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AMMIRAZIONE E RIMPIANTO PER I CADUTI DELLA PATRIA
VERSIONE DI GRECO di Lisia
TRADUZIONE dal libro Ellenion
πάντα περὶ ἐλάττονος τῆςἀρετῆς ἡγούμενοι αὑτοὺς μὲν ἀπεστέρησαν βίου, χήρας δὲγυναῖκας ἐποίησαν, ὀρφανοὺς δὲ τοὺς αὑτῶν παῖδας ἀπέ-λιπον, ἐρήμους δ’ ἀδελφοὺς καὶ πατέρας καὶ μητέρας κατ-έστησαν; πολλῶν δὲ καὶ δεινῶν ὑπαρχόντων τοὺς μὲνπαῖδας αὐτῶν ζηλῶ, ὅτι νεώτεροί εἰσιν ἢ ὥστε εἰδέναι οἵωνπατέρων ἐστέρηνται, ἐξ ὧν δ’ οὗτοι γεγόνασιν, οἰκτείρω, ὅτι πρεσβύτεροι ἢ ὥστε ἐπιλαθέσθαι τῆς δυστυχίας τῆςἑαυτῶν. τί γὰρ ἂν τούτων ἀνιαρότερον γένοιτο, ἢ τεκεῖνμὲν καὶ θρέψαι καὶ θάψαι τοὺς αὑτῶν, ἐν δὲ τῷ γήρᾳ ἀδυνάτους μὲν εἶναι τῷ σώματι, πασῶν δ’ ἀπεστερημένουςτῶν ἐλπίδων ἀφίλους καὶ ἀπόρους γεγονέναι, ὑπὲρ δὲ τῶναὐτῶν πρότερον ζηλοῦσθαι καὶ νῦν ἐλεεῖσθαι, ποθεινότερονδ’ αὐτοῖς εἶναι τὸν θάνατον τοῦ βίου; ὅσῳ γὰρ ἄνδρες ἀμείνους ἦσαν, τοσούτῳ τοῖς καταλειπομένοις τὸ πένθος μεῖζον.
TRADUZIONE
Perciò è giusto che i vivi li rimpiangano, si lamentino della propria sorte e abbiano pietà dei loro parenti per tutto il resto della vita. Infatti, quale gioia rimane loro dopo che sono stati sepolti uomini come questi, che ritenendo ogni altra cosa di minor valore della virtù hanno rinunciato alla propria vita, hanno lasciato vedove le loro mogli, orfani i loro figli e hanno abbandonato fratelli, padri e madri? Benché vittime di molte gravi sciagure, io invidio i loro figli, troppo giovani per comprendere di quali padri sono stati privati, e compiango coloro che li hanno generati, perché sono troppo vecchi per poter dimenticare la loro sventura. Che cosa avrebbe potuto toccare loro di più doloroso che nutrire e allevare i loro figli per poi doverli seppellire, e che trovarsi in vecchiaia indeboliti nel fisico e, privati di ogni speranza, restare senza persone care e senza mezzi di sussistenza? Ed essere per le stesse persone prima oggetto di invidia e ora di compassione, e trovare infine la morte più desiderabile della vita? Quanto più quei defunti sono stati uomini valorosi, tanto più grande è il dolore che lasciano a chi resta
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Non è giusto accusare me per i crimini dei Trenta
VERSIONE DI GRECO di Lisia
TRADUZIONE dal libro Ellenion pag 406 n. 387
Ἀξιῶ δέ, ὦ ἄνδρες δικασταί, ἐὰν ἀποφήνω συμφορᾶς μὲν μηδεμιᾶς αἴτιος γεγενημένος, πολλὰ δὲ κἀγαθὰ εἰργασμένος τὴν πόλιν καὶ τῷ σώματι καὶ τοῖς χρήμασι, ταῦτα γοῦν μοι παρ´ ὑμῶν ὑπάρχειν, ὧν οὐ μόνον τοὺς εὖ πεποιηκότας ἀλλὰ καὶ τοὺς μηδὲν ἀδικοῦντας τυγχάνειν δίκαιόν ἐστι. Μέγα μὲν οὖν ἡγοῦμαί μοι τεκμήριον εἶναι, ὅτι, εἴπερ ἐδύναντο οἱ κατήγοροι ἰδίᾳ με ἀδικοῦντα ἐξελέγξαι, οὐκ ἂν τὰ τῶν τριάκοντα ἁμαρτήματα ἐμοῦ κατηγόρουν, οὐδ´ ἂν ᾤοντο χρῆναι ὑπὲρ τῶν ἐκείνοις πεπραγμένων ἑτέρους διαβάλλειν, ἀλλ´ αὐτοὺς τοὺς ἀδικοῦντας τιμωρεῖσθαι· νῦν δὲ νομίζουσι τὴν πρὸς ἐκείνους ὀργὴν ἱκανὴν εἶναι καὶ τοὺς μηδὲν κακὸν εἰργασμένους ἀπολέσαι. Ἐγὼ δὲ οὐχ ἡγοῦμαι δίκαιον εἶναι οὔτε εἴ τινες τῇ πόλει πολλῶν ἀγαθῶν αἴτιοι γεγένηνται, ἄλλους τινὰς ὑπὲρ τούτων τιμὴν ἢ χάριν κομίσασθαι παρ´ ὑμῶν, οὔτ´ εἴ τινες πολλὰ κακὰ εἰργασμένοι εἰσίν, εἰκότως ἂν δι´ ἐκείνους τοὺς μηδὲν ἀδικοῦντας ὀνείδους καὶ διαβολῆς τυγχάνειν· ἱκανοὶ γὰρ οἱ ὑπάρχοντες ἐχθροὶ τῇ πόλει καὶ μέγα κέρδος νομίζοντες εἶναι τοὺς ἀδίκως ἐν ταῖς διαβολαῖς καθεστηκότας.
