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Forte illis diebus Campaniam petiverat Caesar, et Cumas usque progressus Petronius illic attinebatur; nec tulit ultra timoris aut spei moras. neque tamen praeceps vitam expulit, sed incisas venas, ut libitum, obligatas aperire rursum et adloqui amicos, non per seria aut quibus gloriam constantiae peteret. audiebatque referentis nihil de immortalitate animae et sapientium placitis, sed levia carmina et facilis versus. servorum alios largitione, quosdam verberibus adfecit. iniit epulas, somno indulsit, ut quamquam coacta mors fortuitae similis esset. ne codicillis quidem, quod plerique pereuntium, Neronem aut Tigellinum aut quem alium potentium adulatus est, sed flagitia principis sub nominibus exoletorum feminarumque et novitatem cuiusque stupri perscripsit atque obsignata misit Neroni. fregitque anulum ne mox usui esset ad facienda pericula.
Per caso, in quei giorni, l’imperatore si era diretto in campagna, avanzato fino a Cuma, dove si tratteneva in quel momento Petronio; quest’ultimo non prolungò oltre le attese di timore, tuttavia non si precipitò a suicidarsi, ma, tagliatosi le vene come decise, fasciatole, le apriva di nuovo e parlava con gli amici, non di argomenti seri o per ottenere con questi la gloria dello stoico. Ascoltava gli amici che gli parlavano non dell’immortalità dell’anima o delle decisioni dei saggi, ma poesie leggere e versi facili. Dei suoi schiavi, alcuni li premiò con denaro, altri li condannò a frustate. Si recò a pranzo, si abbandonò al sonno, affinché la sua morte, benché obbligata, fosse simile ad una casuale. Neppure nel testamento, cosa che è frequente nei morenti, non adulò né Tigellino né Nerone o altri potenti, ma descrisse i crimini dell’imperatore, nascondendoli sotto nomi di amanti e prostitute e descrisse l’eccezionalità di tutte le sue violenze e, apposto il sigillo, lo inviò a Nerone, ruppe l’anello, affinché in futuro non potesse servire a creare pericoli.
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Roma ricostruita dopo l'incendio
Autore: Livio
Ceterum urbis quae domui supererant non, ut post Gallica incendia, nulla distinctione nec passim erecta, sed dimensis vicorum ordinibus et latis viarum spatiis cohibitaque aedificiorum altitudine ac patefactis areis additisque porticibus, quae frontem insularum protegerent. eas proticus Nero sua pecunia exstructurum purgatasque areas dominis traditurum pollicitus est. addidit praemia pro cuiusque ordine et rei familiaris copiis, finivitque tempus, intra quod effectis domibus aut insulis apiscerentur. ruderi accipiendo Ostienses paludes destinabat, utique naves, quae frumentum Tiberi subvectaissent, onustae rudere decurrerent, aedificiaque ipsa certa sui parte sine trabibus saxo Gabino Albanove solidarentur, quod is lapis ignibus impervius est; iam aqua privatorum licentia intercepta quo largior et pluribus locis in publicum flueret, custodes; et subsidia reprimendis ignibus in propatulo quisque haberet; nec communione parietum, sed propriis quaeque muris ambirentur. ea ex utilitate accepta decorem quoque novae urbi attulere.
Sulle aree della città che, dopo la costruzione della reggia, restavano libere, non si costruì, come dopo l'incendio dei Galli, senza un piano e nel disordine, bensì calcolando l'allineamento delle vie e la carreggiata ampia delle strade, ponendo limiti di altezza agli edifici, con vasti cortili e con l'aggiunta di portici, per proteggere le facciate degli isolati. Nerone promise di costruire i portici a sue spese e di restituire ai loro proprietari le aree fabbricabili sgombre dalle macerie. Assegnò dei premi, secondo il ceto e le disponibilità economiche di ciascuno, e fissò un limite di tempo entro cui potessero disporne, a costruzione ultimata di case o isolati. Destinò allo scarico delle macerie le paludi di Ostia e dispose che le navi, che risalivano il Tevere portando frumento, lo discendessero cariche di macerie, e volle che per gli edifici, in certe parti della loro struttura, non si ricorresse all'impiego di travi, ma alle pietre di Gabi o di Albano, perché refrattarie al fuoco; poi, allo scopo che l'acqua, prima deviata abusivamente da privati, scorresse più abbondante e in più luoghi, ad uso pubblico, vi pose dei custodi, stabilendo che ciascun proprietario tenesse in luogo accessibile il necessario per spegnere gli incendi e che ciascun edificio avesse, su tutti i lati, muri propri, senza pareti in comune. Provvedimenti questi che, accolti con favore per la loro utilità, conferiscono anche decoro alla nuova città.
