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Is plurimum habebit, qui minimum desiderabit; habebit enim quantum uolet qui uolet minimum. et idcirco diuitiae non melius in fundis et in fenore quam in ipso hominis animo aestimantur, qui si est auaritia egenus et ad omne lucrum inexplebilis, nec montibus auri satiabitur, sed semper aliquid, ante parta ut augeat, mendicabit. quae quidem uera confessio est paupertatis; omnis enim cupido acquirendi ex opinione inopiae uenit, nec refert, quam magnum sit quod tibi minus est. non habuit tantam rem familiarem Philus quantam Laelius, nec Laelius quantam Scipio, nec Scipio quantam Crassus Diues, at enim nec Crassus Diues quantam uolebat; ita cum omnis superaret, a suamet auaritia superatus est omnibusque potius diues uisus est quam sibi. at contra hi philosophi quos commemoraui non ultra uolentes quam poterant, sed congruentibus desideriis et facultatibus iure meritoque dites et beati fuerunt
Ha il massimo quegli che desidera il minimo; chi vorrà pochissimo avrà infatti quanto vorrà. Le maggiori ricchezze non sono riposte in terre e in capitali, quanto negli appetiti dell'animo nostro, ché se dall'avidità è fatto bisognoso e insaziabile ad ogni guadagno, neppur montagne d'oro gli saranno abbastanza: e per aumentare i suoi guadagni avrà sempre qualcosa da mendicare. È questa appunto una vera confessione di povertà: perché ogni desiderio di arricchire viene dal pensiero che ti manchi qualcosa: e non importa quanto sia grande ciò che ti manca. Filo non ebbe un patrimonio così grosso quanto Lelio, né Lelio quanto Scipione, né Scipione quanto Crasso il ricco, ma neppure Crasso il ricco quanto ne avrebbe voluto. Così, mentre superava in richezza tutti gli altri, a tutti sembrò ricco, meno che a sé. Quei sapienti invece, che ho ricordati, nulla volendo al di là delle proprie forze e avendo anzi accordati i desideri con le loro facoltà, furono a buon diritto meritamente ricchi e fortunati.
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Iuppiter (Giove) iubet Mercurium deos omnes ad contionem protinus convocare et in regio solio sedens sic enuntiat: "Dei conscripti Musarum albo, omnes profecto scitis quod adolescentem istum manibus meis alui et educavi; nunc primae iuventutis caloratos impetus freno quodam coercendos esse existimavi. Tollenda est omnis occasio et luxuria puerilis nuptialibus pedicis alliganda. Puellam elegit: teneat, possideat, amplexus Pychen, semper suis amoribus perfruatur ...
Giove comanda a Mercurio di convocare tutti gli dei subito a un’assemblea e sedendo nel regale trono così riferisce: ”Dei che siete iscritti nell’albo delle Muse sapete tutti certamente che questo giovane con le mie mani ho nutrito e ho cresciuto adesso ho giudicato degli impeti ardenti della prima giovinezza in un certo senso devono essere trattenuti da una briglia. Deve essere tolta occasione e deve essere trattenuta la lussuria giovanile con dei vincoli matrimoniali. Ha scelto la ragazze che insista che la impadronisca abbracciato da Psiche che goda sempre dei suoi amori”. E a Venere: ”E tu, ”disse”figlia, non rattristarti e non temere per il tuo tanto nobile casato a causa del matrimonio umano. Già faremo le nozze non dispari ma legittime e corrispondenti alle leggi civili”e subito ordina che attraverso Mercurio venga rapita Psiche e che sia portata in cielo. Portò un bicchiere di ambrosia disse: ”Prendi Psiche e sarai immortale e mai ti separerai dal tuo compagno Cupido ma queste per voi saranno nozze perpetue”. Senza indugio subito fu preparato un pranzo nuziale. Giaceva sul posto d’onore il marito abbracciando al suo grembo Psiche. Così e con la sua Giunone Giove e poi in ordine tutti gli dei. Allora serviva a tavola Libero una coppa di nettare che è il vino degli dei, Vulcano cuoceva il pranzo; le Ore ornavano ogni cosa di rose e altri fiori; le Grazie spargevano oli, le Muse facevano risuonare canti. Allora Apollo cantò con l’accompagnamento della cetra, Venere al ritmo di una musica soave danzava in modo affascinante. Così secondo il rito Psiche passò sotto il potere di Cupido e nacque la loro figlia che fu chiamata Gioia.
