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Gneus et Publius Scipiones, tamquam Lucius Aemilius et Publius Africanus, comitatu nobilium iuvenum fortunati videbantur, et ab omnibus bonarum artium magistri putabantur, Quamvis consenuissent vires atque defecissent. Quamquam ipsa ista defectio virium vitiis adulescentiae saepius eff?citur quam senectutis: libidinosa enim et intemperans adulescentia effetum orpus tradit senectuti. Cyrus quidem apud Xenophontem eo sermone, quem moriens habuit, cum adm?dum senex esset, negat tamen se umquam sensisse senectutem suam imbecilliorem factam, quam adulescenti? fuisset. Ego Lucium Metellum memini puer - qui, cum quadriennio post alterum consulatum pontifex maximus factus esset, viginti et duos annos ei sacerdotio praefuit - ita bonis esse viribus extremo tempore aetatis, ut adulescentiam non requirer?t. Nihil necesse mihi est de me ipso dicere, quamquam id est quidem senile aetatique nostrae conceditur.
Davvero fortunati mi sembravano Cornelio e Publio Scipione, e i tuoi due nonni, Lucio Emilio e Publio Africano, per il loro seguito di giovani; e non c'è maestro di arti liberali che non sia da considerar felice nonostante il declino e il venir meno delle forze fisiche. Del resto, proprio questa defezione delle forze dipende più spesso dai vizi della giovinezza che dai difetti della vecchiaia: una giovinezza. Ciro appunto, nel discorso che tenne in punto di morte quando era molto vecchio, come scrive Senofonte, dice di non essersi mai accorto di esser diventato, da anziano, più debole di quanto lo fosse da giovane. Mi ricordo di Lucio Metello - ero allora un ragazzo - che, eletto pontefice massimo quattro anni dopo il suo secondo consolato, esercitò quel sacerdozio per ventidue anni: ebbene, conserv? sino alla fine forze cos? prospere da non rimpiangere la giovinezza. Non è necessario che parli di me, bench? questo sia un comportamento senile e lo si perdoni alla nostra età
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Memoria minuitur nisi eam exerceas, aut etiam si sis natura tardior. Hec vero quamquam senem audivi oblitum quo loco thesaurum obruisset; omnia quae curant meminerunt. Philosophi senes quam multa meminerunt! Manent ingegnia senibus modo permaneat studium et industria. neque ea solum in claris et honoratis viris sed in vita etiam privata e quietaSophocles ad summam senectutem tragoedias fecit quod propter studium cum rem neglegere familiarem, a filiis in iudicium vocatus est, ut quaequadum nostum more male rem gerentibus patribus bonis interdicit solet, sic illum quasi desipientem a re familiari removerent iudìces. Tum senex dicitur eam fàbulam quam in manibus habébat et proxime scripserat Oedipum Coloneum, recitasse iudicibus quaesisseque num illud Carmen desipientis videreturQuo recitato, sentientiis iudicum est liberatus
Altro brano simile ma diverso
Memoria minuitur, nisi eam exerceas. Themistocles omnium civium perceperat nomina. Nec vero quemquam senem audivi oblitum esse, quo loco thesaurum obruisset. Philosophi senes quam multa meminerunt! Manent ingenia senibus, modo permaneat studium et industria. Sophocles ad summam senectutem tragoedias fecit; quod propter studium cum rem neglegere familiarem videretur, a filiis in iudicium vocatus est, ut illum quasi desipientem a re familiari removerent iudices. Tum senex dicitur eam fabulam, quam in manibus habebat et proxime scripserat, Oedipum coloneum, recitasse iudicibus quaessisseque num illud armen desipientis videretur. Quo recitato, sentientiis iudicum est liberatus.
Ma la memoria diminuisce – Certamente, se non la tieni in esercizio, o anche se per natura sei un po’ tardo E in verità non ho mai sentito di nessun vecchio che avesse dimenticato dove aveva nascosto il tesoro; ricordano tutto ciò che hanno a cuore, . Da vecchi i filosofi si ricordano di quante cose! Rimangono ai vecchi le facoltà intellettive, purchè rimangano lo studio e l’operosità. Sofocle scrisse delle tragedie fino all'estrema vecchiaia, poiché a causa di questo impegno sembrava trascurare gli affari familiari, fu chiamato in giudizio dai figli, affinché i giudici lo tenessero lontano dal patrimonio familiare come se fosse pazzo. Allora si dice che l’anziano recitò i quella tragedia ai giudici, (quella ) che aveva nelle mani e aveva scritto ultimamente, "Edipo a Colono", e chiese se forse quella opera sembrasse di un pazzo. Recitatala, fu lasciato libero dalle sentenze dei giudici.