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Schiavi e liberti Versione latino Tacito Traduzione
Agli altri servi distribuiti non secondo le nostre usanze, attribuiscono le funzioni in base alla famiglia : (il servo ) amministra la sua abitazione e la sua famiglia. Il padrone impone una misura di frumento o bestiame o di tela, come un colono, e solo questo lo schiavo deve procurargli : agli altri compiti della casa provvedono la moglie e i figli. È raro percuotere il servo o chiuderlo in prigione o punirlo con il lavoro : è solito uccidere, non per disciplina o severita ma per impeto o per ira, come un nemico, se non che vi è impunità. I liberti non sono molto al di sopra dei servi, raramente ( hanno ) importanza in casa, mai in cittá, eccetto soltanto per quei popoli che hanno un re. Qui infatti salgono sopra i liberi e i nobili: presso i restanti l inferiorita dei liberti è la prova della libertà
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Virtù femminee
Versione di latino di Tacito LIBRO Agite
Perciò trascorrevano la vita in un sicuro pudore, non cambiate da allettamenti di spettacoli o da euforia di banchetti. Uomini e donne ignorano del simile i misteri delle lettere. Rarissimi in tanta moltitudine sono gli adulterii, e la pena è immediata e affidata al consorte: alla presenza dei parenti egli caccia di casa la moglie nuda con i capelli tagliati, e la percuote per tutto il villaggio. Non vi è perdono per la donna disonorata: anche se bella, giovane o ricca, non troverà un marito. Il vizio lì non è oggetto di riso e non si chiama moda il corrompere e il farsi corrompere. Ancora meglio quella tribù, dove si sposano solamente le fanciulle e una sola volta si concede loro di aspirare al matrimonio. Così possiedono un solo marito, come un sol corpo ed una sola vita, perché alla sua morte non esista altro pensiero o desiderio d’amore, e non accada che esse amino non il marito, ma il matrimonio. E’ una colpa limitare il numero dei figli e uccidere quelli nati dopo il primogenito e maggiormente valgono là i buoni costumi e le buone leggi. In ciascuna famiglia, nudi e senza cura, essi crescono con quelle membra forti e con quei corpi che noi osserviamo con ammirazione. Ogni madre allatta i propri figli, né mai li affidano ad ancelle o nutrici
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Autore: Tacito
libro expedite n. 2 pagina 300
Nunc pauca de gente Saxonum et de natura eorum finium dicentur. Saxonia pars non parva est Germaniae eius figura trigona primum latus in austrum vergit usque ad flumen Rhenum secundum a regionis maritimis initium habet continetur flumine Albia et in orientem vergit usque ad Salam fluvium ubi est latus tertium. Saxonia alluitur Albia Sala Wisara nobilibus fluviis. Sala et Wisara in regionibus silvestribus Thuringiae fontem habent Albia in se recipit Salam et in oceanum influit. Loca tota fere plana sunt nam colles montesque rari sunt. Terra ubique fertilis capascua et silvestris; et apud fines Thuringiae et apud Salam et Rhenum fluvios multa et opima arva; perraro loca palustria vel arida. Saxonia enim viris armis et frugibus ingens est eiusque agri fecundi omnia hominum vitae necessaria ferunt: incolae tantum vini dulcedinem ignorant. Saxones gens ferox et in bello terribilis primum eruptionem in Romanorum fines fecerunt sed a Romanis acri pugna oppressi sunt; deinde Galliam occupaverunt sed a Syagrio duce Romanorum victi sunt. Eorum pars etiam in Britanniam venit et omnes Romanos ab insula depulit.
Si diranno ora poche cose riguardo alla popolazione della Sassonia e alla natura dei suoi confini. La Sassonia è una parte non piccola c della Germania; la sua forma sembra triangolare; il primo lato si volge verso sud fino al fiume Reno, il secondo ha inizio da territori marittimi, è contenuto dal fiume Albia e si rivolge verso Oriente fino al fiume Sala, dove è il terzo lato. La Sassonia è bagnata dai noti fiumi Albia, Sala, Wisara. Il Sala e il Wisara hanno la loro sorgente nei territori boschivi della Turingia, l' Albia accoglie il Sala e sfocia nell' Oceano. Tutti i luoghi sono pianeggianti, infatti sono rari i colli e i monti. La terra è ovunque fertile, adatta ai pascoli e silvestre, e ottimi e molti terreni arati ci sono presso i confini della Turingia e presso i fiumi Sala e Reno, assai raramente ci sono luoghi palustri e aridi. La Sassonia infatti è ingente di uomini, armi e frutti e i loro campi fertili portano tutte le cose necessarie alla vita degli uomini: gli abitanti ignorano la dolcezza del vino. I Sassoni, popolo feroce e terribile in guerra, per prima cosa fecero irruzione nei territori dei Romani, ma furono sconfitti dai Romani in una strenua battaglia, infine occuparono la Gallia, ma furono sconfitti da Siagro, comandante dei Romani. Parte di loro giunse anche in Britannia e scacciò dall'isola tutti i Romani.