαι οὖν ὑμῖν εἰπεῖν, ὦ ἄνδρες, τἀληθῆ· ὅμως δὲ ῥητέον. ὡς ἔπος γὰρ εἰπεῖν ὀλίγου αὐτῶν ἅπαντες οἱ παρόντες ἂν βέλτιον ἔλεγον περὶ ὧν αὐτοὶ ἐπεποιήκεσαν. ἔγνων οὖν αὖ καὶ περὶ τῶν ποιητῶν ἐν ὀλίγῳ τοῦτο, ὅτι οὐ σοφίᾳ ποιοῖεν ἃ ποιοῖεν, ἀλλὰ φύσει τινὶ καὶ ἐνθουσιάζοντες ὥσπερ οἱ θεομάντεις καὶ οἱ χρησμῳδοί· καὶ γὰρ οὗτοι λέγουσι μὲν πολλὰ καὶ καλά, ἴσασιν δὲ οὐδὲν ὧν λέγουσι. τοιοῦτόν τί μοι ἐφάνησαν πάθος καὶ οἱ ποιηταὶ πεπονθότες
TRADUZIONE
Così, dopo i politici, mi recai dai poeti, scrittori di tragedie, di liriche o d'altre cose, sicuro com'ero, questa volta, di toccare con mano quanto io fossi più ignorante di loro. Prendevo le loro opere, quelle che mi parevano le più elaborate e gli chiedevo di spiegarmele anche perché, nello stesso tempo, io potessi imparare qualcosa. Ebbene, ateniesi, mi vergogno di dirvi la verità, ma lo devo: tutti quelli che erano lì presenti avrebbero parlato quasi meglio di loro che pure erano gli autori. Insomma, capii ben presto che i poeti componevano le loro opere non facendo uso del cervello ma per una certa disposizione naturale, per una sorta di ispirazione, come gli indovini e i profeti. Anche costoro, infatti, dicono molte e belle cose, ma senza rendersene conto. Lo stesso accadeva ai poeti; anzi, mi accorsi, nello stesso tempo, che in virtù del loro talento poetico, credevano di essere i più sapienti di tutti, anche in tutto il resto, senza poi esserlo affatto. E così li piantai, convinto di saperne più di loro, per quello stesso motivo per cui mi ero sentito già superiore agli uomini politici.