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Cervus, venatores fugiens, caeco timore perterritus, ad proximam villam contendit, oppurtune in bubili se condidit et a bobus auxilium petivit. Huic boves dixerunt: "Quidnam quaeris, infelix? Cui te committis? Ultro ad necem curris, si in hominis tectum intras. Nescisse hominem omnium animalium dominum esse?". Vos, amici, me adiuvate - inquit cervus -; nemo me videbit; fugiam ubi primum potero". Paulo post (poco dopo) bubulcus quidam frondes in bubile infert sed nihil videt. Eunt redeuntque omnes servi nec quisquam animadvertit cervum; venit etiam vilicus nec qicquam sentit. Tum cervus contentus gratias agit bobus, quia quieti fuerant. Respondet unus: "Si salvs fueris, laeti erimus; sed quis hoc dicere potest, antequam venerit (cong. perfetto) ille, qui centum (cento) oculos habet?". Post cenam dominus ipse in bubile venit, accedit ad presepe et, ubique inquirens, alta cervi cornua videt eumque occidit. Quid haec fabella significat? Nemo plus quam dominus videt
Traduzione Italiana
Un cervo, fuggendo dai cacciatori, terrorizzato da un cieco timore, si affrettò verso una fattoria vicina, si nascose opportunamente in una stalla e chiese aiuto ai buoi. I buoi dissero a questo: “Che cosa mai chiedi, infelice? A chi ti affidi? Tu corri spontaneamente verso la morte, se entri nella casa dell’uomo. Ignori che l’uomo è il padrone di tutti gli animali?”. “Voi, amici, aiutatemi – disse il cervo – nessuno mi vedrà, fuggirò appena potrò”. Poco dopo un bovaro getta del fieno nella stalla ma non vede nulla. Vanno e vengono tutti i servi ma nessuno bada al cervo; arriva anche il fattore ma non sente nulla. Allora il cervo felice ringrazia i buoi, poiché erano stati tranquilli. Risponde uno: “Se sarai salvo, saremo felici, ma chi può dire ciò, prima che sia arrivato quello, che ha cento occhi?”. Dopo cena il padrone stesso arriva nella stalla, si avvicina alla mangiatoia e, osservando in ogni luogo, vede le alte corna del cervo e lo uccide. Cosa significa questa favola? Nessuno vede più che il padrone.
ALTRO TENTATIVO DI TRADUZIONE
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Il risveglio di Amore e la punizione di Psiche versione di latino di Apuleio traduzione dal libro Nuovo comprendere e tradurre
Così si svegliò il dio bruciato, visto lo scempio del giuramento tradito, completamente dalle labbra e dalle mani della moglie, molto sfortunata, senza parole volò via, Ma Psiche prese la sua gamba destra e lo accompagnò attraverso le nuvole, finché stanza cadde abbandonata. E neppure il dio innamorato la abbandonò che giaceva sul terreno ma volò su un vicinissimo cipresso e dal quale l’alta cima commosso parlo: ”Io davvero, semplicissima Psiche, fui immemore degli ordini della mia madre Venere, che aveva comandato che, legata dalla cupidigia di un uomo misero e crudele fossi destinata un matrimonio umile; io sono volato da te piuttosto come amante. Ma ho fatto questo facilmente, lo so, e io il famoso arciere mi sono colpito con la mia freccia e ti ho resa mia moglie, perché evidentemente ti sembrassi una bestia e perché tu con un pugnale tagliassi la mia testa, la testa che porta questi occhi innamorati di te. Continuamente di avvertivo sempre di stare attenta a queste cose. Ma quelle senza dubbio le tue consigliere mi pagheranno presto il fio, di tanti cattivi insegnamenti, in verità tanto ti punirò con la mia fuga. E con questo discorso, avendo terminato, volò via.
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Mali homines, qui aliis insidias parant, semper sibi timere debent, ut monet fabella de accipitre et luscinia. Olim accipiter in altos arboris ramos advolaverat loca vicina exploraturus, et nidum lusciniae cum parvis pullis invenerat. Sed cito revertens luscinia cum esca accipitrem orabat ne pullos suos voraret. Tum improbus rapax: "Faciam quod vis, - inquit - si mihi bene cantaveris". Misera mater, metu coacta, ut filios servaret, cantabat. Accipiter vero, praedae cupidus, sponsionem rupit dicens: "Non bene modo cantavisti!"; et aviculas apprehensurus laceraturusque erat, cum repente post tergum auceps supervenit, silenter calamum levavit, accipitrem contractum visco in terram deiecit cepitque.
