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L'ISOLAMENTO POLITICO DI CATILINA
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Ellenion
ὁ Κατιλίνας, αὐτὸς μὲν ἐκπηδᾶν ἔγνω πρὸς τὸν Μάλλιον ἐπὶ τὸ στράτευμα, καὶ Μάρκιον δὲ καὶ Κέθηγον ἐκέλευσε ξίφη λαβόντας ἐλθεῖν ἐπὶ τὰς θύρας ἕωθεν ὡς ἀσπασομένους τὸν Κικέρωνα καὶ διαχρήσασθαι προσπεσόντας. Τοῦτο Φουλβία, γυνὴ τῶν ἐπιφανῶν, ἐξήγγειλε τῷ Κικέρωνι, νυκτὸς ἐλθοῦσα καὶ διακελευσαμένη φυλάττεσθαι τοὺς περὶ τὸν Κέθηγον. Οἱ δ’ ἧκον ἅμ’ ἡμέρᾳ, καὶ κωλυθέντες εἰσελθεῖν ἠγανάκτουν καὶ κατεβόων ἐπὶ ταῖς θύραις, ὥσθ’ ὑποπτότεροι γενέσθαι. Προελθὼν δ’ ὁ Κικέρων ἐκάλει τὴν σύγκλητον εἰς τὸ τοῦ Στησίου Διὸς ἱερόν, ὃν Στάτορα Ῥωμαῖοι καλοῦσιν, ἱδρυμένον ἐν ἀρχῇ τῆς ἱερᾶς ὁδοῦ πρὸς τὸ Παλάτιον ἀνιόντων. Ἐνταῦθα καὶ τοῦ Κατιλίνα μετὰ τῶν ἄλλων ἐλθόντος ὡς ἀπολογησομένου, συγκαθίσαι μὲν οὐδεὶς ὑπέμεινε τῶν συγκλητικῶν, ἀλλὰ πάντες ἀπὸ τοῦ βάθρου μετῆλθον.
TRADUZIONE
Non tollerando più indugi, Catilina decise di recarsi da Manlio, presso l'esercito, e diede incarico a Marcio e Cetego di prendere le armi e andare la mattina successiva alla casa di Cicerone con il pretesto di salutarlo, ma di buttarglisi contro e ucciderlo. Una matrona, di nome Fulvia, venne la notte da Cicerone ad annunciarglielo, e lo consigliò di guardarsi da Cetego e dai suoi. La mattina quelli vennero, ma si impedì loro di entrare; allora si adirarono, e davanti alla porta sbraitavano, così che crebbero i sospetti. Cicerone subito convocò il senato nel tempio di Giove Stesio che i Romani chiamano Statore, e che sta al principio della via Sacra per chi va verso il Palatino. Ci venne anche Catilina con i suoi per scolparsi, e nessun senatore tollerò di sederglisi accanto: tutti si spostarono dal banco ove egli stava
Motti arguti di Filippo, re di Macedonia, sugli Ateniesi e sui Peloponnesiaci - Plutarco versione gr
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MOTTI ARGUTI DI FILIPPO, RE DI MACEDONIA, SUGLI ATENIESI E SUI PELOPONNESIACI
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Ellenion
Φιλιππος͵ ο του Αλεξανδρου πατηρ
TRADUZIONE
Filippo, padre di Alessandro, essendo diventato giudice di due malvagi, chiese al primo di scappare dalla Macedonia e all'altro di seguire(seguirlo). Volendo impossessarsi della robusta piazzaforte, quando gli esploratori annunciarono come fosse del tutto malagevole e imprendibile, chiese se fosse così difficile, tanto da non far avvicinare nemmeno un asino che portava dell'oro. Essendo morto Ipparco, figlio di Eubea, era evidente che lo si sopportava a stento, difatti qualcuno diceva " quello morì anziano" disse " certo per se, ma per me velocemente, infatti morì prima di ottenere da me il rispetto degno dell'amicizia. ". Venuto a sapere che Alessandro dava a lui la colpa, lo incolpava di generare figli da molte donne, disse " diventa valoroso senza certo il mio regno per non ottenerlo tramite me ma tramite te stesso". Avendo messo uno degli amici di Antpotro tra i giudici, essendosi poi accorto che la barba e anche la testa era tinta, li fece alzare in piedi dicendo di ritenere la differenza nei capelli fiducia nei fatti reali.
