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Κυβείᾳ γὰρ ὁ Πλάτων τὸν βίον ἀπείκασεν, ἐν ᾧ καὶ βάλλειν δεῖ τὰ πρόσφορα, καὶ βαλόντα χρῆσθαι καλῶς τοῖς πεσοῦσι. Τούτων δὲ τὸ μὲν βάλλειν οὐκ ἐφ´ ἡμῖν, τὸ δὲ προσηκόντως δέχεσθαι τὰ γινόμενα παρὰ τῆς τύχης καὶ νέμειν ἑκάστῳ τόπον, ἐν ᾧ καὶ τὸ οἰκεῖον ὠφελήσει μάλιστα καὶ τὸ ἀβούλητον ἥκιστα λυπήσει τοὺς ἐπιτυγχάνοντας, ἡμέτερον ἔργον ἐστίν, ἂν εὖ φρονῶμεν. Τοὺς μὲν γὰρ ἀτέχνους καὶ ἀνοήτους περὶ τὸν βίον, ὥσπερ τοὺς νοσώδεις τοῖς σώμασι μήτε καῦμα φέρειν μήτε κρύος δυναμένους, ἐξίστησι μὲν εὐτυχία συστέλλει δὲ δυστυχία, ταράττονται δ´ ὑπ´ ἀμφοτέρων, μᾶλλον δ´ ὑφ´ αὑτῶν ἐν ἀμφοτέροις καὶ οὐχ ἧττον ἐν τοῖς λεγομένοις ἀγαθοῖς. Θεόδωρος μὲν γὰρ ὁ κληθεὶς ἄθεος ἔλεγε τῇ δεξιᾷ τοὺς λόγους ὀρέγοντος αὐτοῦ τῇ ἀριστερᾷ δέχεσθαι τοὺς ἀκροωμένους, οἱ δ´ ἀπαίδευτοι πολλάκις τὴν τύχην δεξιὰν παρισταμένην ἐπαριστέρως μεταλαμβάνοντες ἀσχημονοῦσιν. Οἱ δὲ φρόνιμοι, καθάπερ ταῖς μελίτταις μέλι φέρει τὸ δριμύτατον καὶ ξηρότατον ὁ θύμος, οὕτως ἀπὸ τῶν δυσχερεστάτων πολλάκις πραγμάτων οἰκεῖόν τι καὶ χρήσιμον αὑτοῖς λαμβάνουσι.
Traduzione libera
Platone paragonò la vita a una partita a dadi, in cui bisogna sì cercare di gettarli in modo che ci siano favorevoli, ma anche, una volta gettati, far buon uso del risultato che si è ottenuto Di queste due azioni, il gettare non è in nostro potere, ma l'accogliere senza recriminazioni ciò che la sorte ci assegna e dare a ogni evento un posto in cui ciò che è propizio possa giovarci di più, e ciò che è contrario alle nostre aspettative, se capita, danneggiarci di meno, questo sì è affar nostro, se siamo assennati. Le persone inesperte e dissennate riguardo alla vita, come i malati che non riescono a sopportare né il caldo né il freddo, si lasciano esaltare dalla buona sorte, abbattere dall'avversa e turbare da entrambe, o piuttosto da se stesse in entrambe, e anche in rapporto a quelli che sono considerati beni.
