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Chi la fa l'aspetti
versione di latino Fedro
traduzione dal libro Nuovo tradurre dal latino n. 64 pag 52
Gli uomini malvagi, che preparano insidie agli altri, devono temere sempre per sé, come ammonisce la favola dell’avvoltoio e dell’usignolo. Una volta un avvoltoio era volato sui rami alti di un albero per esplorare i luoghi vicini e aveva trovato il nido di un usignolo con i piccoli uccellini ma l’usignolo rientrando rapidamente pregava con il cibo l’avvoltoio perché non divorasse i suoi piccoli. Allora il cattivo avvoltoio disse: !farò ciò che vuoi, se avrai cantato bene per me”. La povera mamma, spinta dalla paura, cantava per salvare i figli. Ma l’avvoltoio desideroso delle prede ruppe la promessa dicendo: “Non hai cantato proprio bene!” e stava per afferrare e sbranare gli uccellini quando all’improvviso alle spalle sopraggiunse un cacciatore, prese silenziosamente una canna, gettò a terra l’avvoltoio, impigliato dal vischio e lo catturò.
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Generoso comportamento di Plinio verso i suoi schiavi
versione latino Plinio il Giovane
traduzione dal libro Nuovo tradurre dal latino e
traduzione libro la versione latina nel biennio
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Cum Messana, Siciliae urbs, a Carthaginiensibus atque Hierone, Syracusanorum tyranno, obsideretur, Appius Claudius, consul Romanus, a civibus in auxilium vocatus, ad Siciliam cum exercitu descendit ut urbem liberaret. Hoc initium primi belli Punici fuit. Consul primo, ut loca hostesque exploraret, cum paucis militibus nave piscatoria fretum Siculum transiit. Tum obviam ei legati ab Hannone, Carthaginiensium duce, venerunt ut eum ad pacem impellerent. Cum consul nullas condiciones admitterent nisi Carthaginienses ab oppugnatione desisterent, iratus Hanno exclamavit. “Romani ne manus quidem in Siculo mari abluent! Ego non sinam!”. Tamen evenit ut A. Claudius non solum legiones suas in Siciliam traduxerit, sed etiam Carthaginienses Messana expulerit. Deinde Romani apud Syracusas Hieronem vicerunt, qui postea, novum bellum timens, cum Romanis foedus amicitiae fecit.
TRADUZIONE
Quando messina, città della silicia, era assediata dai cartaginesi e da Girone, tiranno dei siracusani, Appio Claudio, console Romano; invocato in aiuto dai cittadini; scese in Sicilia con l'esercito per liberare la città. Questo fu l'inizio della Prima guerra punica. In principio(all'inizio), il console, per esplorare i luoghi e i nemici, con un peschereccio con pochi soldati attraversò lo stretti siculo. allora contro a lui andarono i luogotenenti da Annone, duce dei cartaginesi per imporre la pace. Quando il console, non accettando nessuna condizione se i Cartaginesi non avessero cessato l'assedio, Annone esclamò irato: "I Romani non si lavino neppure le mani nel mare di Sicilia! Io non lo permetterò! Tuttavia accadde che A. Claudio non solo trasportò le sue truppe in sicilia, ma cacciò anche i cartaginesi da Messina. Infine i romani vinsero Girone presso Siracusa, che in seguito, temendo una nuova guerra, fece un patto di alleanza con i romani.
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M. Cicero salutem dicit M. Catoni. Cum ad me legati missi ab Antiocho Commageno venissent in castra iiquemihi nuntiavissent regis Parthorum filium ad Euphratem cum maximis Parthorum copiis multarumque praeterea gentium magno exercitu venisse, Euphratemque iam transire coepisse, et Armeniorum regem in Cappadociam impetum facturum esse, putavi pro nostra necessitudine me haec ad te scribere debere. Legati dicebant ipsum Commagenum ad senatum statim nuntios litterasque misisse. Ego autem existimo M. Bibulum proconsulem, qui ab Epheso classem solverat, cum secundus ventos habuisset, iam in Syriam, provinciam suam, pervenisse; eius litteris de omnibus rebus senatum certiorem factum esse puto. Mihi, in tanto discrimine, maximae curae est ut mansuetudine et continentia mea atque sociorum fidelitate provinciam defendam.
Marco Cicerone augura salute a Marco Catone. Essendo giunti da me nell'accampamento dei messi inviati da Antioco Commageno ed avendomi riferito che il figlio del re dei Parti era arrivato presso l'Eufrate con ingenti forze dei Parti e inoltre con un grande esercito di molti popoli e che aveva iniziato già a guadare l'Eufrate, e che il re degli Armeni stava per attaccare la Cappadocia, ho ritenuto, per il nostro rapporto di amicizia, che io dovessi scriverti queste cose. Gli ambasciatori asserivano che lo stesso Commageno aveva inviato subito al senato dei messi e delle lettere. Io poi ritengo che il proconsole Marco Bibulo, che era partito da Efeso con la flotta, avendo avuto i venti favorevoli, sia ormai giunto in Siria, sua provincia; credo che il senato sia stato informato di ogni cosa tramite le sue lettere. In così grave situazione, ho la più grande sollecitudine nel difendere la provincia con la mia calma e la mia moderazione e con la fedeltà degli alleati.
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IL RATTO DELLE SABINE VERSIONE
Libro Nuovo tradurre dal latino arco Moscio versioni per il biennio n. 124 pag. 98
Prima frase: ''Iam res publica romana tam valida erat...'' Seconda frase: ''...sed romani brevi tempore sabinos eorumque socios devicerunt. '
La repubblica romana era ormai tanto salda da essere i in numero pari di cittadini con i popoli confinanti. Ma la città era povera di donne. Pertanto Romolo inviò dei messi ai popoli vicini per chieder loro di dare in moglie le proprie figlie ai Romani. Ma poiché gli inviati dei Romani non furono per nulla accolti con il favore, il re si impossessò delle donne con l’inganno. Organizzò i giochi solenni in gran pompa e invitò in città le popolazioni vicine. Ardenti per il desiderio degli spettacoli, tutti gli uomini accorsero a Roma con le moglie ed i figli; tra di essi vi erano pure i Sabini. Mentre tutti assistevano ai giochi, improvvisamente, su ordine del re, tutti i Romani trascinarono con la forza nelle loro case le vergini dei Sabini, quelle che ciascuno aveva rapito. I genitori, privati delle proprie figlie, fuggirono con grande strepito e chiesero aiuto ai vicini, per vendicare l’offesa dell’ospitalità profanata. Così scoppiò una dura guerra, ma i Romani in breve tempo sconfissero i sabini e i loro alleati