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Le possibili conseguenze della guerra
Isocrate versione greco libro DIANOIA - Διάνοια
οἶδα διὰ τὸν πόλεμον μεγάλην εὐδαιμονίαν κτησαμένους, πολλοὺς δὲ τῆς ὑπαρχούσης ἀποστερηθέντας διὰ τὴν εἰρήνην. Οὐδὲν γὰρ τῶν τοιούτων ἐστὶν ἀποτόμως οὔτε κακὸν οὔτ' ἀγαθὸν, ἀλλ' ὡς ἂν χρήσηταί τις τοῖς πράγμασιν καὶ τοῖς καιροῖς, οὕτως ἀνάγκη καὶ τὸ τέλος ἐκβαίνειν ἐξ αὐτῶν. Χρὴ δὲ τοὺς μὲν εὖ πράττοντας τῆς εἰρήνης ἐπιθυμεῖν· ἐν ταύτῃ γὰρ τῇ καταστάσει πλεῖστον ἄν τις χρόνον τὰ παρόντα διαφυλάξειεν τοὺς δὲ δυστυχοῦντας τῷ πολέμῳ προσέχειν τὸν νοῦν· ἐκ γὰρ τῆς ταραχῆς καὶ τῆς καινουργίας θᾶττον ἂν μεταβολῆς τύχοιεν. Ὧν ἡμεῖς δέδοικα μὴ τἀναντία πράττοντες φανῶμεν· ὅτε μὲν γὰρ ἐξῆν ἡμῖν τρυφᾶν, πλείους τοὺς πολέμους ἐποιούμεθα τοῦ δέοντος, ἐπειδὴ δ' εἰς ἀνάγκην καθέσταμεν ὥστε κινδυνεύειν, ἡσυχίας ἐπιθυμοῦμεν καὶ περὶ ἀσφαλείας βουλευόμεθα. Καίτοι χρὴ τοὺς βουλομένους ἐλευθέρους εἶναι τὰς μὲν ἐκ τῶν ἐπιταγμάτων συνθήκας φεύγειν ὡς ἐγγὺς δουλείας οὔσας, ποιεῖσθαι δὲ τὰς διαλλαγὰς ὅταν ἢ περιγένωνται τῶν ἐχθρῶν ἢ τὴν δύναμιν τὴν αὑτῶν ἐξισώσωσιν τῇ τῶν πολεμίων·
Traduzione antica
Io poi per una parte ho veduti molti che a ragione della guerra acquistarono grande felicità e molti dall'altra che furono privati della presente a ragione della pace E in vero nessuna di quelle cose che sono è in rigore né cattiva ne buona ma se condoché userà altri e delle cose e delle occasioni così egli è d uopo che un esito conforme provenga da esse Ed egli è conveniente da una parte a coloro i quali hanno le cose a seconda il bramare la pace perciocché in tale stato può altri conservare i beni che ha di presente lunghissimo tempo dall' altra a quelli che hanno la sorte avversa applicar l animo alla guerra imperciocché dalle turbolenze e dagli sforzi d ogni spezie più presto ne verrà cambiamento Delle quali cose io temo che chiaramente non veggiasi che da noi si fa il contrario imperciocché quando ci era lecito di vivere in pace e negli agi facemmo più guerre di quello che conveniva appresso poiché fummo gittati in necessità fino ad essere in pericolo bramiamo il riposo e consultiamo intorno alla sicurezza. Ma i bisogna che coloro cge vogliono essere liberi fuggano i patti che vengono da comando come quelli che sono vicini alla schiavitù ed allora facciano le condizioni della pace quando o abbiano vinto od abbiano agguagliate le proprie forze a quelle dei nemici laonde ciascuno tale avrà la pace quale sarà lo scioglimento che avrà fatto della guerra
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MORTE DI ARCHIMEDE
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Dianoia
TRADUZIONE
La morte di Archimede addolorò moltissimo Marcello. Proprio in quel momento si trovava quello ad osservare tra sè e sè qualcosa su un disegno geometrico, ed essendosi dedicato all'osservazione allo stesso tempo con la mente e con lo sguardo, non si accorse né dell'attacco dei Romani né della presa della città. All'improvviso essendosi un soldao posto davanti a lui e avendogli ordinato di farsi guidare da Marcello, non voleva prima di aver finito il problema e di ultimarlo, questo (il soldato) essendosi adirato e avendo estratto la spada lo uccise. Altri dunque dicono che il Romano si presentò armato di spada dritto per ucciderlo, che quello avendolo visto lo abbia pregato e gli abbia chiesto di aspettare poco tempo, affinché non lasciasse la ricerca (lett. la cosa ricercata) incompiuta e non esaminata, ma quello non avendogli prestato nessuna azzenzione lo uccise. C'è anche un terzo racconto che mentre portava a Marcello meridiane, sfere e quadrati tra gli strumenti scientifici, i quali misurava la grandezza del sole a vista, dei soldati avendolo incontrato, e poiché avevano pensato che nel vaso portarre oro, lo uccisero.
