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ἡ ἱστορία δὲ ἤν τινα κολακείαν τοιαύτην προσλάβῃ, τί ἄλλο ἢ πεζή...καὶ ὅλως πρὸς τὰ ἔπειτα κανονιστέον τὰ τοιαῦτα, ἅπερ μικρὸν ὕστερον ἐπιδείξομεν.
Se (ἤ) una storia ha preso questa adulazione che altro essa diventa se non una bassa poetica, spogliata (στερέω) di quell'elevatezza di stile e che senza versi, senza bellezza, racconta però tante bugie. Grande, anzi stragrande è questo errore di non distinguere ciò che conviene alla storia, e ciò che (conviene) alla poesia, ed introdurre nella storia i vezzi e gli ornamenti poetici, la favola, l'encomio e le altre pompose esagerazioni: come se ad un atleta robusto e di quelli che sembrano proprio querce, uno mettesse indosso una gonnella di porpora e altri ornamenti di cortigiana, e gli dipingesse ed imbellettasse la faccia. Per Ercole! come lo renderebbe ridicolo, come lo imbruttirebbe con quell'adornamento! Non dico io già che non si debba lodare nella storia talvolta, ma si deve lodare a tempo opportuno, e con una certa misura e non da dispiacere ai posteri che leggeranno, infatti in questo bisogna aver molto riguardo alla posterità, come dirò fra poco.
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Δοκει δε μοι [...] Ελληνος δε και των παιδων αυτου εν τη Φθιωτιδι ισχυσαντων, και επαγομενων αυτους επ' ωφελια ες τας αλλας πολεις... αντιπαλον ες εν ονομα αποκεκρισθαι.
Poiché Elleno ed i suoi figli erano diventati potenti (ἰσχύω partic. aoristo) nella Ftiotide, e [poiché] li si induceva (part. aoristo ἐπάγω) ad andare in soccorso delle altre città, allora uno alla volta, grazie a questi rapporti, i popoli ebbero maggiormente la tendenza a chiamarsi Elleni; tuttavia per molto tempo quel nome non poteva prevalere su tutti. Le migliori prove [le fornisce] Omero: vissuto ancora parecchio tempo dopo la guerra di Troia, non li chiamò in nessun luogo con questo nome; né lo applicò a nessun altro fuori che ai seguaci di Achille venuti dalla Ftiotide, i quali erano infatti i primi Elleni; egli li chiama nei suoi poemi (ἔπος) Danai, Argivi ed Achei. Non ha parlato (εἴρηκε perf. di λέγω) invece nemmeno di barbari, perché nemmeno gli Elleni, come mi sembra, erano ancora stati distinti con un unico nome che ne indicasse (ἀποκρίνω) il contrario.
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Papirius Cursor, cum Aquiloniam oppugnas proelium committere vellet pullariusque, adversis avibus, ei auspicium...qua ratione ille victoriam consequi posset. (da Valerio Massimo)
Papirio Cursore, combattendo ad Aquilonia volendo conseguire la battaglia e ed il custode dei sacri polli, nonostante gli uccelli fossero di cattivo auspicio, avendogli annunciato un ottimo auspicio, messo al corrente dell'inganno di costui, credette che gli fosse stato dato un buon augurio certamente a lui ma pure all'esercito ed iniziò il combattimento. Si dice che lui mise il custode bugiardo dei polli dinanzi alla avanguardia, affinché gli dèi, se avessero concepito una qualche ira, l'avrebbero espiata con il capo di costui. si dice che il primo dardo fu scagliato dal nemico sullo stesso petto del custode e che questi cadde a terra esanime. Non appena il console lo venne a sapere, con animo fiducioso, attaccò i nemici e conquistò Aquilonia. Si premunì dunque molto rapidamente in tal modo che l'offesa del comandante dovesse essere vendicata, allo stesso modo in cui bisognava espiare la religione violata, con la cui modalità lui avrebbe potuto conseguire la vittoria. (by Maria D.)
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"Ανδρες Περσαι υμεις και των ομοτιμoν γενονατε και επιλελεγμενοι εστε, οι δοκειτε τα μεν αλλα τοις κρατιστοις ομοιοι ειναι... εστεφανωμενοι ες τας ταξεις.
Uomini Persiani, eccovi saliti al rango dei Pari, scelti fra tutti perché siete considerati non inferiori ai migliori da ogni punto di vista e anzi superiori per saggezza in ragione della vostra età. Di fatto voi non occupate una posizione meno prestigiosa degli uomini di prima fila e questo perchè, stando in retroguardia,...(continua)
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ἡγοῦμαι δὲ δεῖν ἡμᾶς οὐ μόνον ψηφισαμένους τὴν εἰρήνην ἐκ τῆς ἐκκλησίας ἀπελθεῖν, ἀλλὰ καὶ βουλευσαμένους ὅπως ἄξομεν αὐτήν, καὶ μὴ ποιήσομεν ὅπερ εἰώθαμεν, ὀλίγον χρόνον διαλιπόντες πάλιν εἰς τὰς αὐτὰς καταστησόμεθα ταραχάς, μηδ' ἀναβολὴν ἀλλ' ἀπαλλαγὴν εὑρήσομέν τινα τῶν κακῶν τῶν παρόντων. Οὐδὲν δὲ τούτων οἷόν τ' ἐστὶ γενέσθαι πρότερον, πρὶν ἂν πεισθῆτε τὴν μὲν ἡσυχίαν ὠφελιμωτέραν καὶ κερδαλεωτέραν εἶναι τῆς πολυπραγμοσύνης, τὴν δὲ δικαιοσύνην τῆς ἀδικίας, τὴν δὲ τῶν ἰδίων ἐπιμέλειαν τῆς τῶν ἀλλοτρίων ἐπιθυμίας. Περὶ ὧν οὐδεὶς πώποτε τῶν ῥητόρων εἰπεῖν ἐν ὑμῖν ἐτόλμησεν· ἐγὼ δὲ περὶ αὐτῶν τούτων τοὺς πλείστους τῶν λόγων μέλλω ποιεῖσθαι πρὸς ὑμᾶς· ὁρῶ γὰρ τὴν εὐδαιμονίαν ἐν τούτοις ἐνοῦσαν, ἀλλ' οὐκ ἐν οἷς νῦν τυγχάνομεν πράττοντες.
TRADUZIONE LIBERA
Bisogna che noi non solo non chiudiamo l'assemblea prima di aver votato la pace ma dobbiamo anche prendere le misure necessarie per mantenerla e non fare come al solito cioè dopo un po di tempo tornare ai nostri soliti pasticci: dobbiamo trovare le medicine adatte a non darci un sollievo, ma un rimedio definitivo per i nostri mali. Ma nulla di tutto questo accadrà se prima non vi convincerete della validità dell'ordine di valori che vi propongo in termini di utilità e vantaggio la calma è meglio dell'attivismo, la giustizia dell'ingiustizia e la cura dei propri beni del desiderio di quelli altrui. Chiaro no? Eppure nessun altro oratore ha avuto l'ardire di dirvelo io solo intendo impostare il mio discorso proprio su queste idee perché vedo che in questi principi si trova la felicità e non in quelli che ogni giorno mettiamo in pratica