Gli uomini cattivi che tendono agli altri insidie, devono sempre aver timore per se stessi, come (ci) insegna la favola del nibbio e dell'usignolo. Una volta un nibbio mentra stava volando in cerca di luoghi vicini, aveva trovato un nido con degli uccellini piccolini. Ma ritornando improvvisamente l'usignolo con il cibo pregava il nibbio di non divorare i suoi uccellini. Allora il cattivo rapace disse: " Farò come vuoi (tu), se canterai bene per me". La povera madre, spinta dalla paura, per salvare i figli, cantava. In vero il nibbio, bramoso della preda, non mantenne la scommessa dicendo: " Non hai cantato bene affatto!"; e stava per afferrare e divorare gli uccellini, quando all'improvviso alle spalle giunse un cacciatore, alzò la canna silenziosamente, e colpì l'avaro nibbio e (lo) fece cadere a terra (morto).
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Lupus macie confectus cani perpasto occurrit. Huic ille dicit : "Quomodo ego, qui te fortior sum, fame pereo, tu autem nites ?" Canis, vicinam domum ei ostendens, simpliciter respondit: “Illam domum custodio, igitur dominus mihi ossa et carnem de mensa sua iactat. Tibi quoque dominus meus haec dabit, si illi idem officium praestabis. Sic domi securus vives nec iam in silvis vitam asperam trahes, nives imbresque ferens. Veni ergo mecum, ad dominum te ducam !" Lupus, laetus, canem sequitur sed, dum procedunt, aspicit canis collum catena attritum. Tum canem interrogat: “Quae est huius rei causa, amice?”. Respondet ille: “Nihil est! Servi me interdiu alligant quia acrior sum”. Tum lupus exclamat: “Non iam tibi invideo, canis! Ista mihi non placent. Ventris causa libertatem amittere nolo!”. Sic, libertatem catenae anteponens, lupus ad asperam in silivis vitam redit.
Un lupo indebolito dalla magrezza incontra in un cane ben pasciuto. Quello dice a questo: “Come mai io, che sono più forte di te, muoio di fame, tu invece sei ben nutrito?” Il cane, mostrandogli la casa vicina, rispose: “ Custodisco quella casa, quindi il padrone dalla sua mensa mi getta ossa e carne. Il mio padrone darà anche a te queste cose, se svolgerai per quello lo stesso compitos. Così vivrai sicuro in casa non condurrai più una dura vita nei boschi, sopportando neve e piogge. Vieni dunque con me, ti condurrò dal padrone!”. Il lupo, contento, segue il cane ma, mentre procedono, vede il collo del cane logorato da una catena. Allora il cane domanda: “Amico, qual è la causa di questa cosa?”. Quello risponde: “Non è nulla! Durante il giorno i servi mi legano perché sono alquanto vivace. ” Allora il lupo esclama: “A questo punto non ti invidio, cane! Codeste cose non mi piacciono. Non voglio rinunciare alla libertà a causa dello stomaco”. Così, preferendo la libertà alla catena, il lupo ritorna alla dura vita nei boschi.
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Quid mutat pauperibus, si dominum commutant? Nihil, praeter domini nomen. Haec fabella hoc verum esse docet. Senex pastor in prato pascebat suum asellum. Superveniunt latrones et senex, illorum clamore perterritus, vult suadere asino ut secum fugiat, ne a latronibus capiantur. At asinus rogat senem: "Cur fugere debemus? Quis venit?". "Latrones, - respondet ille - qui semper praedae avidi sunt". Et asinus: "Sed mihi quid facient? Quid mihi, qui iam servus sum, poterit peius accidere? Num binas clitellas mihi imponent?". Senex negat. Tum asinus placide respondet: "Ergo hic ego manebo; nam quid refert cui servire debeam?"
Che cosa cambia ai poveri se cambiano un padrone? Nulla, tranne il nome del padrone. Questa favoletta rappresenta. insegna che ciò è vero Un vecchio pastore pascolava il suo asinello in un prato. Arrivano i briganti ed il vecchio, spaventato dal l loro frastuono vuole persuadere l'asino a fuggire con sé, per non essere presi dai briganti. Ma l'asinello domanda al vecchio: "Perchè dobbiamo fuggire? Chi arriva?". "I briganti" rispose quello "che sono sempre avidi di bottino". E l'asino: "Ma cosa mi faranno? Che cosa potrà accadere di peggio a me, che sono già uno schiavo? Mi caricheranno forse delle some due per volta?" Il vecchio dice di no. Allora l'asino risponde tranquillamente: "Comunque rimarrò qui, infatti cosa importa a chi debba fare da schiavo?"