- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Eutropio
- Visite: 5
Anno vigesimo tertio primi belli Punici cum consules essent Caius Lutatius Catulus ... Ex Romana classe duodecim naves submersae sunt et mille homines in proelio ceciderunt.
Nell'anno 23esimo della prima guerra Punica, quando erano consoli Caio Lutazio Catulo e Aulo Postumio Albino, i Romani dettero al console Catulo il supremo comando. Il console navigò verso la Sicilia con 300 navi da guerra; gli Africani ne allestirono 400 con 22 mila uomini. Catulo si imbarcò malato, perché l'anno prima aveva riportato una ferita grave. All'inizio della primavera i Romani combatterono con la flotta dei Punici presso il Lilibeo, promontorio della Sicilia: combatterono con la massima forza e risolutezza e conseguirono una splendida vittoria. Enorme fu la disfatta dei Cartaginesi: infatti nella battaglia i Romani catturarono sessantotto navi, ne affondarono centoventi, uccisero trentamila nemici, si impadronirono di ventimila duecento prigionieri. Riportarono inoltre a Roma una grandissima quantità d'oro e d'argento. Della flotta Romana furono affondate dodici navi e mille uomini caddero in battaglia.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Eutropio
- Visite: 5
Iam Romani potentes esse coeperunt. Bellum enim in centesimo et tricesimo fere miliario ab urbe apud Samnitas gerebatur, qui medii sunt inter Picenum, Campaniam, Apuliam. L. Papirius Cursor cum honore ... Interiectis aliquot annis iterum se Gallorum copiae contra Romanis Tuscis Samnitibusque iunxerunt, sed cum Romam tenderent, a Cn. Cornelio Dolabella consule delatae sunt.
Oramai i Romani iniziarono ad essere i potenti. Si conduceva infatti una guerra a pressappoco 130 miglia dalla città, presso i Sanniti, che si trovano in mezzo tra il Piceno, la Campania e la Puglia. Lucio Papirio Cursore partì per quella guerra con la carica di dittatore. Il quale, mentre tornava a Roma, ordinò a Quinto Fabio Massimo, capo dei cavalieri, che lasciò presso l'esercito, 'di non combattere in sua assenza'. Quello, trovata l'occasione, combatté con ottimo esito e sbaragliò i Sanniti. Condannato a morte dal dittatore per questo, 'poiché aveva combattuto nonostante egli lo avesse vietato', fu liberato grazie al grande favore dei soldati e del popolo, essendo sorta una ribellione così grande contro Papirio che per poco egli stesso non fu ucciso. In seguito i Sanniti, sotto il consolato di Tito Veturio e Spurio Postumio, vinsero i Romani con grande disonore e li mandarono sotto il giogo. Tuttavia dal senato e dal popolo fu sciolta la pace che era stata fatta con gli stessi per necessità. Poi i Sanniti furono sconfitti dal console Lucio Papirio e settemila di loro furono mandati sotto il giogo. Papirio per primo trionfò sui Sanniti. A quel tempo il censore Appio Claudio portò l'acqua Claudia e lastricò la via Appia. I Sanniti, rinnovata la guerra, sconfissero Quinto Fabio, dopo aver ucciso tremila uomini. Poi, essendogli stato dato come luogotenente il padre, Fabio Massimo, sconfisse i Sanniti e conquistò molte loro città. In seguito Paolo Cornelio Rufino e M. Curio Dentato, entrambi consoli, mandati contro i Sanniti, li annientarono in grandi combattimenti. Allora terminarono la guerra combattuta con i Sanniti per quarantanove anni. Né vi fu alcun nemico in Italia che estenuò di più il valore Romano. Passati alcuni anni, le truppe dei Galli si unirono nuovamente agli Etruschi e ai Sanniti contro i Romani, ma, mentre si dirigevano a Roma, furono sbaragliate dal console Gneo Cornelio Dolabella.
a
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Eutropio
- Visite: 5
Anno urbis conditae sescentesimo sexagesimo secundo primum Romae bellum civile commotum est ... ut Sulla ad bellum civile festinans a tergo periculum non haberet
L'anno 662 dalla Fondazione di Roma scoppiò a Roma la prima guerra civile, lo stesso anno anche la guerra Mitridatica. Alla guerra civile diede motivo Caio Mario, console per la sesta volta. Infatti, mentre il console Siila veniva mandato a fare guerra contro Mitridate che aveva occupato l'Asia e l'Acaia, e poiché egli tratteneva l'esercito per un pò di tempo in Campania, perché venissero eliminati i residuati della guerra sociale (della quale abbiamo parlato) che era stata combattuta in Italia, Mario aspirava di essere mandato proprio lui alla guerra contro Mitridate. Siila, scosso da ciò, andò a Roma con l'esercito. Là combatté contro Mario e Sulpicio. Per primo essendo entrato in Roma armato, uccise Sulpicio, mise in fuga Mario, e ordinati consoli per l'anno successivo Gneo Ottavio e Lucio Cornelio Cinna, partì per l'Asia. Infatti Mitridate, che era re del Ponto e occupava l'Armenia Minore e quanto era intorno a tutto il mare Pontico con il Bosforo, per prima cosa volle cacciare Nicomede, amico del popolo romano, dalla Bitinia e notificò al senato (senatuique) "che egli avrebbe fatto guerra a quello per i torti che aveva dovuto subire". Dal senato fu risposto a Mitridate che " se avesse fatto ciò, egli stesso avrebbe subito guerra da parte dei Romani". Adirato per tale motivo, occupò subito la Cappadocia e cacciò da essa Ariobazarne, re ed amico del popolo romano. Immediatamente invase anche la Bitinia e la Paflagonia, cacciandone i re