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Και μην οι μεν εχοιεν αν ειπειν οτι πολλακις ηττηνται Λακεδαιμονιων, υμεις δε νενικηκατε μεν πολλακις βασιλεα, ηττησθε δ ουδ' απαξ ουτε των δουλων των βασιλεως ... προς τινας, ω ανδρες Αθηναιοι, παραταξομεθα
E gli Argivi potrebbero dire che più volte furono sconfitti dai Lacedemoni, e voi più volte avete vinto il re, e nemmeno una volta foste vinti né dai servi del re né da lui stesso. E se in qualche modo il re ha prevalso sulla città, o avendo corrotto con denaro i più malvagi dei Greci e i loro traditori, o in nessun altro modo ha prevalso. E né ciò gli ha giovato, anzi troverete che egli rese debole la città mediante i Lacedemoni, e corse il pericolo per il regno da parte di Clearco e Ciro. Né dunque ebbe nessuna vittoria, e non gli giovò di tendere insidie. Vedo poi alcuni di voi che non di rado si danno pensiero di Filippo, come uomo di nessun conto, e che temono il re come potente nemico, qualora ad essi sia preferito. Ma se non lo respingiamo, perché spregevole, perché cederemo del tutto alla paura, contro chi ci schiereremo a battaglia, signori Ateniesi?(by Stuurm)
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ἄνδρες δικασταί, μάλιστα μὲν εἵνεκα τοῦ νομίζειν συμφέρειν τῇ πόλει λελύσθαι τὸν νόμον, εἶτα καὶ τοῦ παιδὸς εἵνεκα τοῦ Χαβρίου ὡμολόγησα τούτοις, ὡς ἂν οἷός τ᾽ ὦ, συνερεῖν. ἔστι δ᾽ οὐκ ἄδηλον, ὦ ἄνδρες Ἀθηναῖοι, τοῦθ᾽, ὅτι Λεπτίνης, κἄν τις ἄλλος ὑπὲρ τοῦ νόμου λέγῃ, δίκαιον μὲν οὐδὲν ἐρεῖ περὶ αὐτοῦ, φήσει δ᾽ ἀναξίους τινὰς ἀνθρώπους εὑρομένους ἀτέλειαν ἐκδεδυκέναι τὰς λῃτουργίας, καὶ τούτῳ πλείστῳ χρήσεται τῷ λόγῳ.
O giudici, soprattutto perché io ritengo che sia interesse della città che la legge sia abrogata, inoltre a causa del fanciullo Cabria, io ho acconsentito, per quanto sono capace, a parlare a favore di costoro. E' chiaro, o giudici, che Lettine o qual altro parli per la legge, non può allegare nulla di giusto o di ragionevole: uscirà solo con il dire che alcuni non degni degli uomini, ottenuto il privilegio delle immunità, si sottraggono al peso dei servizi pubblici: ed con questo argomento farà egli campeggiare la sua facondia.
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Ἐκεῖνοι τὸν ἐξ ἁπάσης τῆς Ἀσίας στόλον ἐλθόντα μόνοι δὶς ἠμύναντο καὶ κατὰ γῆν καὶ κατὰ θάλατταν, καὶ διὰ τῶν ἰδίων κινδύνων κοινῆς σωτηρίας πᾶσι τοῖς Ἕλλησιν αἴτιοι κατέστησαν. Καὶ προείρηται μὲν ὃ μέλλω λέγειν ὑπ᾽ ἄλλων πρότερον, δεῖ δὲ μηδὲ νῦν τοῦ δικαίου καὶ καλῶς ἔχοντος ἐπαίνου τοὺς ἄνδρας ἐκείνους στερηθῆναι· τοσούτῳ γὰρ ἀμείνους τῶν ἐπὶ Τροίαν στρατευσαμένων νομίζοιντ᾽ ἂν εἰκότως, ὅσον οἱ μὲν ἐξ ἁπάσης τῆς Ἑλλάδος ὄντες ἀριστεῖς δέκ᾽ ἔτη τῆς Ἀσίας ἓν χωρίον πολιορκοῦντες μόλις εἷλον, οὗτοι δὲ τὸν ἐκ πάσης τῆς ἠπείρου στόλον ἐλθόντα μόνοι, τἄλλα πάντα κατεστραμμένον, οὐ μόνον ἠμύναντο, ἀλλὰ καὶ τιμωρίαν ὑπὲρ ὧν τοὺς ἄλλους ἠδίκουν ἐπέθηκαν.
