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IL DUELLO Versione latino Paolo Diacono (tratto dalla Historia Longobardorum)traduzione Libro: Nuovo tradurre dal latino numero 186 pagina 128
Gli Assipitti avevano presso di loro un uomo fortissimo, delle cui forze gli uomini si fidavano. Mostrano lui solo per combattere al posto di tutti e chiedono ai Longobardi di mandare qualsiasi di loro, che con lui venga a una singola battaglia. Dicono "Se il nostro combattente otterrà la vittoria, andatevene per la strada per la quale siete venuti, ma se in verità sarà superato dal vostro soldato, allora non vieteremo a voi il passaggio per i nostri territori. Poichè i Longobardi non sapevano chi mandare dei loro soldati contro l'uomo bellicosissimo, un servo di sua volontà si offrì e (disse) : "Io combatterò con il nemico, a patto che vinto il nemico, togliete a me e alla mia progenie la macchia della servitù". Tutti lieti promisero che avrebbero fatto ciò che chiedeva. Perciò aggredito il nemico, combattè strenuamente e vinse; ai Longobardi venne dato il permesso di passare e per lui e per i suoi, come aveva chiesto, venne mantenuta la promessa della libertà.
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Tradunt mulierem quandam uno partu septem puerulos peperisse, sed, beluis omnibus mater crudelior, in stagnum eos negandos proiecit. Accidit ut rex Agelmundus, Aionis filius, dum iter facit, ad idem stagnum deveniret. Qui cum equo retento miseros infantulos miraretur, unus ex illis iniecta manu hastam, quam rex manu gerebat, comprehendit. Rex, misericordia motus factumque admiratus, eum magnum virum futurum pronuntiavit. Mox eum a stagno levariiussit, atque magno cum studio alendum nutrici tradidit. Quia autem eum de stagno, quod Langobardorum lingua "lama" dicitur, abstulit, Lamissio eidem nomen imposuit. Qui cum adolevisset tam strenuus iuvenis factus est ut bellicosissimus exstiterit et post Agelmundi mortem regnum geserit. Ferun hunc, cum Langobardi cum rege suo iter agentes ad quendam fluvium pervenissent et ab Amazonibus prohibiti essent longius procedere, cum earum fortissima in fluvio pugnavisse eamque interfecisse, sibique laudis gloriam, Langobardis transitum paravisse.
Si tramanda che una donna in un parto partorì 7 poppanti, ma, la madre più crudele di tutte le belve, per annegarli li lanciò in uno stagno. Accadde che il re Agelmundo, figlio di Aione, quando fece un viaggio, giungesse allo stesso stagno. Ed egli trattenuto il cavallo quando guardò i miseri fanciulli, uno di quelli prese con una mano la lancia, che il re teneva con la mano. Il re, mosso dalla misericordia e ammirato il fatto, disse che quello sarebbe stato un grande uomo. Subito egli ordinò di levarlo dallo stagno, che nella lingua Longobarda è detto "Lama", e impose a lui il nome Lamissio. Ed egli poiché crebbe così forte divenne un giovane che sia emergesse bellicosissimo sia prese l'impero dopo la morte di Agelmundo. Si dice che egli dopo che i Longobardi erano arrivati a un fiume mentre facevano un viaggio con il loro re ed essendo stato loro proibito di avanzare più lontano, combattè nel fiume con la più forte delle Amazzoni e che la uccise e che procurò il passaggio ai Longobardi e che preparò a se stesso la gloria della lode
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Inter labores voluntarios et exercitia corporis ad fortuitas patientiae vices firmandi id quoque accepimus Socraten facere insuevisse: stare solitus Socrates dicitur pertinaci statu perdius atque pernox a summo lucis ortu ad solem alterum orientem inconivens, immobilis, iisdem in vestigiis et ore atque oculis eundem in locum directis cogitabundus tamquam quodam secessu mentis atque animi facto a corpore. Temperantia quoque fuisse eum tanta traditum est, ut omnia fere vitae suae tempora valitudine inoffensa vixerit. In illius etiam pestilentiae vastitate, quae in belli Peloponnensiaci principiis Atheniensium civitatem internecivo genere morbi depopulata est, is parcendi moderandique rationibus dicitur et a voluptatum labe cavisse et salubritates corporis retinuisse, ut nequaquam fuerit communi omnium cladi (obnoxius)
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Militares coronae multae et variae sunt. Quarum quae nobilissimae sunt, has ferme esse accepimus: triumphalem, obsidionalem, civicam, muralem, castrensem, navalem; est quoque corona, quae ovalis dicitur. Triumphales coronae sunt aureae, quae imperatoribus ob honorem triumphi mittuntur. Haec antiquitus e lauru erant. Obsidionalis est corona, quam ii, qui liberati obsidione sunt, dant ei duci, qui eos liberavit. Ea graminea est. Hanc coronam gramineam senatus populusque Romanus Q. Fabio Maximo dedit bello Poenorum secundo, quod urbem Romam obsidione hostium liberavisset. Civica corona appellatur, quam civis civi, a quo in proelio servatus est, testem vitae salutisque perceptae dat. Ea fit e fronde quernea, fuit etiam ex ilice. Hac corona civica L. Gellius, vir censorius, in Senatu Ciceronem consulem donari a republica censuit, quod eius opera atrocissima illa Catilinae coniuratio detecta vindicataque esset. Muralis est corona, qua donatur ab imperatore, qui primus murum subiit inque oppidum hostium per vim ascendit; idcirco quasi muri pinnis decorata est. Castrensis est corona, qua donat imperator eum, qui primus in hostium castra pugnans introivit; ea corona insigne valli habet. Navalis est corona qua donatur maritimo proelio qui primus in hostium navem vi armatus transiluit; ea quasi navium rostris insignita est. Ovalis corona murtea est; eam habebant in capite imperatores qui ovantes in urbem introibant.
