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Si quid est in me ingeni, iudices, quod sentio quam sit exiguum, aut si qua exercitatio dicendi, in qua me non infitior mediocriter esse versatum, aut si huiusce rei ratio aliqua ab optimarum artium studiis ac disciplina profecta, a qua ego nullum confiteor aetatis meae tempus abhorruisse, earum rerum omnium vel in primis hic A. Licinius fructum a me repetere prope suo iure debet. Nam quoad longissime potest mens mea respicere spatium praeteriti temporis, et pueritiae memoriam recordari ultimam, inde usque repetens hunc video mihi principem et ad suscipiendam et ad ingrediendam rationem horum studiorum exstitisse. Quod si haec vox, huius hortatu praeceptisque conformata, non nullis aliquando saluti fuit, a quo id accepimus quo ceteris opitulari et alios servare possemus, huic profecto ipsi, quantum est situm in nobis, et opem et salutem ferre debemus.
Giudici, se è in me qualche talento, - e so quanto esso sia limitato -, se ho qualche pratica in campo oratorio, e non nego di esservi moderatamente versato, se in questo settore possiedo un qualche metodo che devo allo studio delle migliori teorie, e ai loro precetti da cui nemmenoper un attimo della mia vita, lo confesso, mi sono discostato, il quipresente Aulo Licinio più di ogni altro ha il diritto di reclamarne ilfrutto. Infatti, sin dove la mia mente può giungere volgendosi al lontanopassato e rievocando i più remoti ricordi della puerizia, lo rivedo sempreaccanto a me, che mi invoglia e mi avvia a questo genere di studi. Sequesta mia arte, modellata dal suo incoraggiamento e dai suoi consigli, èstata talvolta di salvezza a qualcuno, io, per quanto sta in me, ho ildovere di portare aiuto a quest'uomo, dal quale ho ricevuto i mezzi peraiutare gli altri e in qualche caso per salvarli.
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Si id iure fieri non potuit, nihil habeo quod defendam. Sin hoc et ratio doctis, et necessitas barbaris, et mos gentibus, et feris etiam beluis natura ipsa praescripsit, ut omnem semper vim, quacumque ope possent, a corpore, a capite, a vita sua propulsarent, non potestis hoc facinus improbum iudicare, quin simul iudicetis omnibus, qui in latrones inciderint, aut illorum telis aut vestris sententiis esse pereundum. Quod si ita putasset, certe optabilius Miloni fuit dare iugulum P. Clodio, non semel ab illo neque turn primum petitum, quam iugulari a vobis, quia se non iugulandum illi tradidisset. Sin hoc nemo vestrum ita sentit, non illud iam in iudicium venit, occisusne sit (quod fatemur), sed iure an iniuria, quod multis in causis saepe quaesitum est. Insidias factas esse constat, et id est quod senatus contra rem publicam factum iudicavit: ab utro factae sint incertum est. De hoc igitur latum est ut quaereretur. Ita et senatus rem non hominem notavit, et Pompeius de iure non de facto quaestionem tulit. Num quid igitur aliud in iudicium venit, nisi uter utri insidias fecerit? Profecto nihil: si hic illi, ut ne sit impune; si ille huic, ut scelere solvamu
Se invece la ragione agli uomini colti, la necessità ai barbari, la consuetudine agli uomini civili, l'istinto agli animali, prescrissero di respingere con qualunque mezzo la violenza dal loro corpo, dalla loro testa, dalla loro vita, non potete giudicare criminoso il fatto in questione, senza al tempo stesso decretare morte certa, o di mano dell'aggressore o con verdetto vostro, per tutti quelli che si siano imbattuti in un malintenzionato. Ché se Milone avesse ragionato così, sarebbe stato per lui preferibile offrire la gola a Publio Clodio, che la desiderava da tempo, e non era quella la prima volta che lo dimostrava, piuttosto che venire ucciso da voi, perché non si era consegnato al nemico per farsi ammazzare! Se nessuno di voi la pensa così, la cosa da stabilire in questo giudizio non è se sia stato ucciso, cosa che riconosciamo, ma se sia stato ucciso a torto o a ragione - cosa che spesso è stato oggetto di discussione in molti processi. Che ci sia stato un agguato è cosa certa e il senato lo ha considerato un vero e proprio attacco allo stato; non è chiaro chi dei due avversari lo abbia teso. Ecco perché si propose di istruire un processo; così il senato mise sotto accusa l'episodio, non l'uomo, e Pompeo ha voluto che si accertasse la legalità del fatto, non il fatto in sé. Che cosa vi è, dunque, da definire se non chi dei due tese quell'imboscata all'altro? Niente, ne sono certo; se risulterà che responsabile è il qui presente Milone, che sia punito; in caso contrario, assolviamolo.
