- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Cicerone
- Visite: 3
Cicero Attico salutem. L. Iulio Caesare, C. Marcio Figulo consulibus filiolo me auctum scito, salva Terentia. Abs te tam diu nihil litterarum! Ego de meis ad te rationibus scripsi antea diligenter. Hoc tempore Catilinam, competitorem nostrum, defendere cogitamus. Iudices habemus, quos voluimus, summa accusatoris voluntate. Spero, si absolutus erit, coniunctiorem illum nobis fore in ratione petitionis; sin aliter acciderit, humaniter feremus. Tuo adventu nobis opus est maturo; nam prorsus summa hominum est opinio tuos familiares nobiles homines adversarios honori nostro fore. Ad eorum voluntatem mihi conciliandam maximo te mihi usui fore video. Quare Ianuario mense, ut constituisti, cura ut Romae sis.
Sappi che, sotto il consolato di Lucio Giulio Cesare e Gaio Marcio Figulo, sono diventato padre, con Terenzia in buona salute. Da tanto tempo niente lettere da parte tua! In precedenza ti ho scritto dettagliatamente riguardo i miei pensieri. In questo momento medito di difendere Catilina, mio rivale. Abbiamo i giudici, che abbiamo voluto, col massimo consenso dell’accusatore. Spero, se sarà assolto, che sarà più concorde con me nel discorso di candidatura; se invece andrà diversamente, la prenderò con filosofia Ho bisogno di un tuo arrivo tempestivo; infatti è proprio opinione diffusa tra gli uomini che persone a te legate, nobili uomini, saranno contrari alla mia elezione. Vedo che tu mi sarai di grandissimo aiuto per accattivarmi il loro favore. Perciò nel mese di Gennaio, come hai deciso, fa' in modo di essere a Roma.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Cicerone
- Visite: 3
Mantent ingenia senibus, ut videtur, modo permeneant studium et industria, neque ea solum in claris et honoratis viris, sed etiam in vita privata et queta. Sophocles traditur ad summam senectutem tragoedias fecisse; propter quod studium cum videtur carmina malle et rem familiarem meglegere a filiis in iudicium vocatus est ut, quem ad modum etiam in Romana civitate patribus bona male gerentibus a re familiari interdicitur, sic iudies Athenienses illum desipientem putarent et a re familiari removerent. Tum senex eam fabulam, quam in manibus habebat et prossime scripserat, atque quae "Oedipus Coloneus" inscribitur, iudicibus recitavit et postea ex eis quaesivit: "Num vobis illud carmen videtur a desipientem scriptum esse?" Quo Carmine recitato, iudicibus Sophoclem crimine liberare vissum est. (da Cicerone)
Le capacità intellettive persistono negli anziani, come si evince (sembra), purché permangano lo studio e l'operosità, e queste non soltanto negli uomini famosi ed onorati, ma anche nella vita privata e tranquilla. Si tramanda che Sofocle compose tragedie in tarda vecchiaia; per questo zelo visto che sembrava che preferisse i carmi e trascurasse il patrimonio familiare fu convocato in giudizio dai figli in modo tale che, in quel modo in cui anche nella città di Roma quando i padri amministrano male i beni s'interdice dal patrimonio familiare, così i giudici Ateniesi reputarono che costui fosse un insensato e lo esclusero dal patrimonio familiare. Allora l'anziano recitò ai giudici la favola, che aveva tra le mani e aveva scritto molto recentemente, e quella che s'intitola "Edipo a Colono" e poi chiese a costoro: "vi sembra forse che questo componimento poetico sia stato scritto da un pazzo?" Dopo che fu recitato questo carme, ai giudici sembrò opportuno sciogliere Sofocle dal crimine. (by Maria D.)
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Cicerone
- Visite: 3
( M. TVLLI CICERONIS : DE LEGIBUS LIBER TERTIVS )
Quis enim ferret istos, cum videret eorum villas signis et tabulis refertas, partim publicis, partim etiam sacris et religiosis, quis non frangeret eorum libidines, nisi illi ipsi qui eas frangere deberent cupiditatis eiusdem tenerentur?
