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Incipit: Solo, cum ex amicis quendam graviter maerentem videret ... Fine: Quo colligebat non oportere nos quae fortuito patiamur praecipuae et intolerabilis amaritudinis iudicare.
Vedendo Solone uno degli amici profondamente afflitto, lo portò sull'acropoli e lo esortò a rivolgere gli occhi su ogni parte degli edifici sottostanti. Quando vide che ebbe fatto ciò, disse: «Pensa ora fra te e te quante sventure vi siano state in passato sotto questi tetti e ve ne siano anche oggi e ve ne saranno nei secoli futuri e smettila di piangere le sciagure dei mortali, come tue proprie». Con questo discorso consolatorio spiegò che le città sono miserevoli recinti di sventure umane. Diceva inoltre che se tutti avessero ammucchiato i propri mali in un solo luogo, sarebbe accaduto che avrebbero preferito riportare a casa i propri mali, piuttosto che prendere la propria porzione dal mucchio comune delle miserie. Per cui concludeva che non è opportuno che noi consideriamo di insopportabile e particolare amarezza le cose che sopportiamo in modo fortuito.
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Incipit: Ipse inflammatus scelere et furore in forum venit; ardebant oculi, Fine: infelici et aerumnoso, qui numquam istam pestem viderat, comparabatur.
Egli stesso, arrivò in senato infiammato da scellerato furore; gli occh ardevano, la crudeltà traspariva da tutto il volto. Tutti erano in attesa di vedere fino a che punto, in conclusione, si sarebbe spinto o cosa mai avrebbe fatto, quando all'improvviso ordina che l'uomo venga trascinato e denudato nel mezzo del foro e legato e (ingiunge] che siano preparate le fruste. Quel poveretto continuava a gridare di essere un cittadine romano, cittadino del municipio di Consa; di aver prestato servizio militare con L. Recio, illustrissimo cavaliere romano, e che aveva affari a Palermo, e che da lui stesso Verre avrebbe potuto sapere quelle notizie. Ma costui affermò di aver scoperto che quello era stato mandato in Sicilia dai comandanti dei fuggitivi per spiare; ma di questa notizia nessuno aveva alcuna accusa ufficiale o una traccia o alcun sospetto; quindi ordina che l'uomo sia percosso assai violentemente in ogni parte del corpo. Veniva fustigato in mezze alla piazza di Messina un cittadino romano, oh giudici, e mentre quell'infelice veniva straziato sotto i colpi scroscianti, non si udiva un gemito ne altro grido se non questo: "Sono un cittadino romano!". Pensava che ricordando di essere cittadino romano, potesse evitare ogni flagellazione e allontanare ogni supplizio dal proprio corpo. Non solo egli nor raggiunse questo scopo, e cioè di allontanare da sé le frustate ma, mentre più implorava e ripeteva di essere cittadino romano, la croce, la croce - dico - veniva preparata per quell'infelice e quel disgraziato, che mai aveva visto un simile orrore.
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Inde Praestos, et ipsam Indiae gentem, perventum est. Porticanus rex erat, qui se munitae urbi cum magna manu popularium incluserat. Hanc Alexander tertio die, quam coeperat obsidere, expugnavit. Et Porticanus, cum in arcem confugisset, legatos de condicione deditionis misit ad regem; sed antequam adirent eum, duae turres cum ingenti fragore prociderant, per quarum ruinas Macedones evasere in arcem, qua capta Porticanus cum paucis repugnans occiditur. Diruta igitur arce et omnibus captivis venundatis, Sambi regis fines ingressus est multisque oppidis in fidem acceptis validissimam gentis urbem cuniculo cepit. Barbaris simile monstri visum est rudibus militarium operum: quippe in media ferme urbe armati terra existebant nullo suffossi specus ante vestigio facto. LXXX milia Indorum in ea regione caesa (esse) Clitarchus est auctor multosque captivos sub corona venisse.
Poi si giunse presso i Presti, anch'essi popolazione dell'India. Loro re era Porticano, che si era asserragliato con un nutrito esercito di sudditi in una città fortificata. Alessandro la espugnò dopo tre giorni di assedio. E Porticano, dopo essersi rifugiato sulla rocca, inviò al re dei messi per trattare le condizioni della resa; ma prima che essi arrivassero da lui, con gran fragore erano crollate due torri, attraverso le cui rovine i Macedoni penetrarono sulla rocca; dopo che questa fu espugnata, Porticano, che resisteva con pochi uomini, venne ucciso. Quindi, abbattuta la rocca e venduti tutti i prigionieri, Alessandro entrò nel territorio del re Sambo; e dopo aver accettato la resa di molte città, prese la più forte città di questa gente attraverso un condotto sotterraneo. Ai Barbari, inesperti di costruzioni militari, esso sembrò simile ad un prodigio; infatti gli armati spuntavano dal terreno quasi in mezzo alla città, senza nessuna traccia della galleria scavata in precedenza. Clitarco testimonia che in quella regione furono massacrati ottantamila Indi e che molti furono venduti come schiavi prigionieri di guerra.
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Inizio: Scipio castris hostium potitus, cum praeter libera Fine: Sensere etiam barbari magnitudinem, animi, cuius miraculo nominis alii mortales stuperent id ex tam alto fastigio aspernantis.
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Inizio: Si civitas in qua orti sunt longa pace et otio torpeat, Fine: cuique ex familia, ipsi hebent, mira diversitate naturae, cum idem homines sic ament inertiam et oderint quietem