- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: ELLENION - versioni greco tradotte
- Visite: 5
Ἔτι ἀγνοεῖν ἐοίκασιν οἱ τοιοῦτοι ὡς ποιητικῆς μὲν καὶ ποιημάτων ἄλλαι ὑποσχέσεις καὶ κανόνες ἴδιοι, ἱστορίας δὲ ἄλλοι· ἐκεῖ μὲν γὰρ ἀκρατὴς ἡ ἐλευθερία καὶ νόμος εἷς. Τὸ δόξαν τῷ ποιητῇ· ἔνθεος γὰρ καὶ κάτοχος ἐκ Μουσῶν, κἂν ἵππων ὑποπτέρων ἅρμα ζεύξασθαι ἐθέλῃ, κἂν ἐφ᾽ ὕδατος ἄλλους ἢ ἐπ᾽ ἀνθερίκων ἄκρων θευσομένους ἀναβιβάσηται, φθόνος οὐδείς, οὐδὲ ὁπόταν ὁ Ζεὺς αὐτῶν ἀπὸ μιᾶς σειρᾶς ἀνασπάσας αἰωρῇ ὁμοῦ γῆν καὶ θάλατταν, δεδίασι μὴ ἀποῤῥαγείσης ἐκείνης συντριβῇ τὰ πάντα κατενεχθέντα· ἀλλὰ κἂν Ἀγαμέμνονα ἐπαινέσαι θέλωσιν, οὐδεὶς ὁ κωλύσων Διὶ μὲν αὐτὸν ὅμοιον εἶναι τὴν κεφαλὴν καὶ τὰ ὄμματα, τὸ στέρνον δὲ τῷ ἀδελφω αὐτοῦ τῷ Ποσειδῶνι, τὴν δὲ ζώνην τῷ Ἄρει, καὶ ὅλως σύνθετον ἐκ πάντων θεῶν γενέσθαι δεῖ τὸν Ἀτρέως καὶ Ἀερόπης· οὐ γὰρ ἱκανὸς ὁ Ζεὺς οὐδὲ ὁ Ποσειδῶν οὐδὲ ὁ Ἄρης μόνος ἕκαστος ἀναπληρῶσει τὸ κάλλος αὐτοῦ
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: ELLENION - versioni greco tradotte
- Visite: 5
In quali casi gli uomini onesti sono disposti a governare versione greco Platone traduzione libro ellenion
οὔτε χρημάτων ἕνεκα ἐθέλουσιν ἄρχειν οἱ ἀγαθοὶ οὔτε τιμῆς· οὔτε γὰρ φανερῶς πραττόμενοι τῆς ἀρχῆς ἕνεκα μισθὸν μισθωτοὶ βούλονται κεκλῆσθαι, οὔτε λάθραι αὐτοὶ ἐκ τῆς ἀρχῆς λαμβάνοντες κλέπται. οὐδ' αὖ τιμῆς ἕνεκα· οὐ γάρ εἰσι φιλότιμοι. δεῖ δὴ αὐτοῖς ἀνάγκην προσεῖναι καὶ ζημίαν, εἰ μέλλουσιν ἐθέλειν ἄρχειν - ὅθεν κινδυνεύει τὸ ἑκόντα ἐπὶ τὸ ἄρχειν ἰέναι ἀλλὰ μὴ ἀνάγκην περιμένειν αἰσχρὸν νενομίσθαι - τῆς δὲ ζημίας μεγίστη τὸ ὑπὸ πονηροτέρου ἄρχεσθαι, ἐὰν μὴ αὐτὸς ἐθέληι ἄρχειν· ἣν δείσαντές μοι φαίνονται ἄρχειν, ὅταν ἄρχωσιν, οἱ ἐπιεικεῖς, καὶ τότε ἔρχονται ἐπὶ τὸ ἄρχειν οὐχ ὡς ἐπ' ἀγαθόν τι ἰόντες οὐδ' ὡς εὐπαθήσοντες ἐν αὐτῶι, ἀλλ' ὡς ἐπ' ἀναγκαῖον καὶ οὐκ ἔχοντες ἑαυτῶν βελτίοσιν ἐπιτρέψαι οὐδὲ ὁμοίοις. ἐπεὶ κινδυνεύει πόλις ἀνδρῶν ἀγαθῶν εἰ γένοιτο, περιμάχητον ἂν εἶναι τὸ μὴ ἄρχειν
I buoni vogliono governare non per per onori né per ricchezze, non vogliono infatti essere chiamati mercenari, riscuotendo apertamente un compenso per la loro attività di potere, e neppure, ricevendolo di nascosto per quel potere, essere chiamati ladri; e neppure per l'onore : infatti non sono ambiziosi. E bisogna che si prospettino un obbligo di necessità e una pena, se si apprestano a voler governare - perciò l'andare a governare volontariamente e non sottostare ad un vincolo rischia di essere considerata una cosa vergognosa -, la più grande delle pene, poi, se egli stesso non vuole governare, è l'essere governato da uno inferioree mi sembra che le persone di qualità quando governano, governino temendo questa pena, e allora arrivano al potere non convinti di andare a qualcosa di buono, e neppure con l'intenzione tdi avvantaggiarsi in esso, ma a qualcosa di necessario senza essere in grado di affidarlo a gente migliore o a loro simili. Perciò se esistesse una città di persone dabbene, ci sarebbe il rischio che in essa l'oggetto di contesa fosse il non governare,
