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Gli abitanti del Peloponneso invadono l'Attica
VERSIONE DI GRECO di Licurgo
TRADUZIONE dal libro Frasis
Inizio: Επί Κοδρου βασιλεύοντος Πελοποννεσίοις γενομένης αϕορίας fine και διεκαρτέρουν εις την πατρίδα
TRADUZIONE
Sotto il regno di Codro i Peloponnesiaci, poiché una carestia affliggeva la loro terra, credettero bene di scendere in campo contro la nostra città e cacciandone i nostri progenitori di spartirsi il paese. In primo luogo, mandata una legazione a Delfi, interrogarono la divintà se avrebbero preso Atene; e poiché il dio rispose loro che avrebbero occupato questa città a patto che non uccidessero Codro, re degli Ateniesi, marciarono contro Atene. Quando i peloponnesiaci ebbero invaso l'Africa, i vostri antenati, o giudici, non abbandonarono la loro patria né si dipartirono, ma pur essendo pochi e racchiusi, sopportarono l'assedio e resistettero per la salvezza della patria.
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Proemio delle storie erodotee
VERSIONE DI GRECO di Erodoto
TRADUZIONE dal libro Frasis
TRADUZIONE
Erodoto di Alicarnasso espone qui il risultato delle sue ricerche storiche; lo scopo è di impedire che avvenimenti determinati dall'azione degli uomini finiscano per sbiadire col tempo, di impedire che perdano la dovuta risonanza imprese grandi e degne di ammirazione realizzate dai Greci come dai barbari; fra l'altro anche la ragione per cui vennero a guerra tra loro.
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Pitagora diviene famoso
VERSIONE DI GRECO di Isocrate
TRADUZIONE dal libro Frasis
Inizio: phutagoras o samios, aphikomenos eis aigupton...
TRADUZIONE
Pitagora di Samo andato in Egitto e fattosi loro discepolo , portò in Grecia, per primo, lo studio d’ogni genere di filosofia, e più degli altri si prese cura dei sacrifici e delle cerimonie religiose, giudicando che, se anche non avesse ricevuto per questo alcun bene dagli dèi, avrebbe tuttavia conseguito gloria grandissima tra gli uomini. E così fu. Perché la sua gloria superò di tanto quella degli altri uomini, che i giovani tutti desideravano di diventare suoi discepoli, e i vecchi preferivano che i loro figli stessero con lui piuttosto che s’occupassero degli affari familiari. Né si può dubitare di questa tradizione, perché, ancor oggi, quelli che si vantano d’essere suoi discepoli, sono, anche se tacciono, più ammirati di quanti hanno conseguito con la parola fama grandissima.
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La vera amicizia VERSIONE DI GRECO di Aristotele
TRADUZIONE dal libro Oi ellenes. Phrasis
inizia così: τελεια δʹεστι η των αγαθων... finisce così: ...τοις φιλοις δει υπαρχειν.
L'amicizia dei buoni e dei simili è perfetta per virtù. Questi infatti vogliono reciprocamente le cose buone, secondo loro sono buoni. Coloro quali desiderano le cose buone per gli amici sono per loro soprattutto amici. Infatti per loro hanno tanto e non per caso. L'amicizia di codesti rimane finchè sono buoni, il valore è saldo e ciascuno è sinceramente buono per l'amico. I buoni infatti sono cari ad entrambi; le faccende domestiche sono tali, le azioni dei buoni(sono) queste o simili a ciascuno con piacere. Tale amicizia è ragionevolmente salda; infatti mediante la stessa (amicizia) bisogna iniziare tutto ciò che unisce gli amici.
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Zeus si lamenta del suo lavoro
VERSIONE DI GRECO di Luciano
TRADUZIONE dal libro PHRASIS
Άλλ' έπιτριβεΐεν όπόσοι των φιλοσόφων παρά μόνοις την ευδαιμονίαν φασίν εΐναι τοις θεοΐς. Εϊ γοΰν ηδεσαν όπόσα των ανθρώπων ένεκα πάσχομεν, ούκ άν ημάς τοΰ νέκταρος ή της αμβροσίας έμακάριζον Όμήρω πιστέ ύσαντες, άνδρί τυφλω και γόητι, μά κάρας ήμας καλοΰντι καί τα έν ούρανω διηγουμένω, δς ουδέ τα έν τη γη καθοράν έδύνατο Έγώ δέ αυτός ό πάντων βασιλεύς καί πατήρ όσας μέν αηδίας ανέχομαι, όσα δέ πράγματα έχω προς τοσαύτας φροντίδας διηθημένος ω πρώτα μέν τά τών άλλων θεών έργα έπισκοπεΐν αναγκαίο ν ό πόσοι τι ήμΐν συνδιαπράττουσι της αρχής, ώς μή βλακεύωσιν έν αύτοΐς, έπειτα δέ με δει καί ταΰτα μέν ποιεΐν άποβλέπειν δέ κατά τον αυτόν χρόνον άπανταχόσε και πάντα έπισκοπεΐν ώσπερ τον έν τη Νεμέα βουκόλον, τους κλέπτοντας, τους επίορκουντας, τους θύοντας, ει τις έσπεισε, πόθεν ή κνίσα καί ό καπνός ανέρχεται, τίς νοσών ή πλέων έκάλεσεν, καί τό πάντων έπιπονώτατον, ϋφ' ένα καιρόν έν τε Όλυμπία τη εκατόμβη παρεΐναι καί έν Βαβυλώνι τους πολεμοΰντας έπισκοπεΐν καί έν Γέταις χαλαζάν καί έν Αϊθίοψιν εύωχεΐσθαι.
Possano crepare quei filosofi che vanno dicendo che la felicità risiede soltanto tra gli dèi. Se sapessero davvero quante beghe noi sopportiamo per gli uomini, non ci riterrebbero beati per il nettare o per l’ambrosia, prestando fede a Omero, che è un cieco e un ciarlatano, il quale ci chiama beati e pretende di parlare delle cose che sono in cielo lui che non era in grado di vedere neppure quelle che sono sulla terra . Proprio io che sono re e padre di tutti quante grande sopporto, quante difficoltà trovo, diviso come sono tra tanti pensieri: prima di tutto devo controllare quello che fanno gli altri dèi che collaborano con me nel governo, per impedire che si lascino prendere dall’indolenza nei loro compiti, poi devo sia fare questo sia guardare nello stesso tempo in tutte le direzioni e stare attento a tutto proprio come il mandriano di Nemea, chi ruba, chi spergiura, chi fa sacrifici, se uno ha fatto libagioni, da dove si levano i vapori e il fumo, chi mi invoca se è malato o in mare, e, la cosa più faticosa di tutte, devo nello stesso momento essere ad Olimpia a presiedere un’ecatombe, a Babilonia a controllare i combattenti, mandare grandine tra i Geti e banchettare in mezzo agli Etiopi.