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εἰ δ᾽ ὁ μὲν ὡς ἀεί τι μεῖζον τῶν ὑπαρχόντων δεῖ πράττειν ἐγνωκὼς ἔσται, ἡμεῖς δ᾽ ὡς οὐδενὸς ἀντιληπτέον ἐῤῥωμένως τῶν πραγμάτων, σκοπεῖσθ᾽ εἰς τί ποτ᾽ ἐλπὶς ταῦτα τελευτῆσαι.
πρὸς θεῶν, τίς οὕτως εὐήθης ἐστὶν ὑμῶν ὅστις ἀγνοεῖ τὸν ἐκεῖθεν πόλεμον δεῦρ᾽ ἥξοντα, ἂν ἀμελήσωμεν; ἀλλὰ μήν, εἰ τοῦτο γενήσεται, δέδοικ᾽, ὦ ἄνδρες Ἀθηναῖοι, μὴ τὸν αὐτὸν τρόπον ὥσπερ οἱ δανειζόμενοι ῥᾳδίως ἐπὶ τοῖς μεγάλοις τόκοις μικρὸν εὐπορήσαντες χρόνον ὕστερον καὶ τῶν ἀρχαίων ἀπέστησαν, οὕτω καὶ ἡμεῖς ἂν ἐπὶ πολλῷ φανῶμεν ἐῤῥᾳθυμηκότες, καὶ ἅπαντα πρὸς ἡδονὴν ζητοῦντες πολλὰ καὶ χαλεπὰ ὧν οὐκ ἐβουλόμεθ᾽ ὕστερον εἰς ἀνάγκην ἔλθωμεν ποιεῖν, καὶ κινδυνεύσωμεν περὶ τῶν ἐν αὐτῇ τῇ χώρᾳ.
Ma se egli avrà deciso che è necessario fare sempre qualcosa in più delle cose presenti e voi che non bisogna contrastare con forza nessuna delle sue delle cose, ponderate come pensate che vada a finire questa situazione. Per gli dèi, chi di voi è così stupido da non sapere che la guerra laggiù arriverà qui, se noi non ce ne preoccuperemo? Ma in verità, se questo accadrà, io ho paura che, o Ateniesi, allo stesso modo in cui quelli che ricevono un prestito facilmente ad alti interessi, dopo aver goduto del benessere per un breve periodo, poi perdono si separano anche dalle cose antiche, così anche noi appariamo essere stati inerti a caro prezzo, e, cercando tutto secondo il piacere, in seguito necessariamente ci ritroveremo a fare molte cose difficili che non volevamo, e correremo dei rischi per i possessi nella stessa regione.
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Πάλιν τοίνυν, ὦ ἄνδρες Ἀθηναῖοι, κατιδὼν Νεοπτόλεμον τὸν ὑποκριτὴν τῷ μὲν τῆς τέχνης προσχήματι τυγχάνοντ' ἀδείας, κακὰ δ' ἐργαζόμενον τὰ μέγιστα τὴν πόλιν καὶ τὰ παρ' ὑμῶν διοικοῦντα Φιλίππῳ καὶ πρυτανεύοντα, παρελθὼν εἶπον εἰς ὑμᾶς, οὐδεμιᾶς ἰδίας οὔτ' ἔχθρας οὔτε συκοφαντίας ἕνεκα, ὡς ἐκ τῶν μετὰ ταῦτ' ἔργων γέγονεν δῆλον.
O ateniesi, un'altra volta vedendo che l'attore Neottolemo, protetto dall'impunità che gli assicurava la sua professione, arrecava i danni più grandi alla città regolando e dirigendo le vostre decisioni nell'interesse di Filippo, mi sono presentato a parlare e non l'ho mai fatto per personale inimicizia o per atto di delazione, come è risultato palese dai fatti che seguirono.
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Ἐγὼ γάρ, ὦ ἄνδρες Ἀθηναῖοι, πρῶτον μέν, ἡνίκ' ἔπειθόν τινες ὑμᾶς, τῶν ἐν Εὐβοίᾳ πραγμάτων ταραττομένων, βοηθεῖν Πλουτάρχῳ καὶ πόλεμον ἄδοξον καὶ δαπανηρὸν ἄρασθαι, πρῶτος καὶ μόνος παρελθὼν ἀντεῖπον, καὶ μόνον οὐ διεσπάσθην ὑπὸ τῶν ἐπὶ μικροῖς λήμμασιν πολλὰ καὶ μεγάλ' ὑμᾶς ἁμαρτάνεινν πεισάντων· καὶ χρόνου βραχέος διελθόντος, μετὰ τοῦ προσοφλεῖν αἰσχύνην καὶ παθεῖν οἷα τῶν ὄντων ἀνθρώπων οὐδένες πώποτε πεπόνθασ' ὑπὸ τούτων οἷς ἐβοήθησαν, πάντες ὑμεῖς ἔγνωτε τήν τε τῶν τότε ταῦτα πεισάντων κακίαν καὶ τὰ βέλτιστ' εἰρηκότ' ἐμέ.