Altro tipo di traduzione di altro utente dello stesso passo
Afflisse Marcello soprattutto la disgrazia di Archimede. Infatti questo si trovò a osservare qualcosa su un disegno geometrico nel modo che gli era solito e, dedicando sia l’attenzione che lo sguardo all’osservazione, non si accorse né dell’attacco dei Romani né della presa della città; quindi, anche se un soldato si era rivolto a lui e lo aveva esortato a seguirlo da Marcello, non voleva farlo prima di aver risolto il problema e di aver dato la dimostrazione; quello, adiratosi ed estratta la spada, lo uccise. Altri dunque dicono che il Romano armato di spada si mise subito ad ucciderlo, ma sebbene Archimede lo pregasse di ottenere un po’ di tempo in più poiché vedeva che ne aveva bisogno per non abbandonare incompiuto e irrisolto, quello, non curandosene, lo uccise.
Si concorda dunque sul fatto che Marcello si addolorò e allontanò l’assassino dell’uomo come un maledetto, e che, trovati i familiari (di Archimede) li onorò.
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CATONE PROPONE AL SENATO ROMANO DI DISTRUGGERE CARTAGINE
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Dianoia
Κάτωνος έξ αίτια τοιαύτη Ό Κάτων ε μ ηπρό τ ύ Καρχηδονίου χαί τον Νομάδα Μασσανασσην οΓτινε έπολίμουν προ άλλήλου νά ζε ασητ διαφορά αυτών τα προφάσεις διότι δτος μεν ητον άπ άρχ φίλο του δήυ ου έζΕ νοι δέ σΐϊονδ συνωμολόγησαν ά οδ ένιωσαν ύτό τοϋ χ ωνο ταπεινωΟέντε δ ά αιρ σΞω τ έ ου3ί των ΧΛΙ 0 α αοέο 0 ροο χρηίΑάτων ί ώ έ τήν πο λιν ουχί ώς οι Ρωμαϊοι ένο μιζον ίίς κακή χατάστασιν χαί τεταπεινωμένην άλλα πολλήν μέν έχουσαν χαί εΰρωστον νεολαίαν μεγάλων δε πλούτων γέμουσαν καί όπ ων παντοδαπών και πολεμικές παρασκευή μεστήν χαί επί τούτοις μεγαλοφρο νοΰσαν ένόμισεν ότι 3έν ήτον καιρός νά συμβιβά σωσιν οί Ρωμαϊοι τα πράγματα των Νομάδων χαί τοΰ Μασσανάσσου χαί να γίνωσι διαιτηταί αυτών ά νλ ότι αν δεν χαταλάβωσΐ πόλιν ανέκαθεν έχΟράν και δυσμενή ήτις ηύξήθη άπίστως θέλουσιν υποπέσει πάλιν εις τους ιδίους κινδύνους Ταχέως λοιπόν έπιστρέψας Ιλεγεν εις τήν βουλήν ότι αί πρότεραι ήτται χαί συμφοραί των Καρχηδονίων ή λάττωσαν ουχί τοσούτον τήν δύναμιν όσον τήν ά ηρον ν αυτών χαί φοβείται μή κατέστησαν αυτούς ουχί ασθενέστερους αλλά πολέμων εμπειρότερους ήδη δε χαί ότι αί χατά τών Νομάδων επιχειρήσεις είσί προπαρασκευαί του χατά τών Ρω μαίων αγώνος ότι τέλος ειρήνη χαί σπονδαί είσίν άπλοϋν δνομα δι άναβολήν πολέμου καιρόν περιμέ
Catone era stato mandato come ambasciatore presso i cartaginesi e Massinissa il numida, che erano in guerra fra loro per esaminare le cause del conflitto. Questi infatti era un amico del popolo romano sin da principio e i cartaginesi erano legati da un trattato di pace stipulato all'indomani della sconfitta che essi avevano subito ad opera di scipione con la conseguente privazione del loro dominio e col gravame di pesanti tributi. Ma Catone non trovò la città ridotta in cattivo stato ne in condizioni di miseria come pensavano i romani ma la trovò fiorente di vigorosa gioventù e piena di grandi ricchezze, fornita di armi di ogni genere e di ogni equipaggiamento di guerra e non poco superba di ciò. A catone non parve fosse il caso di sistemare gli affari dei numidi e di massinissa ma pensava che se non avessero schiacciato la città che sempre loro nemica, il cui spirito di