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Fuisse enim quendam ferunt Demaratum Corinthium et honore et auctoritate et fortunis facile civitatis suae principem; qui cum Corinthiorum tyrannum Cypselum ferre non potuisset, fugisse cum magna pecunia dicitur ac se contulisse Tarquinios, in urbem Etruriae florentissimam. Cumque audiret dominationem Cypseli confirmari, defugit patriam vir liber ac fortis et adscitus est civis a Tarquiniensibus atque in ea civitate domicilium et sedes collocavit. Ubi cum de matre familias Tarquiniensi duo filios procreavisset, omnibus eos artibus ad Graecorum disciplinam erudivit. Mortuo deinde Demarato et maiore filio, minor natu Romam migravit, cumque facile in civitatem receptus esset, propter humanitatem atque doctrinam Anco regis familiaris est factus usque eo, ut consiliorum omnium particeps et socius paene regni putaretur. Erat in eo praeterea summa comitas, summa in omnes cives benignitas. Itaque mortuo Marcio cunctis populi suffragiis rex est creatus L. Tarquinius; sic enim suum nomen ex Graeco nomine inflexerat, ut in omni genere huius populi consuetudinem videretur imitatus. Atque eundem primum ludos maximos, qui Romani dicti sunt, fecisse accepimus
Si dice che un certo Demaratodi Corinto fosse stato senza dubbio il primo cittadino della sua città sia in onore, sia in autorità, sia nel successo; il quale, non potendo tollerare il tiranno di Corinto Cipselo, si dice che fosse fuggito con molto denaro e si fosse rifugiato a Tarquinia, dove fu accolto come cittadino. Dopo che suo figlio, istruito con tutte le arti alla disciplina greca, fu giunto a Roma, a causa dell'umanità e della cultura, diventò amico del re Anco Marzio fino a essere considerato da lui come partecipe a ogni consiglio e quasi alleato del regno. C'era in lui inoltre grande affabilità e somma generosità verso ogni cittadino; e così, morto Marzio, fu fatto re con il nome Lucio Tarquinio a pieni voti del popolo; infatti il suo nome fu alterato così dal nome Greco per sembrare che avesse imitato la consuetudine di quel popolo in ogni genere. Egli introdusse in quella città molte cose secondo i costumi e le istituzioni dei Greci, e abbiamo appreso che avesse creato lui stesso per primo i giochi massimi, che sono chiamati romani.
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L. Thorius Balbus fuit Lanuvinus. Is ita vivebat, ut nulla tam exquisita posset inveniri voluptas, qua non abundaret. Erat et cupidus voluptatum et eius generis intellegens et copiosus, ita non superstitiosus, ut illa plurima in sua patria sacrificia et fana contemneret, ita non timidus ad mortem, ut in acie sit ob rem publicam interfectus. Cupidiates non Epicuri divisione finiebat, sed sua satietate. Habebat tamen rationem valetudinis : utebatur iis exercitationibus, ut ad coenam et sitiens et esuriens veniret, eo cibo, qui et suavissimus esset et idem facillimus ad concoquendum, vino et ad voluptatem, et ne noceret. Cetera illa adhibebat quibus demptis negat se Epicurus intellegere quid sit bonum. Aberat omnis dolor, qui si adesset, nec molliter ferret, et tamen medicis plus quam philosophis uteretus. Color egregius, integra valetudo, summa gratia, vita denique conferta voluptatum omnium varietate.
