- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Cicerone
- Visite: 2
Quid dulcius quam habere quicum omnia audeas sic loqui ut tecum? Qui esset tantus fructus in prosperis rebus, nisi haberes qui illis aeque ac tu ipse gauderet? Adversas vero ferre difficile esset sine eo qui illas gravius etiam quam tu ferret. Denique ceterae res, quae expetuntur, opportunae sunt singulae rebus fere singulis: divitiae, ut utare; opes ut colare; honores ut laudere, voluptates, ut gaudeas; valetudo, ut dolore careas et muneribus fungare corporis. Amicitia res plurimas continet; quoquo te verteris, praesto est; nullo loco excluditur, numquam intempestiva, numquam molesta est; itaque non aqua, non igni, ut aiunt, pluribus locis utimur quam amicitia. Neque ego nunc de vulgari aut de mediocri, quae tamen ipsa et delectat et prodest, sed de vera et perfecta loquor, qualis eorum qui pauci nominantur fuit. Nam et secundas res splendidiores facit amicitia et adversas partiens communicansque leviores. Cumque plurimas et maximas commoditates amicitia contineat, tum illa nimirum praestat omnibus, quod bonam spem praelucet in posterum nec debilitari animos aut cadere patitur.
Cosa c'è di più dolce del disporre di qualcuno col quale poter parlare così come con sé stessi? Quale frutto tanto grande ci sarebbe nella prosperità, se non avessi chi se ne compiacesse al tuo stesso modo?Sarebbe certamente difficile sopportare le avversità senza una persona che le sopporti con maggior partecipazione di te. Infine le restanti cose, che si desiderano, sono opportune ciascuna per cose quasi singole, le ricchezze, perché le utilizzi, gli averi, perché tu sia riverito, gli onori, perché tu sia lodato, i piaceri, perché tu ne goda, la buona salute, perché tu sia privo del dolore, e perchè disponga delle forze del corpo. L'amicizia racchiude in sé molte cose; dovunque ti rivolgi, è a portata di mano; non è allontanata da alcun luogo, non è mai inopportuna, non è mai fastidiosa; pertanto, non con dell'acqua, non del fuoco, come dicono, ci serviamo in parecchie occasioni quanto dell'amicizia. Ed io ora non parlo dell'amicizia volgare e mediocre, che tuttavia essa stessa sia diletta sia procura utilità, ma all'amicizia vera e perfetta, come quella che è chiamata da pochi. Infatti L'amicizia rende più splendide le circostanze favorevoli, è più lievi le circostanze avverse. condividendole e partecipandovi. L'amicizia, dunque, comporta moltissimi e grandissimi vantaggi, ma ne presenta uno nettamente superiore agli altri: alimenta buone speranze che rischiarano il futuro e non permette all'animo di deprimersi e di abbattersi.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Cicerone
- Visite: 2
Si quid est in me ingeni, iudices, quod sentio quam sit exiguum, aut si qua exercitatio dicendi, in qua me non infitior mediocriter esse versatum, aut si huiusce rei ratio aliqua ab optimarum artium studiis ac disciplina profecta, a qua ego nullum confiteor aetatis meae tempus abhorruisse, earum rerum omnium vel in primis hic A. Licinius fructum a me repetere prope suo iure debet. Nam quoad longissime potest mens mea respicere spatium praeteriti temporis, et pueritiae memoriam recordari ultimam, inde usque repetens hunc video mihi principem et ad suscipiendam et ad ingrediendam rationem horum studiorum exstitisse. Quod si haec vox, huius hortatu praeceptisque conformata, non nullis aliquando saluti fuit, a quo id accepimus quo ceteris opitulari et alios servare possemus, huic profecto ipsi, quantum est situm in nobis, et opem et salutem ferre debemus.
Giudici, se in me c'è qualcosa di talento (talentuoso), poiché percepisco quanto ce ne sia poco, o se in qualche pratica oratoria, nella quale io non nego di essere moderatamente esperto, o se una certa conoscenza di questa cosa ha origine dagli studi delle migliori arti e dalla disciplina, dalla quale io riconosco di essere stato alieno per nessun momento della mia vita, e in primo luogo lo stesso Aulo Licinio deve reclamare da me il frutto di tutte queste cose quasi per suo diritto. Infatti, la mia mente quanto più lontano può guardare il tempo passato (dal dizionario), e ricordare il più lontano ricordo della giovinezza, quindi risalendo fino a ciò vedo che per me fu guida sia affinché mi interessassi sia affinché intraprendessi la via di questi studi. Poiché se questa voce, plasmata dal consiglio e dai precetti di questo, fu talvolta per qualcuno mezzo di salvezza, dobbiamo senza dubbio portare, per quanto è in noi, sia aiuto che salvezza a questo stesso, da cui abbiamo appreso quello con cui possiamo soccorrere tutti gli altri e aiutare gli altri.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Cicerone
- Visite: 2
Ac ne quis a nobis hoc ita dici forte miretur, quod alia quaedam in hoc facultas sit ingeni, neque haec dicendi ratio aut disciplina, ne nos quidem huic uni studio penitus umquam dediti fuimus. Etenim omnes artes, quae ad humanitatem pertinent, habent quoddam commune vinculum, et quasi cognatione quadam inter se continentur.
