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Ἄδμητος, τῶν Φερῶν βασιλεύων, Αλκηστιν γαμεῖ, ἀλλ' ἐν τοῖς γάμοις θύων ἐκλανθάνεται Ἀρτέμιδι θύειν. Διὰ τοῦτο τὸν θάλαμον ἀνοιγνὺς πλέων δρακόντων σπειράμασιν εὑρίσκει. Ὁ δὲ Ἀπόλλων, φιλτάτου ὄντος αὐτῷ Ἀδμήτου, τὴν ὀργὴν τῆς θεοῦ ἐξιλάσκεται...
Admeto, mentre regna su Fere (Φεραί - Φερῶν), sposa Alcesti, ma durante le nozze si dimentica, sacrificando, di fare il sacrificio ad Artemide. Per questo trova aperto il talamo pieno di serpenti con spire. Apollo, essendo a lui molto caro Admeto, placa l'ira della dea e dalle Moire chiede che, quando Admeto sia sul punto di morire, sia esentato dalla morte se qualcuno volontariamente preferisca morire al suo posto. E quando arriva il giorno di morire, poiché né il padre né la madre, vogliono morire per il figlio, Alcesti sembra che ami Admeto più di loro, e muore al posto marito. Poi Core manda indietro Alcesti, come alcuni dicono. Eracle scende nell'Ade e la riporta da Admeto.
(By Vogue)
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Εχων τις θυγατερας... τα εκατερα πταιουσιν.
Un tale aveva due figlie, una la diede in matrimonio ad un giardiniere, l'altra ad un vasaio. Passato del tempo, si recava da quella del giardiniere e le domandava (ἐρωτάω) come stesse e in quale modo andassero le cose tra loro. Ella diceva che tutto andava bene tra loro, che questo soltanto chiedeva agli dei, che arrivassero un temporale e la pioggia affinché gli ortaggi fossero innaffiati. Dopo non molto tempo si recava da quella del vasaio e le chiedeva come stesse. Dicendo lei che non le mancava nulla (che tutte le cose non le mancavano (ἐνδέω), che solo questo chiedeva che persistessero (ἐπιμένω) cieli sereni ed un sole splendente affinché la ceramica si asciugasse, egli le diceva: "Se tu da un canto mi chiedi il bel tempo, dall'altro tua sorella che piova: per quale delle due dovrò pregare?". Parimenti coloro che nello stesso momento intraprendono cose dissimili, verosimilmente falliscono in entrambe.
(By Geppetto)
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Ἀνάχαρσις ὁ Σκύθης ἐρωτώμενος διὰ τίνα αἰτίαν ἄνθρωποι λυποῦνται πάντοτε, ἔφη· «Ὅτι οὐ μόνον αὐτοὺς τὰ ἴδια κακάλυποῦσιν, ἀλλὰ καὶ τὰ ἀλλότρια ἀγαθά». Ἐρωτώμενος δὲ τί ἐστιν ἐν ἀνθρώποις ἀγαθόν τε καὶ φαῦλον, ἔφη· «Γλῶσσα». Κρεῖττον ἔλεγεν ἕνα' φίλον ἔχειν πολλοῦ ἄξιον ἢ πολλοὺς μηδενὸς ἀξίους. Τὴν ἀγορὰν ὡρισμένον ἔφη τόπον εἰς τὸ ἀλλήλους ἀπατᾶν καὶ πλεονεκτεῖν. Θαυμάζειν φησί πῶς Ἕλληνες ἀρχόμενοι μὲν ἐν μικροῖς κύλιξι πίνουσι, πλησθέντες ἐν μεγάλοις.
