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Doride e Galatea I
VERSIONE DI GRECO di Luciano
TRADUZIONE dal libro Phrasis
Dori. Quel tuo bello innamorato, o Galatea, quel pastore siciliano dicono che sia impazzato di te.
Galatea. Non motteggiare, o Dori: infine è figliuol di Nettuno egli.
Dori. E che fa? fosse anche figliuol di Giove, quand’è così salvatico e peloso, e con quella gran bruttezza d’un sol occhio? Sai che gentilezza non fa bellezza.
Galatea. Quell’esser peloso e salvatico, come tu dici, non lo rende brutto, ma gli dà un’aria più maschile: e quell’occhio gli sta bene in fronte, e poi non ci vedrebbe meglio con due.
Dori. Pare, o Galatea, che tu sei più innamorata di lui, che egli di te, chè troppo lo lodi.
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Επειδη δε ο ανθρωπος θειας μετεσχε μοιρας, πρωτον μεν δια την του θεου συγγενειαν ζωων μονον θεους ενομισεν, και επεχειρει βωμους τε ιδρυεσθαι και αγαλματα θεων: επειτα φωνην και ονοματα ταχυ διηρθρωσατο τη τεχνη, και οικησεις και εσθητας και υποδεσεις και στρωμνας και τας εκ γης τροφας ηυρετο. Ουτω δη παρεσκευασμενοι κατ' αρχας ανθρωποι ωκουν σποραδην, πολεις δε ουκ ησαν: απωλλυντο ουν υπο των θηριων δια το πανταχη αυτων ασθενεστεροι ειναι, και η δημιουργικη τεχνη αυτοις προς μεν τροφην ικανη βοηθος ην, προς δε τον των θηριων πολεμον ενδεης - πολιτικην γαρ τεχνην ουπω ειχον, ης μερος πολεμικη - εζητουν δη αθροιζεσθαι και σωζεσθαι κτιζοντες πολεις: οτ' ουν αθροισθειεν, ηδικουν αλληλους ατε ουκ εχοντες την πολιτικην τεχνην, ωστε παλιν σκεδαννυμενοι διεφθειροντο. Ζευς ουν δεισας περι τω γενει ημων μη απολοιτο παν, Ερμην πεμπει αγοντα εις ανθρωπους αιδω τε και δικην, ιν' ειεν πολεων κοσμοι τε και δεσμοι φιλιας συναγωγοι.
il lungo cammino dell'uomo verso la convivenza civile
VERSIONE DI GRECO di Platone - TRADUZIONE dal librophrasis
Versione di maturità 2004
TRADUZIONE
Dopo che l'uomo partecipò ad una sorte divina, per prima cosa per affinità familiare con il dio, soltanto fra gli esseri viventi onorò gli dei; si accingeva ad innalzare altari e statue di dei. In seguito articolò la voce con le parole velocemente con l'arte, inventò sia le case sia i vestiti sia i sandali sia i letti e cibi della terra, dopo che si erano così preparati gli uomini in antichità abitavano là infatti non c'erano città. Perivano per opera degli animali poiché erano più deboli di quelli, l'arte dell'artigiano era per loro un ausiliario sufficente per il cibo insufficente per la lotta contro gli animali, infatti non avevano ancora l'arte politica della quale era una parte bellica, quindi cercavano di radunarsi e salvarsi costruendo città. Zeus allora, temendo che la nostra stirpe andasse completamente distrutta (lett. : avendo temuto per la stirpe di noi che perisse tutta), inviò (lett. : invia) Ermes perché portasse agli uomini rispetto e giustizia affinché (questi concetti) fungessero da (lett. : fossero) ordinamenti politici delle città e da vincoli di amicizia.
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Iniziale entusiasmo per la guerra del peloponneso
VERSIONE DI GRECO di Tucidide
TRADUZIONE dal libro Phrasis
inizia con: ολιγον τε επενοουν ουδεν
E finisce con: οι δε μη αρχθωσι φοβουμενοι
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Incredulità di Tommaso
VERSIONE DI GRECO d al Vangelo secondo Giovanni
TRADUZIONE dal libro Phrasis
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dissero allora gli altri discepoli: "Abbiamo visto il Signore!". Ma egli disse loro: "Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò". Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: "Pace a voi!". Poi disse a Tommaso: "Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!". Rispose Tommaso: "Mio Signore e mio Dio!". Gesù gli disse: "Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!".