rivincita era incredibilmente cresciuto, i romani si sarebbero di nuovo trovati nei pericoli di una volta, Immediatamente ritornato a roma informò il senato che le sconfitte e i rovesci precedentemente subito dai cartaginesi non avevano diminuito tanto la loro potenza quanto la loro sventatezza e c'era il ericolo che li avessero resi non già più deboli ma più esperti nel combattere. Ormai lo scoppia della guerra contro i numidi non era che il preludio di quella contro i romani la pace e il trattato erano solo nomi che servivano di pretesto per differire una guerra che attendeva il momento opportuno per scoppiare
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ARISTIDE VIENE OSTRACIZZATO
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Dianoia
TRADUZIONE
Una volta dunque mentre scrivevano i cocci per l'ostracismo (struttura del gen ass) si dice che uno fra gli analfabeti (genitivo partitivo) e completamente rozzi (ἀναδόντα, ἀναδίδωμι part aor att) dopo aver dato ad Aristide il coccio come a quelli che incontrava, lo esortava (infinito retto da λέγεταί) ad inciderci (ἐγγράψειε, ἐγγράφω ott aor 3a sg) Aristide. Egli meravigliandosi e chiedendo (gen ass) che cosa avesse fatto Aristide di male, : "Nulla, - disse – non conosco quest'uomo, ma sono infastidito sentendolo chiamare da ogni parte "il Giusto." E dopo aver udito queste cose si dice che (ἀποκρίνασθαι infinito retto da λέγεταί che trovi alla prima ) non rispose nulla ma che incise il suo nome sul coccio e che lo restituì. Allontanandosi (Ἀπαλλαττόμενος, ἀπαλλάσσω part presente genitivo – genitivo assoluto) immediatamente dalla città, alzate le mani al cielo, egli pregò (ηὔξατο, εὔχομαι aor ind med 3a sg la preghiera contraria a quella di Achille (contraria ad Achille) non capitasse (καταλαβεῖν, καταλαμβάνω aor inf att) nessuna circostanza che costringesse il popolo a ricordarsi di Aristide.
(By Vogue)
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ARCHIMEDE MUORE MENTRE I ROMANI OCCUPANO SIRACUSA
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Dianoia
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Afflisse Marcello soprattutto la disgrazia di Archimede. Infatti questo si trovò a osservare qualcosa su un disegno geometrico nel modo che gli era solito e, dedicando sia l’attenzione che lo sguardo all’osservazione, non si accorse né dell’attacco dei Romani né della presa della città; quindi, anche se un soldato si era rivolto a lui e lo aveva esortato a seguirlo da Marcello, non voleva farlo prima di aver risolto il problema e di aver dato la dimostrazione; quello, adiratosi ed estratta la spada, lo uccise. Altri dunque dicono che il Romano armato di spada si mise subito ad ucciderlo, ma sebbene Archimede lo pregasse di ottenere un po’ di tempo in più poiché vedeva che ne aveva bisogno per non abbandonare incompiuto e irrisolto, quello, non curandosene, lo uccise.
Si concorda dunque sul fatto che Marcello si addolorò e allontanò l’assassino dell’uomo come un maledetto, e che, trovati i familiari (di Archimede) li onorò.
- L'uomo e il cane - Esopo versione greco da Dianoia
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- Mantineo cerca di convincere i giudici della sua innocenza - Lisia versione greco da Dianoia
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