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LO SPACCONE
VERSIONE DI GRECO di Teofrasto
TRADUZIONE
Il raccontar fandonie è un costruire discorsi e fatti non corrispondenti a verità, secondo il capriccio di chi racconta le fandonie; e chi racconta fandonie è un tale che, quando incontra un amico, assumendo sùbito un atteggiamento disteso e sorridendo, gli chiede: «Di dove vieni?», e «Racconti ... che cosa?», e «Come? Sai dirmi una novità su questa faccenda?». E come incalzando dice: «Credi che non si dica nulla di nuovo? Eppure sono buone le notizie che si raccontano». E, senza dargli il tempo di replicare, soggiunge: «Che cosa dici? Non ti è giunto niente all'orecchio? Credo proprio che sarò io ad imbandirti le ultime notizie». Ed ha sempre lì pronto qualcuno arrivato fresco fresco dal campo di battaglia, o un soldato o uno schiavo di Asteio il flautista o Licone l'appaltatore, dal quale dice di aver sentito il fatto. Le fonti dei suoi racconti sono sempre tali che nessuno potrebbe farsele scappare di mente. Racconta, dunque, asserendo che queste persone così dicono, che Poliperconte ed il re hanno riportato la vittoria in battaglia e che Cassandro è stato preso prigioniero. E se qualcuno gli ribatte: «E tu credi a queste chiacchiere?», risponderà di sì, considerato che il fatto, a suo dire, è conclamato in tutta la città, che la voce si fa sempre più insistente e che tutti i dati concordano, giacché della battaglia si raccontano le medesime cose; ed aggiunge che vi è stato un bel guazzetto di sangue. 8 Dice che per lui un chiaro segno sono anche i volti degli uomini di governo, giacché in tutti questi vede mutata l'espressione del viso. Racconta, inoltre, di aver sentito dire che in casa di quelli si nasconde un tale, che già da cinque giorni è arrivato dalla Macedonia e che è ben informato di tutti questi fatti. E nel narrare ogni cosa per filo e per segno - che cosa immaginate? - esprime la sua compassione in maniera convincente esclamando: «Infelice Cassandro! Povero sventurato! Vedi la ruota della fortuna? E pensare che era un uomo potente!». E mentre dice: «Soltanto tu devi saperlo», è già corso poi a dirlo a tutti in città. Di uomini di tal genere io mi stupisco, e mi chiedo che cosa mai si prefiggano con le loro fandonie: giacché non solo raccontano panzane, ma se n'escono anche senza profitto. Ed invero, spesso, alcuni di loro ai bagni pubblici, mentre radunavano crocchi intorno a sé, ci hanno rimesso i vestiti; altri, poi, dopo aver vinto sotto i portici battaglie per terra e per mare, hanno perduto le cause per non essersi presentati in tribunale; vi sono infine di quelli, ed in grandissimo numero anche, che, mentre a parole facevano conquiste con la forza, sono rimasti senza pranzo. Molto misera, invero, è la loro condizione di vita: e difatti, quale portico v'è mai, quale bottega, quale punto della piazza, dove non trascorrano le loro giornate facendo venir meno i loro uditori? Fino a tal punto li spossano con le loro fandonie.
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LO STORDITO
VERSIONE DI GRECO di Teofrasto
Ἔστι δὲ ἡ ἀναισθησία, ὡς ὅρῳ εἰπεῖν, βραδυτὴς ψυχῆς ἐν λόγοις καὶ πράξεσιν, ὁ δὲ ἀναίσθητος τοιοῦτός τις, οἷος λογισάμενος ταῖς ψήφοις καὶ κεφάλαιον ποιήσας ἐρωτᾶν τὸν παρακαθήμενον· Τί γίνεται; καὶ δίκην φεύγων καὶ ταύτην εἰσιέναι μέλλων ἐπιλαθόμενος εἰς ἀγρὸν πορεύεσθαι. καὶ θεωρῶν ἐν τῷ θεάτρῳ μόνος καταλείπεσθαι καθεύδων. καὶ πολλὰ φαγὼν καὶ τῆς νυκτὸς ἐπὶ θάκου ἀνιστάμενος ‹ἀποπλανώμενος› ὑπὸ κυνὸς τῆς τοῦ γείτονος δηχθῆναι. καὶ λαβών ‹τι› καὶ ἀποθεὶς αὐτός, τοῦτο ζητεῖν καὶ μὴ δύνασθαι εὑρεῖν. καὶ ἀπαγγέλλοντος αὐτῷ, ὅτι τετελεύτηκέ τις αὐτοῦ τῶν φίλων, ἵνα παραγένηται, σκυθρωπάσας καὶ δακρύσας εἰπεῖν· Ἀγαθῇ τύχῃ. δεινὸς δὲ καὶ ἀπολαμβάνων ἀργύριον ὀφειλόμενον μάρτυρας παραλαβεῖν. καὶ χειμῶνος ὄντος μάχεσθαι τῷ παιδί, ὅτι σικύους οὐκ ἠγόρασεν. καὶ τὰ παιδία ἑαυτοῖς παλαίειν ἀναγκάζων καὶ τροχάζειν εἰς κόπους ἐμβάλλειν. καὶ ἐν ἀγρῷ αὐτὸς φακῆν ἕψων δὶς ἅλας εἰς τὴν χύτραν ἐμβαλὼν ἄβρωτον ποιῆσαι. καὶ ὕοντος τοῦ Διὸς εἰπεῖν· †ἡδύ γε τῶν ἄστρων νομίζει, ὅτι δὴ καὶ οἱ ἄλλοι λέγουσι πίσσης καὶ λέγοντός τινος· Πόσους οἴει κατὰ τὰς Ἱερὰς πύλας ἐξενηνέχθαι νεκρούς; πρὸς τοῦτον εἰπεῖν· Ὅσοι ἐμοὶ καὶ σοὶ γένοιντο.
