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In magno dolore, patres conscripti, vel maerore potius, quem ex crudeli et miserabili morte C. Treboni, optimi civis moderatissimique hominis, accepimus, inest tamen aliquid quod rei publicae profuturum putem. Perspeximus enim quanta in eis qui contra patriam scelerata arma ceperunt inesset immanitas. Nam duo haec capita nata sunt post homines natos taeterrima et spurcissima, Dolabella et Antonius: quorum alter effecit quod optaverat, de altero patefactum est quid cogitaret. L. Cinna crudelis, C. Marius in iracundia perseverans, L. Sulla vehemens; neque ullius horum acerbitas progressa ultra mortem est; quae tamen poena in civis nimis crudelis putabatur. Ecce tibi geminum in scelere par, invisitatum, inauditum, ferum, barbarum. Itaque quorum summum quondam inter ipsos odium bellumque meministis, eosdem postea singulari quodam inter se consensu et amore devinxit improbissimae naturae et turpissimae vitae similitudo. Ergo id quod fecit Dolabella in quo potuit multis idem minatur Antonius.
Nel grande dolore, padri inscritti, o piuttosto nella tristezza, che percepisco dalla crudele e miserabile morte di C.Trebonio, ottimo cittadino e uomo moderatissimo, è insita tuttavia qualcosa che ritengo che sarà di giovamento allo stato. Ho scorto infatti quanta smisuratezza si trova in quegli uomini che afferrano le armi scellerate contro la patria. Infatti queste due teste orribilissime e bruttissime sono nate dopo che sono nati gli uomini, Dolabella e Antonio: il primo realizzò ciò che aveva desiderato, in merito all'altro è stato scoperto cosa aveva in mente. Il crudele L. Cinna, C. Mario perseverando nell'irascibilità, L. Silla impetuoso; e la durezza di nessuno di loro progredì oltre la morte; tuttavia questa pena era ritenuta eccessivamente crudele per un cittadino. Ecco, un gemello uguale a te nella malvagità, strano, inaudito, feroce, barbaro. E così vi ricorderete l'elevato odio e rivalità di un tempo tra questi stessi, poi la somiglianza di una condotta vergognosissima e di una predisposizione disonestissima legò questi stessi Da un singolare amore e accordo tra di loro. Dunque ciò che fece Dolabella, in cui riuscì, lo stesso intimò Antonio a molti.
(By Maria D. )
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Cum defensionum laboribus senatoriisque muneribus aut omnino aut magna ex parte essem. aliquando liberatus, rettuli me, Brute te hortante maxime ad ea studia, quae retenta animo, remissa temporibus, longo intervallo intermissa revocavi, et cum omnium artium, quae ad rectam vivendi viam pertinerent, ratio et disciplina studio sapientiae, quae philosophia dicitur, contineretur, hoc mihi Latinis litteris inlustrandum putavi, non quia philosophia Graecis et litteris et doctoribus percipi non posset, sed meum semper iudicium fuit omnia nostros aut invenisse per se sapientius quam Graecos aut accepta ab illis fecisse meliora, quae quidem digna statuissent, in quibus elaborarent. Nam mores et instituta vitae resque domesticas ac familiaris nos profecto et melius tuemur et lautius, rem vero publicam nostri maiores certe melioribus temperaverunt et institutis et legibus. quid loquar de re militari? in qua cum virtute nostri multum valuerunt, tum plus etiam disciplina. iam illa, quae natura, non litteris adsecuti sunt, neque cum Graecia neque ulla cum gente sunt conferenda. quae enim tanta gravitas, quae tanta constantia, magnitudo animi, probitas, fides, quae tam excellens in omni genere virtus in ullis fuit, ut sit cum maioribus nostris comparanda? Doctrina Graecia nos et omni litterarum genere superabat; in quo erat facile vincere non repugnantes.
