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ἐπεὰν τὸν πρῶτον ἄνδρα καταβάλῃ ἀνὴρ Σκύθης, τοῦ αἵματος ἐμπίνει, ὅσους δ᾽ ἂν φονεύσῃ ἐν τῇ μάχῃ, τούτων τὰς κεφαλὰς ἀποφέρει τῷ βασιλέι. ἀπενείκας μὲν γὰρ κεφαλὴν τῆς ληίης μεταλαμβάνει τὴν ἂν λάβωσι, μὴ ἐνείκας δὲ οὔ. ἀποδείρει δὲ αὐτὴν τρόπῳ τοιῷδε· περιταμὼν κύκλῳ περὶ τὰ ὦτα καὶ λαβόμενος τῆς κεφαλῆς ἐκσείει, μετὰ δὲ σαρκίσας βοὸς πλευρῇ δέψει τῇσι χερσί, ὀργάσας δὲ αὐτὸ ἅτε χειρόμακτρον ἔκτηται, ἐκ δὲ τῶν χαλινῶν τοῦ ἵππου τὸν αὐτὸς ἐλαύνει, ἐκ τούτου ἐξάπτει καὶ ἀγάλλεται· ὃς γὰρ ἂν πλεῖστα δέρματα χειρόμακτρα ἔχῃ, ἀνὴρ ἄριστος οὗτος κέκριται. πολλοὶ δὲ αὐτῶν ἐκ τῶν ἀποδερμάτων καὶ χλαίνας ἐπείνυσθαι ποιεῦσι, συῤῥάπτοντες κατά περ βαίτας. πολλοὶ δὲ ἀνδρῶν ἐχθρῶν τὰς δεξιὰς χεῖρας νεκρῶν ἐόντων ἀποδείραντες αὐτοῖσι ὄνυξι καλύπτρας τῶν φαρετρέων ποιεῦνται. δέρμα δὲ ἀνθρώπου καὶ παχὺ καὶ λαμπρὸν ἦν ἄρα, σχεδὸν δερμάτων πάντων λαμπρότατον λευκότητι.
Ogni volta che un uomo Scita ha abbattuto il primo nemico, [ne] beve il sangue: di tutti quelli che eventualmente ha ucciso in battaglia porta le loro teste al re, infatti avendo portato ( ἀπενείκας = participio aoristo da ἀποφέρω) una testa (μεταλαμβάνω regge il genitivo) ottiene una parte del bottino eventualmente conquistato, altrimenti non lo prende. tolgono la pelle in questo modo: incidono ( περιτέμνω) la pelle tutto intorno alla testa all'altezza delle orecchie, e afferrandola la strappano via; dopo aver strappato la carne a brandelli (σαρκίζω) con una costola di bue, l' ammorbidisce (la pelle) stropicciandola con le mani (δέψω v. δέφω) con le sue mani; dopo averla conciata la conserva (κτεομαι) come se [fosse] una salvietta: la appende alle briglie del proprio cavallo e si rallegra. Infatti chi possiede più salviette questo stesso è considerato (perf. κρίνω) l'uomo più valoroso. Molti di loro dagli scalpi si fanno persino dei mantelli da indossare (infinito di ἐπιέννυμι), cucendoli assieme ( συρράπτω part. pres. ) proprio come (κατά περ) casacche. Molti poi asportando la pelle della mano destra, con tutte le unghie dei guerrieri nemici che sono cadaveri, ne fanno coperchi per le faretre; la pelle dell'uomo era sia spessa sia lucida, probabilmente la più lucida, per bianchezza, fra tutte le pelli.
(By Vogue)
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Themistocles, Neocli filius, Atheniensis. Huius vitia ineuntis ...
