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ΔΩΡΙΣ Τι δακρυεις, ω Θετι;
ΤἙΤΙΣ Καλλιστην ω Δωρι, κορην εωρων ες κιβωτον υπο του πατρος...
...εις την κιβωτον αρτι τετοκιαν. (da Luciano)
Dori: Perché piangi, Teti? Teti: Vedevo, o Dori, una bellissima fanciulla messa in una cesta da un padre, lei e il suo figlio neonato; il padre comandava i marinai, quando si stacca(va)no molto da terra, di gettare via la cesta nel mare, affinché la misera fanciulla [lett. muoia] morisse, sia lei sia il bambino.
Dori: Di chi (parli) o sorella; Raccontami.
Teti: Acrisio suo padre la conservava quella poiché era bellissima rinchiudendo(la) in una stanza di bronzo. Poi si dice dunque che Giove, divenuto oro, fluiva attraverso il tetto su di lei, (e) che quella ricevuto il dio che scorre nel ventre rimaneva incinta. Il padre, un crudele e vecchio geloso, saputo ciò, si infuriava e credendo che fosse stata sedotta da uno (qualsiasi), gettava tosto nella cesta quello che aveva partorito. (ετοκυῖαν = τίκτω participio attiva perfetto b feminile singolare accusativo)(by Stuurm)
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Εθους οντος τοις πλεουσι κυνιδια και πιθηκους επαγεσθαι προς παραμυθιαν του πλου, πλεων τις ειχε συν εαυτω και πιθηκον... Ο μυθος προς ανδρας οι την αληθειαν ου γιγνωσκοντες απαταν νομιζουσιν. (da Esopo)
Essendo costume per i naviganti accompagnarsi (ἐπάγω) per diletto in (di) navigazione con dei cagnolini e delle scimmie, un tale aveva con sé anche una scimmia. Giunti presso il Sunio, il promontorio dell'Attica, sopraggiungeva una tempesta che era spaventosa. Ribaltatasi la nave, tuffatisi tutti, si tuffava (νήχω) anche la scimmia. Un delfino che la vedeva e che pensava che quello fosse un uomo, se la caricava accompagnandola fino a terra. Quando arrivavano presso Pireo porto di Atene, il delfino domandava alla scimmia se era una Ateniese. Poiché rispondeva che qui essa aveva anche amici importanti, chiedeva ancora (ἐπανερωτάω) se era amica anche di Pireo. Supponendo la scimmia che parlasse di un uomo, diceva che gli era anche molto amico e familiare. Ed il delfino, indignato per una tale menzogna facendola affondare, la condannava a morte. Il racconto si rivolge a quegli uomini i quali, non conoscendo la verità, pensano di ingannare.
(By Geppetto)
ULTERIORE PROPOSTA DI TRADUZIONE
Poiché è abitudine per i naviganti portare a scopo di divertimento della navigazione cagnolini e scimmie, un tale navigando aveva con sé anche una scimmia. Quando essi era presso il Sunio, il promontorio dell'Attica, avvenne che nacque una violenta tempesta. Poichè la nave si era capovolta e poiché tutti attraversavano a nuoto, anche la scimmia nuotava. Un delfino, vedendola e pensando che quella fosse un uomo, (la) sollevava trasportando(la) verso la terra ferma. Appena giungeva al Pireo, il porto di Atene, il delfino chiedeva alla scimmia se era Ateniese. Poiché essa diceva anche di avere qui amici illustri chiedeva ancora se conosceva anche il Pireo. La scimmia mentre era sul dorso diceva di parlare di un uomo e che era a lui molto amico e conoscente. E poiché il delfino si era adirato per una tale bugia immergendola (la) faceva morire. Il racconto (è) per gli uomini i quali non conoscendo la verità ritengono di ingannare.
(By Stuurm)
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Κολοιος, ορων περιστερας εν τινι περιστεροτροφειω καλως τρεφομενας, λευκαινων εαυτον εβαινεν ως της αυτης διαιτης μεταλαμβανοι... πολλακις αφαιρειται κατ τα προσοντα. (da Esopo)
Una cornacchia, vedendo delle colombe che mangiavano a sazietà in una colombaia, dopo aver tinto se stessa di bianco, così da mistificare la propria natura, vi andava. Queste, fino a che sta ferma, credono che essa sia una colomba, la accoglievano (προσίημι); poi, una volta che si dimentica, emetteva la voce (φθέγγομαι), allora avendo esse riconosciuto la sua voce, la scacciano via. E quella, non ottenendo lì il cibo, torna di nuovo fra le cornacchie: e quelle, non riconoscendola a causa del colore, la scacciavano (ἀπείργω) per il suo modo di presentarsi (vita). Il racconto ci insegna che bisogna anche accontentarsi delle nostre cose considerando che la bramosia spesso toglie anche le cose che ci appartengono (πρόσειμι).
(By Geppetto)
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Ο Αγησιλαος ηδη μεν ετη εγεγονει αμφι τα ογδοηκοντα· κατανενοηκως δε τον Αιγυπτιων βασιλεα επιθυμουντα τω Περση πολεμειν... ο Αγησιλαος ως εξηπατημενος εφροντιζε τι δει ποιειν. (da Senofonte)
Agesilao aveva ormai circa ottant'anni; una volta capito che il re dell'Egitto voleva muovere guerra alla Persia e che aveva un gran numero di fanti e di cavalieri e molti beni, felice di sentire che questi lo mandava a chiamare e che gli prometteva il comando supremo, pensava infatti che in un sol colpo, di ripare i servigi resi a Sparta, di liberare nuovamente i Greci dell'Asia e di vendicare sul Persiano sia i tori precedenti sia il fatto che all'epoca, pur proclamando di essere un alleato chiedeva loro di lasciare la Messendia. Quando però chi lo aveva chiamato non gli assegnò il comando come promesso, Agesilao fece conto di aver subito un inganno e meditava su cosa bisognava fare.
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Εν δε τουτω προσαγουσι τω Κυρω τους αιχμαλωτους εν τοις δεσμοις, τους δε τινας τετρωμενους... πολλα δε δεξιουμενοι τον Κυρον ωχοντο οικαδε. (da Senofonte)