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PIETRO RINNEGA GESU'
TRADUZIONE dal libro Ellenion
συλλαβοντες δε αυτον ηγαγον και εισηγαγον αυτον εις τον οικον του αρχιερεως ο δε πετρος ηκολουθει μακροθεν αψαντων δε πυρ εν μεσω της αυλης και συγκαθισαντων αυτων εκαθητο ο πετρος εν μεσω αυτων ιδουσα δε αυτον παιδισκη τις καθημενον προς το φως και ατενισασα αυτω ειπεν και ουτος συν αυτω ην ο δε ηρνησατο αυτον λεγων γυναι ουκ οιδα αυτον και μετα βραχυ ετερος ιδων αυτον εφη και συ εξ αυτων ει ο δε πετρος ειπεν ανθρωπε ουκ ειμι και διαστασης ωσει ωρας μιας αλλος τις διισχυριζετο λεγων επ αληθειας και ουτος μετ αυτου ην και γαρ γαλιλαιος εστιν ειπεν δε ο πετρος ανθρωπε ουκ οιδα ο λεγεις και παραχρημα ετι λαλουντος αυτου εφωνησεν ο αλεκτωρ και στραφεις ο κυριος ενεβλεψεν τω πετρω και υπεμνησθη ο πετρος του λογου του κυριου ως ειπεν αυτω οτι πριν αλεκτορα φωνησαι απαρνηση με τρις
TRADUZIONE
Dopo averlo preso, lo condussero via e lo fecero entrare nella casa del sommo sacerdote. Pietro lo seguiva da lontano. Siccome avevano acceso un fuoco in mezzo al cortile e si erano seduti attorno, anche Pietro si sedette in mezzo a loro. Vedutolo seduto presso la fiamma, una serva fissandolo disse: “Anche questi era con lui”. Ma egli negò dicendo: “Donna, non lo conosco!”. Poco dopo un altro lo vide e disse: “Anche tu sei di loro!”. Ma Pietro rispose: “No, non lo sono!”. Passata circa un’ora, un altro insisteva: “In verità, anche questo era con lui; è anche lui un Galileo”. Un Galileo. Ricordate chi erano i Galilei? Esatto, erano i briganti rivoluzionari nati da quel Giuda il Galileo, erano i sovversivi contro il potere di Roma in Palestina. E’ piuttosto curioso che a Pietro venga assegnato il titolo di Galileo piuttosto che di predicatore o di placido discepolo del buon maestro. Ma Pietro disse: “O uomo, non so quello che dici”. E in quell’istante, mentre ancora parlava, un gallo cantò. Allora il Signore, voltatosi, guardò Pietro, e Pietro si ricordò delle parole che il Signore gli aveva detto: “Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte”.
