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Aderbale, non appena comprese che si era giunti al punto che era necessario, in qualsiasi modo, o abbandonare il regno o mantenerlo con le armi, inevitabilmente allestisce le truppe e avanza incontro a Giugurta. Nel frattempo, non lontano dal mare, nei pressi della città di Cirta, si ferma l'esercito di ciascuno dei due, e poiché era la fine della giornata, non fu ingaggiata battaglia. Ma, non appena trascorse la maggior parte della notte, mentre era ancora buio, i soldati di Giugurta, dato il segnale, assaltano l'accampamento dei nemici, e uccidono e mettono in fuga alcuni ancora mezzo addormentati, altri mentre prendono le armi. Aderbale, insieme a pochi cavalieri, si rifugia a Cirta: se non vi fosse stata una grande quantità di Romani e Italici, che tenne lontani dalle mura i Numidi che li inseguivano, la guerra fra i due re sarebbe stata incominciata e conclusa in un solo giorno. Allora Giugurta, cinse d'assedio l'intera la città: tenta di espugnarla con vinee, torri e macchine da guerra di tutti i tipi, affrettandosi soprattutto per anticipare il rientro degli ambasciatori che aveva sentito che erano stati inviati a Roma da Aderbale prima della battaglia.
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Mi interessa molto illustrare che differenza c'è tra i Galli e i Germani. In passato, c'è stato un tempo nel quale i primi superavano i secondi in valore, muovevano per primi le guerre, e, a causa della sovrappopolazione, e della povertà della terra, mandavano colonie al di là del Reno. Perciò i Volci Tettosagi occuparono quelli che sono i luoghi più fertili della Germania, intorno alla foresta Ercinia, e si stabilirono lì. E questa popolazione permane in queste sedi fino alla nostra epoca, ed ha una eccellente nomea di giustizia e gloria in guerra. Oggigiorno, però, i Germani, poiché restano nella medesima indigenza e miseria del passato, usano la medesima abitudine alimentare e la medesima cura del corpo. Viceversa, ai Galli, la vicinanza delle province Romane e la conoscenza dei prodotti d'oltremare ha procurato molte cose per la comodità di vita; poco alla volta, si sono abituati ad essere sconfitti, e tengono in poco conto l'arte militare: dopo essere stati sconfitti in molte battaglie, neanche loro stessi si paragonano più ai Germani per valore.
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Un giorno il dio Saturno, il quale fu cacciato dall'Olimpo, giunse sulla terra. Gli uomini e le donne, insieme ai loro figli, che erano sparsi per i campi, venivano radunati dal dio e in seguito rivoltavano la terra con l'aratro, seminavano i cereali e mietevano le bionde messi. Successivamente detennero il regno del Lazio Fauno e Latino. Durante il regno di Latino, giunse in Italia un famoso condottiero Troiano, Enea, con una piccola truppa di compagni in fuga da Troia dopo la rovina e l'incendio della grande città. I Troiani vinsero Latino con una guerra, in seguito stabilirono rapporti d'amicizia con i Latini, ed Enea prese in matrimonio Lavinia, la quale era la figlia di Latino. Nel Lazio allora regnò la concordia. Iulo, figlio di Enea, fondò Alba Longa, una nuova città, per sé, per i suoi parenti, e per tutto il popolo.
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Gli abitanti della Sardegna erano contadini e marinai. L'isola dell'Italia aveva, ed ha ancora oggi, delle belle coste. Le coste marittime della Sardegna producevano molte olive, invece, nelle regioni interne, l'abbondanza di erbe nutriva molte agnelle e capre. Gli abitanti della Sardegna modellavano anche una grande quantità di anfore e statue. Nella ridente Sardegna c'erano molte ville Romane. Tuttavia, talvolta, le ricchezze dell'isola attiravano le insidie dei pirati. I pirati attraversavano le acque marittime e, a causa delle ricchezze, tormentavano gli abitanti. Le coste marittime, quindi, non erano sicure a causa dei pirati, i quali facevano irruzione all'improvviso, uccidevano gli abitanti, portavano via donne e fanciulle. Spesso gli abitanti della Sardegna mettevano in fuga e uccidevano i pirati, ma le battaglie erano sempre aspre e crudeli. Infatti, talvolta, i pirati invadevano e saccheggiavano le coste, portavano via la ricchezza degli abitanti, e poi fuggivano alla volta di altre terre.
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Del resto i medici temevano di causare una fuoriuscita di sangue tagliando, poiché la grossa freccia era penetrata nelle viscere. Critobulo, di straordinaria abilità tra i medici, ma impaurito in un così grande pericolo, temeva che un esito negativo dell'operazione chirurgica fosse imputato a sé. Il re lo aveva visto mentre piangeva e mentre provava timore ed era piuttosto pallido per la preoccupazione: "Che cosa aspetti?" disse "Perché mentre sto per morire almeno non mi liberi il più presto possibile da questa sofferenza? O hai forse paura di essere colpevole tu poiché io ho subito una ferita incurabile?". Allora Critobulo finalmente, dopo che ebbe messo termine al timore o lo ebbe dissimulato, esortava il re a lasciarsi tenere fermo finché egli non avesse estratto la punta. Il re, dopo aver dichiarato che non c'era alcun bisogno che loro lo tenessero fermo, porse il corpo senza agitazione. E così, allargata la ferita ed estratta la punta, cominciò a scorrere una notevole quantità di sangue e il re svenne.
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