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: ELLENION - versioni greco tradotte
- Visite: 5
Codro si sacrifica per salvare Atene Licurgo
versione greco Ellenion
TESTO GRECO NON PERVENUTO
Quando Codro regnava i Peloponnesini, poiché si verificò una carestia nella loro regione, decisero di condurre una spedizione militare contro la nostra città e, cacciati i nostri antenati, (sott. il verbo della reggente "decisero") di dividersi la regione. Per prima cosa avendo mandato messaggeri a Delfi, interrogava l'oracolo se avrebbero conquistato Atene; poiché l'oracolo gli aveva vaticinato che avrebbero preso la città nel caso in cui non avessero ucciso il re degli Ateniesi Codro, fecero una spedizione militare contro Atene. Ma Cleomanti, uno degli abitanti di Delfi, essendo venuto a conoscenza del vaticinio, in segreto lo rivelò agli Ateniesi.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: ELLENION - versioni greco tradotte
- Visite: 4
Aneddoti su Anassagora versione greco Diogene Laerzio versione n. 137 pag 186 del libro Ellenion
Περὶ δὲ τῆς δίκης αὐτοῦ διάφορα λέγεται. Σωτίων μὲν γάρ φησιν ἐν τῇ Διαδοχῇ τῶν φιλοσόφων ὑπὸ Κλέωνος αὐτὸν ἀσεβείας κριθῆναι, διότι τὸν ἥλιον μύδρον ἔλεγε διάπυρον· ἀπολογησαμένου δὲ ὑπὲρ αὐτοῦ Περικλέους τοῦ μαθητοῦ, πέντε ταλάντοις ζημιωθῆναι καὶ φυγαδευθῆναι. Σάτυρος δ’ ἐν τοῖς Βίοις ὑπὸ Θουκυδίδου φησὶν εἰσαχθῆναι τὴν δίκην, ἀντιπολιτευομένου τῷ Περικλεῖ· καὶ οὐ μόνον ἀσεβείας ἀλλὰ καὶ μηδισμοῦ· καὶ ἀπόντα καταδικασθῆναι θανάτῳ. Ὅτε καὶ ἀμφοτέρων αὐτῷ προσαγγελέντων, τῆς τε καταδίκης καὶ τῆς τῶν παίδων τελευτῆς, εἰπεῖν περὶ μὲν τῆς καταδίκης, ὅτι ἄρα « Κἀκείνων κἀμοῦ πάλαι ἡ φύσις κατεψηφίσατο, » περὶ δὲ τῶν παίδων, ὅτι « Ἤδειν αὐτοὺς θνητοὺς γεννήσας. » Οἱ δ’ εἰς Σόλωνα τοῦτ’ ἀναφέρουσιν, ἄλλοι εἰς Ξενοφῶντα. Τοῦτον δὲ καὶ θάψαι ταῖς ἰδίαις χερσὶν αὐτοὺς Δημήτριός φησιν ὁ Φαληρεὺς ἐν τῷ Περὶ γήρως. Ἕρμιππος δ’ ἐν τοῖς Βίοις φησὶν ὅτι καθείρχθη ἐν τῷ δεσμωτηρίῳ τεθνηξόμενος. Περικλῆς δὲ παρελθὼν εἶπεν εἴ τι ἔχουσιν ἐγκαλεῖν αὑτῷ κατὰ τὸν βίον· οὐδὲν δὲ εἰπόντων, « Καὶ μὴν ἐγώ, » ἔφη, « τούτου μαθητής εἰμι· μὴ οὖν διαβολαῖς ἐπαρθέντες ἀποκτείνητε τὸν ἄνθρωπον, ἀλλ’ ἐμοὶ πεισθέντες
Si raccontano diverse versioni sul suo processo. Sozione nella Successione dei filosofi dice che fu accusato di empietà da Cleone, per la sua opinione che il sole è una massa di metallo rovente, che Pericle, suo discepolo, lo difese e che egli fu multato di cinque talenti e condannato all'esilio. Satiro nelle Vite dice che fu processato da Tucidide, antagonista della politica periclea, non solo sotto l'accusa di empietà, ma anche di medismo: fu condannato a morte, in contumacia. Quando gli fu annunciato che era stato condannato e che i suoi figli erano morti, intorno