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Κιβωτίου δέ τινος αὐτῷ προσενεχθέντος, οὗ πολυτελέστερον οὐδὲν ἐφάνη τοῖς τὰ Δαρείου χρήματα καὶ τὰς ἀποσκευὰς παραλαμβάνουσιν, ἠρώτα τοὺς φίλους, ὅ τι δοκοίη μάλιστα τῶν ἀξίων σπουδῆς εἰς αὐτὸ καταθέσθαι. πολλὰ δὲ πολλῶν λεγόντων, αὐτὸς ἔφη τὴν Ἰλιάδα φρουρήσειν ἐνταῦθα καταθέμενος· καὶ ταῦτα μὲν οὐκ ὀλίγοι τῶν ἀξιοπίστων μεμαρτυρήκασιν. εἰ δ’, ὅπερ Ἀλεξανδρεῖς λέγουσιν Ἡρακλείδῃ πιστεύοντες, ἀληθές ἐστιν, οὔκουν {οὐκ} ἀργὸς οὐδ’ ἀσύμβολος αὐτῷ συστρατεύειν ἔοικεν Ὅμηρος. λέγουσι γὰρ ὅτι τῆς Αἰγύπτου κρατήσας ἐβούλετο πόλιν μεγάλην καὶ πολυάνθρωπον Ἑλληνίδα συνοικίσας ἐπώνυμον ἑαυτοῦ καταλιπεῖν, καί τινα τόπον γνώμῃ τῶν ἀρχιτεκτόνων ὅσον οὐδέπω διεμετρεῖτο καὶ περιέβαλλεν. εἶτα νύκτωρ κοιμώμενος ὄψιν εἶδε θαυμαστήν· ἀνὴρ πολιὸς εὖ μάλα τὴν κόμην καὶ γεραρὸς τὸ εἶδος ἔδοξεν αὐτῷ παραστὰς λέγειν τὰ ἔπη τάδε·νῆσος ἔπειτά τις ἔστι πολυκλύστῳ ἐνὶ πόντῳ, Αἰγύπτου προπάροιθε· Φάρον δέ ἑ κικλήσκουσιν. εὐθὺς οὖν ἐξαναστὰς ἐβάδιζεν ἐπὶ τὴν Φάρον, ἣ τότε μὲν ἔτι νῆσος ἦν τοῦ Κανωβικοῦ μικρὸν ἀνωτέρω στόματος, νῦν δὲ διὰ χώματος ἀνείληπται πρὸς τὴν ἤπειρον.
TRADUZIONE
Quando gli fu portata ( προσενεχθέντος, προσφέρω, part aor gen sing) una certa cassetta, (genitivo assoluto) non sembrò nulla più prezioso a coloro che avevano conquistato i beni e i bagagli di Dario ( ἐφάνη φαίνω aor 3a sing pass ) chiedeva agli amici di riporre in quella quello che sembrava principalmente degno fra le cose di valore. Poichè molti risposero ( πολλῶν λεγόντων genitivo assoluto) molte cose, egli disse che avrebbe custodito L'Iliade deponendola (κατατιθημι part. aor) lì; e queste cose le hanno testimoniate non pochi fra i degni di fiducia.