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I poeti hanno maggiori risorse espressive dei prosatori
versione greco Isocrate traduzione libro Ellenion pagina 119 numero 75
Τοῖς μὲν γὰρ ποιηταῖς πολλοὶ δέδονται κόσμοι· καὶ γὰρ πλησιάζοντας τοὺς θεοὺς τοῖς ἀνθρώποις οἷόν τ' αὐτοῖς ποιῆσαι καὶ διαλεγομένους καὶ συναγωνιζομένους οἷς ἂν βουληθῶσιν, καὶ περὶ τούτων δηλῶσαι μὴ μόνον τοῖς τεταγμένοις ὀνόμασιν, ἀλλὰ τὰ μὲν ξένοις, τὰ δὲ καινοῖς, τὰ δὲ μεταφοραῖς, καὶ μηδὲν παραλιπεῖν, ἀλλὰ πᾶσιν τοῖς εἴδεσιν διαποικῖλαι τὴν ποίησιν· τοῖς δὲ περὶ τοὺς λόγους οὐδὲν ἔξεστιν τῶν τοιούτων, ἀλλ' ἀποτόμως καὶ τῶν ὀνομάτων τοῖς πολιτικοῖς μόνον καὶ τῶν ἐνθυμημάτων τοῖς περὶ αὐτὰς τὰς πράξεις ἀναγκαῖόν ἐστιν χρῆσθαι. Πρὸς δὲ τούτοις οἱ μὲν μετὰ μέτρων καὶ ῥυθμῶν ἅπαντα ποιοῦσιν, οἱ δ' οὐδενὸς τούτων κοινωνοῦσιν· ἃ τοσαύτην ἔχει χάριν ὥστ', ἂν καὶ τῇ λέξει καὶ τοῖς ἐνθυμήμασιν ἔχῃ κακῶς, ὅμως αὐταῖς ταῖς εὐρυθμίαις καὶ ταῖς συμμετρίαις ψυχαγωγοῦσιν τοὺς ἀκούοντας.
Ai poeti sono stati concessi molti ornamenti: infatti (è) possibile per loro rappresentare gli dèi avvicinarsi agli uomini, conversare (con loro) e aiutare in battaglia chiunque vogliano, ed esprimersi su tali fatti non solo con le espressioni ordinarie, ma ora con (parole) esotiche, ora con (parole) nuove (= neologismi), ora con metafore, ed (è possibile per loro) non tralasciare nulla, ma adornare la (loro) poesia con tutte le figure (di stile). Agli oratori invece non è lecito nessuno di tali espedienti, ma in sintesi sono obbligati a usare, tra i vocaboli, solo quelli politici, e tra le idee quelle che si riferiscono alla vita pratica. Inoltre i primi compongono tutto con metri e ritmi, i secondi non condividono (con loro) nessuno di questi mezzi: i quali hanno tanto fascino che (i poeti), quand´anche ci sia qualche pecca nell´espressione e nelle idee, tuttavia seducono gli ascoltatori anche solo con l´armonia e la simmetria.
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Salute, ricchezza, bellezza sono dei beni solo per i giusti versione greco Platone traduzione libro Phronemata
τὰ γὰρ ὑπὸ τῶν πολλῶν λεγόμεν ἀγαθὰ οὐκ ὀρθῶς λέγεται. λέγεται γὰρ ὡς ἄριστον μὲν ὑγιαίνειν, δεύτερον δὲ κάλλος, τρίτον δὲ πλοῦτος, μυρία δὲ ἄλλα ἀγαθὰ λέγεται· καὶ γὰρ ὀξὺ ὁρᾶν καὶ ἀκούειν καὶ πάντα ὅσα ἔχεται τῶν αἰσθήσεων εὐαισθήτως ἔχειν, ἔτι δὲ καὶ τὸ ποιεῖν τυραννοῦντα ὅτι ἂν ἐπιθυμῇ, καὶ τὸ δὴ τέλος ἁπάσης μακαριότητος εἶναι τὸ πάντα ταῦτα κεκτημένον ἀθάνατον εἶναι γενόμενον ὅτι τάχιστα. ὑμεῖς δὲ καὶ ἐγώ που τάδε λέγομεν, ὡς ταῦτά ἐστι σύμπαντα δικαίοις μὲν καὶ ὁσίοις ἀνδράσιν ἄριστα κτήματα, ἀδίκοις δὲ κάκιστα σύμπαντα, ἀρξάμενα ἀπὸ τῆς ὑγιείας· καὶ δὴ καὶ τὸ ὁρᾶν καὶ τὸ ἀκούειν καὶ αἰσθάνεσθαι καὶ τὸ παράπαν ζῆν μέγιστον μὲν κακὸν τὸν σύμπαντα χρόνον ἀθάνατον ὄντα καὶ κεκτημένον πάντα τὰ λεγόμενα ἀγαθὰ πλὴν δικαιοσύνης τε καὶ ἀρετῆς ἁπάσης, ἔλαττον δέ, ἂν ὡς ὀλίγιστον ὁ τοιοῦτος χρόνον ἐπιζώῃ.
