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I pagani insultano i luoghi dove hanno trovato scampo
versione latino Agostino
Ex hac namque existunt inimici, adversus quos defendenda est ... refrenabatur inmanitas et captivandi cupiditas frangebatur.
Da essa infatti provengono nemici, contro i quali deve essere difesa la città di Dio. Di costoro tuttavia molti, rinunciando all’errore d’empietà, divengono in essa cittadini ben disposti. Molti invece sono infiammati contro di lei da odio così ardente e sono ingrati ai benefici tanto evidenti del suo Redentore che oggi non parlerebbero male di lei se nel fuggire il ferro dei nemici non avessero salvato nei luoghi sacri la vita, di cui oggi sono arroganti. Non sono forse contrari al nome di Cristo anche quei Romani che i barbari per rispetto a Cristo hanno risparmiato? Ne fanno fede i sepolcri dei martiri e le basiliche degli apostoli che accolsero nel saccheggio di Roma fedeli ed estranei che in essi si erano rifugiati. Fin lì incrudeliva il nemico sanguinario, qui si arrestava la mano di chi menava strage, là da nemici pietosi venivano condotti individui risparmiati anche fuori di quei luoghi affinché non s’imbattessero in altri che non avevano eguale umanità. Altrove erano spietati e incrudelivano come nemici. Ma appena giungevano in quei luoghi, in cui era proibito ciò che altrove era lecito per diritto di guerra, veniva contenuta l’efferatezza dell’uccidere e il desiderio di far prigionieri.
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Il tempo versione latino Agostino
Sed quomodo minuitur aut consumitur futurum, quod nondum est, ... quod non est, sed longum praeteritum longa memoria praeteriti est.
Ma come diminuirebbe e si consumerebbe il futuro, che ancora non è, e come crescerebbe il passato, che non è più, se non per l'esistenza nello spirito, autore di questa operazione, dei tre momenti dell'attesa, dell'attenzione e della memoria? Così l'oggetto dell'attesa fatto oggetto dell'attenzione passa nella memoria. Chi nega che il futuro non esiste ancora? Tuttavia esiste già nello spirito l'attesa del futuro. E chi nega che il passato non esiste più? Tuttavia esiste ancora nello spirito la memoria del passato. E chi nega che il tempo presente manca di estensione, essendo un punto che passa? Tuttavia perdura l'attenzione, davanti alla quale corre verso la sua scomparsa ciò che vi appare. Dunque il futuro, inesistente, non è lungo, ma un lungo futuro è l'attesa lunga di un futuro; così non è lungo il passato, inesistente, ma un lungo passato è la memoria lunga di un passato.
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I tre stili versione latino Agostino
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Quam ergo miser eram, et quomodo egisti ut sentirem miseriam meam die illo quo, cum pararem recitare imperatori laudes, quibus plura mentirer et mentienti faveretur ab scientibus, easque curas anhelaret cor meum et cogitationum tabificarum febribus aestuaret, transiens per quendam vicum Mediolanensem animadverti pauperem mendicum, iam, credo, saturum, iocantem atque laetantem. Et ingemui et locutus sum cum amicis qui mecum erant multos dolores insaniarum nostrarum, quia omnibus talibus conatibus nostris, qualibus tunc laborabam, sub stimulis cupiditatum trahens infelicitatis meae sarcinam et trahendo exaggerans, nihil vellemus aliud nisi ad securam laetitiam pervenire, quo nos mendicus ille iam praecessisset numquam illuc fortasse venturos. Quod enim iam ille pauculis et emendicatis nummulis adeptus erat, ad hoc ego tam aerumnosis anfractibus et circuitibus ambiebam, ad laetitiam scilicet temporalis felicitatis. Non enim verum gaudium habebat, sed et ego illis ambitionibus multo falsius quaerebam. Et certe ille laetabatur, ego anxius eram, securus ille, ego trepidus. Et si quisquam percontaretur me utrum mallem exultare an metuere, responderem: “exultare”; rursus si interrogaret utrum me talem mallem qualis ille, an qualis ego tunc essem, me ipsum curis timoribusque confectum eligerem, sed perversitate; numquid veritate? Neque enim eo me praeponere illi debebam, quo doctior eram, quoniam non inde gaudebam, sed placere inde quaerebam hominibus, non ut eos docerem, sed tantum ut placerem. Propterea et tu baculo disciplinae tuae confringebas ossa mea
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Philosophi autem qui vocantur, si qua forte vera et fidei nostrae accomodata dixerunt, maxime platonici, non solum formidanda non sunt, sed ab eis etiam tamquam ab iniustis possessoribus in usum nostrum vindicanda. Sicut enim Aegyptii non tantum idola habebant et onera gravia, quae populus Israhel detestaretur et fugeret, sed etiam vasa atque ornamenta de auro et argento et vestem, quae ille populus, exiens de Aegypto sibi potius tamquam ad usum meliorem clanculo vindicavit, non auctoritate propria sed praecepto Dei, ipsis Aegyptiis nescienter commodantibus ea quibus non bene utebantur, sic doctrinae omnes gentilium non solum simulata et superstitiosa figmenta gravesque sarcinas supervacanei laboris habent, quae unusquisque nostrum duce Christo de societate gentilium exiens debet abominari atque devitare, sed etiam liberales disciplinas usui veritatis aptiores et quaedam morum praecepta utilissima continent; deque ipso uno Deo colendo nonnulla vera inveniuntu
Non solo non dobbiamo temere ciò che hanno detto i filosofi antichi, soprattutto i platonici, quando i loro detti sono veri e congeniali alla nostra fede ma dobbiamo rivendicarli da loro come da ingiusti possessori. Gli Egizi non solo avevano idoli che il popolo di Israele detestava ma anche molte cose preziose, d'oro e d'argento, e stoffe di pregio che Israele fuggendo dall'Egitto rivendicò a sè per un uso migliore e ciò fece non per autorità propria ma su comando di Dio, poiché gli stessi egiziani erano inconsapevoli e non usavano bene ciò che avevano. Così se è vero che le dottrine dei pagani contengono elementi falsi e superstiziosi o inutili che ciascuno di noi, secondo le parole del Cristo, uscendo dalla società pagana, deve odiare ed evitare, è anche vero che le discipline liberali sono adattabili all'uso della verità e esistono, sempre fra i pagani, utilissimi precetti morali e persino riferimenti al culto di un unico Dio. Non dimentichiamo le vesti e gli abiti preziosi che raffigurano le istituzioni umane congeniali e buone per la società degli uomini, delle quali non possiamo fare a meno in questa vita, e che è lecito dunque ricevere e mantenere purchè le si converta a un uso cristiano. Non fecero ciò molti buoni fedeli cristiani? Quanto oro e quanto argento e quante belle vesti portarono fuori dall'Egitto Cipriano, dottore dolcissimo e martire beatissimo, e Lattanzio e Vittorino e Ilario di Poitiers, per non parlare dei miei contemporanei? Quanti innumerevoli padri greci fecero ciò? Per primo agì così Mosè, fedelissimo al Signore, del quale si sa che fu erudito e istruito in tutti i rami della sapienza egizia.