Lo scita Anacarsi, essendogli chiesto per quale motivo gli uomini soffrono sempre, disse: "Perché non solo li affliggono i mali personali, ma anche i beni degli altri". Essendogli chiesto che cosa c'è nell'uomo di buono e di deteriore, rispose: "La lingua" Diceva che era meglio avere un solo amico che molti che non valgono niente. Diceva che l'agorà (la piazza, il mercato) era un luogo stabilito (part perf ὁρίζω) per ingannarsi e frodarsi l'uno con gli altri. Dice(va) di ammirare come i Greci quando cominciano bevono in piccole coppe, quando sono ubriachi in grandi.
(By Vogue)
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Ὄνος καὶ κύων τὴν αὐτὴν ὁδὸν ὁδοιπόρουν. Ἐπεὶ γραμμάτιον ἐσφραγισμένον ἐπὶ γῆς ηὕρισκον, ὁ ὄνος τὴν σφραγῖδα ἀνερρήγνυ καὶ διεξῄει πρὸς τὸν κύνα. Περὶ βοσκημάτων δὲ ἔλεγε τὰ γράμματα, χόρτου τε, φημί, καὶ κριθῆς καὶ ἀχύρου. Ἀηδῶς οὖν ὁ κύων, τοῦ ὄνου τὰ γράμματα διεξιόντος, διέκειτο· ἔνθεν δὴ ἔφη τῷ ὄνῳ· «Μικρὸν ὑπόβαθι, ὦ φίλε, εἴ ποτέ τι καὶ περὶ κρεῶν καὶ ὀστέων εὑρίσκεις». Ἐπεὶ δ' ὁ ὄνος οὐδὲν ἥυρισκε ὧν ὁ κύων ἐζήτει, ἀντέφη αὖθις ὁ κύων· «Βάλε τὸ γραμμάτιον κατὰ γῆς, φίλε, ὡς πάντως ἀδόκιμον».
Un asino e un cane percorrevano la stessa strada. Quando trovavano un biglietto sigillato sulla terra, l'asino (imperf 3a sg ἀναρρήγνυμι) apriva il sigillo (σφρᾱγίς -ῖδος, ἡ) e la spiegava (imperf διέξειμι) al cane. Le lettera parlava di cose da mangiare, io suppongo (φημί) anche di fieno, di orzo e di paglia. Il cane esaminando dunque la lettera dell'asino era disposto ( διέκειτο, διάκειμαι imperf ind mp 3a sing) malvolentieri. Quindi diceva all'asino: "Va un po' più avanti, amico, nel caso tu trovi anche qualcosa sulla carne e sulle ossa. Dato che l'asino non trovava nulla delle cose che il cane cercava, (ἀντέφη, ἀντίφημι imperf ind att 3a sg) il cane lo contraddiva subito: "Getta la lettera a terra, amico, poiché è del tutto senza valore.
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Γεννα Αλθαια παιδα εξ Οινεως Μελεαγρον. Τουτο δ'οντος ημερων επτα λεγουσιν αι Μοιραι οτι τοτε τελευτησει Μελεαγρος οταν ο καιομενος επι της εσχαρας δαλος κατακαη...δωσει επαγγελλεται.
Altea genera un bambino da Eneo, Meleagro. Quando questo aveva sette giorni le Moire dicono che in quel tempo Meleagro morirà, quando il tizzone che veniva bruciato sul focolare si sarà consumato. Udito ciò, Altea poneva (κατατίθημι) in una cassa il tizzone. Meleagro, divenuto un uomo invulnerabile e nobile, moriva (τελεύτα, τελευτάω imperf ind att 3a sg) in questo modo. Essendo nati nella regione i frutti annuali, Eneo che (li) stava sacrificando a tutti gli dei si dimentica la sola Artemide. E questa (μηνί̱ουσα, μηνίω part pres att femm nom) essendo sdegnata manda un cinghiale eminente per grandezza e forza. Questo rende sterile la terra e uccide gli animali da pascolo e quelli che incontra. Ed Eneo chiama a raccolta contro questo cinghiale tutti gli eroi dalla Grecia e promette di dare (che darà) la pelle a colui che uccide la preda.
(By Vogue)