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Cum M. Marcellus, quintum consulatum gerens, templum Honori et Virtuti, Clastidio prius, deinde Syracusis potitus, nuncupatis debitum votis, consecrare vellet, a collegio pontificum inpeditus est, quominus unam cellam duobus diis dicaret: futurum enim, si quid prodigii in ea accidisset, ne dinosceretur utri rem divinam fieri oporteret, nec duobus nisi certis diis una sacrificari solere. Ea pontificum admonitione effectum est ut Marcellus separatis aedibus Honoris ac Virtutis simulacra statueret, neque aut collegio pontificum auctoritas amplissimi viri aut Marcello adiectio inpensae inpedimento fuit quo minus religionibus suus tenor suaque observatio redderetur.
Poiché M. Marcello, mentre esercitava il quinto consolato, voleva dedicare un tempio al dio Onore e alla dea Virtù, essendosi prima impadronito di Casteggio, in seguito di Siracusa, era dovuto avendo fatto voti solenni, fu impedito dal collegio dei pontefici che dedicasse una sola cappella a due dei: sarebbe stato infatti il caso che, se fosse accaduto in quella qualche prodigio, non si sarebbe distinto a quale dei due si sarebbe dovuto fare la cerimonia religiosa, né era costume si sacrificasse contemporaneamente ai due se non a dei precisati. Da quell’avvertimento dei pontefici risultò che Marcello fece collocare le statue del dio Onore e della dea Virtù in tempietti separati, né sia il prestigio dell’autorevolissimo uomo impedì al collegio dei pontefici o l’aumento della spesa a Marcello che non si rispettasse il suo corso ininterrotto e la sua osservanza ai riti religiosi.
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P. Aelius consul in Gallia, cum audisset a Boiis ante suum aduentum incursiones inagros sociorum factas, duabus legionibus subitariis tumultus eius causa scriptis additisque ad eas quattuor cohortibus de exercitu suo, C. Ampium praefectum socium hac tumultuaria manu per Umbriam qua tribum Sapiniam uocant agrum Boiorum inuadere iussit; ipse eodem aperto itinere per montes duxit. Ampius ingressus hostium fines primo populationes satis prospere ac tuto fecit. delecto deinde ad castrum Mutilum satis idoneo loco ad demetenda frumenta--iam enim maturae erant segetes--profectus neque explorato circa nec stationibus satis firmis quae armatae inermes atque operi intentos tutarentur positis, improuiso impetu Gallorum cum frumentatoribus est circumuentus. inde pauor fugaque etiam armatos cepit. ad septem milia hominum palata per segetes sunt caesa, inter quos ipse C. Ampius praefectus; ceteri in castra metu compulsi. inde sine certo duce consensu militari proxima nocte, relicta magna parte rerum suarum, ad consulem per saltus prope invios pervenere.
il console Publio Elio, avendo ricevuto notizia che i Boi avevano effettuato delle scorrerie nei territori degli alleati prima del suo arrivo, arruolò due legioni piuttosto raccogliticce per reprimere quei disordini, aggregandovi anche quattro coorti dal suo esercito e dando disposizioni al comandante alleato Gaio Ampio affinché, con queste truppe poco addestrate, piombasse sul territorio dei Boi attraverso la regione umbra della tribù che chiamano Sapinia; egli, da parte sua, condusse le sue truppe alla stessa meta attraverso le montagne ma per una strada più agevole. Ampio, una volta entrato nel territorio dei nemici, procedette dapprima a dei saccheggi con discreti risultati e senza scoprirsi troppo. Scelse poi, vicino al fortino di Mutilo, un luogo che si prestava abbastanza e si mosse per mietere il grano - le messi erano ormai mature - senza aver provveduto a ricognizioni nei dintorni e senza aver distaccato dei drappelli di uomini in armi che difendessero coloro che, senza armi, si dedicavano a quel lavoro. I Galli, con un improvviso attacco, lo circondarono assieme ai soldati che stavano raccogliendo grano, coinvolgendo nel o e nel tentativo di fuga, anche quelli che erano in armi. Furono massacrati circa settemila uomini, dispersi per i campi, tra i quali lo stesso comandante Gaio Ampio; gli altri furono ricacciati, in preda alla paura, negli accampamenti. Siccome dunque mancava un capo ben definito, sulla base di un accordo intercorso tra i soldati, fu abbandonata la maggior parte dei bagagli e i superstiti riuscirono a raggiungere per balze impervie il console.
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Alexandro Babylone mortuo cum regna singulis familiaribus dispertirentur et summa rerum tradita esset tuenda eidem, cui Alexander moriens anulum suum dederat, Perdiccae - ex quo omnes coniecerant eum regnum ei commisisse, quoad liberi eius in suam tutelam pervenissent: aberat enim Crateros et Antipater, qui antecedere hunc videbantur; mortuus erat Hephaestio, quem unum Alexander, quod facile intellegi posset, plurimi fecerat -, hoc tempore data est Eumeni Cappadocia sive potius dicta: nam tum in hostium erat potestate. Hunc sibi Perdiccas adiunxerat magno studio, quod in homine iidem et industriam magnam videbat, non dubitans, si eum pellexisset, magno usui fore sibi in iis rebus, quas apparabat. Cogitabat enim, quod fere omnes in magnis imperiis concupiscunt, omnium partis corripere atque complecti. Neque vero hoc ille solus fecit, sed ceteri quoque omnes, qui Alexandri fuerant amici. Primus Leonnatus Macedoniam praeoccupare destinavit. Hic multis magnisque pollicitationibus persuadere Eumeni studuit, ut Perdiccam desereret ac secum faceret societatem. Cum perducere eum non posset, interficere conatus est; et fecisset, nisi ille clam noctu ex praesidiis eius effugisset.
