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Perchè Eracle ha istituito i giochi olimpici.
VERSIONE DI GRECO di Lisia
TRADUZIONE dal libro Ellenion
Inizio: Ἄλλων τε πολλῶν και καλῶν ἔργον ἔνεκα, . .
Fine: . .οὑδὲ περὶ τῶν ὀνομάτων μαχούμενος.
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RICORDI STORICI
VERSIONE DI GRECO di PLATONE
TRADUZIONE dal libro E llenion
σχεδὸν γὰρ δέκα ἔτεσιν πρὸ τῆς ἐνΣαλαμῖνι ναυμαχίας ἀφίκετο Δᾶτις Περσικὸν στόλον ἄγων, πέμψαντος Δαρείου διαρρήδην ἐπί τε Ἀθηναίους καὶ Ἐρετριᾶς, ἐξανδραποδισάμενον ἀγαγεῖν, θάνατον αὐτῷ προειπὼνμὴ πράξαντι ταῦτα. καὶ ὁ Δᾶτις τοὺς μὲν Ἐρετριᾶς ἔν τινιβραχεῖ χρόνῳ παντάπασιν κατὰ κράτος τε εἷλεν μυριάσισυχναῖς, καί τινα λόγον εἰς τὴν ἡμετέραν πόλιν ἀφῆκεν
φοβερόν, ὡς οὐδεὶς Ἐρετριῶν αὐτὸν ἀποπεφευγὼς εἴη·συνάψαντες γὰρ ἄρα τὰς χεῖρας σαγηνεύσαιεν πᾶσαν τὴνἘρετρικὴν οἱ στρατιῶται τοῦ Δάτιδος. ὁ δὴ λόγος, εἴτ’ἀληθὴς εἴτε καὶ ὅπῃ ἀφίκετο, τούς τε ἄλλους Ἕλληνας καὶδὴ καὶ Ἀθηναίους ἐξέπληττεν, καὶ πρεσβευομένοις αὐτοῖς πανταχόσε βοηθεῖν οὐδεὶς ἤθελεν πλήν γε Λακεδαιμονίων·οὗτοι δὲ ὑπό τε τοῦ πρὸς Μεσσήνην ὄντος τότε πολέμου καὶεἰ δή τι διεκώλυεν ἄλλο αὐτούς ―οὐ γὰρ ἴσμεν λεγόμενον―ὕστεροι δ’ οὖν ἀφίκοντο τῆς ἐν Μαραθῶνι μάχης γενομένης
μιᾷ ἡμέρᾳ. μετὰ δὲ τοῦτο παρασκευαί τε μεγάλαι λεγόμεναι καὶ ἀπειλαὶ ἐφοίτων μυρίαι παρὰ βασιλέως. προϊόντοςδὲ τοῦ χρόνου, Δαρεῖος μὲν τεθνάναι ἐλέχθη, νέος δὲ καὶσφοδρὸς ὁ ὑὸς αὐτοῦ παρειληφέναι τὴν ἀρχὴν καὶ οὐδαμῶς
ἀφίστασθαι τῆς ὁρμῆς. οἱ δὲ Ἀθηναῖοι πᾶν τοῦτο ᾤοντο ἐπὶσφᾶς αὐτοὺς παρασκευάζεσθαι διὰ τὸ Μαραθῶνι γενόμενον, καὶ ἀκούοντες Ἄθων τε διορυττόμενον καὶ Ἑλλήσποντονζευγνύμενον καὶ τὸ τῶν νεῶν πλῆθος, ἡγήσαντο οὔτε κατὰγῆν σφίσιν εἶναι σωτηρίαν οὔτε κατὰ θάλατταν· οὔτε γὰρ
βοηθήσειν αὑτοῖς οὐδένα ―μεμνημένοι ὡς οὐδ’ ὅτε τὸ πρότερον ἦλθον καὶ τὰ περὶ Ἐρέτριαν διεπράξαντο, σφίσι γεοὐδεὶς τότε ἐβοήθησεν οὐδ’ ἐκινδύνευσεν συμμαχόμενος· ταὐ] τὸν δὴ προσεδόκων καὶ τότε γενήσεσθαι τό γε κατὰ γῆν― καὶκατὰ θάλατταν δ’ αὖ πᾶσαν ἀπορίαν ἑώρων σωτηρίας, νεῶνχιλίων καὶ ἔτι πλεόνων ἐπιφερομένων. μίαν δὴ σωτηρίανσυνενόουν, λεπτὴν μὲν καὶ ἄπορον, μόνην δ’ οὖν, βλέψαντεςπρὸς τὸ πρότερον γενόμενον, ὡς ἐξ ἀπόρων καὶ τότε ἐφαίνετογενέσθαι τὸ νικῆσαι μαχομένους· ἐπὶ δὲ τῆς ἐλπίδος ὀχούμενοι ταύτης ηὕρισκον καταφυγὴν αὑτοῖς εἰς αὑτοὺς μόνουςεἶναι καὶ τοὺς θεούς. ταῦτ’ οὖν αὐτοῖς πάντα φιλίαν ἀλλήλωνἐνεποίει, ὁ φόβος ὁ τότε παρὼν ὅ τε ἐκ τῶν νόμων τῶνἔμπροσθεν γεγονώς, ὃν δουλεύοντες τοῖς πρόσθεν νόμοιςἐκέκτηντο, ἣν αἰδῶ πολλάκις ἐν τοῖς ἄνω λόγοις εἴπομεν, ᾗ καὶ δουλεύειν ἔφαμεν δεῖν τοὺς μέλλοντας ἀγαθοὺς ἔσεσθαι, ἧς ὁ δειλὸς ἐλεύθερος καὶ ἄφοβος· ὃν εἰ τότε μὴ δέος ἔλαβεν, οὐκ ἄν ποτε συνελθὼν ἠμύνατο, οὐδ’ ἤμυνεν ἱεροῖς τε καὶτάφοις καὶ πατρίδι καὶ τοῖς ἄλλοις οἰκείοις τε ἅμα καὶ φίλοις, ὥσπερ τότ’ ἐβοήθησεν, ἀλλὰ κατὰ σμικρὰ ἂν ἐν τῷ τότεἡμῶν ἕκαστος σκεδασθεὶς ἄλλος ἄλλοσε διεσπάρη