Temistocle, (fu il ) figlio di Neocle l'ateniese. I suoi grandi difetti dell'iniziale adolescenza furono emendati dalle virtù, a tal punto che nessuno gli sia anteposto, pochi ne siano paragonati di uguali. Ma è necessario cominciare dall'inizio. Suo padre Neocle fu un generoso. Egli prese per moglie una cittadina dell'Acarnania dalla quale nacque Temistocle. Il quale, essendo poco stimato dai genitori perché viveva in modo libertino e non curava l'interesse di famiglia, fu diseredato dal padre. Questo affronto non lo abbatté (frango, is, frēgi, fractum, ĕre), ma lo incoraggiò (ērĭgo, is, rexi, rectum, ĕre). Infatti valutando che, non potendo esso essere trascurato, applicò (dēdo, is, dĭdi, dĭtum, ĕre) tutto se stesso all'interesse pubblico. Molto diligente con gli amici e conforme al buon nome, era molto tenuto in considerazione nelle personali opinioni, spesso presenziava nell'assemblea popolare; nessuna cosa importante veniva trattata senza di lui; rapidamente risolveva le cose che erano da fare, nello stesso tempo (ĕādem = avverbio) le spiegava con una semplice eloquenza. E non era meno pronto sia negli affari da gestire quanto in quelli da prevedere nelle cose attuali, tanto, come dice Tucidide, che stabiliva in modo precisissimo anche su quelle future.
(By Geppetto)
(Versione tratta da Cornelio Nepote, De viris illustribus)
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Και ξυλλογον των Τορωναιων ποιησας ελεξε τοις εν τη Ακανθω παραπλεσια..., οτι ου δικαιον ειη ουτε τους πραξαντας... δε νυν πεφοβησθαι.
E convocata un'assemblea dei Toronesi, egli fecance un discorso simile a quello fatto ad Acanto: non era giusto trattare con sdegno, quasi fossero traditori, quanti gli avevano prestato la propria opera per il successo del colpo di mano sulla città (nessun progetto di farla schiava, nella loro azione, e non erano mossi dall'oro; semplicemente avevano a cuore il benessere del proprio paese e la sua libertà: per questo si prodigavano). Neppure si pensasse che i neutrali restavano esclusi da quegli stessi diritti. Poiché non si era presentato per infliggere danni, né privati né pubblici. Onde quel suo proclama ai profughi di Lecito che rispecchiava lo spirito di intatta stima da lui coltivata nei loro riguardi: nessuna incrinatura in essa per le simpatie politiche che avevano mostrato. Giudicava che quando quegli uomini avessero fatto esperienza del rapporto con i suoi soldati, un sentimento di solidarietà non meno intenso, anzi più caldo li avrebbe affratellati agli Spartani: quanto più avrebbe avuto spicco l'integrità della loro condotta.
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ὁ δὲ ἐμὸς λόγος σαφής ἐστι καὶ σύντομος. ἀνήρ εἰμι Καλλιρόης ταύτης, ἤδη δὲ ἐξ αὐτῆς καὶ πατήρ, γήμας οὐ παρθένον, ἀλλὰ ἀνδρὸς προτέρου γενομένην, Χαιρέου τοὔνομα, πάλαι τεθνεῶτος, οὗ καὶ τάφος ἐστὶ παρ' ἡμῖν. Μιθριδάτης οὖν ἐν Μιλήτῳ γενόμενος καὶ θεασάμενός μου τὴν γυναῖκα διὰ τὸ τῆς ξενίας δίκαιον, τὰ μετὰ ταῦτα οὐκ ἔπραξεν οὔτε ὡς φίλος οὔτε ὡς ἀνὴρ σώφρων καὶ κόσμιος, ὁποίους σὺ βούλει εἶναι τοὺς τὰς σὰς πόλεις ἐγκεχειρισμένους, ἀλλ'ἀσελγὴς ὤφθη καὶ τυραννικός. ἐπιστάμενος δὲ τὴν σωφροσύνην καὶ φιλανδρίαν τῆς γυναικὸς λόγοις μὲν ἢ χρήμασι πεῖσαι αὐτὴν ἀδύνατον ἔδοξε, τέχνην δὲ ἐξεῦρεν ἐπιβουλῆς, ὡς ᾤετο, πιθανωτάτην· τὸν γὰρ πρότερον αὐτῆς ἄνδρα Χαιρέαν ὑπεκρίνατο ζῆν καὶ πλάσας ἐπιστολὰς ἐπὶ τῷ ὀνόματι τῷ ἐκείνου πρὸς Καλλιρόην ἔπεμψε διὰδούλων. ἡ δὲ σή, Τύχη, ‹βασκανία› βασιλέα ἄξιον ὄντα κατέστησε καὶ ‹ἡ› πρόνοια τῶν ἄλλων θεῶν φανερὰς ἐποίησε τὰς ἐπιστολάς· τοὺς γὰρ δούλους μετὰ τῶν ἐπιστολῶν ἔπεμψε πρὸς ἐμὲ Βίας ὁ στρατηγὸς Πριηνέων, ἐγὼ δὲ φωράσας ἐμήνυσα τῷ σατράπῃ Λυδίας καὶ Ἰωνίας Φαρνάκῃ, ἐκεῖνος δὲ σοί. "Τὸ μὲν διήγημα εἴρηκα τοῦ πράγματος, περὶ οὗ δικάζεις· (Caritone)
