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L'ADULATORE
VERSIONE DI GRECO di Teofrasto
TRADUZIONE dal libro La scuola della Grecia
TRADUZIONE
Si potrebbe intendere che l'adulazione sia un comportamento vergognoso, ma che è utile a colui che adula e l'adulatore sia un uomo tale, che quando cammina insieme a qualcuno dice: "Pensi a come gli uomini ti guardano? Questo non accade a nessuno dei cittadini eccetto te. Ieri sotto il portico ti eri distinto. "Infatti sedutesi più di trenta uomini e caduto il discorso su chi fosse il migliore, tutti, prese le iniziative da lui, indicarono il suo nome. E mentre dice tali altre cose, toglie dal vestito un fiocchetto di lana e se della paglia fosse portata dal vento tra i capelli, la porta via. E se egli dice qualcosa, ordina agli altri di far silenzio e se quello ascolta lo applaude e se smettesse approva con un "Bene!" e lui scoppia a ridere per una battuta fredda e si mette davanti alla bocca il vestito come se così non potesse trattenere la risata.
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IL CHIACCHIERONE
VERSIONE DI GRECO di Teofrasto
Traduzione dal libro anthropoi
Versione numero 1
Ἡ δὲ ἀδολεσχία ἐστὶ μὲν διήγησις λόγων μακρῶν καὶ ἀπροβουλεύτων, ὁ δὲ ἀδολέσχης τοιοῦτός ἐστιν, οἷος, ὃν μὴ γινώσκει, τούτωι παρακαθεζόμενος πλησίον πρῶτον μὲν τῆς αὑτοῦ γυναικὸς εἰπεῖν ἐγκώμιον· εἶτα ὁ τῆς νυκτὸς εἶδεν ἐνύπνιον, τοῦτο διηγήσασθαι· εἶθ' ὧν εἶχεν ἐπὶ τῶι δείπνωι, τὰ καθ' ἕκαστα διεξελθεῖν. εἶτα δὴ προχωροῦντος τοῦ πράγματος λέγειν, ὡς πολὺ πονηρότεροί εἰσιν οἱ νῦν ἄνθρωποι τῶν ἀρχαίων, καὶ ὡς ἄξιοι γεγόνασιν οἱ πυροὶ ἐν τῆι ἀγορᾶι, καὶ ὡς πολλοὶ ἐπιδημοῦσι ξένοι, καὶ τὴν θάλατταν ἐκ Διονυσίων πλόϊμον εἶναι, καὶ εἰ ποιήσειεν ὁ Ζεὺς ὕδωρ πλεῖον, τὰ ἐν τῆι γῆι βελτίω ἔσεσθαι, καὶ ὁ ἀγρὸν εἰς νέωτα γεωργήσει, καὶ ὡς χαλεπόν ἐστι τὸ ζῆν, καὶ ὡς Δάμιππος μυστηρίοις μεγίστην δᾶιδα ἔστησεν, καὶ πόσοι εἰσὶ κίονες τοῦ Ὠιδείου, καὶ Χθὲς ἤμεσα, καὶ Τίς ἐστιν ἡμέρα τήμερον; καὶ ὡς Βοηδρομιῶνος μέν ἐστι τὰ μυστήρια, Πυανοψιῶνος δὲ τἀπατούρια, Ποσιδεῶνος δὲ ‹τὰ› κατ' ἀγροὺς Διονύσια, κἂν ὑπομένηι τις αὐτόν, μὴ ἀφίστασθαι.
TRADUZIONE
Il ciarlare è un buttar fuori discorsi lunghi e sconsiderati; e il ciarlatore è un tale che, a uno che non conosce, gli si pone a sedere accanto e, in primo luogo, gli tesse l'elogio della propria moglie, poi gli racconta il sogno che ha fatto la notte, indi gli passa in rassegna, a uno a uno, tutti i cibi che ha mangiati a pranzo; 3 poi, se la cosa va avanti con successo, si mette a dire che la gente d'oggi è molto più cattiva di quella d'una volta, e che le granaglie si sono vendute in piazza a buon mercato, e che in città vi sono molti forestieri, e che a cominciare dalle Dionisie il mare è navigabile; e che se Zeus manderà pioggia più abbondante, i prodotti della terra saranno migliori, e che per l'anno nuovo vuol coltivare un campicello, e che la vita è difficile, e che Damippo alla festa dei Misteri ha dedicato la fiaccola più grande, e quante sono le colonne dell'Odeon; ed ancora: "«Ieri ho vomitato" e "che giorno è oggi?". E se uno ha la pazienza di sopportarlo, non si stacca più, e dice che nel mese di Boedromione ricorrono i Misteri, nel mese di Pianepsione le feste Apaturie, nel mese di Posideone le Dionisie campestri.