Infatti noi diciamo che ciò che viene definito dalla moltitudine come bene non è detto correttamente. Infatti si dice che il miglior bene è la salute, il secondo la bellezza, il terzo la ricchezza, e molte altre cose sono definite bene. Infatti, avere una vista acuta e un udito e tutte le sensazioni in modo sensibile, e persino fare tutto ciò che si desidera, dominando tutto ciò che si desidera, e in effetti, il fine di tutta la felicità è diventare immortale possedendo tutte queste cose il più velocemente possibile. Ma voi e anche io diciamo queste cose, che tutte queste sono i beni supremi per gli uomini giusti e santi, ma per gli ingiusti sono i peggiori di tutti, iniziando dalla salute. E infatti vedere, udire, percepire e vivere del tutto sono i più grandi mali per l'intera eternità, essendo immortali e possedendo tutto ciò che viene detto essere bene, tranne la giustizia e l'intera virtù, e ancor meno, se uno così vivesse il tempo più breve possibile. (Starinthesky)
Ulteriore proposta di traduzione
Quelli che infatti la maggior parte delle persone chiama beni non è corretto chiamarli così. Si dice che il bene più importante sia la salute, come secondo la bellezza, terzo la ricchezza, e si chiamano beni innumerevoli altre cose: avere vista e udito acuti, e possedere ogni altra facoltà sensitiva ben sviluppata, ed inoltre far tutto ciò che si vuole come un tiranno, e, punto di arrivo della più totale beatitudine, diventare il più rapidamente immortali grazie al fatto di possedere tutti questi beni. Ma voi ed io diciamo che tutti questi beni, che sono splendidi tesori per gli uomini giusti e pii, sono tutti quanti pessimi per gli ingiusti, a cominciare dalla salute: la vista, l'udito, il provare le sensazioni, e il vivere sono tutti gravissimi mali per colui che, pur essendo in ogni tempo immortale e possedendo tutti quelli che vengono chiamati beni, è privo di giustizia e di ogni virtù; allora il male minore sarebbe che costui vivesse nello spazio di tempo più breve possibile.
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Esordio di un'orazione giudiziaria
Antifonte versione greco e traduzione
Ἥδιστον μέν, ὦ ἄνδρες δικασταί, ἀνθρώπῳ ὄντι μὴ γενέσθαι μηδένα κίνδυνον περὶ τοῦ σώματος, καὶ εὐχόμενος ἄν τις ταῦτα εὔξαιτο · εἰ ἄρα τις καὶ ἀναγκάζοιτο κινδυνεύειν, τοῦτο γοῦν ὑπάρχειν, ὅπερ μέγιστον ἐγὼ νομίζω ἐν πράγματι τοιούτῳ, αὐτὸν ἑαυτῷ συνειδέναι μηδὲν ἐξημαρτηκότι, ἀλλ εἴ τις καὶ συμφορὰ γίγνοιτο, ἄνευ κακότητος καὶ αἰσχύνης γίγνεσθαι, καὶ τύχῃ μᾶλλον ἢ ἀδικίᾳ. Καὶ τοὺς μὲν νόμους οἳ κεῖνται περὶ τῶν τοιούτων πάντες ἂν ἐπαινέσειαν κάλλιστα νόμων κεῖσθαι καὶ ὁσιώτατα. ὑπάρχει μὲν γὰρ αὐτοῖς ἀρχαιοτάτοις εἶναι ἐν τῇ γῇ ταύτῃ, ἔπειτα τοὺς αὐτοὺς αἰεὶ περὶ τῶν αὐτῶν, ὅπερ μέγιστον σημεῖον νόμων καλῶς κειμένων · ὁ χρόνος γὰρ καὶ ἡ ἐμπειρία τὰ μὴ καλῶς ἔχοντα διδάσκει τοὺς ἀνθρώπους. ὥστ οὐ δεῖ ὑμᾶς ἐκ τῶν λόγων τοῦ κατηγοροῦντος τοὺς νόμους μαθεῖν εἰ καλῶς ἔχουσιν ἢ μή, ἀλλ ἐκ τῶν νόμων τοὺς τούτων λόγους, εἰ ὀρθῶς ὑμᾶς καὶ νομίμως διδάσκουσιν ἢ οὔ. Ὁ μὲν οὖν ἀγὼν ἐμοὶ μέγιστος τῷ κινδυνεύοντι καὶ διωκομένῳ · ἡγοῦμαι μέντοι γε καὶ ὑμῖν τοῖς δικασταῖς περὶ πολλοῦ εἶναι τὰς φονικὰς δίκας ὀρθῶς διαγιγνώσκειν, μάλιστα μὲν τῶν θεῶν ἕνεκα καὶ τοῦ εὐσεβοῦς, ἔπειτα δὲ καὶ ὑμῶν αὐτῶν.