Essendomi una buona volta liberato dalle fatiche delle patrocinature e dagli obblighi senatoriali, o del tutto o in gran parte, sono ritornato, Bruto, poiché tu me lo hai caldamente esortato, a quegli studi che, pur tenuti presenti nel mio animo, trascurati per le vicende politiche (studia remissa temporibus = studi trascurati per le vicende politiche, vocab.), ho ripreso dopo averli interrotti per un lungo periodo di tempo, e poiché la ragione e l'apprendimento di tutte le arti, che si riferiscono alla giusta via del vivere, sono contenute nello studio della sapienza, che è detto "filosofia", questo reputai che dovesse essere illustrato in lingua latina; non perché non possa essere appresa dalle opere e dai professori greci: ma fu sempre un mio pensiero che i nostri fossero venuti a conoscenza di tutte le cose più sapientemente dei greci o, le cose prese da loro, le avessero rese migliori, le quali stabilirono essere degne, nelle quali s'applicarono. Infatti i costumi e le istituzioni della vita, le cose domestiche e familiari noi certamente conserviamo sia meglio che più eccellentemente; e in verità i nostri antenati organizzarono la repubblica con istituzioni e leggi certamente migliori.
Che dire dell'arte militare? Nella quale i nostri rifulsero molto con la virtù, tanto più anche per disciplina. D'altra parte quelle cose, che per natura, non per la letteratura hanno raggiunto, non sono da paragonare con i Greci né con nessun altro popolo. Quale mai grande dignità, quale così tanta costanza, grandezza d'animo, onestà, fedeltà, quale virtù in qualunque genere così tanto eccellente fu mai ad alcuno, che sia da paragonare con i nostri avi? La Grecia ci era superiore in cultura e in ogni genere di studi: ma in quel campo era facile vincere, dal momento che non c'erano avversari. I
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Nullam in te invidiam ne ex illis quidem rebus concitabo, cum esset talis vir in carcere, in tenebris, in squalore. in sordibus, tyrannicis interdictis tuis patri exacta aetate et adulescenti filio adeundi ad illum miserum potestatem numquam esse factam. Etiam illud praeteribo, quotienscumque ' Panhormum veneris illo anno et sex mensibus - nam tam diu fuit Apollonius in carcere - totiens te senatum Panhormitanum adisse supplicem, cum magistratibus sacerdotibusque publicis, orantem atque obsecrantem ut aliquando ille miser atque innocens calamitate illa liberaretur. Relinquo haec omnia; provideo enim quid sit defensurus Hortensius; fatebitur apud istud neque senectutem patris neque adulescentiam fili neque lacrimas utriusque plus valuisse quam utilitatem salutemque provinciae; dicet rem publicam administrari sine metu ac severitate non posse; quaeret quam ob rem fasces praetoribus praeferantur, cur secures datae, cur carcer aedificatus, cur tot supplicia sint in improbos more maiorum constituta. Quae cum omnia graviter severeque dixerit, quaeram cur hunc eundem Apollonium Verres idem repente nulla re nova adlata, nulla defensione, sine causa de carcere emitti iusserit.
Neppure procurerò alcuna invidia in te tra quelle cose, perché un tale uomo fosse in prigione, nelle tenebre, nella sporcizia, nel sudiciume, con i tuoi tirannici divieti mai fu data possibilità al padre nell'estrema vecchiaia, e al figliuolo giovane di andare da quello. Tralascerò anche di dire cioè che, quante volte tu andasti a Palermo in quell'anno e sei mesi (infatti tanto a lungo Apollonio stette in prigione), tante il senato Palermitano, insieme con i magistrati e con i sacerdoti pubblici, venne supplichevolmente a pregar che infine fosse liberato quel povero ed innocente di quella miseria. Lascio tutte queste cose: infatti io prevedo già le argomentazioni con le quali Ortensio si difenderà. Affermerà che presso costui valse più l'utile e la salvezza della provincia che la vecchiaia del padre, la giovinezza del figlio e le lacrime di tu e due: dirà che non si può reggere la repubblica senza spavento e severità: domanderà per quale motivo ai pretori si portano innanzi i fasci, perché siano consegnate le scure, perché fabbricata la prigione e ordinati tanti supplizi secondo il costume dei maggiori contro i malvagi. Poiché tutte queste saranno dette gravemente e severamente, io domanderò per quale motivo Verre fece togliere subito di prigione il medesimo Apollonio, senza alcun fatto nuovo, senza una difesa e senza motivo ordinerò sia messo fuori dal carcere. (by Stuurm)
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Nullam in te invidiam ne ex illis quidem rebus concitabo, cum esset talis vir in carcere, in tenebris, in squalore, in sordibus, tyrannicis interdictis tuis patri exacta aetate et adulescenti filio adeundi ad illum miserum potestatem numquam esse factam. Etiam illud praeteribo, quotienscumque ' Panhormum veneris illo anno et sex mensibus - nam tam diu fuit Apollonius in carcere - totiens te senatum Panhormitanum adisse supplicem, cum magistratibus sacerdotibusque publicis, orantem atque obsecrantem ut aliquando ille miser atque innocens calamitate illa liberaretur. Relinquo haec omnia; provideo enim quid sit defensurus Hortensius; fatebitur apud istud neque senectutem patris neque adulescentiam fili neque lacrimas utriusque plus valuisse quam utilitatem salutemque provinciae; dicet rem publicam administrari sine metu ac severitate non posse; quaeret quam ob rem fasces praetoribus praeferantur, cur secures datae, cur carcer aedificatus, cur tot supplicia sint in improbos more maiorum constituta. Quae cum omnia graviter severeque dixerit, quaeram cur hunc eundem Apollonium Verres idem repente nulla re nova adlata, nulla defensione, sine causa de carcere emitti iusserit.