C'era L. Torio Balbo Lanuvio. Egli viveva in modo che con nessuna cosa tanto raffinata si potesse procurare il piacere che non fosse abbondante. Era sia desideroso di piaceri sia competente di quel genere ed esuberante tanto non superstizioso che disprezzasse nella sua patria quei molti sacrifi e luoghi sacri, così poco pauroso che fu ucciso in un combattimento a causa dello Stato. Limitava i piaceri non con la distinzione di Epicuro, ma con la propria sazietà. Tuttavia teneva conto della salute: si serviva di quelle esperienze in modo da andare a cena assetato ed affamato, per quel cibo, che fosse sia squisitissimo lo stesso sia molto facile da cuocere, per il vino sia per piacere sia affinché non facesse male. Utilizzava quelle altre cose avendo tolte quelle per cui Epicuro nega di conoscere che cosa sia il bene. Ogni afflizione era assente, che se fosse presente, non sopportasse con rassegnazione, e tuttavia si sarebbe servito più dei medici che dei filosofi. Colore del volto eccellente, salute integra, grandissima grazia, avendo infine riempito la vita con la diversità di tutti i piaceri.
ANALISI GRAMMATICALE
Lucius Thorius Balbus: Sostantivo proprio, nominativo maschile singolare. Soggetto. (Lucius, Lucii; Thorius, Thorii; Balbus, Balbi)
fuit: Verbo sum, es, fui, esse. Indicativo perfetto, III persona singolare.
Lanuvinus: Aggettivo, nominativo maschile singolare, I classe. Nome del predicato (o Apposizione). (Lanuvinus, Lanuvina, Lanuvinum)
quem: Pronome relativo, accusativo maschile singolare. Oggetto. (qui, quae, quod)
meminisse: Verbo meminī, meminisse (difettivo). Infinito perfetto (con valore di presente).
tu: Pronome personale, nominativo singolare. Soggetto. (tu, tui)
non: Avverbio di negazione.
potes: Verbo possum, potes, potui, posse (verbo anomalo). Indicativo presente, II persona singolare, attivo.
Is: Pronome dimostrativo, nominativo maschile singolare. Soggetto. (is, ea, id)
ita: Avverbio (correlativo con ut).
vivebat: Verbo vīvō, vīvis, vixi, victum, vīvĕre (III coniugazione). Indicativo imperfetto, III persona singolare, attivo.
ut: Congiunzione consecutiva.
nulla: Aggettivo, nominativo femminile singolare, I classe. Attributo di voluptas. (nullus, nulla, nullum)
tam: Avverbio.
exquisita: Aggettivo (participio perfetto), nominativo femminile singolare, I classe. Attributo di voluptas. (exquisitus, exquisita, exquisitum)
posset: Verbo possum, potes, potui, posse (verbo anomalo). Congiuntivo imperfetto, III persona singolare, attivo.
inveniri: Verbo inveniō, invĕnis, inveni, inventum, invĕnīre (IV coniugazione). Infinito presente, passivo.
voluptas: Sostantivo femminile, nominativo singolare, III declinazione. Soggetto. (voluptas, voluptatis)
qua: Pronome relativo, ablativo femminile singolare. Ablativo di privazione (retto da abundaret). (qui, quae, quod)
non: Avverbio di negazione.
abundaret: Verbo abundō, abundas, abundavi, abundatum, abundāre (I coniugazione). Congiuntivo imperfetto, III persona singolare, attivo.
Erat: Verbo sum, es, fui, esse. Indicativo imperfetto, III persona singolare.
et: Avverbio ("anche").
cupidus: Aggettivo, nominativo maschile singolare, I classe. Nome del predicato. (cupidus, cupida, cupidum)
voluptatum: Sostantivo femminile, genitivo plurale, III declinazione. Genitivo oggettivo (retto da cupidus). (voluptas, voluptatis)
et: Congiunzione coordinante copulativa.
eius: Aggettivo dimostrativo, genitivo neutro singolare. Attributo di generis. (is, ea, id)
generis: Sostantivo neutro, genitivo singolare, III declinazione. Genitivo retto da intellegens. (genus, generis)
intellegens: Aggettivo (participio presente), nominativo maschile singolare, II classe. Nome del predicato. (intellegens, intellegens, intellegens)
et: Congiunzione coordinante copulativa.
copiosus: Aggettivo, nominativo maschile singolare, I classe. Nome del predicato. (copiosus, copiosa, copiosum)
ita: Avverbio (correlativo con ut).
non: Avverbio di negazione.