Altro brano simile ma diverso
Ma la memoria s'indebolisce, se non la eserciti. Temistocle aveva imparato i nomi di tutti i (sottinteso: suoi) concittadini. Nè tuttavia ho sentito dire che qualche vecchio abbia dimenticato in quale luogo avesse seppellito un tesoro. Da vecchi i filosofi si ricordano di quante cose! Rimangono ai vecchi le facoltà intellettive, purchè rimangano lo studio e l’operosità. Sofocle scrisse delle tragedie fino all'estrema vecchiaia, poiché a causa di questo impegno sembrava trascurare gli affari familiari, fu chiamato in giudizio dai figli, affinché i giudici lo tenessero lontano dal patrimonio familiare come se fosse pazzo. Allora si dice che l’anziano recitò i quella tragedia ai giudici, (quella ) che aveva nelle mani e aveva scritto ultimamente, "Edipo a Colono", e chiese se forse quella opera sembrasse di un pazzo. Recitatala, fu lasciato libero dalle sentenze dei giudici.
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Antequam de incommodis Siciliae dico, pauca mihi videntur esse de provinciae dignitate, vetustate, utilitate dicenda. Nam cum omnium sociorum provinciarumque rationem diligenter habere debetis, tum praecipue Siciliae, iudices, plurimis iustissimisque de causis, primum quod omnium nationum exterarum princeps Sicilia se ad amicitiam fidemque populi Romani adplicavit. Prima omnium, id quod ornamentum imperi est, provincia est appellata; prima docuit maiores nostros quam praeclarum esset exteris gentibus imperare; sola fuit ea fide benivolentiaque erga populum Romanum ut civitates eius insulae, quae semel in amicitiam nostram venissent, numquam postea deficerent, pleraeque autem et maxime inlustres in amicitia perpetuo manerent. Itaque maioribus nostris in Africam ex hac provincia gradus imperii factus est. Neque enim tam facile opes Carthaginis tantae concidissent, nisi illud et rei frumentariae subsidium et receptaculum classibus nostris pateret. P. Africanus, Carthagine deleta, Siculorum urbes signis monumentisque pulcherrimus exornavitItaque maioribus nostris in Africam ex hac provincia gradus imperii factus est. Neque enim tam facile opes Carthaginis tantae concidissent, nisi illud et rei frumentariae subsidium et receptaculum classibus nostris pateret.
Prima di parlare dei danni subiti dalla sicilia (prima che io dico dei...), mi sembra opportuno soffermarmi brevemente sull'importanza, sull'antichità, sull'utilità di questa provincia. Infatti di tutti gli alleati e di tutte le province dovete avere diligente cura, ma soprattutto della sicilia, giudici, per numerosi e giustissimi motivi, e in primo luogo perché fra tutte le popolazioni straniere la Sicilia fu la prima a ricercare l'amicizia e la protezione del popolo romano. Essa fu tra tutte la prima a essere chiamata provincia, e ciò fa onore al nostro dominio; fu la prima a dimostrare ai nostri antenati quale nobile compito fosse dominare su popoli stranieri; fu la sola a mostrare verso il popolo romano una lealtà e una benevolenza tali che le città di quell'isola, una volta entrate in amicizia con noi, non se ne allontanaroo mai in seguito, ma al contrario la maggior parte di esse, e tutte le più importanti, ci rimasero sempre fedeli pertanto fu fatto il passo per estendere il nostro impero da questa provincia in africa dai nostri antenati. Infatti nn avrebbero distrutto tanto facilmente le tante risorse di Cartagine, se non fosse stato disponibile quello e il sostegno dell'approvvigionamento del grano e il rifugio per le nostre flotte. Publio l'Africano, distrutta Cartagine, ornò le città sicule con statue e monumenti assai belli pertanto fu fatto il passo per estendere il nostro impero da questa provincia in africa dai nostri antenati. Infatti nn avrebbero distrutto tanto facilmente le tante risorse di Cartagine, se non fosse stato disponibile quello e il sostegno dell'approvvigionamento del grano e il rifugio per le nostre flotte. ^_^ Cool
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Cum Damocles commemoraret in sermone Dionysii Siracusarum tyranni copias, opes, maiestatem dominatus, rerum abundantiam, magnificentiam aedium regiarum negaretque umquam beatiorem quemquam fuisse, Visne igitur -inquit- o damocle, fortunam experiri meam?. Cum se ille cupere dixisset, conlocari iussit hominem in aureo lecto strato pulcherrimo textili stragulo, magnificis operibus picto. Tum ad mensam pueros delectos iussit consistere eosque nutum illius intuentes diligenter ministrare. Mensae conquisitissimis epulis extruebantur. Fortunatus sibi Damocles videbatur. In hoc medio apparatu fulgentem gladium e lacunari saeta equina aptum (Dyonisius) demitti iussit, ut impenderet illius beati cervicibus. Itaque nec ministratores aspiciebat nec manum porrigebat in mensam; denique exoravit tyrannum, ut abire liceret, quod iam beatus nollet esse.