E affinché qualcuno non si meravigli che questo sia detto da noi per caso, poiché in questo c'è una tale diversa facoltà di ingegno, e non questa dottrina o disciplina del parlare, né noi certamente a questo unico studio mai a fondo fummo dediti. E infatti tutte le arti, le quali riguardano la cultura, hanno un certo vincolo comune, e come se fosse conservato (il vincolo) tra di loro in una specie di rapporto.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Cicerone
- Visite: 2
Sed ne cui vestrum mirum esse videatur me in quaestione legitima et in iudicio publico--cum res agatur apud praetorem populi Romani, lectissimum virum, et apud severissimos iudices, tanto conventu hominum ac frequentia--hoc uti genere dicendi, quod non modo a consuetudine iudiciorum, verum etiam a forensi sermone abhorreat; quaeso a vobis, ut in hac causa mihi detis hanc veniam, adcommodatam huic reo, vobis (quem ad modum spero) non molestam, ut me pro summo poeta atque eruditissimo homine dicentem, hoc concursu hominum literatissimorum, hac vestra humanitate, hoc denique praetore exercente iudicium, patiamini de studiis humanitatis ac litterarum paulo loqui liberius, et in eius modi persona, quae propter otium ac studium minime in iudiciis periculisque tractata est, uti prope novo quodam et inusitato genere dicendi.
Ma affinché a qualcuno di voi non sembri essere strano che io nella questione legale e nel processo pubblico – quando la questione è condotta presso un pretore del popolo Romano, uomo distintissimo, e presso giudici severissimi, in una tanto grande assemblea e folla – usi questo modo di parlare, che non solo dalla consuetudine dei giudici, in verità anche dal linguaggio del pubblico si allontana; vi prego che in questa causa voi mi concediate questo permesso, appropriato a questo imputato, non fastidioso a voi (come spero), che io parlando a favore di un sommo poeta e di un eruditissimo uomo, per questa assemblea di uomini coltissimi, per questa vostra cultura, e infine per questo pretore che gestisce il processo, sopportiate che io parli un pò più liberamente delle arti liberali e della letteratura, e per una persona di questo genere, che a causa del tempo libero e dello studio non fu mai condotta in processi e pericoli, mi usi di un genere di eloquenza per così dire quasi nuovo ed insolito.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Cicerone
- Visite: 2
Quod si mihi a vobis tribui concedique sentiam, perficiam profecto ut hunc A. Licinium non modo non segregandum, cum sit civis, a numero civium, verum etiam si non esset, putetis asciscendum fuisse. Nam ut primum ex pueris excessit Archias, atque ab eis artibus quibus aetas puerilis ad humanitatem informari solet se ad scribendi studium contulit, primum Antiochiae--nam ibi natus est loco nobili--celebri quondam urbe et copiosa, atque eruditissimis hominibus liberalissimisque studiis adfluenti, celeriter antecellere omnibus ingeni gloria contigit. Post in ceteris Asiae partibus cunctaeque Graeciae sic eius adventus celebrabantur, ut famam ingeni exspectatio hominis, exspectationem ipsius adventus admiratioque superaret.
Poiché se sentirò cha da voi mi è accordato e concesso, farò certamente in modo che questo Aulo Licinio non solo non debba essere allontanato, essendo un cittadino, dal numero dei cittadini, in verità anche se non lo fosse, considerate che dovrebbe essere ammesso. Infatti, appena Archia si allontanò dai fanciulli, e da quelle arti le quali la vita giovanile è solita essere plasmata verso la cultura, si rivolse verso l'esercizio dello scrivere, prima ad Antiochia – infatti è nato lì da nobile famiglia (dizionario) – un tempo città popolata e ricca, e abbondante di uomini coltissimi e delle occupazioni più liberali, velocemente prese a superare tutti nella gloria dell'ingegno. Poi nelle altre parti dell'Asia e in tutta la Grecia così le sue venute erano celebrate, che l'attesa superava la fama dell'ingegno dell'uomo, mentre la venuta e l'ammirazione di questo superavano l'attesa.