superstitiosus: Aggettivo, nominativo maschile singolare, I classe. Nome del predicato. (superstitiosus, superstitiosa, superstitiosum)
ut: Congiunzione consecutiva.
illa: Aggettivo dimostrativo, accusativo neutro plurale. Attributo di sacrificia. (ille, illa, illud)
plurima: Aggettivo (superlativo), accusativo neutro plurale, I classe. Attributo di sacrificia. (multus, multa, multum)
in: Preposizione (regge l'ablativo).
sua: Aggettivo possessivo, ablativo femminile singolare, I classe. Attributo di patria. (suus, sua, suum)
patria: Sostantivo femminile, ablativo singolare, I declinazione. Complemento di stato in luogo. (patria, patriae)
sacrificia: Sostantivo neutro, accusativo plurale, II declinazione. Oggetto. (sacrificium, sacrificii)
et: Congiunzione coordinante copulativa.
fana: Sostantivo neutro, accusativo plurale, II declinazione. Oggetto. (fanum, fani)
contemneret: Verbo contemnō, contemnis, contempsi, contemptum, contemnĕre (III coniugazione). Congiuntivo imperfetto, III persona singolare, attivo.
ita: Avverbio (correlativo con ut).
non: Avverbio di negazione.
timidus: Aggettivo, nominativo maschile singolare, I classe. Nome del predicato. (timidus, timida, timidum)
ad: Preposizione (regge l'accusativo).
mortem: Sostantivo femminile, accusativo singolare, III declinazione. (mors, mortis)
ut: Congiunzione consecutiva.
in: Preposizione (regge l'ablativo).
acie: Sostantivo femminile, ablativo singolare, V declinazione. Complemento di stato in luogo. (acies, aciei)
sit interfectus: Verbo interficiō, interfĭcis, interfeci, interfectum, interfĭcĕre (coniugazione mista). Congiuntivo perfetto, III persona singolare, passivo.
ob: Preposizione (regge l'accusativo).
rem publicam: Locuzione sostantivale, accusativo femminile singolare. Complemento di causa/fine.
Cupiditates: Sostantivo femminile, accusativo plurale, III declinazione. Oggetto. (cupiditas, cupiditatis)
non: Avverbio di negazione.
Epicuri: Sostantivo proprio maschile, genitivo singolare, II declinazione. (Epicurus, Epicuri)
divisione: Sostantivo femminile, ablativo singolare, III declinazione. Ablativo di mezzo/modo. (divisio, divisionis)
finiebat: Verbo fīniō, fīnis, finivi, finitum, fīnīre (IV coniugazione). Indicativo imperfetto, III persona singolare, attivo.
sed: Congiunzione coordinante avversativa.
sua: Aggettivo possessivo, ablativo femminile singolare, I classe. Attributo di satietate. (suus, sua, suum)
satietate: Sostantivo femminile, ablativo singolare, III declinazione. Ablativo di mezzo/modo. (satietas, satietatis)
Habebat: Verbo habeō, hăbes, habui, habitum, hăbēre (II coniugazione). Indicativo imperfetto, III persona singolare, attivo.
tamen: Avverbio avversativo.
rationem: Sostantivo femminile, accusativo singolare, III declinazione. Oggetto. (ratio, rationis)
valitudinis: Sostantivo femminile, genitivo singolare, III declinazione. (valetudo, valetudinis)
utebatur: Verbo deponente ūtor, ūtĕris, usus sum, ūti (III coniugazione). Indicativo imperfetto, III persona singolare.
iis: Aggettivo dimostrativo, ablativo femminile plurale. Attributo di exercitationibus. (is, ea, id)
exercitationibus: Sostantivo femminile, ablativo plurale, III declinazione. Ablativo di mezzo (retto da utebatur). (exercitatio, exercitationis)
ut: Congiunzione consecutiva.
ad: Preposizione (regge l'accusativo).
cenam: Sostantivo femminile, accusativo singolare, I declinazione. (cena, cenae)
et: Congiunzione (correlativa).
sitiens: Participio presente di sitiō, nominativo maschile singolare. Predicativo del soggetto. (sitiens, sitiens, sitiens)
et: Congiunzione (correlativa).