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IL CAPRAIO LAMONE SALVA UN NEONATO ABBANDONATO VERSIONE DI GRECO di Longo Sofista TRADUZIONE dal libro Ellenion
Ἐν τῷδε τῷ ἀγρῷ νέμων αἰπόλος, Λάμων τοὔνομα, παιδίον εὗρεν ὑπὸ μιᾶς τῶν αἰγῶν τρεφόμενον. Δρυμὸς ἦν καὶ λόχμη βάτων καὶ κιττὸς ἐπιπλανώμενος καὶ πόα μαλθακή, καθ᾽ ἧς ἔκειτο τὸ παιδίον. Ἐνταῦθα ἡ αἲξ θέουσα συνεχὲς ἀφανὴς ἐγίνετο πολλάκις καὶ τὸν ἔριφον ἀπολιποῦσα τῷ βρέφει παρέμενε. Φυλάττει τὰς δια δρομὰς ὁ Λάμων οἰκτείρας ἀμελούμενον τὸν ἔριφον, καὶ μεσημβρίας ἀκμαζούσης κατ᾽ ἴχνος ἐλθὼν ὁρᾷ τὴν μὲν αἶγα πεφυλαγμένως περιβεβηκυῖαν, μὴ ταῖς χηλαῖς βλάπτοι πατοῦσα, τὸ δὲ ὥσπερ ἐκ μητρῴας θηλῆς τὴν ἐπιρροὴν ἕλκον τοῦ γάλακτος. Θαυμάσας, ὥσπερ εἰκὸς ἦν, πρό- σεισιν ἐγγὺς καὶ εὑρίσκει παιδίον ἄρρεν, μέγα καὶ καλὸν καὶ τῆς κατὰ τὴν ἔκθεσιν τύχης ἐν σπαργάνοις κρείττοσι· χλανίδιόν τε γὰρ ἦν ἁλουργὲς καὶ πόρπη χρυσῆ καὶ ξιφίδιον ἐλεφαντόκωπον. Τὸ μὲν οὖν πρῶτον ἐβουλεύσατο μόνα τὰ γνω- ρίσματα βαστάσας ἀμελῆσαι τοῦ βρέφους· ἔπειτα αἰδεσθεὶς εἰ μηδὲ αἰγὸς φιλανθρωπίαν μιμήσεται, νύκτα φυλάξας κομίζει πάντα πρὸς τὴν γυναῖκα Μυρτάλην, καὶ τὰ γνω ρίσματα καὶ τὸ παιδίον καὶ τὴν αἶγα αὐτήν.
In questo podere un capraio di nome Lamone, mentre era al pascolo, trovò un bambino che veniva allattato da una delle sue capre. C'erano un boschetto e una macchia di rovi, edera abbarbicata un pò ovunque e una coltre di soffice erbetta su cui giaceva il bambino. Qui correva senza posa la capra che egli spesso vedeva sparire: lasciava il suo piccolo e se ne stava a guardia del neonato. Lamone spia attento questo va e vieni, mosso a compassione dal cucciolo così trascurato, finché, a mezzogiorno inoltrato, seguendone le tracce, vede la capra che si è posta sul bambino con cautela, per non fargli male con gli zoccoli, e quello intento a succhiare il latte che scorre, come fossero le mammelle di sua madre. Comprensibilmente stupito, si avvicina e trova un maschietto, grasso e bello, avvolto in fasce così preziose da non giustificare la triste sorte di quell'abbandono: il bimbo, infatti, era vestito con una mantellina di porpora e aveva una fibbia d'oro e uno spadino con l'impugnatura in avorio.
Il suo primo impulso fu di raccogliere solo gli oggetti utili al riconoscimento e di ignorare il bambino; poi, però, vergognatosi di mostrarsi meno umano di una capra, aspetta che venga notte e porta tutto alla moglie Mirtale: i segni di riconoscimento, il pargolo e persino la capra. «Le capre partoriscono bambini?!», domanda la donna sbigottita. Egli, allora, le fa un racconto dettagliato in ogni particolare, spiegando come avesse trovato il piccolo esposto, come lo avesse visto prendere il latte, come si fosse vergognato di abbandonarlo a morte certa. Con il pieno consenso anche di lei, i due nascondono gli oggetti lasciati insieme al bimbo, lo adottano come un figlio e ne affidano lo svezzamento alla capra. Perché poi anche il nome del fanciullo riecheggiasse il mondo dei pastori, decisero di chiamarlo Dafni.
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Le vittime innocenti di un delatore
VERSIONE DI GRECO di Lisia
traduzione dal libro Ellenion
inizio: ανιωμαι μεν υπομιμνησκων τας γεγενημενας συμφορας τη πολει, αναγκη δ'εστιν, ω ανδρες δικασται, εν τω παροντι καιρω...
igo centrale: μεμνησθε δε και τους ενθαδε δια τας ιδιας εχθρας απαγομενους ες το δεσμωτηριον...
finisce: ...οι δε αδελφας ανεκδοτους, οι δε παιδας μικρους πολλης ετι θεραπειας δεομενους.
TRADUZIONE
E' penoso per me dover ricordare le sventure passate della città ma è necessario giudici in questa circostanza perché sappiate quato Agorato merita la vostra compassione!oi sapete certamente quanti e quali erano i cittadini che sono stati portati via da Salamina, e di qual morte sono periti per mano dei Trenta; e certo siete a conoscenza dei molti di Eleusi che hanno subito la stessa sorte; e vi ricordate anche i cittadini di Atene gettati in carcere per rancori personali; uomini che, senza aver fatto alcun male alla città, sono stati costretti a morire della morte più infame e disonorevole, alcuni lasciando i loro genitori anziani, che speravano di essere assistiti dai loro figli in vecchiaia e di essere da loro sepolti dopo la morte; altri lasciando sorelle ancora non maritate; altri ancora lasciando figli in tenera età che ancora avevano bisogno di molte cure; quale credete che sia la loro opinione su costui?.
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