Traduzione libera
Costoro da soli due volte per terra e per mare sconfissero il nemico raccolto da tutta l'Asia, e con rischio proprio salvarono tutta la Grecia. E so bene che, quanto sto per dire, fu già detto da altri prima di me: ma conviene anche che in questa solennità non siano quegli uomini generosi privati del giusto e meritato encomio.Infatti si dovranno reputare di tanto più intrepidi dei combattenti di Troia, che questi, i quali pur essendo il fiore della Grecia, dovettero per dieci anni assediare una sola città dell'Asia, che poi a stento espugnarono, per contro i nostri non solo scacciarono tutto l'esercito persiano che aveva assoggettato ogni altra contrada, ma fecero loro costare ben cari i danni e gli oltraggi fatti alle altre nazioni.
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καὶ μὴν οἱ μὲν ἔχοιεν ἂν εἰπεῖν ὅτι πολλάκις ἥττηνται [ὑπὸ] Λακεδαιμονίων, ὑμεῖς δὲ νενικήκατε μὲν πολλάκις βασιλέα, ἥττησθε δ' οὐδ' ἅπαξ οὔτε τῶν δούλων τῶν βασιλέως οὔτ' αὐτοῦ 'κείνου· εἰ γάρ τί που κεκράτηκε τῆς πόλεως βασιλεύς, ἢ τοὺς πονηροτάτους τῶν Ἑλλήνων καὶ προδότας αὐτῶν χρήμασι [24] πείσας ἢ οὐδαμῶς ἄλλως κεκράτηκεν. καὶ οὐδὲ τοῦτ' αὐτῷ συνενήνοχεν, ἀλλ' ἅμ' εὑρήσετ' αὐτὸν τήν τε πόλιν διὰ Λακεδαιμονίων ἀσθενῆ ποιήσαντα καὶ περὶ τῆς αὑτοῦ βασιλείας κινδυνεύσαντα πρὸς Κλέαρχον καὶ Κῦρον. οὔτ' οὖν ἐκ φανεροῦ κεκράτηκεν οὔτ' ἐπιβουλεῦσαι συνενήνοχεν αὐτῷ. ὁρῶ δ' ὑμῶν ἐνίους Φιλίππου μὲν ὡς ἄρ' οὐδενὸς ἀξίου πολλάκις ὀλιγωροῦντας, βασιλέα δ' ὡς ἰσχυρὸν ἐχθρὸν οἷς ἂν προέληται φοβουμένους. εἰ δὲ τὸν μὲν ὡς φαῦλον οὐκ ἀμυνούμεθα, τῷ δ' ὡς φοβερῷ πάνθ' ὑπείξομεν, πρὸς τίνας, ὦ ἄνδρες Ἀθηναῖοι, παραταξόμεθα;
E gli Argivi potrebbero dire che più volte furono sconfitti dai Lacedemoni, e voi più volte avete vinto il re, e nemmeno una volta foste vinti né dai servi del re né da lui stesso. E se in qualche modo il re ha prevalso sulla città, o avendo corrotto con denaro i più malvagi dei Greci e i loro traditori, o in nessun altro modo ha prevalso. E né ciò gli ha giovato, anzi troverete che egli rese debole la città mediante i Lacedemoni, e corse il pericolo per il regno da parte di Clearco e Ciro. Né dunque ebbe nessuna vittoria, e non gli giovò di tendere insidie. Vedo poi alcuni di voi che non di rado si danno pensiero di Filippo, come uomo di nessun conto, e che temono il re come potente nemico, qualora ad essi sia preferito. Ma se non lo respingiamo, perché spregevole, perché cederemo del tutto alla paura, contro chi ci schiereremo a battaglia, signori Ateniesi? (by Stuurm)
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Εγω δ' ετι μικρα προς υμας ειπων καταβησομαι, εστι γαρ, ω ανδρες Αθηναιοι, παντας μεν τους νομους υμιν, ως εγω νομιζω σπουδαστεον ως καλλιστ' εχειν, ...Ο μη παθητε νυν· ου γαρ αξιον.
Io finirò dicendo ancora a voi poche cose. Infatti, signori Ateniesi, abbiamo tutte le leggi, come io penso, bisogna interessarsi come stare benissimo, soprattutto quelli per cui è possibile che una città sia piccola o grande. Ce ne sono alcuni? Alcuni di loro fanno qualcosa di buono dando rispetto e alcuni di loro al contrario per ottenere vendetta. Se infatti tutti veramente temessero le punizioni nelle leggi di compiere qualcosa di cattivo si terrebbero lontani, e tutti ricercassero doni per le buone azioni sceglierebbero quelle cose che bisogna fare, che cosa impedisce di essere grande la città e che tutti siano bravi e nessuno malvagio? Per queste cose, quindi, io ritengo che vi dobbiate affrettare e prestare attenzione, affinché non siate costretti a sbagliare. Di molte cose infatti voi, signori Ateniesi, spesso non siete informati che sono giuste, ma siete distolti dalle grida e dalla violenza e dall’impudenza di quelli che parlano. Ciò che ora non subite; infatti non è cosa degna. (by Stuurm)