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LE LEGGI SONO ISTITUITE PER I DEBOLI
VERSIONE DI GRECO di Platone
INIZIO: Αλλ οιμαι τίθεμενοι τους νομους οι ασθενεις ανθροποι εισιν και
FINE: και εν τοις αλλοις ζωοις και των ανθρωπων εν ολαις ταις πολεσι
TRADUZIONE
Ma io credo che ad istituire le leggi siano stati uomini deboli e del volgo. Dunque, per sé e nel proprio interesse costoro istituiscono leggi, fanno elogi e muovono rimproveri. E per spaventare gli uomini più forti e capaci dì prevaricare, Platone Gorgia affinché non abbiano più di loro, dicono che è brutto e ingiusto prevaricare, e che proprio in questo consiste il commettere ingiustizia, vale a dire nel cercare di avere più degli altri. Io credo, in effetti, che costoro siano contenti quando abbiano l'uguaglianza, perché sono meno capaci degli altri. Per queste ragioni, dunque, per legge si dice che è brutto e ingiusto il cercare di avere più degli altri, ed è questo ciò che essi chiamano "commettere ingiustizia". Invece, mi pare che la natura stessa mostri questo, vale a dire che è giusto che chi è migliore abbia più dì chi peggiore, e chi è più capace abbia più di chi è meno capace. E che le cose stanno così, lo dimostra in molti casi, sia nelle altre specie animali, sia in tutte le città e stirpi umane, cioè che il diritto si giudica con questo criterio: che il più forte comandi sul più debole ed abbia più di lui.
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ἀποφανῶν τῷ χρησμῷ ὅτι "Οὑτοσὶ ἐμοῦ σοφώτερός ἐστι, σὺ δ' ἐμὲ ἔφησθα. " διασκοπῶν οὖν τοῦτον ‑ ὀνόματι γὰρ οὐδὲν δέομαι λέγειν, ἦν δέ τις τῶν πολιτικῶν πρὸς ὃν ἐγὼ σκοπῶν τοιοῦτόν τι ἔπαθον, ὦ ἄνδρες Ἀθηναῖοι, καὶ διαλεγόμενος αὐτῷ ‑ ἔδοξέ μοι οὗτος ὁ ἀνὴρ δοκεῖν μὲν εἶναι σοφὸς ἄλλοις τε πολλοῖς ἀνθρώποις καὶ μάλιστα ἑαυτῷ, εἶναι δ' οὔ· κἄπειτα ἐπειρώμην αὐτῷ δεικνύναι ὅτι οἴοιτο μὲν εἶναι σοφός, εἴη δ' οὔ. ἐντεῦθεν οὖν τούτῳ τε ἀπηχθόμην καὶ πολλοῖς τῶν παρόντων· πρὸς ἐμαυτὸν δ' οὖν ἀπιὼν ἐλογιζόμην ὅτι τούτου μὲν τοῦ ἀνθρώπου ἐγὼ σοφώτερός εἰμι· κινδυνεύει μὲν γὰρ ἡμῶν οὐδέτερος οὐδὲν καλὸν κἀγαθὸν εἰδέναι, ἀλλ' οὗτος μὲν οἴεταί τι εἰδέναι οὐκ εἰδώς, ἐγὼ δέ, ὥσπερ οὖν οὐκ οἶδα, οὐδὲ οἴομαι· ἔοικα γοῦν τούτου γε σμικρῷ τινι αὐτῷ τούτῳ σοφώτερος εἶναι, ὅτι ἃ μὴ οἶδα οὐδὲ οἴομαι εἰδέναι. ἐντεῦθεν ἐπ' ἄλλον ᾖα τῶν ἐκείνου δοκούντων σοφωτέρων εἶναι καίμοι ταὐτὰ ταῦτα ἔδοξε, καὶ ἐνταῦθα κἀκείνῳ καὶ ἄλλοις πολλοῖς ἀπηχθόμην.