- sembra che Omero in quella spedizione sia stato per Alessandro un compagno utile e prezioso: dicono infatti che dopo aver conquistato l'Egitto egli volle fondare una città greca, grande e popolosa, e darle il proprio nome. Fatta misurare a quello scopo una zona molto vasta, dietro consiglio degli architetti si accingeva a tracciarne il perimetro quando la notte ebbe in sogno una visione meravigliosa: gli apparve cioè un uomo dai capelli bianchi e di aspetto venerando che, postosi al suo fianco, gli recitò questi versi: Dunque c'è un'isoletta nel mare battuto dai flutti, proprio di fronte all'Egitto: tutti la chiamano Faro. Alzatosi dal letto, Alessandro andò subito a Faro, che a quell'epoca era un'isola, un po' più sopra di Canopo (una delle bocche del Nilo), mentre ora è unita al continente attraverso un molo
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GLI INTERESSI E IL CARATTERE DEL GIOVANE ALESSANDRO
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Ellenion
Τοὺς δὲ παρὰ τοῦ Περσῶν βασιλέως πρέσβεις ἥκοντας ἀποδημοῦντος Φιλίππου ξενίζων καὶ γενόμενος συνήθης, οὕτως ἐχειρώσατο τῇ φιλοφροσύνῃ καὶ τῷ μηδὲν ἐρώτημα παιδικὸν ἐρωτῆσαι μηδὲ μικρόν, ἀλλ’ ὁδῶν τε μήκη καὶ πορείας τῆς ἄνω τρόπον ἐκπυνθάνεσθαι, καὶ περὶ αὐτοῦ βασιλέως ὁποῖος εἴη πρὸς τοὺς πολέμους, καὶ τίς ἡ Περσῶν ἀλκὴ καὶ δύναμις, ὥστε θαυμάζειν ἐκείνους καὶ τὴν λεγομένην Φιλίππου δεινότητα μηδὲν ἡγεῖσθαι πρὸς τὴν τοῦ παιδὸς ὁρμὴν καὶ μεγαλοπραγμοσύνην. ὁσάκις γοῦν ἀπαγγελθείη Φίλιππος ἢ πόλιν ἔνδοξον ᾑρηκὼς ἢ μάχην τινὰ περιβόητον νενικηκώς, οὐ πάνυ φαιδρὸς ἦν ἀκούων, ἀλλὰ πρὸς τοὺς ἡλικιώτας ἔλεγεν· "ὦ παῖδες, πάντα προλήψεται ὁ πατήρ, ἐμοὶ δ’ οὐδὲν ἀπολείψει μεθ’ ὑμῶν ἔργον ἀποδείξασθαι μέγα καὶ λαμπρόν". οὐ γὰρ ἡδονὴν ζηλῶν οὐδὲ πλοῦτον, ἀλλ’ ἀρετὴν καὶ δόξαν, ἐνόμιζεν, ὅσῳ πλείονα λήψεται παρὰ τοῦ πατρός, ἐλάττονα κατορθώσειν δι’ αὑτοῦ. διὸ τοῖς πράγμασιν αὐξομένοις καταναλίσκεσθαι τὰς πράξεις εἰς ἐκεῖνον ἡγούμενος, ἐβούλετο μὴ χρήματα μηδὲ τρυφὰς καὶ ἀπολαύσεις, ἀλλ’ ἀγῶνας καὶ πολέμους καὶ φιλοτιμίας ἔχουσαν ἀρχὴν παραλαβεῖν. Πολλοὶ μὲν οὖν περὶ τὴν ἐπιμέλειαν ὡς εἰκὸς ἦσαν αὐτοῦ τροφεῖς καὶ παιδαγωγοὶ καὶ διδάσκαλοι λεγόμενοι, πᾶσι δ’ ἐφειστήκει Λεωνίδας, ἀνὴρ τό τ’ ἦθος αὐστηρὸς καὶ συγγενὴς Ὀλυμπιάδος, αὐτὸς μὲν οὐ φεύγων τὸ τῆς παιδαγωγίας ὄνομα, καλὸν ἔργον ἐχούσης καὶ λαμπρόν, ὑπὸ δὲ τῶν ἄλλων διὰ τὸ ἀξίωμα καὶ τὴν οἰκειότητα τροφεὺς Ἀλεξάνδρου καὶ καθηγητὴς καλούμενος. ὁ δὲ τὸ σχῆμα τοῦ παιδαγωγοῦ καὶ τὴν προσηγορίαν ὑποποιούμενος ἦν Λυσίμαχος, τὸ γένος Ἀκαρνάν, ἄλλο μὲν οὐδὲν ἔχων ἀστεῖον, ὅτι δ’ ἑαυτὸν μὲν ὠνόμαζε Φοίνικα, τὸν δ’ Ἀλέξανδρον Ἀχιλλέα, Πηλέα δὲ τὸν Φίλιππον, ἠγαπᾶτο καὶ δευτέραν εἶχε χώραν.