Pilemene e Nicomede, amici del popolo romano. Quindi si diresse ad Efeso e mandò per tutta l'Asia degli editti "che dovunque venissero trovati dei cittadini romani, venissero uccisi in un dato giorno". Nel frattempo anche Atene città dell'Acaia, fu consegnata dall'ateniese Aristone a Mitridate. Infatti Mitridate aveva già mandato in Acaia Archelao, suo comandante, con centoventimila cavalieri e fanti, tramite il quale la restante Grecia fu occupata. Siila assediò Archelao presso il Pireo, non lontano da Atene, prese la stessa Atene. Quindi, data battaglia ad Archelao, lo sconfisse in modo tale che di 120 mila soldati appena diecimila sopravvissero per Archelao - nell'esercito di Silla solo tredici uomini furono uccisi!. Quando apprese di questa battaglia, Mitridate mandò ad Archelao, dall'Asia, settantamila soldati sceltissimi, contro i quali Siila nuovamente combatté. Nel primo scontro furono uccisi quindicimila nemici e il figlio di Archelao, Diogene; nel secondo tutte le truppe di Mitridate furono sbaragliate, lo stesso Archelao per tre giorni si nascose nelle paludi privo di tutto. Appreso ciò Mitridate ordinò di trattare con Siila per la pace. Nel frattempo, nello stesso periodo Siila aveva sconfitto in parte anche i Dardani, gli Scordisci, i Dalmati e i Medi, altri aveva accolto sotto la sua protezione. Ma quando erano arrivati gli ambasciatori che chiedevano la pace da parte del re Mitridate " Siila rispose che non l'avrebbe concessa altrimenti che se il re, abbandonate le terre che aveva occupato, non fosse rientrato nel suo regno". Tuttavia in seguito entrambi addivennero ad un incontro. Fu conclusa la pace tra i due, affinché Siila, che doveva darsi da fare per la guerra civile, non avesse un pericolo alle spalle.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Eutropio
- Visite: 5
Anno trecentesimo sexagesimo quinto ab urbe condita, post captam autem primo, dignitates mutate sunt et pro duobus consulibus facti tribuni militares consulari potestate. ...Eo anno etiam Alexandria ab Alexandro Macedone condita est.
Nell'anno 365 dalla fondazione, e il primo dopo la conquista, le cariche (onorifiche) vennero cambiate e al posto dei due consoli furono eletti due tribuni militari con potere consolare. Da questo momento la potenza romana Iniziò ad aumentare. Infatti Camillo sconfisse in quell'anno la città dei Volsci, che per settantanni aveva condotto la guerra, vinse le città degli Equi e dei Sutrini e le occupò entrambe - dopo aver annientato gli eserciti delle medesime - e riportò tre trionfi allo stesso tempo. Anche T. Quinzio Cincinnato, inseguiti fino al fiume Allia i Prenestini. che durante la guerra erano arrivati fino alle porte della città di Roma, li sconfisse, aggregò a Roma otto città che erano sotto il loro dominio e assalita la stessa Preneste la costrinse a capitolare. Tutte queste imprese furono da lui condotte in venti giorni e anche per lui venne decretato il trionfo. In realtà la carica dei tribuni militari non durò a lungo. Infatti si decise dopo un pò di tempo che nessuno fosse eletto e a Roma trascorse un quadriennio così che lì non vi furono le cariche più importanti. I tribuni militari tuttavia si arrogarono per la seconda volta la carica con la potestà consolare e continuarono per un triennio. Poi vennero eletti di nuovo consoli. Sotto il consolato di L. Genucio e Q. Servilio, Camillo morì. Gli fu tributato un omaggio secondo solo a quello per Romolo. Il dittatore T. Quinzio venne inviato contro i Galli, che erano giunti in Italia. Questi si erano accampati oltre il fiume Aniene a quattro miglia dalla città. Il più nobile dei senatori, il giovane L. Manlio, dopo essere avanzato uccise un Gallo che lo aveva sfidato a singoiar tenzone, e dopo avergli strappato la collana e averla messa al suo collo, prese per sempre il soprannome di Torquato per sé e per i suoi discendenti. I Galli furono messi in fuga e ben presto anche vinti grazie al dittatore C. Sulpicio. Non molto tempo dopo gli Etruschi furono sconfitti da C. Marcio e, di questi, ottomila prigionieri furono fatti sfilare nel corteo trionfale.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Eutropio
- Visite: 5
Antonius quoque ingens bellum civile commovit cogente uxore Cleopatra, regina Aegypti, dum cupiditate muliebri optat etiam in urbe regnare. Victus est ab Augusto navali pugna clara et inlustri apud Actium, qui locus in Epiro est, ex qua fugit in Aegyptum et desperatis rebus, cum omnes ad Augustum transirent, ipse se interemit. Cleopatra sibi aspidem admisit et veneno eius extincta est. Aegyptus per Octavianum Augustum imperio Romano adiecta est praepositusque ei C. Cornelius Gallus. Hunc primum Aegyptus Romanum iudicem habuit.
Antonio pure provocò una gran guerra civile istigato dalla moglie Cleopatra, poiché per ambizione femminile bramava regnare anche a Roma. fu vinto da Augusto in una celeberrima battaglia navale presso Azio, luogo dell'Epiro, donde fuggì in Egitto e disperando d'ogni cosa poiché tutti passavano ad Augusto, di sua mano s'uccise. Cleopatra si fece mordere da un aspide e fu uccisa dal veleno di quello. L'Egitto da Ottaviano Augusto fu aggregato all'impero Romano e ne fu posto a capo C. Cornelio Gallo. L'Egitto ebbe costui come primo giudice Romano.