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La cacciata degli stranieri versione latino Ammiano Marcellino
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Il commiato di Giuliano Ammiano Marcellino
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Nabuthae historia tempore vetus est, usu cotidiana. Quis enim divitum non cottidie concupiscit aliena? Quis opulentissimorum non exturbare contendit agellulo suo pauperem atque inopem aviti ruris eliminare finibus? Quis contentus est suo? Cuius non inflammet divitis animum vicina possessio? Non igitur unus Achab natus est, sed quod peius est cottidie Achab nascitur et numquam moritur huic saeculo. Si unus occidat, adsurgunt plurimi, plures qui rapiant quam qui amittant. Non unus Nabuthae pauper occisus est; cottidie Nabuthae sternitur, cottidie pauper occiditur. Hoc metu percitum humanum genus cedit iam suis terris, migrat cum parvulis pauper onustus pignore suo, uxor sequitur inlacrimans, tamquam ad bustum prosequatur maritum. Minus tamen deplorat illa quae deflet suorum funera, quia, etsi amisit coniugis praesidium, sepulchrum tenet, etsi filios non tenet, tamen exules non dolet, non ingemit graviora funeribus tenerae prolis ieunia. Quousque extenditis, divites, insanas cupiditates?
La storia di Naboth è antica per età, quotidiana per il costume. Chi, infatti, tra i ricchi ogni giorno non desidera i beni altrui? Chi tra i più potenti non si dirige a scacciare dal suo campicello il povero e a bandire il misero dai confini del podere ereditato? Chi è contento del suo? Di quale ricco non infiamma l'animo un vicino possedimento? Dunque non è nato un solo Achab, ma, ciò che è peggio, ogni giorno nasce un Achab e non muore mai a questo mondo. Se uno muore, ne nascono molti, più quelli che rubano che quelli che perdono. Non un solo povero Naboth è stato ucciso; Naboth è oppresso ogni giorno, ogni giorno un povero è ucciso. Il genere umano, turbato da questo timore, va via dalle sue terre, il povero emigra con i figli piccoli, carico del suo pegno d'amore, la moglie lo segue piangendo, come se seguisse il marito alla tomba. Fino a che punto, ricchi, estendete gli insani desideri?
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Una lezione di umiltà versione latino Ambrogio
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Quocirca ut vita carnis anima est, ita beata vita hominis Deus est, de quo dicunt sacrae litterae Hebraeorum: “Beatus populus, cuius est Dominus Deus ipsius”. Miser igitur populus ab isto alienatus Deo. Diligit tamen etiam ipse quandam pacem suam non inprobandam, quam quidem non habebit in fine, quia non ea bene utitur ante finem. Hanc autem ut interim habeat in hac vita, etiam nostri interest; quoniam, quamdiu permixtae sunt ambae civitates, utimur et nos pace Babylonis; ex qua ita per fidem populus Dei liberatur, ut apud hanc interim peregrinetur. Propter quod et apostolus admonuit ecclesiam, ut oraret pro regibus eius atque sublimibus, addens et dicens: “Ut quietam et tranquillam vitam agamus cum omni pietate et caritate”, et propheta Hieremias, cum populo Dei veteri praenuntiaret captivitatem et divinitus imperaret, ut oboedienter irent in Babyloniam Deo suo etiam ista patientia servientes, monuit et ipse ut oraretur pro illa dicens: “Quia in eius est pace pax vestra, utique interim temporalis, quae bonis malisque communis est”.
Dunque, come l'anima è vita del corpo, così vita felice dell'anima è Dio, di cui dice la sacra Scrittura dell'Antico Testamento: Felice il popolo, di cui Dio è il Signore. Dunque è infelice il popolo estraniato da questo Dio. Anch'esso tuttavia persegue una certa sua pace non riprovevole, che però non manterrà per il fine perché non ne usa bene prima del fine. Ma interessa anche a noi che frattanto, in questa vita, l'abbia poiché, mentre le due città sono ancora commischiate, anche noi utilizziamo la pace di Babilonia. Da essa il popolo di Dio si svincola mediante la fede per porsi in cammino frattanto nel suo territorio. Per questo anche l'Apostolo esorta la Chiesa di pregare per i sovrani e dignitari di lei aggiungendo le parole: Per trascorrere una vita serena e tranquilla in tutta pietà e carità. Anche il profeta Geremia, nel predire la schiavitù all'antico popolo di Dio e nell'ingiungere per divina ispirazione che andassero con sottomissione a Babilonia, perché obbedivano a Dio anche con tale sopportazione, esortò che si pregasse per essa con le parole: Perché nella sua pace v'è anche la vostra pace, certamente quella nel tempo perché essa è comune ai buoni e ai cattivi.