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Οι δ'Αθηναιοι τηλικουτοις περιεχομενοι κακοις ομως αντειχον, και ραδιως την πολιν παρεφυλαττον επι τινα χρονον. Τοις δε Πελοποννησιοις εδοξεν, επειπερ δυσχερης ην η πολιορκια, τας μεν δυναμεις απαγαγειν εκ της Αττικης, ταις δε ναυσι μακραν εφεδρευειν .... Fine: των δε πολεων πασων εκχωρησαι και Λακεδαιμονιοις ηγεμοσι χρησθαι.
Essendo gli Ateniesi avvolti da così grandi sventure, tuttavia per un certo tempo resistevano e difendevano agevolmente. Ai Peloponnesiaci poiché l'assedio era difficile, parve opportuno condurre via le truppe dall'Attica e da lontano tendere agguati alle navi affinché non fosse consegnato loro il cibo. Poiché ciò fu realizzato, gli Ateniesi si ritrovano in una terribile scarsità di ogni bene, e soprattutto di alimenti dato che questi venivano loro consegnati via mare. Dal momento che la terribile situazione si accresceva ogni giorno, la città era colma di morti e i superstiti, dopo aver inviato ambasciatori agli spartani, stipularono la pace, in base alla quale avrebbero abbattuto le grandi mura e le mura del Pireo, non avrebbero avuto più di dieci grandi navi, si sarebbero ritirati da tutte le città e sarebbero stati soggetti ai comandanti Lacedemoni.
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Οί Αργεῖοι ύποπτεύοντες τούς Μυκηναίους, μήποτε άμφισβητήσωσι τοῖς Αργείοις διά τό παλαιόν φρόνημα τῆς πόλεως, πάλαι μέν ἒσπευδον καταστρέψαι τήν πόλιν. Τότε δέ καιρόν εὒθετον ἒχειν ένόμιζον, όρῶντες τούς Λακεδαιμονίους μή δυναμένους τοῖς Μυκηναίοις βοηθεῖν. Αθροίσαντες οὗν άξιόλογον δύναμιν έστράτευσαν έπ αυτούς, νικησαντες δέ μάχῃ τούς Μυκηναίους και συγκλείσαντες εντός τειχῶν έπολιόρκουν τήν πόλιν. Οί δέ Μυκηναῖοι χρόνον μέν τινα τούς πολιορκοῦντας εύτόνως ήμύνοντο, μετά δέ ταῦτα λειπόμενοι τῷ πολέμῳ, και τῶν Λακεδαιμονίων μή δυναμένων βοηθήσαι διά τούς ίδιους πολέμους, ἃλλων δ’ ούκ ὂντων συμμάχων, έρημίᾳ τῶν επικούρούντων κατά κράτος καταστρέψονται. Οι δέ Αργεῖοι τούς Μυκηναίους άνδραποδισάμενοι, τάς Μυκήνας κατέσκαψαν. Αὒτη μέν οὗν ή πόλις, εύδαίμων έν τοῖς άρχαίοις χρόνοις οὗσα καί μεγάλους ἃνδρας ἒχουσα καί πραξεις αξιολόγους έπιτελεσαμένη, τοιαύτην ἒσχε τήν καταστροφήν, και διέμεινεν άοίκητος μέχρι τῶν καθ’ ήμᾶς χρόνων.