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τὴν δὲ βασιλείαν Κρέων ὁ Μενοικέως παραλαμβάνει. τούτου δὲ βασιλεύοντος οὐ μικρὰ συμφορὰ κατέσχε Θήβας. ἔπεμψε γὰρ Ἥρα Σφίγγα, ἣ μητρὸς μὲν Ἐχίδνης ἦν πατρὸς δὲ Τυφῶνος, εἶχε δὲ πρόσωπον μὲν γυναικός, στῆθος δὲ καὶ βάσιν καὶ οὐρὰν λέοντος καὶ πτέρυγας ὄρνιθος. μαθοῦσα δὲ αἴνιγμα παρὰ μουσῶν ἐπὶ τὸ Φίκιον ὄρος ἐκαθέζετο, καὶ τοῦτο προύτεινε Θηβαίοις. ἦν δὲ τὸ αἴνιγμα· τί ἐστιν ὃ μίαν ἔχον φωνὴν τετράπουν καὶ δίπουν καὶ τρίπουν γίνεται· χρησμοῦ δὲ Θηβαίοις ὑπάρχοντος τηνικαῦτα ἀπαλλαγήσεσθαι τῆς Σφιγγὸς ἡνίκα ἂν τὸ αἴνιγμα λύσωσι, συνιόντες εἰς ταὐτὸ πολλάκις ἐζήτουν τί τὸ λεγόμενόν ἐστιν, ἐπεὶ δὲ μὴ εὕρισκον, ἁρπάσασα ἕνα κατεβίβρωσκε. πολλῶν δὲ ἀπολομένων, καὶ τὸ τελευταῖον Αἵμονος τοῦ Κρέοντος, κηρύσσει Κρέων τῷ τὸ αἴνιγμα λύσοντι καὶ τὴν βασιλείαν καὶ τὴν Λαΐου δώσειν γυναῖκα. Οἰδίπους δὲ ἀκούσας ἔλυσεν, εἰπὼν τὸ αἴνιγμα τὸ ὑπὸ τῆς Σφιγγὸς λεγόμενον ἄνθρωπον εἶναι· γίνεσθαι, γὰρ τετράπουν βρέφος ὄντα τοῖς τέτταρσιν ὀχούμενον κώλοις, τελειούμενον δὲ δίπουν, γηρῶντα δὲ τρίτην προσλαμβάνειν βάσιν τὸ βάκτρον
Il figlio di Meceneo Creonte prese (in eredità) il regno. Mentre regnava (participio, genitivo assoluto), non una piccola sciagura ebbe Tebe. Infatti la Era inviò a Tebe una sfinge Sfinge, la madre eraEchidna mentre il padre era Tifone, aveva il viso di una donna, il petto, le zampe e la coda di un leone, e le ali di un uccello. Avendogli le Muse insegnato un enigma si appollaiava sul monte Ficio e lo proponeva ai Tebani. Questo enigma era: "Qual è quella cosa che possiede una sola voce, è sia quadrupede, bipide e tripode?". Poiché i Tebani ricevevano la predizione (genitivo assoluto), (che diceva) si sarebbero liberati della Sfinge solo quando avrebbero trovato la soluzione ma non ci riuscivano, la Sfinge prendeva uno di loro e se lo divorava. Molti erano già morti, e ultimo anche Emone, il figlio di Creonte. Allora Creonte fece un annuncio: chi fosse riuscito a risolvere l'enigma della Sfinge avrebbe avuto il regno e la moglie di Laio. Edipo dopo averlo udito lo sciolse dicendo che l'enigma detto dalla sfinge era l'uomo. Infatti da neonato cammina cammina con quattro zampe; da adulto con due piedi; e da vecchio tre piedi, perché usa un bastone.