Chi infatti avrebbe sopportato (ferret = cong. imperfetto da “fero, fers, tuli, latum, ferre”: porto, sopporto) costoro, quando avesse visto le loro ville piene di statue e quadri, in parte pubblici e in parte anche sacri e religiosi? Chi non avrebbe posto fine alle loro intemperanze, se coloro stessi i quali avrebbero dovuto infrangerle non fossero stati preda della loro stessa esosità?
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Cicerone
- Visite: 3
Periclem narrant historiae intra quadriduum duobus filiis, eximiae indolis adulescentibus, esse orbatum...nihil autem appetit forti viro indignum, nec ab ulla re vel metu vel incostantia repellitur.
Le Historiae narrano che Pericle nello spazio di quattro giorni rimase orfano di due figli, giovani d'indole eccezionale. Costui nel lutto fu forte e costante fino al punto, che non intaccò assolutamente alcunché dall'antico modo d'essere e di vivere, ma nel tenere le adunanze conservò quella stessa abitudine e quell'atteggiamento di prima e non si tolse mai la corona dal capo. in merito a ciò si tramanda che costui pensava che nessuna cosa sarebbe stata indegna rispetto a se a tal proposito avesse esternato la causa del dolore e il segno dell'animo distrutto secondo il modo d'essere femminile (si tramanda) che era un uomo ragionevolmente forte e degnissimo di grande lode e di eterno ricordo, lui che nemmeno il vigore connaturale trascinandolo spesso all'eccessivo sentimentalismo riuscì a distoglierlo dalla posizione ed indurlo al dolore, né il desiderio dei figli, che si dice che amava al di sopra di ogni cosa, non si smuoveva per nessuna ragione!. Non è ammirevole. infatti la vera forza d'animo getta e respinge le vane inquietudini, reprime i desideri, assoggetta il timore (dà ordini al timore), ma non cerca di raggiungere alcunché d'indegno di un uomo forte, e non è distolto da alcunché o dalla paura o dall'incostanza.(by Maria D.)
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Cicerone
- Visite: 3
Archiam poetam defendo contra senatus sententiam, quae ei ius civitatis Romanae denegat. At ego hunc hominem dignum existimo summo honore aque omni ragione defenda, ut sit noster civis. Ut enim accepimus ab eruditissimis viris, ceterarum rerum studia et doctrina et praeceptis constant, poeta natura valet et quasi divino spiritu. iure igitur Ennius sanctos appellavit poetas. Sit ergo sanctum hoc nomen poetae! Saxa et solitudines voci poetarum respondent, bestiae saepe immanes eorum cantu consistunt: nos poetae vox non commovet? Homerum Colophonii civem dicunt suum, Chii suum vindicant, Salaminii repetunt, Smirnei suum cnfirmant. itaque illi Homerum post mortem etiam repetunt, nons hunc vivum repudiamus?
Difendo il poeta Archia contro la sentenza del senato la quale gli nega il diritto di cittadinanza romana. Ma io ritengo quest’uomo degno di sommo onore e che difenderò sempre con ogni riguardo, affinché sia un nostro cittadino. Così infatti lo ricevemmo da parte di uomini coltissimi, fra le altre cose gli studi (suoi) risultano evidenti per cultura e precetti, per natura è un valente poeta e con animo quasi divino. Per questo Ennio chiamò santi i poeti. Isole deserte e solitudini rispondono alla voce dei poeti, enormi fiere compaiono nel loro canto: la voce di un poeta non commuove noi? Gli abitanti di Colofone dicono Omero loro cittadino, quelli di Chio lo rivendicano loro, quelli di Salamina lo citano, quelli di Smirne lo affermano proprio. Dunque costoro rivendicano Omero anche dopo la morte, noi questo lo ripudiamo da vivo? (by Geppetto)