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Ego si Scipionis desiderio me moveri negem...Maerore funeris indicatum est.
Se io negassi di essere commosso dalla nostalgia di Scipione, senza dubbio mentirei: ma non sono privo del rimedio: io stesso mi conforto, poiché io ritengo che a Scipione non sia capitato alcun male: se qualcosa è capitato, è capitato a me; Ma a lui chi mai potrebbe dire che non gli sia andata nel migliore dei modi? Quale cosa non ottenne, che fosse lecito a un uomo desiderare? Egli, appena (divenuto) giovane, superò presto, con l'incredibile valore, l'enorme aspettativa dei concittadini, che essi già avevano avuto a proposito di lui da fanciullo; egli non si candidò mai al consolato, (ma che) fu eletto console per due volte; costui, dopo che due città estremamente ostili a questo impero furono rovesciate, pose fine non solo alle guerre presenti, ma anche a quelle future. E che cosa dovrei dire dei modi molto socievoli, della devozione nei confronti della madre, della generosità verso le sorelle, dell'affetto per i suoi, della giustizia verso tutti? In che misura, invece, sia stato caro alla cittadinanza, è stato dimostrato dalla tristezza del funerale.
(By Vogue)
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Agesilaus Lacedaemonius a Xenophonte Atheniensi collaudatus est...antelatus est.
Lo Spartano Agesilao fu lodato dall'Ateniese Senofonte: era infatti in contatto con lui molto familiarmente. Questi ebbe prima di tutto una rivalità per il regno con Leotichide, figlio di suo fratello. Era infatti tradizione tramandata dagli antenati spartani, di avere sempre due re che godevano più del nome di re che della carica. Erano stati scelti questi delle due famiglie, di Procli ed Euristene, che erano stati i primi re di Sparta dalla progenie di Ercole. Inizialmente succedeva colui che era più grande tra i figli di colui che era morto: se costui non aveva lasciato una virile prole, allora si eleggeva colui che era più vicino per parentela. Il re Agide, fratello di Agesilao, era morto: aveva lasciato il figlio Leotichide, ma quello non aveva riconosciuto il nascituro; tuttavia morendo aveva detto che lo stesso era suo figlio. Questi lottò per l'onore del regno con suo zio Agesilao, e tuttavia non fu in grado d'impadronirsi del regno, che cercava di ottenere. Infatti grazie all'opera di Lisandro, uomo fazioso e a quei tempi potente, fu messo in risalto Agesilao. (By Maria D.)
Versione tratta da Cornelio Nepote
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Quot et quae fuerint Caii Caesaris merita enumerare ...et otio frui liceret!
E' lungo elencare quanti e quali siano stati di Caio Cesare, né posso lodare facilmente la sua clemenza in difesa del giusto. Tuttavia che sia lecito (congiuntivo esortativo) portare avanti il noto modello di clemenza che egli mostrò quando aveva ormai sconfitto tutti i nemici nella battaglia e quando aveva ricoperto ogni magistratura e carica della repubblica. Allora era per lui facile punire crudelmente coloro che gli si erano opposti durante la guerra civile, ma Cesare considerò più vantaggioso e più degno di lode perdonare le colpe a tutti i nemici e cancellare il ricordo delle discordie civili dimenticandole definitivamente. Quindi non solo permise di ritornare in patria agli esuli ma prima restituì l'originaria autorità, e non diede retta agli amici che lo esortavano a punire i maldicenti, ritenendo che fosse meglio concedere il perdono a tutti piuttosto che chiedere una pena più crudele. Se Antonio avesse seguito il suo esempio, adesso in verità non avremmo nessuna lista di proscrizione e sarebbe concesso a tutti di godere della pace e del riposo!
(by Vogue)
Versione tratta da Velleio Patercolo
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In aquae ductum, domine, Nicomedenses impenderunt...
Per l'acquedotto, signore, gli abitanti di Nicomedia hanno pagato molte migliaia di sesterzi, che essendo stato tralasciato ancora incompleto, è stato anche distrutto; sono stati spesi nuovamente per un altro acquedotto duecento sesterzi abbandonato anche questo, c'è stato bisogno di una nuova spesa, affinché gli abitanti avessero l'acqua, i quali avevano perduto disgraziatamente tanto denaro. Io stesso giunsi alla fonte purissima, da cui sembra che l'acqua potesse essere condotta, com'era stato tentato inizialmente, a struttura ad archi, per giungere non soltanto alle parti pianeggianti della città, ma anche a quelle più basse. Rimangono ancora pochissimi archi: alcuni possono essere eretti con pietre quadrate, che sono tirate giù dalla costruzione più alta. Qualche parte, come mi sembra, dev'essere fatta con mattoni, perché sarà più agevole e più a basso prezzo. Ma in primo luogo occorrerebbe un esperto di opere idriche o un architetto, affinché non accada nuovamente ciò che è già successo. Io sostengo questa cosa soltanto: che l'utilità dell'opera e la bellezza sia degnissima del tuo secolo.
(by Maria D.)
Versione tratta da Plinio il Giovane Epistula X, 37 C. PLINIUS TRAIANO IMPERATORI
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Itaque quintum iam mensem socius et amicus populi Romani ...
E così già da cinque mesi assediato in armi sono trattenuto come amico ed alleato del popolo romano, e non mi sono d'aiuto né i benefici di mio padre Micipsa né i vostri decreti. La mia sorte mi dissuade dallo scrivere di più in merito a Giugurta; e già prima avevo sperimentato che c'è poca fiducia per i miseri. Infatti inizialmente Giugurta uccise mio fratello Iempsale, poi mi espulse dal regno paterno. Ora occupa con le armi il vostro regno; assedia me, vostro alleato, dopo avermi accerchiato; di quanto valore abbiano avuto successo le parole dei legati, lo attestano i miei pericoli. Cosa resta, se non la vostra forza, per poter essere mosso? Infatti io in verità vorrei che le mie parole fossero vane; ma dato che sono nato per essere di dimostrazione dei delitti di Giugurta, non cerco di allontanare ormai con le preghiere la morte né le tribolazioni, soltanto il potere del nemico e le torture fisiche. Riflettete sul regno della Numidia, che è vostro; strappatemi dalle mani empie. Letta a voce alta tale missiva, vi furono quelli che ritennero che bisognasse inviare l'esercito in Africa; sollecitarono anche affinché frattanto si deliberasse in merito a Giugurta, dato che non aveva obbedito ai legati.
Versione tratta da Sallustio