alla sua condanna disse: «Da tempo la natura ha condannato alla morte i miei giudici e me stesso»; intorno alla morte dei figli disse: "Sapevo di averli generati mortali". Secondo altri, questo detto è di Solone, secondo altri ancora, di Senofonte. Demetrio Falereo nella sua opera Della vecchiaia attesta che egli seppellì i figli con le proprie mani. Ermippo nelle Vite dice che fu rinchiuso in prigione, in attesa di essere giustiziato: allora Pericle si presentò al popolo e chiese se avessero qualcosa da rimproverargli nella sua vita, e poiché essi risposero negativamente, egli disse: "Ebbene, io sono discepolo di Anassagora; non cedete alle calunnie, non mandate a morte quest'uomo; datemi ascolto, rilasciatel". E fu rilasciato: ma non riuscì a sopportare l'insulto violento, e si uccise.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: ELLENION - versioni greco tradotte
- Visite: 4
Viti con busto e volto di donna
versione greco Luciano traduzione dal libro ellenion
Τότε δὲ τὸν ποταμὸν διαπεράσαντες ᾗ διαβατὸς ἦν, εὕρομεν ἀμπέλων χρῆμα τεράστιον· τὸ μὲν γὰρ ἀπὸ τῆς γῆς, ὁ στέλεχος αὐτὸς εὐερνὴς καὶ παχύς, τὸ δὲ ἄνω γυναῖκες ἦσαν, ὅσον ἐκ τῶν λαγόνων ἅπαντα ἔχουσαι τέλεια ‑ τοιαύτην παρ' ἡμῖν τὴν Δάφνην γράφουσιν ἄρτι τοῦ Ἀπόλλωνος καταλαμβάνοντος ἀποδενδρουμένην. ἀπὸ δὲ τῶν δακτύλων ἄκρων ἐξεφύοντο αὐταῖς οἱ κλάδοι καὶ μεστοὶ ἦσαν βοτρύων. καὶ μὴν καὶ τὰς κεφαλὰς ἐκόμων ἕλιξί τε καὶ φύλλοις καὶ βότρυσι. προσελθόντας δὲ ἡμᾶς ἠσπάζοντο καὶ ἐδεξιοῦντο, αἱ μὲν Λύδιον, αἱ δ' Ἰνδικήν, αἱ πλεῖσται δὲ τὴν Ἑλλάδα φωνὴν προϊέμεναι. καὶ ἐφίλουν δὲ ἡμᾶς τοῖς στόμασιν· ὁ δὲ φιληθεὶς αὐτίκα ἐμέθυεν καὶ παράφορος ἦν. δρέπεσθαι μέντοι οὐ παρεῖχον τοῦ καρποῦ, ἀλλ' ἤλγουν καὶ ἐβόων ἀποσπωμένου. αἱ δὲ καὶ μίγνυσθαι ἡμῖν ἐπεθύμουν· καὶ δύο τινὲς τῶν ἑταίρων πλησιάσαντες αὐταῖς οὐκέτι ἀπελύοντο
Traversato il fiume dov'era il guado, trovammo un nuovo miracolo di viti. La parte di giù che usciva della terra era tronco verde e grosso: in su eran femmine, che dai fianchi in sopra avevano tutte le membra femminili, come si dipinge Dafne nell'atto che Apollo sta per abbracciarla ed essa si tramuta in albero. Dalle punta delle dita nascevano i tralci, che erano pieni di grappoli: e le chiome dei loro capi erano viticci, e pampini, e grappoli. Come noi ci avvicinavamo esse ci salutavano graziosamente quale parlando lidio, quale indiano, e molte greco; e con le bocche ci scoccavano baci, e chi era baciato subito sentiva per ubbriachezza girargli il capo. Non permettevano si cogliesse del loro frutto, e si dolevano e gridavano quando era colto. Alcune volevano mescolarsi con noi: e due compagni che si congiunsero con esse, non se ne sciolsero più, e vi rimasero attaccati per i genitali: vi si appiccarono, s'abbarbicarono, già le dita divennero tralci, già vi s'impigliarono coi viticci, e quasi quasi stavano per produrre anch'essi il frutto.