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Maiores nostri in impios singulare supplicium invenerunt. Qua in re quantum prudentia praestiterint eis qui apud ceteros sapientissimi fuisse dicuntur considerate. Prudentissima civitas Atheniensium, dum ea rerum potita est, fuisse traditur; eius porro civitatis sapientissimum Solonem dicunt fuisse, eum qui leges, quibus hodie quoque utuntur, scripserit. Is, cum interrogaretur cur nullum supplicium constituisset in eum qui parentem necavisset, respondit se id neminem facturum putavisse. Sapienter fecisse dicitur, cum de eo nihil sanxerit quod antea commissum non erat, ne non tam prohibere quam admonere videretur. Quanto nostri maiores sapientius! Qui cum intellegerent nihil esse tam sanctum quod non aliquando violaret audacia, supplicium in parricidas singulare excogitaverunt ut, quos natura ipsa retinere in officio non potuisset, magnitudine poenae a maleficio summoverentur: insui voluerunt in culleum vivos atque ita in flumen deici.

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animal hoc providum, sagax, multiplex, acutum, memor, plenum rationis et consilii, quem vocamus hominem, praeclara quadam condicione eneratum est a supremo deo; solum est enim ex tot animantium generibus atque naturis particeps rationis et cogitationis, quom cetera sint omnia expertia. quid est autem non dicam in homine, sed in omni caelo atque terra ratione divinius? quae quom adolevit atque perfecta est, nominatur rite sapientia. est igitur, quoniam nihil est ratione melius eaque est et in homine et in deo, prima homini cum deo rationis societas; inter quos autem ratio, inter eosdem etiam recta ratio et communis est; quae cum sit lex, lege quoque consociati homines cum dis putandi sumus.
Quell'animale previdente, sagace, multiforme, acuto, memore, pieno di ragione e di senno, che denominiamo uomo, è stato generato dal sommo dio in una certa condizione privilegiata; fra tanti generi e specie di esseri animati è infatti l'unico partecipe della ragione e del pensiero, mentre tutti gli altri ne sono privi. Che cosa infatti vi è, non dirò nell'uomo, ma in tutto il cielo e la terra di più divino della ragione? Essa, quando è cresciuta ed è diventata perfetta, giustamente si chiama saggezza. Esiste dunque, dal momento dunque che nulla vi è di meglio della ragione ed essa si trova sia nell'uomo sia nella divinità, come primo legame tra l'uomo e dio. E tra quelli fra i quali è comune la ragione, lo è pure la retta ragione; costituendo essa la legge, noi uomini ci dobbiamo ritenere accomunati agli dèi anche dalla legge.
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Laudare igitur eloquentiam et quanta vis sit eius expromere quantamque eis, qui sint eam consecuti, dignitatem afferat, neque propositum nobis est hoc loco neque necessarium. hoc vero sine ulla dubitatione con firmaverim, sive illa arte pariatur aliqua sive exercitatione quadam sive natura, rem unam esse omnium difficillumam. quibus enim ex quinque rebus constare dicitur, earum una quaeque est ars ipsa magna per sese. quare quinque artium concursus maxumarum quantam vim quantamque difficultatem habeat existimari potest. Testis est Graecia, quae cum eloquentiae studio sit incensa iamdiuque excellat in ea praestetque ceteris, tamen omnis artes vetustiores habet et multo ante non inventas solum, sed etiam perfectas, quam haec est a Graecis elaborata dicendi vis atque copia. in quam cum intueor, maxime mihi occurrunt
Ebbene, elogiare l'eloquenza e mettere in luce tutta la sua potenza, e la grande dignità che essa conferisce a quanti son riusciti a entrarne in possesso, non è qui nostro proposito, e nemmeno è necessario. Questo potrei però affermare senza alcun dubbio: che la si acquisti mediante una qualche dottrina, o con un certo esercizio, o grazie a un talento naturale, non vi è un'altra cosa così difficile. Si dice infatti che consista di cinque parti e ciascuna di queste, presa da sola, rappresenta una grande arte. Ciò fa comprendere quale valore e quale difficoltà abbia il concorso di cinque arti grandissime. E lo testimonia la Grecia: per quanto sia infiammata dalla passione per l'eloquenza, e già da molto in essa eccella lasciandosi indietro le altre nazioni, tuttavia possiede tutte le altre arti da più antica data: non solo scoperte, ma anche portate a perfezione molto prima che venisse sviluppata questa capacità di parlare con vigorosa facondia. E quando penso alla Grecia, mi si presenta alla mente, e quasi mi risplende.