Esaminandolo con cura e discutendo con lui - non occorre far nomi, ma colui dal quale ebbi questa impressione, cittadini ateniesi, era un uomo politico - mi sembrò che quest'uomo apparisse sapiente a molti altri e soprattutto a se stesso, ma non lo fosse. Perciò cercai di dimostrargli che si riteneva sapiente, ma non lo era. In seguito a ciò, dunque, sia a costui mi rendevo sgradito (oppure ero odiato da costui) sia a (da) molti dei presenti. Dunque, allontanandomi, riflettevo fra me e me che io sono più sapiente di quest'uomo ed è probabile che (κινδυνεύω e infinito) infatti nessuno dei due di noi sappia qualcosa di bello e di buono, ma costui da una parte crede di sapere qualcosa di buono non sapendo (sott. nulla) io invece come in realtà non so e neppure credo, mi sembra almeno di essere più sapiente di costui, proprio per questo, seppur di poco, perché le cose che non so non penso di saperle. Da lì andavo verso un altro di quelli che sembravano più sapienti di costui e a me parvero proprio queste stesse cose, e in seguito a ciò mi rendevo sgradito/ero odiato sia a costui sia a molti altri.
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LE OBIEZIONI DELLE LEGGI
VERSIONE DI GRECO di Platone
TRADUZIONE dal libro Versioni di greco per il triennio
ἐπειδὴ δὲ ἐγένου τε καὶ ἐξετράφης καὶ ἐπαιδεύθης, ἔχοις ἂν εἰπεῖν πρῶτον μὲν ὡς οὐχὶ ἡμέτερος ἦσθα καὶ ἔκγονος καὶ δοῦλος αὐτός τε καὶ οἱ σοὶ πρόγονοι; καὶ εἰ τοῦθ ΄ οὕτως ἔχει, ἆρ ΄ ἐξ ἴσου οἴει εἶναι σοὶ τὸ δίκαιον καὶ ἡμῖν, καὶ ἅττ ΄ ἂν ἡμεῖς σε ἐπιχειρῶμεν ποιεῖν, καὶ σοὶ ταῦτα ἀντιποιεῖν οἴει δίκαιον εἶναι; Ἢ πρὸς μὲν ἄρα σοι τὸν πατέρα οὐκ ἐξ ἴσου ἦν τὸ δίκαιον καὶ πρὸς τὸν δεσπότην εἴ σοι ὢν ἐτύγχανεν, ὥστε ἅπερ πάσχοις ταῦτα καὶ ἀντιποιεῖν, οὔτε κακῶς ἀκούοντα ἀντιλέγειν οὔτε τυπτόμενον ἀντιτύπτειν οὔτε ἄλλα τοιαῦτα πολλά· πρὸς δὲ τὴν πατρίδα ἄρα καὶ τοὺς νόμους ἐξέσται σοι, ὥστε, ἐάν σε ἐπιχειρῶμεν ἡμεῖς ἀπολλύναι δίκαιον ἡγούμενοι εἶναι, καὶ σὺ δὲ ἡμᾶς τοὺς νόμους καὶ τὴν πατρίδα καθ ΄ ὅσον δύνασαι ἐπιχειρήσεις ἀνταπολλύναι, και φήσεις ταῦτα ποιῶν δίκαια πράττειν, ὁ τῇ ἀληθείᾳ τῆς ἀρετῆς ἐπιμελόμενος;
TRADUZIONE
E allora, dopo essere stato generato, allevato ed educato, avresti il coraggio di negare - tanto per cominciare - di essere creatura e schiavo nostro, tu come pure i tuoi antenati? Se è così, poi, credi che tu e noi abbiamo eguali diritti, e che se noi ti facciamo qualcosa hai il diritto di fare altrettanto? Non eri su un piano di parità rispetto a tuo padre, o a un padrone se ne avevi uno, sì da poter ricambiare qualsiasi trattamento, rispondendo alle offese con le offese, alle percosse con le percosse e così via. E te lo permetteresti ora rispetto alla patria e alle leggi, al punto che se riteniamo giusto cercare di ucciderti ti metterai a fare altrettanto con noi, per quanto ti riesce, e sosterrai di agire con ciò giustamente, e saresti uno che genuinamente si cura della virtù? O con tutta la tua sapienza non ti rendi conto che la patria è più preziosa sia della madre che del padre e di tutti gli antenati, e più sacra, e più venerabile, più degna di considerazione da parte degli dèi e degli uomini assennati; e che le si deve obbedire e servirla anche nelle sue ire, più che un padre? E che l'alternativa è fra persuaderla o eseguire i suoi ordini, soffrendo in silenzio se ci impone di soffrire, si tratti di essere battuti o imprigionati, o anche di essere feriti o uccisi se ci manda in guerra; e bisogna farlo - ed è giusto così - senza arrendersi né ritirarsi né lasciare la propria posizione, perché sia in guerra che in tribunale, dappertutto va fatto ciò che la città, la patria comanda a meno di non riuscire a persuaderla di dove sta la giustizia?... Se è un'empietà usar violenza contro il padre e la madre, tanto più lo sarà contro la patria. " Cosa potremo replicare a questo discorso, Critone? Che le leggi dicono la verità, o no?