E’ piacevolissimo, signori giudici, che ad uomo che è vero, non capiti alcun pericolo per la persona, e uno si augurerebbe questo; che, se effettivamente uno fosse anche costretto ad essere oggetto di pericolo, capitare dunque questo, che io ritengo importantissimo in simile faccenda, che egli sia consapevole con se stesso di non aver commesso nulla, ma se anche capitasse qualche sventura, che sia senza malvagità né vergogna, e più per caso che per ingiustizia. E tutti approverebbero che le leggi, che sono in vigore per tali fatti, siano stabilite nel modo migliore e più sacro fra le leggi. Ad esse infatti accade di essere le più antiche in questa terra, e poi di essere le stesse per le stesse questioni, e questo è il segno più grande di leggi felicemente stabilite; il tempo infatti e l'esperienza insegnano agli uomini ciò che non va bene. Così non è necessario che noi comprendiamo dalle parole dell’accusatore le leggi se vanno bene o no, ma dalle leggi le loro parole, se ci insegnano rettamente e legalmente, o no. (by Stuurm)
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versione tratta dal libro Ellenion pagina 302 numero 262
Ἀθηναῖοι δὲ μέχρι μὲν οὗ περὶ Ἐλευσῖνα καὶ τὸ Θριάσιον πεδίον ὁ στρατὸς ἦν, καί τινα ἐλπίδα εἶχον ἐς τὸ ἐγγυτέρω αὐτοὺς μὴ προϊέναι, μεμνημένοι καὶ Πλειστοάνακτα τὸν Παυ σανίου Λακεδαιμονίων βασιλέα, ὅτε ἐσβαλὼν τῆς Ἀττικῆς ἐς Ἐλευσῖνα καὶ Θριῶζε στρατῷ Πελοποννησίων πρὸ τοῦδε τοῦ πολέμου τέσσαρσι καὶ δέκα ἔτεσιν ἀνεχώρησε πάλιν ἐς τὸ πλέον οὐκέτι προελθών (δι’ ὃ δὴ καὶ ἡ φυγὴ αὐτῷ ἐγένετο ἐκ Σπάρτης δόξαντι χρήμασι πεισθῆναι τὴν ἀναχώρησιν)· ἐπειδὴ δὲ περὶ Ἀχαρνὰς εἶδον τὸν στρατὸν ἑξήκοντα σταδίους τῆς πόλεως ἀπέχοντα, οὐκέτι ἀνασχετὸν ἐποιοῦντο, ἀλλ’ αὐτοῖς, ὡς εἰκός, γῆς τεμνομένης ἐν τῷ ἐμφανεῖ, ὃ οὔπω ἑοράκεσαν οἵ γε νεώτεροι, οὐδ’ οἱ πρεσβύτεροι πλὴν τὰ Μηδικά, δεινὸν ἐφαίνετο καὶ ἐδόκει τοῖς τε ἄλλοις καὶ μάλιστα τῇ νεότητι ἐπεξιέναι καὶ μὴ περιορᾶν. κατὰ ξυστάσεις τε γιγνόμενοι ἐν πολλῇ ἔριδι ἦσαν, οἱ μὲν κελεύ- οντες ἐπεξιέναι, οἱ δέ τινες οὐκ ἐῶντες. χρησμολόγοι τε ᾖδον χρησμοὺς παντοίους, ὧν ἀκροᾶσθαι ὡς ἕκαστος ὥρμητο.
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