Il mio discorso è chiaro e sintetico. Io sono marito di questa Calliroe, ormai da lei sono diventato anche padre, e quando l'ho sposata non era vergine, ma aveva avuto un primo marito, di nome Cherea, da tempo morto, del quale abbiamo presso di noi anche una tomba. Mitridate era dunque a Mileto e vide mia moglie, come vogliono le leggi dell'ospitalità; ma dopo non si comportò né come amico né come persona assennata e onesta, come tu vuoi che siano coloro cui affidi le tue città, ma si mostrò insolente e tirannico. Conoscendo la saggezza e l'amore coniugale della donna, ritenne impossibile convincerla con parole o con ricchezze, ma escogitò un mezzo di corruzione, come credeva, persuasivo al massimo: simulò che il suo primo marito, Cherea, fosse vivo, e scrisse delle lettere con il suo nome, le inviò a Calliroe per mezzo di schiavi. . La tua Fortuna, o Re, ha confortato chi era degno," e la Provvidenza"" degli altri dei ha fatto scoprire le lettere. I servi con le lettere me li mandò Biante, il comandante di Priene, e io, quando le ho scoperte, ne ho fatto denuncia al satrapo di Lidia e Ionia Farnace, e lui a te. Ho esposto il racconto dei fatti su cui tu decidi.
Ulteriore tentativo di traduzione (più letterale)
"Il mio discorso è chiaro e breve. Io sono il marito di questa Calliroe, già da lei anche padre, avendo sposata non vergine, ma essendo stata di un primo marito, di nome Cherea, morto da molto tempo, del quale anche presso di noi è la tomba. Mitridate dunque essendo a Mileto e avendo visto mia moglie, secondo il diritto di ospitalità, in seguito non si comportò né come amico né come uomo saggio e disciplinato, quali tu vuoi che siano quelli a cui hai affidato le tue città, ma fu visto lascivo e dispotico. Conoscendo la prudenza e l'amore per il marito della donna sembrò impossibile convincerla con parole e con doni, trovò l'espediente di un'insidia, come credeva, molto convincente; finse infatti che Cherea il primo marito di lei vivesse e che inventata una lettera in suo nome mandò a Calliroe tramite schiavi. Ma la tua Sorte, gelosia o re dispose chi ne era degno e la preveggenza degli altri dei rese manifesti le insidie; mandò a me gli schiavi insieme alla lettera Biante lo stratega di Priene, io scoperto (l'insidia) lo rivelai al satrapo della Lidia e della Ionia a Farnace, costui a te. Ho fatto il racconto della faccenda su cui tu giudichi". (by Stuurm) .
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Το μεν δυναμενον τη διανοια προοραν αρχον φυσει και δεσποζον φυσει... βαρβαρον και δουλον ον.
Infatti, l'essere che può prevedere con l'intelligenza è capo per natura, è padrone per natura, mentre quello che può con il corpo fare fatica, è soggetto e quindi per natura schiavo: perciò padrone e schiavo hanno gli stessi interessi. Per natura,...(CONTINUA)