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Quid est enim aut tam adrogans quam de religione, de rebus divinis, caerimoniis, sacris pontificum conlegium docere conari, aut tam stultum quam, si quis quid in vestris libris invenerit, id narrare vobis, aut tam curiosum quam ea scire velle de quibus maiores nostri vos solos et consuli et scire voluerunt? Nego potuisse iure publico, legibus iis quibus haec civitas utitur, quemquam civem ulla eius modi calamitate adfici sine iudicio: hoc iuris in hac civitate etiam tum cum reges essent dico fuisse, hoc nobis esse a maioribus traditum, hoc esse denique proprium liberae civitatis, ut nihil de capite civis aut de bonis sine iudicio senatus aut populi aut eorum qui de quaque re constituti iudices sint detrahi possit

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Sunt enim philosophi et fuerunt qui omnino nullam habere censerent rerum humanarum procurationem deos. Quorum si vera sententia est, quae potest esse pietas quae sanctitas quae religio? Haec enim omnia pure atque caste tribuenda deorum numini ita sunt, si animadvertuntur ab is et si est aliquid a deis inmortalibus hominum generi tributum; sin autem dei neque possunt nos iuvare nec volunt nec omnino curant nec quid agamus animadvertunt nec est quod ab is ad hominum vitam permanare possit, quid est quod ullos deis inmortalibus cultus, honores, preces adhibeamus? in specie autem fictae simulationis sicut reliquae virtutes item pietas inesse non potest; cum qua simul sanctitatem et religionem tolli necesse est, quibus sublatis perturbatio vitae sequitur et magna confusio; atque haut scio an pietate adversus deos sublata fides etiam et societas generis humani et una excellentissuma virtus iustitia tollatur.
Vi sono oggi e vi sono stati in passato dei filosofi che hanno negato nel modo più assoluto ogni intervento degli dei nelle vicende umane. Ma se la loro opinione è nel vero, che significato potrà mai avere la pietà, la devozione, la pratica religiosa? Il dovere di offrire questi tributi alla maestà degli dèi con cuore puro ed incontaminato è valido solo a condizione che essi ne siano a conoscenza e che qualcosa venga offerto in contraccambio dagli dei al genere umano. Ma se gli dèi non possono e non vogliono offrirci il loro aiuto, se si disinteressano totalmente di noi e non si accorgono della nostra condotta, se non vi può essere alcun rapporto fra essi e la vita umana, che ragione v'è di offrire agli dèi opere di culto, onori e preghiere? Nessuna virtù può ridursi ad una fittizia esteriorità né tanto meno la pietà, la cui eliminazione comporta necessariamente con sé quella di ogni devozione e pratica religiosa, soppresse le quali il disordine e il disorientamento non possono non impadronirsi della vita umana. E non escludo che, una volta tolta di mezzo la pietà verso gli dèi, scompaia insieme anche ogni lealtà nei rapporti sociali e quella che è la più eccelsa fra le virtù, la giustizia
Altra proposta di traduzione
Vi sono difatti e vi sono stati filosofi i quali totalmente pensavano che gli dei non abbiano alcuna cura delle vicende umane. E se è vera l’opinione di costoro, che potrebbe valere la pietà, la devozione, la religiosità? Infatti tutte queste cose che si devono offrire con tutta purezza e castità alla potenza degli dei tali sono, se sono conosciute da loro e se qualcosa sia offerta dagli dei immortali al genere umano. Se invece gli dei non possono né vogliono aiutarci né totalmente ci curano né si accorgono di cosa facciamo né esiste, qualcosa che da essi possa infiltrarsi nella vita degli uomini, quale motivo c’è che offriamo alcuni culti, onori e rivolgiamo preghiere agli dei immortali? Così tutte le altre virtù come la pietà non può esistere in forma di ipocrisia; senza la quale nello stesso tempo è necessario che la sacralità e la religiosità sia abolita, represse le quali segue il disordine della vita e una grande irregolarità. E non so se, abolita la pietà verso gli dei la lealtà ed anche la società umana ed insieme la giustizia la virtù più eccellente si annulli
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