esuriens: Participio presente di ēsuriō, nominativo maschile singolare. Predicativo del soggetto. (esuriens, esuriens, esuriens)
veniret: Verbo veniō, vĕnis, veni, ventum, vĕnīre (IV coniugazione). Congiuntivo imperfetto, III persona singolare, attivo.
eo: Aggettivo dimostrativo, ablativo maschile singolare. Attributo di cibo. (is, ea, id)
cibo: Sostantivo maschile, ablativo singolare, II declinazione. Ablativo di mezzo (retto da utebatur sottinteso). (cibus, cibi)
qui: Pronome relativo, nominativo maschile singolare. Soggetto.
et: Congiunzione (correlativa).
suavissimus: Aggettivo (superlativo), nominativo maschile singolare, I classe. Nome del predicato. (suavis, suavis, suave)
esset: Verbo sum, es, fui, esse. Congiuntivo imperfetto, III persona singolare.
et: Congiunzione (correlativa).
idem: Pronome determinativo, nominativo maschile singolare. Soggetto.
facillimus: Aggettivo (superlativo), nominativo maschile singolare, I classe. Nome del predicato. (facilis, facilis, facile)
ad concoquendum: ad (preposizione) concoquendum (gerundio, accusativo). Complemento di fine.
vino: Sostantivo neutro, ablativo singolare, II declinazione. Ablativo di mezzo (retto da utebatur sottinteso). (vinum, vini)
et... et: Congiunzioni correlative.
ad voluptatem: Complemento di fine.
ne noceret: Proposizione finale negativa.
Cetera: Aggettivo, accusativo neutro plurale, I classe. Attributo di illa. (ceterus, cetera, ceterum)
illa: Aggettivo sostantivato, accusativo neutro plurale. Oggetto. (ille, illa, illud)
adhibebat: Verbo adhibeō, adhĭbes, adhibui, adhibitum, adhĭbēre (II coniugazione). Indicativo imperfetto, III persona singolare, attivo.
quibus: Pronome relativo, ablativo neutro plurale. Soggetto dell'ablativo assoluto.
demptis: Participio perfetto di dēmō, ablativo neutro plurale. Parte verbale dell'ablativo assoluto. (demptus, dempta, demptum)
negat: Verbo negō, negas, negavi, negatum, negāre (I coniugazione). Indicativo presente, III persona singolare, attivo.
se: Pronome riflessivo, accusativo singolare. Soggetto della proposizione infinitiva.
Epicurus: Sostantivo proprio maschile, nominativo singolare, II declinazione. Soggetto. (Epicurus, Epicuri)
intellegere: Verbo intellegō, intellegis, intellexi, intellectum, intellegĕre (III coniugazione). Infinito presente, attivo.
quid: Pronome interrogativo, nominativo neutro singolare. Soggetto (dell'interrogativa indiretta). (quis, quid)
sit: Verbo sum, es, fui, esse. Congiuntivo presente, III persona singolare.
bonum: Sostantivo neutro, nominativo singolare, II declinazione. Nome del predicato. (bonum, boni)
Aberat: Verbo absum, abes, afui, abesse (verbo anomalo). Indicativo imperfetto, III persona singolare.
omnis: Aggettivo, nominativo maschile singolare, II classe. Attributo di dolor. (omnis, omnis, omne)
dolor: Sostantivo maschile, nominativo singolare, III declinazione. Soggetto. (dolor, doloris)
qui: Pronome relativo, nominativo maschile singolare. Soggetto.
si: Congiunzione condizionale.
adesset: Verbo adsum, ades, adfui, adesse (verbo anomalo). Congiuntivo imperfetto, III persona singolare.
nec: Congiunzione coordinante negativa.
molliter: Avverbio.
ferret: Verbo fero, fers, tuli, latum, ferre (verbo anomalo). Congiuntivo imperfetto, III persona singolare, attivo.
et: Congiunzione coordinante copulativa.
tamen: Avverbio avversativo.
medicis: Sostantivo maschile, ablativo plurale, II declinazione. Ablativo (retto da uteretur). (medicus, medici)
plus: Avverbio (comparativo).
quam: Congiunzione comparativa.
philosophis: Sostantivo maschile, ablativo plurale, II declinazione. Ablativo (retto da uteretur). (philosophus, philosophi)
uteretur: Verbo deponente ūtor, ūtĕris, usus sum, ūti (III coniugazione). Congiuntivo imperfetto, III persona singolare.