Versione numero 2
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IL BALORDO
VERSIONE DI GRECO di Teofrasto
testo greco e traduzione
Ἔστι δὲ ἡ ἀναισθησία, ὡς ὅρῳ εἰπεῖν, βραδυτὴς ψυχῆς ἐν λόγοις καὶ πράξεσιν, ὁ δὲ ἀναίσθητος τοιοῦτός τις, οἷος λογισάμενος ταῖς ψήφοις καὶ κεφάλαιον ποιήσας ἐρωτᾶν τὸν παρακαθήμενον· Τί γίνεται; καὶ δίκην φεύγων καὶ ταύτην εἰσιέναι μέλλων ἐπιλαθόμενος εἰς ἀγρὸν πορεύεσθαι. καὶ θεωρῶν ἐν τῷ θεάτρῳ μόνος καταλείπεσθαι καθεύδων. καὶ πολλὰ φαγὼν καὶ τῆς νυκτὸς ἐπὶ θάκου ἀνιστάμενος ‹ἀποπλανώμενος› ὑπὸ κυνὸς τῆς τοῦ γείτονος δηχθῆναι. καὶ λαβών ‹τι› καὶ ἀποθεὶς αὐτός, τοῦτο ζητεῖν καὶ μὴ δύνασθαι εὑρεῖν. καὶ ἀπαγγέλλοντος αὐτῷ, ὅτι τετελεύτηκέ τις αὐτοῦ τῶν φίλων, ἵνα παραγένηται, σκυθρωπάσας καὶ δακρύσας εἰπεῖν· Ἀγαθῇ τύχῃ. δεινὸς δὲ καὶ ἀπολαμβάνων ἀργύριον ὀφειλόμενον μάρτυρας παραλαβεῖν. καὶ χειμῶνος ὄντος μάχεσθαι τῷ παιδί, ὅτι σικύους οὐκ ἠγόρασεν. καὶ τὰ παιδία ἑαυτοῖς παλαίειν ἀναγκάζων καὶ τροχάζειν εἰς κόπους ἐμβάλλειν. καὶ ἐν ἀγρῷ αὐτὸς φακῆν ἕψων δὶς ἅλας εἰς τὴν χύτραν ἐμβαλὼν ἄβρωτον ποιῆσαι. καὶ ὕοντος τοῦ Διὸς εἰπεῖν· †ἡδύ γε τῶν ἄστρων νομίζει, ὅτι δὴ καὶ οἱ ἄλλοι λέγουσι πίσσης καὶ λέγοντός τινος· Πόσους οἴει κατὰ τὰς Ἱερὰς πύλας ἐξενηνέχθαι νεκρούς; πρὸς τοῦτον εἰπεῖν· Ὅσοι ἐμοὶ καὶ σοὶ γένοιντο.
TRADUZIONE n. 2
La storditaggine, a volerla definire, è una lentezza di spirito nel dire e nell'agire; e lo stordito è un tale che, dopo aver fatto il calcolo con i sassolini ed aver tirato la somma, chiede a chi gli siede vicino: "Quanto fa?". E citato in giudizio, quando deve comparire in tribunale, se ne scorda e se ne va in campagna. E se assiste ad uno spettacolo, si addormenta e rimane solo in teatro. E dopo aver mangiato a crepapelle, costretto ad alzarsi nel cuore della notte per andare, appunto, al gabinetto, si fa mordere dalla cagna del vicino. E dopo aver ricevuto e riposto una cosa lui stesso, la cerca e non riesce a trovarla. E se qualcuno gli annunzia che è morto uno dei suoi amici, perché vada al funerale, rattristandosi in volto e piangendo esclama: "Con tanti auguri!". E se deve riscuotere denaro che gli è dovuto, è addirittura capace di prendere con sé testimoni. Ed in pieno inverno fa una strapazzata al servo, perché non gli ha comprato i cocomeri. E costringendo i suoi figli a fare alla lotta e a correre, li riduce addirittura allo sfinimento. E quando in campagna cuoce le lenticchie per i figli, mette due volte il sale nella pentola, rendendole immangiabili. E quando piove, esclama: "È veramente piacevole il tempo!". E annovera tra gli astri splendenti tutto quello che gli altri dicono sia del colore della pece. E se qualcuno gli chiede: "Quanti morti pensi che siano usciti per la Porta Sacra?", risponde: "Quanti ne auguro a me e a te".