Infatti, circa dieci anni prima della battaglia navale di Salamina, giunse Dati alla guida di una spedizione persiana, inviato espressamente da Dario contro gli Ateniesi e gli Eretriesi (27)perche li portasse al suo cospetto in catene, e minacciandolo di morte se non avesse agito così. E in un breve lasso di tempo Dati prese con la forza tutti gli Eretriesi grazie ad un numero infinito di uomini, e fece pervenire una notizia terribile presso la nostra città, secondo la quale nessun Eretriese gli era scampato, e i soldati di Dati, tenendosi per mano, avevano preso tutta la città di Eretria come in una rete. La notizia, sia che fosse fondata, sia che giungesse chissà da dove, sconvolse gli altri Greci e gli Ateniesi, e avendo mandato ovunque degli ambasciatori per richiedere aiuto, nessuno volle rispondere all'appello se non gli Spartani: e questi, poiché erano impediti dalla guerra in corso conMessene e da qualche altra ragione - ma non sappiamo che cosa dissero di preciso -, giunsero il giorno successivo alla battaglia di Maratona. (28) Dopo di che si sparse la voce di grandi preparativi e di innumerevoli minacce da parte del Re. Con il passare del tempo si disse che Dario era morto, e che suo figlio, giovane e pieno di ardore aveva ricevuto il potere, e non desisteva affatto dall'ardore dell'assalto. Gli Ateniesi pensarono che tutti questi preparativi fossero diretti proprio contro di loro, a causa di ciò che era avvenuto a Maratona, e sentendo che il monte Athos era stato forato, che l'Ellesponto era stato unito, e che vi era unaquantità formidabile di navi, pensarono che non si sarebbero salvati né per terra né per mare e che nessuno sarebbe venuto loro in soccorso. Ricordavano infatti che nessuno era venuto a portare loro aiuto, né aveva voluto correre il rischio di scendere in battaglia insieme a loro, quando quelli erano venuti per la prima volta ed erano accaduti i fatti di Eretria, e prevedevano che anche allora sarebbe avvenuta la stessa cosa per terra: e per mare, d'altra parte, vedevano che sarebbe stata assolutamente impossibile la salvezza, dinanzi all'avanzata di migliaia e anche più navi. Pensavano ad una sola salvezza, debole e disperata, ma anche l'unica, considerando uanto era avvenuto in passato, e come da situazioni impossibili anche allora era apparsa la vittoria in battaglia: appoggiandosi a questa speranza trovarono una via di scampo a questa situazione soltanto in loro stessi e negli dèi. Tutto ciò suscitava in essi la reciproca amicizia: sia lapaura che allora era presente, sia quella che scaturiva dalle leggi precedenti.
