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Gloria vero aut unde oriatur aut quomodo se ostendat ...
Questi, il cui tempo si consuma nel contemplare cose di tal genere, dovrebbero sondare, in verità sia la gloria da dove scaturisca sia in che modo si ostenta sia per quale ragione debba essere procurata. Io soddisfatto nell'attribuire in quest'onere gli autori ai fatti e i propri fatti agli autori, mi sforzerò di dimostrare quanto desiderio di gloria è solito esserci nei primi esempi. L'Africano Superiore volle che l'immagine del poeta Ennio fosse collocata nei monumenti della gens Cornelia, perché ritenne che con il suo ingegno le sue opere fossero messe in luce, in realtà non fu ignaro, di quanto a lungo l'impero romano fiorì e di quanto a lungo l'Africa fu sottomessa ai piedi dell'Italia, che la memoria di queste imprese non poteva estinguersi; tuttavia stimò di gran valore anche accostare quelli al lume delle lettere. Similmente un animo onorato appare verso il poeta Accio di Decimo Bruto, ai suoi tempi famoso condottiero, con i cui versi adornò gli ingressi dei templi, che aveva consacrato grazie al bottino.
(By Maria D. )
Versione tratta da Valerio Massimo
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Caesar, certior factus ab Titurio, omnem equitatum...suis auxilium ferrent non poterat.
Cesare, informato da Titurio riguardo alle scorrerie dei Belgi, trasferisce tutta la cavalleria e i Numidi dall'armatura leggera, i frombolieri e gli arcieri, al di là del ponte, e si dirige verso di loro. In quel luogo si combatté accanitamente. I nostri, aggredendo i nemici in difficoltà nel fiume, uccisero un gran numero di essi; (i nostri) per mezzo di una moltitudine di frecce respinsero i rimanenti, i quali, in maniera coraggiosissima, si sforzavano di passare tra i cadaveri di quelli, e dopo che ebbero accerchiato con la cavalleria i primi che erano passati, li uccisero. I nemici, quando compresero che era venuta loro meno la speranza sia di espugnare la città, sia di attraversare il fiume, e videro che i nostri non avanzavano in una posizione più sfavorevole allo scopo di combattere, e che l'approvvigionamento di grano cominciava a mancare loro, dopo aver convocato un'assemblea, stabilirono che la cosa migliore era che ognuno ritornasse nella propria patria, e che si radunassero da ogni parte per difendere coloro nel cui territorio i Romani avessero introdotto l'esercito, affinché combattessero nel proprio territorio anziché in uno altrui, e si avvalessero delle truppe del loro paese ai fini dell'approvvigionamento di grano. A quella decisione, insieme alle restanti motivazioni, li condusse anche questa riflessione, il fatto che avevano saputo che Diviziaco e gli Edui si avvicinavano al territorio dei Bellovaci. Non era possibile persuadere costoro ad attendere più a lungo, e a non portare aiuto ai loro (alleati).
Versione tratta da De bello Gallico II, 10
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Palus erat non magna inter nostrum atque hostium exercitum. Hanc si nostri transirent...
C'era tra il nostro e l'esercito dei nemici una palude non grande. I nemici attendevano se i nostri la (hanc) attraversavano, i nostri invece erano disposti in armi, se fosse stata presa da loro l'iniziativa di passare [lett. se da parte loro si dava inizio di passare] per assalirli mentre erano in difficoltà. Nel frattempo si lottava tra le due schiere con scaramucce di cavalleria [lett. con un combattimento equestre]. Poichè nessuno delle due parti da inizio all'attraversamento, Cesare con un combattimento della cavalleria più propizio per i nostri, ricondusse i suoi nell'accampamento. I nemici nello stesso tempo si affrettarono al fiume Anona, che è si è detto trovarsi dietro il nostro accampamento. Trovati in quel luogo fondali bassi (ablativo assoluto) tentarono di far passare oltre, con questo piano parte, delle loro truppe per espugnare (proposizione finale), se avessero potuto, la roccaforte a cui sovraintendeva il legato Q.Titurio e per tagliare il ponte; se avessero potuto meno, per devastare i campi dei Remi che per noi erano di grande utilità per condurre la guerra e bloccare i nostri dal rifornimento.
(by Vogue)
Versione tratta da Cesare De Bello Gallico II, 9 - traduzione letterale
Qui la regola dell'ablativo assoluto - spiegazione video
Qui la preposizione finale e gli usi del congiuntivo - spiegazione video
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Ea re constituta, secunda vigilia magno cum, strepitu ac tumultu...
Decisa questa azione, al secondo turno di guardia, i Belgi lasciarono l'accampamento con grande clamore e tumulto senza alcuna disciplina e comando certo, ognuno chiedendo per se il primo posto nella marcia ed affrettandosi a giungere in patria fecero così che la la partenza sembrasse del tutto simile ad una fuga. Saputo subito Cesare questo fatto (ablativo assoluto) attraverso delle spie e temendo un tranello (indisidiae, indisidarum), poiché non aveva ancora capito per quale motivo si ritirassero (perspicio) mantenne chiuso l'esercito e la cavalleria nell'accampamento. All'alba (prima luce) confermato il fatto dagli esploratori (ablativo assoluto), mandò avanti tutta la cavalleria affinché ritardasse la retroguardia (nemica). Mise a capo di questi i legati Pedio e Cotta; ordinò al legato Labieno che li seguisse da vicino con tre legioni. Questi fermati i soldati delle retrovie (ultimi) e proseguendo per molte miglia, massacrarono la maggior parte di quelli che fuggivano, poiché dalla retroguardia (i nemici) a cui si era giunti si fermavano" poiché dalla retroguardia (i nemici) a cui si era giunti si fermavano e sostenendo con vigore l'impeto dei nostri soldati, gli uomini dell'avanguardia (priores) sembrava che non si astenessero dal pericolo e non erano trattenuti da nessuna difficoltà né comando, sentito il clamore, tutti turbati dagli ordini confusi trovarono per loro scampo nella fuga. Così i nostri senza alcun pericolo annientarono un così grande numero di loro, per (tutta) la durata del giorno; al tramonto del sole smisero di inseguirli, e si ritirano nell'accampamento, come era stato ordinato.
(by Vogue)
Versione tratta da Cesare De Bello Gallico II 11
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Eo de media nocte Caesar isdem ducibus usus...amplius milibus passuum octo in latitudinem patebant.
Là nel cuor della notte Cesare servendosi degli stessi condottieri, che erano giunti come messaggeri da Iccio, inviò gli arcieri ed i frombolieri di Creta e di Numidia ed i Baleari in aiuto degli oppidani. A loro arrivo si avvicinò ai Remi con la speranza di difesa ed il desiderio di attaccare e per questa stessa ragione la speranza d'impadronirsi della città si dissolse. Pertanto gradatamente indugiando presso la città e saccheggiati i campi dei Remi, incendiati tutti i vicoli e gli edifici, per dove sarebbero potuti andare, si diressero presso l'accampamento di Cesare con tutte le milizie e e posero l'accampamento a meno di duemila passi; quell'accampamento, com'era simboleggiato dal fumo e dai fuochi, si estendeva in latitudine più di ottomila passi.
(By Maria D. )
Versione tratta da Cesare