Dopo la morte di Alessandro a Babilonia, le province del re furono spartite tra i suoi intimi e il supremo potere fu affidato a Perdicca, cui Alessandro morendo aveva dato il suo anello; dal che tutti avevano dedotto che avesse affidato a lui il regno, finché i suoi figli fossero usciti di tutela; Crátero e Antípatro infatti, che sembravano venir prima di quello, erano assenti; Efestione, che Alessandro (come si poteva facilmente capire) aveva stimato più di tutti, era morto; in quella circostanza fu consegnata ad Eumene la Cappadocia, o meglio assegnata: infatti era allora in potere dei nemici. Perdicca aveva messo tutto il suo impegno per trarlo dalla sua parte, perché vedeva la grande lealtà ed energia di quell'uomo e non dubitava che se avesse conquistato la sua amicizia, gli sarebbe stato di grande aiuto nei progetti che stava elaborando. Pensava infatti, quello, che all'incirca tutti desiderano nei grandi imperi, impadronirsi e riunire sotto di sé le parti di tutti. Ed invero non tentò di far così solo lui, bensì anche tutti gli altri che erano stati amici di Alessandro. Per primo Leonnato progettò di occupare la Macedonia. Egli con molte e grandi promesse cercò di persuadere Eumene a lasciare Perdicca ed a fare alleanza con lui. Non potendolo portare dalla sua parte, tentò di ucciderlo e l'avrebbe fatto se quello di nascosto, nottetempo, non fosse fuggito dai suoi presidi.
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Sic igitur adfecto haec adhibenda curatio est, ut et illud quod cupiat ostendatur quam leue, quam contemnendum, quam nihili, sit omnino, quam facile uel aliunde uel alio modo perfici uel omnino neglegi sit; abducendus etiam est non numquam ad alia studia sollicitudines curas negotia, loci denique mutatione tamquam aegroti non conualescentes saepe curandus est; etiam nouo quidam amore ueterem amorem tamquam clauo clauum eiciendum putant; maxume autem, admonendus, quantus sit furor amoris. Omnibus, enim ex animi perturbationibus est profecto nulla uehementior, ut, si iam ipsa illa accusare nolis, stupra dico et corruptelas et adulteria, incesta denique, quorum omnium accusabilis est turpitudo, - sed ut haec omittas, perturbatio ipsa mentis in amore foeda per se est.
Traduzione n. 1

Traduzione n. 2
Stando dunque le cose così, bisogna adottare questa cura, così che sia mostrato quanto sia vano, quanto disprezzabile, quanto di nessun conto sia ciò che desidera, quanto sia facile che sia trovato altrove o in altro modo o che sia disprezzato del tutto; bisogna portarlo talvolta ad altri interessi, preoccupazioni, attività, affari, spesso deve essere curato anche con un cambio di luogo come i malati che non guariscono; infatti ritengono che un vecchio amore deve essere scacciato da un nuovo amore come un chiodo da un chiodo; e soprattutto, deve essere avvertito di quanto sia grande la pazzia dell'amore. Infatti, fra tutti i turbamenti dell'animo nessuno è più forte, al punto che, se anche non vuoi incolpare quelle cose scellerate, dico stupri e corruttele e adulteri o anche incesti, tutte cose la cui turpitudine è da tribunale, - ma, per trascurare queste cose, il turbamento stesso della mente in amore è turpe di per sé stesso.
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Erat in Carnutibus summo loco natus Tasgetius, cuius maiores in sua civitate regnum obtinuerant. Huic Caesar pro eius virtute atque in se benevolentia, quod in omnibus bellis singulari eius opera fuerat usus, maiorum locum restituerat. Tertium iam hunc annum regnantem inimici, multis palam ex civitate eius auctoribus, eum interfecerunt. Defertur ea res ad Caesarem. Ille veritus, quod ad plures pertinebat, ne civitas eorum impulsu deficeret, Lucium Plancum cum legione ex Belgio celeriter in Carnutes proficisci iubet ibique hiemare quorumque opera cognoverat Tasgetium interfectum, hos comprehensos ad se mittere. Interim ab omnibus legatis quaestoreque, quibus legiones tradiderat, certior factus est in hiberna perventum locumque hibernis esse munitum. Diebus circiter XV, quibus in hiberna ventum est, initium repentini tumultus ac defectionis ortum est ab Ambiorige et Catuvolco.
Tra i canuti c'era Tasgezio di elevato rango, di cui gli antenati avevano posseduto il regno nella sua città. A questo Cesare in difesa per la sua virtù e per la sua devozione, poiché in tutte le guerre aveva usato un suo singolare aiuto, restituì il rango degli antenati. Giá nel terzo anno che questo governava di nascosto, palesemente con molte autorità della città, lo uccisero. Questa cosa venne riferita a Cesare. Quello, poiché riguardava ai più, temendo che la loro città venisse meno per l'attacco, ordinò che Planco andasse velocemente dal Belgio con la legione tra i Canuti e che là passasse l'Inverno, di ciascuni che sapevano del fatto, dell'uccisione di Tasgezio, questi dovevano essere arrestati e inviati a lui. Intanto da tutti gli ambasciatori e dal questore, ai quali erano assegnate le legioni, fu reso consapevole che giungesse nei quartieri d'Inverno e costruisse dimore invernali. Circa dopo quindici giorni che si giunse nei quartieri d'Inverno, sorse l'inizio di un tumulto repentino e ribellione da parte di Ambiorige e Catuvolco. .