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IL VOLO DELLA TARTARUGA
VERSIONE DI GRECO di Esopo
TRADUZIONE
La tartaruga, sicura di riuscirci, voleva imparare a volare come l'aquila. E si intestardiva, anche se un gatto, suo amico, le disse: "tu non sei fatta per volare!". La tartaruga si offese e disse "non veedi che ho il becco e gli artigli come un uccello? Tu sei invidioso di me, andiamo dall'aquila e chiediamo(le)". L'aquila disse che era impossibile, ma la tartaruga testarda disse: "sollevami in aria, portami molto ibn alto e lasciami". Nonostante le suppliche dei due, la tartaruga provò. Quando l'aquila, dopo averla portato molto in alto, la lasciò, la tartaruga si sfracellò sulle rocce. La storia dimostra che molti, nonostante i consigli dei saggi, si rovinano per voler imitare il prossimo.
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L'APICOLTORE
VERSIONE DI GRECO di Esopo
Εἰς μελισσουργοῦ τις εἰσελθών, ἐκείνου ἀπόντος, τό τε μέλι καὶ τὰ κηρία ὑφείλετο. Ὁ δὲ ἐπανελθών, ἐπειδὴ ἐθεάσατο ἐρήμους τὰς κυψέλας, εἱστήκει ταύτας διερευνῶν. Αἱ δὲ μέλισσαι ἐπανελθοῦσαι ἀπὸ τῆς νομῆς, ὡς κατέλαβον αὐτόν, παίουσαι τοῖς κέντροις, τὰ πάνδεινα διετίθεσαν. Κἀκεῖνος ἔφη πρὸς αὐτάς· Ὦ κάκιστα ζῷα, ὑμεῖς τὸν μὲν κλέψαντα ὑμῶν τὰ κηρία ἀθῷον ἀφήκατε, ἐμὲ δὲ τὸν ἐπιμελούμενον ὑμῶν δεινῶς τύπτετε. Οὕτως ἔνιοι τῶν ἀνθρώπων δι’ ἄγνοιαν τοὺς ἐχθροὺς μὴ φυλαττόμενοι, τοὺς φίλους ὡς ἐπιβούλους ἀπωθοῦνταi.
TRADUZIONE
Un tale, penetrato nella casa di un apicultore, durante la sua assenza (lett. essendo lui assente) gli portò via il miele e i favi. Al suo ritorno (lett. ritornato questo), l'apicultore, poiché vide le arnie vuote, si fermò ad esaminarle. Ma ritornate le api, come lo trovarono lì, assalendolo con i pungiglioni, lo ridussero orribilmente. E quello disse loro: "Brutte bestiacce, voi lasciate andar via impunito chi vi rubò i favi, mentre pungete orribilmente me, che mi prendo cura di voi".
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I FIGLI DISCORDI DEL CONTADINO
VERSIONE DI GRECO di Esopo FAVOLA 86
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L'ASINO CHE VOLEVA CAMBIARE PADRONE
Versione greco Esopo traduzione libro Ellenisti pag.73 n.4
Ονος κήπουρώ δουλεύω ν επειδή μέν ολίγα ήσθιε, πολλά δέ έκακοπάθει, ηΰξατο τφ Διί, δπως του κηπουρού αυτόν άπαλλάξη και έτερον δεσπότην αύτφ πορεύση. Ό δέ Ζεύς έκέλευσεν εις κεραμέα πωλήσαι. Πάλιν δέ μετ' ολίγον δυσφορήσας επειδή πολλώ πλέον αχθοφόρων ην εν τφ πηλφ και τή πλινθεία. πάλιν τον Δία παρεκάλει. Ό δέ Ζεύς παρεσκεύασε πραθήναι αυτόν εις βυρσοδέψην. Ό δέ δνος έτι εις χείρονα δεσπότην έμπεσών και ορών τά παρ' αυτού πραττόμενα έφη μετά στεναγμού" «Ούαί μοι τφ ταλαιπωρώ. Κρεΐττον ην μοι παρ' έκείνοις τοις δεσπόταις είναι, έπεί ούτος, ώς ρω, και το δέρμα μου κατεργασεται.»^ Ό μύθος δηλοΐ, ότι τότε μάλιστα τούς προτέρους δέσποτας ποθούσιν δταν πεΐραν λάβωσι τών ετέρων.
Un asino che era al servizio di un ortolano, poiché mangiava poco e soffriva molto, pregò Zeus di liberarlo dall'ortolano e di mandargli un altro padrone. Allora, Zeus dispose di venderlo ad un vasaio. Ma, dopo poco tempo, essendo di nuovo malcontento poiché, portando pesi di gran lunga di più, era nel fango e nel lavoro dei mattoni, di nuovo invocò Zeus. Allora Zeus, dispose che fosse venduto ad un conciapelli. Dunque, l'asino, incappato in un padrone ancora peggiore e considerando le cose che venivano fatte da lui, disse con lamento: "povero me, disgraziato. Era meglio per me essere presso quei padroni poiché questo, come vedo, concerà anche la mia pelle".La favola spiega che allora soprattutto i servi rimpiangono i padroni precedenti quando facciano prova di quelli successivi
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IL MERCANTE DI STATUE
VERSIONE DI GRECO di Esopo
TRADUZIONE
Un tale avendo scolpito un Ermes di legno e avendolo portato in piazza lo vendeva. Poichè non si avvicinava nessun compratore, volendo chiamare qualcuno gridava che vendeva una divinità benefica e un guadagno generoso. Essendo presente un tale gli disse: "Ei tu, perché mai lo vendi se è tale, mentre dovresti giovarti tu dei suoi favori?" rispose: "Perchè io ho bisogno di un aiuto più veoce, costui ha l'abitudine di procacciare lentamente i guadagni!" Il discorso è opportuno per l'uomo avido che non si curava per niente degli dei.