Neppure procurerò alcuna invidia in te tra quelle cose, perché un tale uomo fosse in prigione, nelle tenebre, nella sporcizia, nel sudiciume, con i tuoi tirannici divieti mai fu data possibilità al padre nell'estrema vecchiaia, e al figliuolo giovane di andare da quello. Tralascerò anche di dire cioè che, quante volte tu andasti a Palermo in quell'anno e sei mesi (infatti tanto a lungo Apollonio stette in prigione), tante il senato Palermitano, insieme con i magistrati e con i sacerdoti pubblici, venne supplichevolmente a pregar che infine fosse liberato quel povero ed innocente di quella miseria. Lascio tutte queste cose: infatti io prevedo già le argomentazioni con le quali Ortensio si difenderà. Affermerà che presso costui valse più l'utile e la salvezza della provincia che la vecchiaia del padre, la giovinezza del figlio e le lacrime di tu e due: dirà che non si può reggere la repubblica senza spavento e severità: domanderà per quale motivo ai pretori si portano innanzi i fasci, perché siano consegnate le scure, perché fabbricata la prigione e ordinati tanti supplizi secondo il costume dei maggiori contro i malvagi. Poiché tutte queste saranno dette gravemente e severamente, io domanderò per quale motivo Verre fece togliere subito di prigione il medesimo Apollonio, senza alcun fatto nuovo, senza una difesa e senza motivo ordinerò sia messo fuori dal carcere. (by Stuurm)
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Ego vos intellego, patres conscripti, multos decrevisse eximios honores C. Caesari...oppugnent populari ac turbulenta ratione teneatur.
TRADUZIONE LETTERALE
TESTO LATINO COMPLETO
Io credo che voi, senatori inscritti, abbiate decretato molti straordinari e quasi singolari onori in favore di C.Cesare. Questa disposizione non investì mai nessuno di onori e di propri privilegi il quale potrebbe ritenere che alcuna dignità potrebbe essere più eccellente di quella che avrebbe potuto raggiungere grazie a voi. a Questo punto nessuno mai che preferirebbe essere popolare potrebbe essere il più importante. Ma gli uomini o a causa della loro spregevolezza non avendo fiducia in se stessi, o respinti a causa della maldicenza dei restanti dalla congiunzione di tale disposizione, spesso si sono lanciati da questo porto in quei flutti quasi inevitabilmente; se quelli che da quella turbolenza e dal percorso popolare condotto bene lo stato indirizzano lo sguardo verso la curia e vogliono essere raccomandati a quest'importantissima dignità, non solo non dovremmo respingerli ma li dovremmo anche reclamare. Siamo ammoniti dal coraggiosissimo ed ottimo uomo a memoria degli uomini il console a provvedere affinché la Gallia Citeriore nonostante voi non siate d'accordo sia assegnata a qualcuno dopo quei consoli che ora saranno designati e sia tenuta secondo un raziocinio turbolento e popolare perpetuamente e poi da coloro che ora potrebbero contrastare questa disposizione.
(By Maria D. )