TRADUZIONE n. 1
La balordaggine, per dir(la) con una definizione, è una lentezza di spirito nelle parole e nelle azioni, e il balordo è un tale che, dopo aver fatto il calcolo con i sassolini ed aver tirato la somma, chiede a chi gli siede vicino: "Quanto fa?". E citato in giudizio e stando per andarvi, scordatose(ne), se ne va in campagna. E se assiste (ad uno spettacolo), rimane solo a dormire nel teatro. E avendo mangiato molto, e vagando di notte dopo essersi alzato per (andare) al gabinetto, si fa mordere dalla cagna del vicino. E dopo aver preso e riposto una cosa lui stesso, la cerca e non riesce a trovarla. E se qualcuno gli annuncia che è morto uno dei suoi amici, perché sia presente (al funerale), rattristatosi in volto e piangendo esclama: "Tanti auguri1!". Ed essendo (pieno) inverno fa una scenata al servo perché non ha comprato i cocomeri. E quando in campagna cuoce lui stesso le lenticchie per i figli, mettendo due volte il sale nella pentola, (le) rende immangiabili. E se qualcuno (gli) chiede: "Quanti morti pensi che siano stati portati a seppellire per la Porta Sacra?", gli risponde: "Quanti ne auguro a me e a te!".
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LA BALORDAGGINE
VERSIONE DI GRECO di Teofrasto
Testo greco e traduzione
Ἔστι δὲ ἡ ἀναισθησία, ὡς ὅρῳ εἰπεῖν, βραδυτὴς ψυχῆς ἐν λόγοις καὶ πράξεσιν, ὁ δὲ ἀναίσθητος τοιοῦτός τις, οἷος λογισάμενος ταῖς ψήφοις καὶ κεφάλαιον ποιήσας ἐρωτᾶν τὸν παρακαθήμενον· Τί γίνεται; καὶ δίκην φεύγων καὶ ταύτην εἰσιέναι μέλλων ἐπιλαθόμενος εἰς ἀγρὸν πορεύεσθαι. καὶ θεωρῶν ἐν τῷ θεάτρῳ μόνος καταλείπεσθαι καθεύδων. καὶ πολλὰ φαγὼν καὶ τῆς νυκτὸς ἐπὶ θάκου ἀνιστάμενος ‹ἀποπλανώμενος› ὑπὸ κυνὸς τῆς τοῦ γείτονος δηχθῆναι. καὶ λαβών ‹τι› καὶ ἀποθεὶς αὐτός, τοῦτο ζητεῖν καὶ μὴ δύνασθαι εὑρεῖν. καὶ ἀπαγγέλλοντος αὐτῷ, ὅτι τετελεύτηκέ τις αὐτοῦ τῶν φίλων, ἵνα παραγένηται, σκυθρωπάσας καὶ δακρύσας εἰπεῖν· Ἀγαθῇ τύχῃ. δεινὸς δὲ καὶ ἀπολαμβάνων ἀργύριον ὀφειλόμενον μάρτυρας παραλαβεῖν. καὶ χειμῶνος ὄντος μάχεσθαι τῷ παιδί, ὅτι σικύους οὐκ ἠγόρασεν. καὶ τὰ παιδία ἑαυτοῖς παλαίειν ἀναγκάζων καὶ τροχάζειν εἰς κόπους ἐμβάλλειν. καὶ ἐν ἀγρῷ αὐτὸς φακῆν ἕψων δὶς ἅλας εἰς τὴν χύτραν ἐμβαλὼν ἄβρωτον ποιῆσαι. καὶ ὕοντος τοῦ Διὸς εἰπεῖν· †ἡδύ γε τῶν ἄστρων νομίζει, ὅτι δὴ καὶ οἱ ἄλλοι λέγουσι πίσσης καὶ λέγοντός τινος· Πόσους οἴει κατὰ τὰς Ἱερὰς πύλας ἐξενηνέχθαι νεκρούς; πρὸς τοῦτον εἰπεῖν· Ὅσοι ἐμοὶ καὶ σοὶ γένοιντο.