Le corone militari sono molte e varie; si sa che tra quelle che sono le più rinomate ci sono all’incirca queste: la trionfale, l’ossidionale, la civica, la murale, la castrense, la navale; c’è anche una corona che si chiama (corona) dell’ovazione. La corone trionfali, che sono assegnate ai comandanti per l’onore del trionfo, sono d’oro. In antico queste erano di alloro. Ossidionale è una corona che quelli che sono stati liberati da un assedio, assegnano a quel comandante che li ha liberati. Essa è di gramigna. Il senato e il popolo romano assegnarono questa corona di gramigna a Quinto Fabio Massimo nella seconda guerra contro i Cartaginesi, perché aveva liberato la città di Roma dall’assedio dei nemici. Si chiama civica la corona che un cittadino assegna a un (altro) cittadino, dal quale è stato salvato in battaglia, a testimonianza della vita e della salvezza ricevuta. Essa si fa con foglie di quercia, (ma) fu anche di leccio. Lucio Gellio, uomo (di rango) censorio, propose in senato che a Cicerone fosse donata dallo Stato questa corona civica, perché per opera sua era stata scoperta e stroncata quella terribile congiura di Catilina. Murale è la corona che viene donata (a colui) che per primo si fa sotto il muro e sale lottando nella fortezza dei nemici; per questo è per così dire decorata con i merli di un muro. Castrense è la corona che il comandante dona a colui che per primo combattendo entrò nell’accampamento dei nemici; questa corona ha l’insegna di un vallo. Navale è la corona che viene donata durante un combattimento marittimo a chi per primo ha messo piede sulla nave dei nemici con la forza (e) armato; essa è per così dire insignita dei rostri delle navi. La corona da ovazione è di mirto; l’avevano sulla testa i comandanti che entravano in Roma con l’ovazione.
traduzione dal libro cotidie legere
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Evandro
vesione latino e traduzione Nuovo tradurre dal latino
Pallanteo fu in Arcadia città vecchia e famosa. Evandro, figlio della ninfa Carmenta, teneva il principato della città, ma abbandonò la casa, odiato dai cittadini a causa dell'uccisione del padre, con l'incitamento della madre e con pochi compagni, navigò esule dall'Arcadia ll'Italia e giunse nel Lazio. A causa della singolare erudizione e della conoscenza della letteratura entrò in breve tempo in familiarità di fauno, re dei latini. Pertanto, il re con grandiosissima bontà donò all'ospite dell'Arcadia una piccola estensione di campi. Allora Evandro distribuì la terra ai suoi compagni ed edificò abitazioni nel vicino monte che chiamò Pallante(dopo i romani chiamarono il monte Palatino)e lì dedicò un tempio a Pani, dio grato dell'Arcadia. Evandro regnò con moderazione e umilmente molti anni e diede molti benefici agli abitanti del Lazio, infatti insegnò l'uso della semina e mostrò i frutti. Pose per primo in Italia il giogo ai buoi, addolcì le uanze degli uomini agresti poiché insegnò a leggere e scrivere. Il vecchio accolse gentilmente Enea e inviò in aiuto ai troiani contro i latini il figlio Palante con i soldati.
da la versione latina nel biennio numero 40 pagina 43
- L'impresa di Orazio Coclite - VERSIONE latino nuovo tradurre dal latino
- Clemenza e generosità di Emilio Paolo verso i vinti - versione Latino - N. trad, dal latino
- Versione NUOVO TRADURRE DAL LATINO pag. 124 n. 178 - Plinio il Giovane - Un promesso sposo ideale
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