Gli Argivi che guardavano con sospetto i Miceni, che mai fossero stati in disaccordo con gli Argivi per l’antico progetto della città, da molto tempo aspiravano di distruggere la città. Allora pensavano di avere l’occasione giusta, vedendo che gli Spartani non potevano andare in soccorso ai Miceni. Avendo radunato dunque un esercito notevole fanno una campagna militare contro di loro, avendo vinto in battaglia i Miceni e avendo serrato entro le mura assediavano la città. I Miceni respingevano energicamente per qualche tempo quelli che assediavano, poi essendo inferiori in battaglia, e non potendo gli Spartani soccorrere per i propri nemici, non essendo altri alleati, in mancanza di soccorritori a viva forza furono assoggettati. Gli Argivi avendo ridotto in schiavitù i Miceni, rasero al suolo Micene. Questa città dunque, che nei tempi antichi era prospera e aveva grandi uomini e aveva compiuto imprese notevoli, ebbe una simile distruzione, e rimase disabitata fino ai tempi nostri. (by Stuurm)
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διατεταγμέναι δ´ ἦσαν αἵ τε τῆς ἡμέρας καὶ τῆς νυκτὸς ὧραι, καθ´ ἃς ἐκ παντὸς τρόπου καθῆκον ἦν τὸν βασιλέα πράττειν τὸ συντεταγμένον, οὐ τὸ δεδογμένον ἑαυτῷ. ἕωθεν μὲν γὰρ ἐγερθέντα λαβεῖν αὐτὸν ἔδει πρῶτον τὰς πανταχόθεν ἀπεσταλμένας ἐπιστολάς, ἵνα δύνηται πάντα κατὰ τρόπον χρηματίζειν καὶ πράττειν, εἰδὼς ἀκριβῶς ἕκαστα τῶν κατὰ τὴν βασιλείαν συντελουμένων· ἔπειτα λουσάμενον καὶ τοῖς τῆς ἀρχῆς συσσήμοις μετ´ ἐσθῆτος λαμπρᾶς κοσμήσαντα τὸ σῶμα θῦσαι τοῖς θεοῖς. τῷ τε βωμῷ προσαχθέντων τῶν θυμάτων ἔθος ἦν τὸν ἀρχιερέα στάντα πλησίον τοῦ βασιλέως εὔχεσθαι μεγάλῃ τῇ φωνῇ, περιεστῶτος τοῦ πλήθους τῶν Αἰγυπτίων, δοῦναι τήν τε ὑγίειαν καὶ τἄλλα ἀγαθὰ πάντα τῷ βασιλεῖ διατηροῦντι τὰ πρὸς τοὺς ὑποτεταγμένους δίκαια. ἀνθομολογεῖσθαι δ´ ἦν ἀναγκαῖον καὶ τὰς κατὰ μέρος ἀρετὰς αὐτοῦ, λέγοντα διότι πρός τε τοὺς θεοὺς εὐσεβῶς καὶ πρὸς τοὺς ἀνθρώπους ἡμερώτατα διάκειται· ἐγκρατής τε γάρ ἐστι καὶ δίκαιος καὶ μεγαλόψυχος, ἔτι δ´ ἀψευδὴς καὶ μεταδοτικὸς τῶν ἀγαθῶν καὶ καθόλου πάσης ἐπιθυμίας κρείττων, καὶ τὰς μὲν τιμωρίας ἐλάττους τῆς ἀξίας ἐπιτιθεὶς τοῖς ἁμαρτήμασι, τὰς δὲ χάριτας μείζονας τῆς εὐεργεσίας ἀποδιδοὺς τοῖς εὐεργετήσασι. πολλὰ δὲ καὶ ἄλλα παραπλήσια τούτοις διελθὼν ὁ κατευχόμενος τὸ τελευταῖον ὑπὲρ τῶν ἀγνοουμένων ἀρὰν ἐποιεῖτο, τὸν μὲν βασιλέα τῶν ἐγκλημάτων ἐξαιρούμενος, εἰς δὲ τοὺς ὑπηρετοῦντας καὶ διδάξαντας τὰ φαῦλα καὶ τὴν βλάβην καὶ τὴν τιμωρίαν ἀξιῶν ἀποσκῆψαι. ταῦτα δ´ ἔπραττεν ἅμα μὲν εἰς δεισιδαιμονίαν καὶ θεοφιλῆ βίον τὸν βασιλέα προτρεπόμενος, ἅμα δὲ καὶ κατὰ τρόπον ζῆν ἐθίζων οὐ διὰ πικρᾶς νουθετήσεως, ἀλλὰ δι´ ἐπαίνων κεχαρισμένων καὶ πρὸς ἀρετὴν μάλιστ´ ἀνηκόντων.