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AMORE E PSICHE LA TERZA E LA QUARTA PROVA VERSIONE DI LATINO DI APULEIO nuovo comprendere e tradurre da pag 209 a pag 219
“Mi sembra che tu sia davvero una grande strega, che a questi miei ordini hai obbedito con impegno. Ma ora codesta cosa bimba mia, dovrai fare. Prendi questa cassettina”, e gliela diete; ”dirigiti avanti fino agli inferi e alla stessa casa di Plutone. Poi portando la cassettina a Proserpina: ”Da te Venere chiede”dirai”un po’ della tua bellezza. Infatti ciò che ha avuto, mentre curava il figlio malato, ha consumato e logorato tutto”.
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nuovo comprendere e tradurre da pag 209 a pag 219
Venere disse tali parole a Psiche “vedi quel bosco?Lì pecore ricoperte di lana d’oro pascolano in libertà. Portami subito da lì un prezioso fiocco del vello raro in qualunque modo. Psiche andò spontaneamente non per svolgere quei compiti ma per avere la fine delle sue sofferenze precipitandosi dalla rupe nel fiume. Ma da lì dal fiume una verde canna ispirata per volontà divina così disse: ”Psiche oppressa da tante sofferenze, la tua misera morte non può inquinare le mie acque e non andare in queste a quest’ora contro le pecore formidabili. Infatti incitate dal calore del sole sono inselvatichite dalla truce rabbia aggrediscono con il corno acuto e con la fronte di sasso e talvolta con morsi avvelenati i mortali. Adesso puoi sotto quell’altissimo platano che con me beve la stessa acqua del fiume nasconderti segretamente. E quando il sole calmerà il vapore e ridurrà la rabbia delle pecore percuotendo le fronde del vicino bosco otterrai l’oro di lana che rimane attaccato qua e là agli arbusti”Così la semplice e umana canna istruiva Psiche molto malata.
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Amore e Psiche: la disubbedienza e la punizione versione di latino di Apuleio Versione nuovo comprendere e tradurre
Psiche vede come la più mite e dolce bestia fra tutte le belve quello stesso Cupido dio di bell’aspetto che giace graziosamente, all’apparizione del quale pure la luce della lanterna crebbe d’intensità e il coltello e la lama del pugnale sacrilego risplendeva. Ma Psiche spaventata da una simile visione, incapace di dominarsi e tremante, cadde in ginocchio e cercò di nascondere la spada, ma nel suo petto; avrebbe certamente fatto ciò se la spada caduta dalle mani temerarie per il timore di una acceleratezza tanto grave non fosse volata via. Ma, mentre osservava più e più volte la bellezza del divino volto si sente rianimare. Vede la capigliatura della testa bionda stillante di ambrosia, il collo del color del latte e le guance rossi, le ciocche dei capelli sparsi, alcuni che cadono sul petto, altri sulle spalle; per l’eccezionale splendore dei quali che lampeggiavano, la stessa luce della lucerna oscillava; le ali gocciolanti del dio volatile biancheggiano sulle spalle. Inoltre il corpo era globo e magnifico. Davanti ai piedi del letto giaceva l’arco e la faretra e le frecce, armi adatte a un grande dio. Il risveglio di Amore e la punizione di Psiche. Così si svegliò il dio bruciato, visto lo scempio del giuramento tradito, completamente dalle labbra e dalle mani della moglie, molto sfortunata, senza parole volò via, Ma Psiche prese la sua gamba destra e lo accompagnò attraverso le nuvole, finché stanza cadde abbandonata. E neppure il dio innamorato la abbandonò che giaceva sul terreno ma volò su un vicinissimo cipresso e dal quale l’alta cima commosso parlo: ”Io davvero, semplicissima Psiche, fui immemore degli ordini della mia madre Venere, che aveva comandato che, legata dalla cupidigia di un uomo misero e crudele fossi destinata un matrimonio umile; io sono volato da te piuttosto come amante. Ma ho fatto questo facilmente, lo so, e io il famoso arciere mi sono colpito con la mia freccia e ti ho resa mia moglie, perché evidentemente ti sembrassi una bestia e perché tu con un pugnale tagliassi la mia testa, la testa che porta questi occhi innamorati di te. Continuamente di avvertivo sempre di stare attenta a queste cose. Ma quelle senza dubbio le tue consigliere mi pagheranno presto il fio, di tanti cattivi insegnamenti, in verità tanto ti punirò con la mia fuga. E con questo discorso, avendo terminato, volò via. _