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L'educazione degli adolescenti
VERSIONE DI GRECO di Platone
TRADUZIONE dal libro Taxis
ἔτι τοίνυν πρὸς τούτοις εἰς παιδοτρίβου πέμπουσιν, ἵνα τὰ σώματα βελτίω ἔχοντες ὑπηρετῶσι τῇ διανοίᾳ χρηστῇ οὔσῃ, καὶ μὴ ἀναγκάζωνται ἀποδειλιᾶν διὰ τὴν πονηρίαν τῶν σωμάτων καὶ ἐν τοῖς πολέμοις καὶ ἐν ταῖς ἄλλαις πράξεσιν. καὶ ταῦτα ποιοῦσιν οἱ μάλιστα δυνάμενοι <μά-
λιστα> ―μάλιστα δὲ δύνανται οἱ πλουσιώτατοι― καὶ οἱ τούτων ὑεῖς, πρῳαίτατα εἰς Dιδασκάλων τῆς ἡλικίας ἀρξάμενοι φοιτᾶν, ὀψιαίτατα ἀπαλλάττονται. ἐπειδὰν δὲ ἐκ διδασκάλων ἀπαλλαγῶσιν, ἡ πόλις αὖ τούς τε νόμους ἀναγκάζει μανθάνειν καὶ κατὰ τούτους ζῆν κατὰ παράδειγμα, ἵνα μὴ αὐτοὶ ἐφ’ αὑτῶν εἰκῇ πράττωσιν, ἀλλ’ ἀτεχνῶς ὥσπερ οἱ γραμματισταὶ τοῖς μήπω δεινοῖς γράφειν τῶν παίδων ὑπογράψαντες γραμμὰς τῇ γραφίδι οὕτω τὸ γραμματεῖον διδόασιν καὶ ἀναγκάζουσι γράφειν κατὰ τὴν ὑφήγησιν τῶν γραμμῶν, ὣς δὲ καὶ ἡ πόλις νόμους ὑπογράψασα, ἀγαθῶν καὶ παλαιῶν νομοθετῶν εὑρήματα, κατὰ τούτους ἀναγκάζει καὶ ἄρχειν καὶ ἄρχεσθαι, ὃς δ’ ἂν ἐκτὸς βαίνῃ τούτων, κολάζει· καὶ ὄνομα τῇ κολάσει ταύτῃ καὶ παρ’ ὑμῖν καὶ ἄλλοθι πολλαχοῦ, ὡς εὐθυνούσης τῆς δίκης, εὐθῦναι.
τοσαύτης οὖν τῆς ἐπιμελείας οὔσης περὶ ἀρετῆς ἰδίᾳ καὶ δημοσίᾳ, θαυμάζεις, ὦ Σώκρατες, καὶ ἀπορεῖς εἰ διδακτόν ἐστιν ἀρετή; ἀλλ’ οὐ χρὴ θαυμάζειν, ἀλλὰ πολὺ μᾶλλον εἰ μὴ διδακτόν.