5. Io infatti, o cittadini ateniesi, in primo luogo, quando alcuni di voi vi persuadevano, quando la situazione in Eubea era tutta in subbuglio, a recare aiuto a Plutarco, e a sobbarcarsi una guerra da cui non si ricavava nessuna gloria e dispendiosa, per primo e da solo essendomi alzato mi opposi e poco mancò che non fu fatto a pezzi da quelli che per misero guadagno vi avevano persuaso a commettere errori spesso e in malo modo (molti e grandi), e trascorso breve tempo oltre che ad attirarvi vergogna e soffrire pene quali mai nessuno degli uomini esistenti ha sofferto mai da parte di quelli, ai quali era corso in aiuto, tutti voi riconosceste e la cattiveria di quelli che (vi) avevano consigliato queste cose e che io avevo detto le cose più sensate.
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Ἀκριβῶς δ' εἰδώς, ὦ ἄνδρες Ἀθηναῖοι, τὸ λέγειν περὶ ὧν αὐτὸς εἶπέ τις καὶ περὶ αὑτοῦ παρ' ὑμῖν ἀεὶ τῶν πάνυ λυσιτελούντων τοῖς τολμῶσιν ὄν, οὕτως ἡγοῦμαι φορτικὸν καὶ ἐπαχθὲς ὥστε ἀνάγκην οὖσαν ὁρῶν ὅμως ἀποκνῶ. Νομίζω δ' ἄμεινον ἂν ὑμᾶς περὶ ὧν νῦν ἐρῶ κρῖναι, μικρὰ τῶν πρότερόν ποτε ῥηθέντων ὑπ' ἐμοῦ μνημονεύσαντες.
4. O cittadini ateniesi, so perfettamente, che da voi parlare di sé stessi e ricordare i propri discorsi (che uno che da sé fece e di se stessi innanzi a voi fu sempre tra le cose molto gradevoli per coloro che osavano farlo), è cosa molto utile per coloro che osavano farlo, io così lo ritengo molesto e gravoso che pur vedendo che ce n'è necessità, tuttavia esito a farlo. Credo d'altra parte che sarebbe cosa migliore per voi poter giudicare su quegli argomenti che io ora dirò se richiamaste alla mente pochi di quei discorsi fatti da me.
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Καὶ Φιλίππῳ νυνὶ κατὰ τὰς συνθήκας Ἀμφιπόλεως παρακεχωρήκαμεν, καὶ Καρδιανοὺς ἐῶμεν ἔξω Χερρονησιτῶν τῶν ἄλλων τετάχθαι, καὶ τὸν Κᾶρα τὰς νήσους καταλαμβάνειν, Χίον καὶ Κῶν καὶ Ῥόδον, καὶ Βυζαντίους κατάγειν τὰ πλοῖα, δῆλον ὅτι τὴν ἀπὸ τῆς εἰρήνης ἡσυχίαν πλειόνων ἀγαθῶν αἰτίαν εἶναι νομίζοντες ἢ τὸ προσκρούειν καὶ φιλονικεῖν περὶ τούτων. Οὐκοῦν εὔηθες καὶ κομιδῇ σχέτλιον, πρὸς ἑκάστους καθ' ἕν' οὕτω προσενηνεγμένους περὶ τῶν οἰκείων καὶ ἀναγκαιοτάτων, πρὸς πάντας περὶ τῆς ἐν Δελφοῖς σκιᾶς νυνὶ πολεμῆσαι.
E poi abbiamo ceduto secondo gli accordi Anfipoli a Filippo, lasciamo che Cardia sia considerata indipendente dal Chersoneso, che il satrapo della Caria occupi le isole di Chio, di Cos e di Rodi, che i Bizantini sequestrino le navi da carico, evidentemente perché pensiamo che la tranquillità offerta dalla pace produca più vantaggi che entrare in conflitto e lottare per risolvere queste situazioni. Perciò sarebbe una cosa sciocca, davvero terribile, dopo esserci comportati così con ciascun nemico singolarmente per quanto riguarda i nostri interessi essenziali, combattere ora contro tutti per il fantasma di Delfi.