Altre versioni con questo stesso titolo da altri libri
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Poiché Damocle in un discorso ricordava di Dionisio, tiranno di Siracusa, l'esercito, le ricchezze, la maestà del potere assoluto, l'opulenza, il lusso della casa regia e negava che mai qualcuno sia stato più beato, disse "Vuoi dunque tentare la mia sorte?". Dopo che quello disse di averne voglia, ordinò di far accomodare l'uomo in un letto dorato essendo stato coperto con uno splendido drappo, intarsiato con magnifiche lavorazioni. Allora ordinò a dei fanciulli selezionati di disporsi accanto alla tavola e di servire osservando attentamente l'ordine di quello. Le tavole erano allestite per conviti solenni molto squisiti. A Damocle sembrava di essere fortunato. Dionisio ordinò che in questa parte centrale dell'apparato fosse sistemata al soffitto sospesa da una crine equina una splendente spada per pendere sulla testa di quel beato. Così né guardava i servi né tendeva la mano alla tavola; e infine piegò con suppliche il tiranno affinché fosse lecito andare via poiché non voleva essere più felice.
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Segesta est oppidum pervetus in Sicilia, iudices, quod ab Aenea fugiente a Troia atque in haec loca veniente conditum esse demonstrant. Itaque Segestani non solum perpetua societate atque amicitia, verum etiam cognatione se cum populo Romano coniunctos esse arbitrantur. Hoc quondam oppidum, cum illa civitas cum Poenis suo nomine ac sua sponte bellaret, a Carthaginiensibus vi captum atque deletum est, omniaque quae ornamento urbi esse possent Carthaginem sunt ex illo loco deportata. Fuit apud Segestanos ex aere Dianae simulacrum, cum summa atque antiquissima praeditum religione tum singulari opere artificioque perfectum. Hoc translatum Carthaginem locum tantum hominesque mutarat, religionem quidem pristinam conservabat; nam propter eximiam pulchritudinem etiam hostibus digna quam sanctissime colerent videbatur. Illo tempore Segestanis maxima cum cura haec ipsa Diana, de qua dicimus, redditur; reportatur Segestam
Da altro libro
Segesta est oppidum pervetus in Sicilia, ab Aenea conditum. Itaque Segestani non solum perpetua societate atque amicitia, verum etiam cognatione cum populo Romano coniunctos esse arbitrante (= ritengono). Hoc quondam oppidum, cum cum Poenis, a Carthaginiensibus vi captum atque deletum omniaque ornamenta urbis deportata sunt ex illo loco. Tradunt apud Segestanos ex aere Dianae simulacrum, cum ( =sia) summa atque antiquissima praeditum religione (=culto) tum (=sia) singulari opere artificioque perfectum fuisse. . Aliquot (= alcuni) saeculis post P. Scipio bello Punico tertio Carthaginem cepit; enim diutissime saepissimque Siciliam vexatam esse a Carthaginiensibus, esse cognoverat; indo iubet omina conquiri. ; promittit omina civitati restitutum iri. Iubet praetera Segestanis maxima cum cura simulacrum ipsius Dianae reddi reportarique Segestam
La statua di Diana a Segesta versione latino Cicerone
In Sicilia si trova una città molto antica "Segesta" che, si dice venne fondata da Enea, il quale fuggendo da Troia giunse in questi luoghi. Per questo motivo, gli abitanti di Segesta si ritengono in affinità ] col popolo di Roma non solo in nome di un'alleanza e di un'amicizia di lunga durata, ma anche per comune discendenza. Un tempo quando la (sua) popolazione combatteva una (sua) guerra punica privata questa città venne presa con la forza e rasa al suolo dai Cartaginesi, e tutto ciò che potesse essere d'ornamento alla città venne trafugato da quel luogo a Cartagine. A Segeste ci fu una statua bronzea di Diana, non solo oggetto di somma e radicatissima venerazione, ma anche pregiatissima per la sua splendida e raffinata manifattura. Una volta portata a Cartagine, (la statua) aveva mutato soltanto luogo e uomini, ma in realtà conservava l'antica venerazione; in effetti, data la sua straordinaria bellezza, anche ai nemici sembrava degna di profondissima adorazione. In tale occasione, con la massima cura viene restituita ai Segestani proprio questa iDana cui ho accennato; viene riportata a Segesta
Da altro libro
Segesta è una città antichissima in Sicilia, fondata da Enea. E così i Segestani ritengono di essere uniti con il popolo Romano non solo da una continua alleanza e amicizia ma anche da una parentela. Un giorno questa venne presa con la forza dai Cartaginesi e distrutta e tutte le cose e gli ornamenti della città furono portati via da quel luogo. Raccontano che presso i Segestani vi fu una statua di bronzo di Diana dotata non solo di un antichissimo e sommo culto ma anche realizzata con lavoro e una tecnica straordinaria. Alcuni secoli dopo Publio Scipione prese Cartagine; infatti (Scipione) aveva saputo che la Sicilia era stata molto spesso oppressa dai Cartaginesi; promette quindi che sarebbe stata restituita ogni cosa. Promette inoltre ai Segestani che la statua della stessa Diana sarebbe stata resa e riportata con la massima cura a Segesta.