Questa paura essi l'avevano acquistata dal fatto di essersi asserviti alle leggi precedenti, e noi spesso nei discorsi di prima l'abbiamo chiamata pudore, e ad essa dicevamo che deve asservirsi chi vuole diventare onesto, mentre è libero e non nutre timore nei suoi confronti la persona meschina: ma se in quella circostanza il timore non avesse colto anche ilmeschino, non si sarebbe mai unito agli altri per la difesa, e non sarebbe venuto in soccorso per difendere i templi, e le tombe, e la patria e le altre cose che gli erano familiari e nel contempo care, così come fece, ma in quella circostanza ciascuno di noi, disperdendosi a poco a poco, si sarebbe allontanato chi da una parte chi da un'altra.
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GLI ETRUSCHI IN ITALIA
VERSIONE DI GRECO di Strabone
TRADUZIONE dal libro Ellenion
inizio: oi τυρρηνοι τοινυν παρα τοις ρωμαιοις
fine: βιᾳ των πλησιοχωρων ειξαντας
TRADUZIONE
I tirreni presso i Romani sono chiamati Etruschi o Tusci. Gli Elleni chiamarono così questi da Tirreno, figlio di Ati, che, come si dice, era arrivato qui dalla colonia della Lidia. Infatti Ati, che aveva due figli, unico tra i discendenti di Eracle e Onfale, a causa della carestia e della povertà, trattenne Lidio con un sorteggio, mentre avendola compattata, mandò fuori la maggior parte del popolo al comando di Tirreno. Dopo essere arrivato, chiamò dal suo nome la regione Tirrenia e fondò dodici città, dopo aver collocato l'ecista (colui che guida la città), venne istituito Tarcona, da cui prese il nome la città di Tarquinia che raccontano che fosse stato generato coi capelli canuti per la saggezza fin da infante. Dunque per opera di un singolo comandante, crebbero di grande potere, e fu naturale che successivamente fu sciolta la comunità e nelle città si divisero cedendo alla forza dei confinanti.