TRADUZIONE
Un giorno giunsero alla reggia degli ambasciatori del re di Persia e poiché Filippo era assente li ricevette Alessandro, il quale s'intrattenne a parlare amabilmente con loro senza mai cadere in domande sciocche o banali, informandosi sulla lunghezza delle strade, su come si viaggiava in Asia, sul re stesso, sul modo in cui conduceva la guerra e sulla potenza dei Persiani, ma con una tale affabilità e discrezione che gli ambasciatori rimasero affascinati e sorpresi, al punto che ai loro occhi la tanto decantata abilità di Filippo sbiadiva di fronte all'intelligenza, alla profondità di pensieri e di sentimenti del figlio. Quando sentiva che il padre aveva conquistato una città famosa o vinto una grande battaglia, Alessandro non se ne rallegrava più di tanto e diceva ai suoi coetanei: «Mio padre finirà col prendersi tutto e non mi lascerà alcuna possibilità di compiere con voi qualche grande e splendida impresa». Non amava insomma i piaceri e le ricchezze, aspirava alla gloria e alla virtù, e si doleva al pensiero che quanto più il padre accumulava, in potere e in denaro, tanto meno gli restava da guadagnarsi da solo. Perciò, visto che tutte le conquiste paterne gli restringevano il campo, mirava a crearsi un regno fatto di guerre, di lotte, non già di lussi e di sfarzi, con una gloria sua, personale.
Logicamente erano molti coloro che si prendevano cura di lui, tutori, maestri, pedagoghi, e su tutti sovrintendeva Leo-nida, uomo di austeri costumi, parente di Olimpia, che un pò per questo motivo e un pò per la sua autorevolezza era indicato come il vero educatore e tutore di Alessandro, quantunque a lui non dispiacesse il titolo di pedagogo, ch'è una funzione nobile e importante. In effetti, però, chi aveva il nome e il ruolo di pedagogo era Lisimaco, originario del-l'Acarnania, il quale, a dire il vero, non possedeva alcuna caratteristica particolare, ma poiché si era autonominato «Fenice» e chiamava Alessandro «Achille» e Filippo «Peleo» era benvoluto e fra gli educatori occupava il secondo posto.
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Forse i continui attacchi di Filippo riusciranno a risvegliarvi
VERSIONE DI GRECO di Demostene
TRADUZIONE dal libro Ellenion
δοκει δε μοι θεων τις, ω ανδρες Αθηναιοι, τοις γιγνομενοις υπερ της πολεως αισχυνομενος, ......... ει και μη προτερον; ουκ επι την εκεινου πλευσομεθα;
Io, per parte mia, ritengo, o Ateniesi, per gli dèi, che le grandi imprese che ha potuto portare a compimento abbiano ubriacato Filippo, e che nella sua mente vada fantasticando molti successi di questo genere, poiché vede l'assenza totale di avversari disposti a sbarrargli il passo ed è esaltato dalle imprese che ha compiute; tuttavia non credo, per Zeus, che egli scelga di agire in modo tale che i più sprovveduti qui da noi riescano a capire che cosa abbia intenzione di fare; e sono proprio i chiacchieroni i più sprovveduti. Ma se, lasciando perdere queste chiacchiere, prenderemo coscienza del fatto che si tratta di un nemico, che ci priva dei nostri beni, che già da molto tempo ci oltraggia, che tutto ciò che abbiamo sperato che qualcun altro facesse per noi si è ritorto contro di noi, che il futuro è solo nelle nostre mani, e che, anche se non vorremo combattere là contro Filippo, probabilmente saremo costretti a farlo qui, se ci renderemo conto di tutto questo, allora saremo anche pienamente coscienti di ciò che dobbiamo fare e ci libereremo di discorsi inutili. Perché non bisogna pensare a quello che potrà mai accadere, ma occorre aver ben presente che è assai triste la situazione se non vi decidete a dedicarle la dovuta attenzione e a fare il vostro dovere.