TRADUZIONE n. 1
La storditaggine, a volerla definire, è una lentezza di spirito nel dire e nell'agire; e lo stordito è un tale che, dopo aver fatto il calcolo con i sassolini ed aver tirato la somma, chiede a chi gli siede vicino: "Quanto fa?". E citato in giudizio, quando deve comparire in tribunale, se ne scorda e se ne va in campagna. E se assiste ad uno spettacolo, si addormenta e rimane solo in teatro. E dopo aver mangiato a crepapelle, costretto ad alzarsi nel cuore della notte per andare, appunto, al gabinetto, si fa mordere dalla cagna del vicino. E dopo aver ricevuto e riposto una cosa lui stesso, la cerca e non riesce a trovarla. E se qualcuno gli annunzia che è morto uno dei suoi amici, perché vada al funerale, rattristandosi in volto e piangendo esclama: "Con tanti auguri!". E se deve riscuotere denaro che gli è dovuto, è addirittura capace di prendere con sé testimoni. Ed in pieno inverno fa una strapazzata al servo, perché non gli ha comprato i cocomeri. E costringendo i suoi figli a fare alla lotta e a correre, li riduce addirittura allo sfinimento. E quando in campagna cuoce le lenticchie per i figli, mette due volte il sale nella pentola, rendendole immangiabili. E quando piove, esclama: "È veramente piacevole il tempo!". E annovera tra gli astri splendenti tutto quello che gli altri dicono sia del colore della pece. E se qualcuno gli chiede: "Quanti morti pensi che siano usciti per la Porta Sacra?", risponde: "Quanti ne auguro a me e a te".
TRADUZIONE n. 2
La balordaggine, per dir(la) con una definizione, è una lentezza di spirito nelle parole e nelle azioni, e il balordo è un tale che, dopo aver fatto il calcolo con i sassolini ed aver tirato la somma, chiede a chi gli siede vicino: "Quanto fa?". E citato in giudizio e stando per andarvi, scordatose(ne), se ne va in campagna. E se assiste (ad uno spettacolo), rimane solo a dormire nel teatro. E avendo mangiato molto, e vagando di notte dopo essersi alzato per (andare) al gabinetto, si fa mordere dalla cagna del vicino. E dopo aver preso e riposto una cosa lui stesso, la cerca e non riesce a trovarla. E se qualcuno gli annuncia che è morto uno dei suoi amici, perché sia presente (al funerale), rattristatosi in volto e piangendo esclama: "Tanti auguri1!". Ed essendo (pieno) inverno fa una scenata al servo perché non ha comprato i cocomeri. E quando in campagna cuoce lui stesso le lenticchie per i figli, mettendo due volte il sale nella pentola, (le) rende immangiabili. E se qualcuno (gli) chiede: "Quanti morti pensi che siano stati portati a seppellire per la Porta Sacra?", gli risponde: "Quanti ne auguro a me e a te!".
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IL SIMULATORE
VERSIONE DI GRECO di Teofrasto
TRADUZIONE
La simulazione parrebbe essere una deformazione in peggio di atti e di discorsi, e il simulatore press'a poco un tale che, accostandosi ai suoi nemici, acconsente a parlare con loro come se non li odiasse; loda di presenza coloro a cui nascostamente ha teso insidie e si conduole con loro quando è toccata loro una disgrazia; c usa indulgenza per coloro che parlano male di lui e per le cose dette contro di lui. Discorre placidamente con coloro che hanno ricevuto un torto e che sono sdegnati; e a coloro che desiderano conferire in fretta con lui ordina di tornare un'altra volta. Non ammette nulla di ciò che fa, ma dice che vi sta pensando su; finge di essere giunto da poco tempo e dice che gli si è fatto tardi e che non si è sentito bene. A coloro che chiedono denaro a prestito e raccolgono una colletta dice che non 'a nulla; se vende, dice di non voler vendere; quando non vuol vendere, dice di voler vendere; avendo udito qualcosa, finge di non aver udito; se ha visto, (lice di non aver visto; se ha acconsentito, finge di non ricordarsene. Alcune cose dice di volerle esaminare, altre di non saperle; di altre dice di meravigliarsi; su altre dice che anch'egli aveva pensato cosí. Insomma è capace di usare parole di tal fatta: "non ci credo "; "non capisco bene", «rimango di stucco »; « tu mostri ch'egli è diventato un altro, eppure con me egli non parlava in questo modo"; " per me la cosa è strana", "va' a raccontarlo a un altro"; "non so se negar fede a te o giudicar male di lui »; «« ma tu bada se non presti fiducia troppo presto".