Le ore del giorno e della notte erano ordinate in un preciso programma, durante le quali era richiesto che il re facesse in ogni modo quanto era stato fissato e non ciò che gli pareva. Infatti all'alba bisognava che egli, alzatosi, per prima cosa ricevesse le lettere inviate da ogni dove, affinché fosse in grado di amministrare ogni cosa e di agire a modo, conoscendo esattamente tutto ciò che stava accadendo nel suo regno. Quindi, lavatosi e ornatosi il corpo con simboli del potere e con una magnifica veste doveva sacrificare agli dei. Quando le vittime venivano portate all'altare era costume che il sommo sacerdote, in piedi, accanto al re, mentre gli egiziani del popolo stavano intorno, pregasse a gran voce che la salute e tutte le altre cose buone venissero concesse al re e questi osservasse la giustizia nei confronti dei suoi sudditi. Era anche necessario che il sacerdote riconoscesse le singole qualità del re, affermando che verso gli dei era pio ed estremamente buono verso gli uomini, perché era padrone di se stesso e giusto e magnanimo e ancora sincero e generoso con i propri beni e insomma superiore ad ogni proprio desiderio e assegnava ai colpevoli punizioni meno severe di quanto meritassero, mentre ricambiava i propri benefattori con una gratitudine maggiore del beneficio ricevuto. E dopo aver passato in rassegna molte altre qualità simili a queste, il sacerdote che stava pregando alla fine formulava una maledizione riguardo a quanto era stato trascurato per ignoranza, escludendo il re da ogni colpa, e chiedendo che il danno e la punizione piombassero su chi lo serviva e gli aveva insegnato cose deplorevoli. Egli agiva così sia per indurre il re ad avere timore degli dei e a vivere nella loro venerazione, sia per abituarlo a vivere come gli si conveniva, non per mezzo di severi ammonimenti, ma di lodi che erano gradite e che invitavano alla virtù.
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Eulogos 2 Pagina 47 numero 208
Οι δε Περσαι το μεν πεζον στρατευμα δί εαυτων κατεσκευαζον, το δε ναυτικον κομιειν εμελλον εκ τε Φοινικης και Κυπρου και Κιλικιας· .... αι δε νηες κεναι των βοηθΘουντων ουσαι τοις πολεμιοις εγιγνοντο υποχειριοι.
I Persiani preparavano la campagna militare della loro fanteria, dovevano governare la flotta della Fenicia, di Cipro e della Cilicia: comandava le forze persiane Titrauste, che era figlio illegittimo di Serse. Cimone, saputo che l’esercito persiano passava da Cipro e navigando contro i barbari, ingaggia battaglia navale con 250 navi contro 340. Essendo difficile il combattimento e lottando vigorosamente gli Ateniesi su ambedue le ali alla fine vincevano e distruggevano molte navi nemiche, molto più di 100 uomini con altri catturarono (αἱρέω). Le restanti navi fuggirono verso Cipro, con quelle gli uomini ritornarono (ἀποχωρέω) a terra, le navi che erano vuote di soccorritori caddero nelle mani dei nemici. (by Geppetto)
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Grafis pagina 95 numero 11
Φυγης δε γενομενης, οι μεν Βοιωτοι βραχυν επιδωξαντες χρονον ανεστρεψαν, ... επικηρυκευσαμενων περι της των νεκρων αναιρεσεως αμφοτεροι τους ιδιοις εθαψαν.
Avvenuta la fuga, i Beoti che inseguivano per poco tempo tornarono indietro, ritenendo la cosa più necessaria impadronirsi dei morti. Avendo i trombettieri richiamato i soldati, tutti quanti si ritirarono dalla battaglia, ed entrambi avendo innalzato il trofeo della vittoria litigavano. Mentre gli Ateniesi infatti che avevano vinto nei pressi della collina gli Eubei e i signori cominciarono i pagamenti dei cadaveri, i Beoti invece che avevano sconfitto di forza gli Spartani ed impadronendosi dei caduti attribuivano a sé stessi la vittoria. Quindi per un po’ di tempo nessuno dei due mandarono ambasciatori per il recupero dei morti, per non sembrare di cedere per primo; dopo ciò gli Spartani avendo mandato per primi ambasciatori riguardo il recupero dei morti, entrambi seppellirono i propri.