TRADUZIONE
Ed ancora, oltre a ciò, li mandano anche dal maestro di ginnastica, affinché abbiano corpi migliori da mettere al servizio di una mente sana, e perché il cattivo stato del corpo non li metta nella condizione di cedere alla paura in guerra e in altre imprese. E queste cose le fanno coloro che hanno maggiori possibilità, e ad avere maggiori possibilità sono i più ricchi: i loro figli, mentre cominciano a frequentare le scuole dei maestri in età più giovane rispetto agli altri, più tardi degli altri le lasciano. E quando hanno lasciato la scuola, la città a sua volta li costringe ad imparare le leggi ed a vivere tenendole come modello, affinché non possano agire a proprio arbitrio ed a caso. E, in tutto e per tutto come fanno i maestri di grammatica con quei fanciulli che non sono ancora capaci di scrivere, che, solo dopo aver abbozzato con lo stilo le tracce delle lettere, danno loro la tavoletta e li fanno scrivere seguendo le linee tracciate, così anche la città, dopo aver segnato il tracciato delle leggi, scoperte da antichi e valenti legislatori, costringe a governare e ad obbedireconformandosi a quelle, e punisce chi si muova al di fuori di esse. E a questa punizione, qui da voi come in molti altri luoghi, si dà il nome di "raddrizzare", significando con questo che la pena raddrizza. Ora, benché vi sia tutta questa cura della virtù in privato e in pubblico, tu ti stupisci, o Socrate, e non sai capire se la virtù sia insegnabile? Ma non bisogna stupirsene, e anzi bisognerebbe stupirsi molto di più se essa non fosseinsegnabile! Ma perché, allora, da padri valenti nascono figli buoni a nulla?Eccotene la ragione: non c'è nulla di sorprendente in questo, se nelle mie precedenti affermazioni dicevo il vero
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Μητε τοινυν ταυτα φοβου: και γαρ ουδε πολυ ταργυριον εστιν ο θελουσι λαβοντες τινες σωσαι σε και εξαγαγειν ενθενδε. Επειτα ουχ ορας τουτους τους συκοφαντας ως ευτελεις και ουδεν αν δεοι επ' αυτους πολλου αργυριου: Σοι δε υπαρχει μεν τα εμα χρηματα, ως εγω οιμαι ικανα: επειτα και ει τι εμου κηδομενος ουκ οιει δειν αναλισκειν ταμα, ξενοι ουτοι ενθαδε ετοιμοι αναλιοκειν: εις δε και κεκομικεν επ' αυτο τουτο αργυριον ικανον, Σιμμιας ο Θηβαιος: ετομιος δε και Κεβης και αλλοι πολλοι πανυ. Ωστε οπερ λεγω, μητε ταυτα φοβουμενος αποκαμης σαυτον σωσαι, μητε, ο ελεγες εν τω δικαστηριω, δυσχερες σοι γενεσθω οτι ουκ αν εχοις εξελθων ο τι χρωο σαυτω. Πολλαχου μεν γαρ και αλλοσε οποι αν αφικη αγατησουσι σε εαν δε βουλη εις Θετταλιαν ιεναι, εισιν εμοι εκει ξενοι οι σε περι πολλου ποιησονται και ασφαλειαν σοι παρεξονται ωστε οε μηδενα λυπειν των κατα Θετταλιαν.
Orbene, non avere questo timore!Infatti non è neppure tanto il denaro che Alcuni pretendono per salvarti e condurti via di qui. E poi, non vedi come sono a buon mercato questi sicofanti e come per loro non ci sarebbe bisogno di molto denaro?Sono a tua disposizione le mie ricchezze, sufficienti come credo?Sono a tua disposizione le mie ricchezze, sufficienti, come credo; e se poi, dandoti qualche pensiero per me, non credi che io debba spendere il mio denaro, questi stranieri sono qui pronti a spendere il loro; ed uno ha portato con sé denaro sufficiente proprio a questo scopo, Simmia tebano; è pronto anche Cebete e con lui moltissimi altri. Pertanto, ciò che dico, non esitare a salvarti per timore i queste cose né ti sia di ostacolo ciò che dicevi in tribunale, che, una volta andato in esilio, non sapresti come comportarti. Infatti in molti luoghi, dove ti dovesse capitare di giungere, ti accoglieranno con benevolenza; e qualora tu volessi andare in Tessaglia, io lì ho ospiti che avranno di te grande stima e ti offriranno protezione, cosicchè nessuno dei Tessali abbia a darti fastidio.