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venalità, disonestà e viltà di demostene
VERSIONE DI GRECO di Eschine
Traduzione dal libro ellenion
Περὶ δὲ τὴν καθ' ἡμέραν δίαιταν τίς ἐστιν; ἐκ τριηράρχου λογογράφος ἀνεφάνη, τὰ πατρῷα καταγελάστως προέμενος: ἄπιστος δὲ καὶ περὶ ταῦτα δόξας εἶναι καὶ τοὺς λόγους ἐκφέρων τοῖς ἀντιδίκοις, ἀνεπήδησεν ἐπὶ τὸ βῆμα: πλεῖστον δ' ἐκ τῆς πολιτείας εἰληφὼς ἀργύριον, ἐλάχιστα περιεποιήσατο. Νῦν μέντοι τὴν δαπάνην ἐπικέκλυκεν αὐτοῦ τὸ βασιλικὸν χρυσίον, ἔσται δ' οὐδὲ τοῦθ' ἱκανόν: οὐδεὶς γὰρ πώποτε πλοῦτος τρόπου πονηροῦ περιεγένετο. Καὶ τὸ κεφάλαιον, τὸν βίον οὐκ ἐκ τῶν ἰδίων προσόδων πορίζεται, ἀλλ' ἐκ τῶν ὑμετέρων κινδύνων. Πρὸς δ' εὐγνωμοσύνην καὶ λόγου δύναμιν πῶς πέφυκε; δεινὸς λέγειν, κακὸς βιῶναι. Οὕτω γὰρ κέχρηται καὶ τῷ ἑαυτοῦ σώματι καὶ παιδοποιίᾳ ὥστ' ἐμὲ μὴ βούλεσθαι λέγειν ἃ τούτῳ πέπρακται: ἤδη γάρ ποτε εἶδον μισηθέντας τοὺς τὰ τῶν πλησίον αἰσχρὰ λίαν σαφῶς λέγοντας. Ἔπειτα τί συμβαίνει τῇ πόλει; οἱ μὲν λόγοι καλοί, τὰ δ' ἔργα φαῦλα. Πρὸς δὲ ἀνδρείαν βραχύς μοι λείπεται λόγος. Εἰ μὲν γὰρ ἠρνεῖτο μὴ δειλὸς εἶναι ἢ ὑμεῖς μὴ συνῄδετε, διατριβὴν ὁ λόγος ἄν μοι παρέσχεν: ἐπειδὴ δὲ καὶ αὐτὸς ὁμολογεῖ ἐν ταῖς ἐκκλησίαις, καὶ ὑμεῖς σύνιστε, λοιπὸν ὑπομνῆσαι τοὺς περὶ τούτων κειμένους νόμους.
Però Demostene, io penso, non ama i dialoghi ragionevoli né disposto a ciò, al contrario ha voluto causare la vostra rabbia. E mi ha incolpato di corruzione, pur essendo inetto di dar credito a questo dubbio; infatti, chi spinge i giudici ad irritarsi per opere di corruzione, deve egli stesso essere del tutto estraneo a simili avvenimenti. Ora io, o Ateniesi, a sentire la requisitoria di Demostene, ho provato paura oggi come mai mi è capitato e disprezzo mai più di ora e felicità mai di tanta energia. Ho avuto timore infatti, e ancora adesso ne sono turbato, che alcuni di voi potessero disprezzarmi, delusi da queste fallaci e perfide contestazioni; sono uscito fuori di me ed ho mal retto l'accusa, quando mi accusava la crudeltà fatta nei fumi del vino ad una donna libera e Olintia di nascita; ho saggiato letizia, quando lo avete interrotto, mentre continuava nell'accusa, e credo di aver ottenuto il premio del giudizioso comportamento della mia vita. Dunque vi lodo e vi ringrazio enormemente, perché date fiducia più alla vita degli incolpati che alle accuse dei loro rivali.
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L'AQUILA, LA CORNACCHIA
VERSIONE DI GRECO di Esopo
TRADUZIONE dal libro Ellenion
Inizio: αετος καταπτας απο τινος υψηλης πετρας αρνα ηρπασε...
Fine: ...ουτως η προς τους υπερεχοντας αμιλλα προς τω μηδεν ανυειν και επι συμφοραις προσκταται γελωτα.
TRADUZIONE
Un'aquila che volava giù da un'alta rupe catturò un agnello; una cornacchia vedendola, volle imitarla per gelosia. E dunque, dopo che egli stessa precipitò con un grande gracidio si diresse verso un'ariete. Rimanendo gli artigli nella lana non riuscendo a estrarli sbatteva le ali finchè il pastore che si trovava lì, accortosi dell'accaduto, accorrendo, la prese e avendogli tagliato le ali, come arrivò la sera, la portò ai suoi figli. Poichè quelli gli chiedevano che cosa fosse l'uccello rispondeva "Come so io, una cornacchia, come voleva lei un'aquila. Così la contesa contro quelli che primeggiano si risolve in niente e ottiene un oggetto di riso per le disgrazie.