"info_txt">egregius: Aggettivo, nominativo maschile singolare, I classe. Nome del predicato (sottinteso erat). (egregius, egregia, egregium)
integra: Aggettivo, nominativo femminile singolare, I classe. Attributo di valitudo. (integer, integra, integrum)
valitudo: Sostantivo femminile, nominativo singolare, III declinazione. Soggetto (sottinteso erat). (valetudo, valetudinis)
summa: Aggettivo (superlativo), nominativo femminile singolare, I classe. Attributo di gratia. (summus, summa, summum)
gratia: Sostantivo femminile, nominativo singolare, I declinazione. Soggetto (sottinteso erat). (gratia, gratiae)
vita: Sostantivo femminile, nominativo singolare, I declinazione. Soggetto (sottinteso erat). (vita, vitae)
denique: Avverbio.
conferta: Aggettivo (participio perfetto), nominativo femminile singolare, I classe. Nome del predicato. (confertus, conferta, confertum)
voluptatum: Sostantivo femminile, genitivo plurale, III declinazione. (voluptas, voluptatis)
omnium: Aggettivo, genitivo femminile plurale, II classe. Attributo di voluptatum. (omnis, omnis, omne)
varietate: Sostantivo femminile, ablativo singolare, III declinazione. Ablativo di abbondanza/mezzo. (varietas, varietatis)
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Laudat Africanum Panaetius quod fuerit abstinens. Sed in illo alia maiora; laus abstinentiae non hominis est solum sed etiam temporum illorum. Omni Macedonum gaza quae fuit maxima potitus Paulus; tantum in aerarium pecuniae invexit ut unius imperatoris praeda finem attulerit tributorum. At hic nihil domum suam intulit praeter memoriam nominis sempiternam. Imitatus patrem Africanus nihilo locupletior Carthagine eversa. Quid? qui eius collega fuit in censura L. Mummius num quid copiosior cum copiosissimam urbem funditus sustulisset? Italiam ornare quam domum suam maluit; quamquam Italia ornata domus ipsa mihi videtur ornatior Nullum igitur vitium taetrius est ut eo unde digressa est referat se oratio quam avaritia praesertim in principibus et rem publicam gubernantibus. Habere enim quaestui rem publicam non modo turpe est sed sceleratum etiam et nefarium. Itaque quod Apollo Pythius oraclum edidit Spartam nulla re alia nisi avaritia esse perituram id videtur non solum Lacedaemoniis sed etiam omnibus opulentis populis praedixisse. Nulla autem re conciliare facilius benivolentiam multitudinis possunt ii qui rei publicae praesunt quam abstinentia et continentia
Panezio loda l'Africano per il fatto che fu disinteressato. In lui ci furono altre doti maggiori. La lode di integrità non è solo propria di quell'uomo ma anche di quei tempi. Paolo s'impadronì di tutto il tesoro dei Macedoni che era enorme e versò nell'erario tanto denaro che il bottino di un solo generale permise di mettere fine alle tasse; ma egli non portò niente a casa sua tranne il ricordo eterno del nome. L'Africano imitò il padre e abbattuta Cartagine non fu per niente piu ricco. E che? Colui che fu suo collega nella pretura Lucio Mummio forse che diventò più ricco dopo aver distrutto sin dalle fondamenta una città ricchissima? Preferì abbellire l'Italia piuttosto che la sua casa; benché abbellita l'Italia la sua stessa casa mi sembra più ornataNessun vizio dunque è più vergognoso (per riportare il discorso là donde si è allontanato) dell'avidità soprattutto nei capi e negli amministratori di uno Stato. Considerare difatti lo Stato come fonte di guadagno non solo è vergognoso ma anche scellerato ed empio. Perciò quell'oracolo proferito da Apollo Pizio e cioè che Sparta non sarebbe perita per nessun'altra causa se non per l'avidità mi sembra che sia stato predetto non solo per gli Spartani ma anche per ogni popolo ricco. Coloro che sono a capo di uno Stato non possono con alcun altro mezzo procacciarsi più facilmente la benevolenza della moltitudine che con l'integrità morale e la moderazione.