TRADUZIONE
La storditaggine, a volerla definire, è una lentezza di spirito nel dire e nell'agire; e lo stordito è un tale che, dopo aver fatto il calcolo con i sassolini ed aver tirato la somma, chiede a chi gli siede vicino: «Quanto fa?». E citato in giudizio, quando deve comparire in tribunale, se ne scorda e se ne va in campagna. E se assiste ad uno spettacolo, si addormenta e rimane solo in teatro. E dopo aver mangiato a crepapelle, costretto ad alzarsi nel cuore della notte per andare, appunto, al gabinetto, si fa mordere dalla cagna del vicino. E dopo aver ricevuto e riposto una cosa lui stesso, la cerca e non riesce a trovarla. E se qualcuno gli annunzia che è morto uno dei suoi amici, perché vada al funerale, rattristandosi in volto e piangendo esclama: «Con tanti auguri!». E se deve riscuotere denaro che gli è dovuto, è addirittura capace di prendere con sé testimoni. Ed in pieno inverno fa una strapazzata al servo, perché non gli ha comprato i cocomeri. E costringendo i suoi figli a fare alla lotta e a correre, li riduce addirittura allo sfinimento. E quando in campagna cuoce le lenticchie per i figli, mette due volte il sale nella pentola, rendendole immangiabili. E quando piove, esclama: «È veramente piacevole il tempo!». E annovera tra gli astri splendenti tutto quello che gli altri dicono sia del colore della pece. E se qualcuno gli chiede: «Quanti morti pensi che siano usciti per la Porta Sacra?», risponde: «Quanti ne auguro a me e a te».
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RITRATTO DEL VIGLIACCO
VERSIONE DI GRECO di Teofrasto
TRADUZIONE
Per la verità, la codardia parrebbe essere un pavido cedimento dell'animo; ed il codardo un tale che, quando viaggia per mare, afferma che i promontori sono navi corsare; e se si leva un pò di maretta, domanda se tra i naviganti vi sia qualcuno non iniziato; e guardando il cielo chiede al timoniere se la nave è già a metà del viaggio e che gli pare delle condizioni del tempo, e a chi gli siede vicino confessa che ha paura per via di un certo sogno; e toltasi la tunica, la dà al servo; e supplica che lo facciano scendere a terra. E se partecipa ad una campagna di guerra, quando un corpo di fanteria esce in soccorso, chiama a sé tutti i commilitoni, invitandoli a fermarsi accanto a lui ed a guardarsi intorno innanzi tutto, e dice che è un grosso problema riconoscere quale dei due schieramenti sia quello nemico; e quando sente gli urli dei combattenti e vede gente cadere, dice ai suoi compagni di fila che per la fretta ha dimenticato di prendere la spada e corre sotto la tenda e, dopo aver mandato fuori l'attendente con l'ordine di scrutare dove siano i nemici, nasconde la spada sotto il cuscino, poi si trattiene molto tempo col pretesto di cercarla; e stando sotto la tenda, se vede che verso quella parte viene trasportato ferito uno degli amici, correndogli incontro ed esortandolo a farsi coraggio, se lo prende sulle spalle e lo porta lui; e si mette a curarlo e gli pulisce la ferita con la spugna e, sedutosi al suo fianco, scaccia via le mosche dalla ferita, ed insomma fa qualsiasi cosa pur di non affrontare i nemici; e quando il trombettiere suona il segnale della battaglia, seduto nella sua tenda, dice: «Va' alla malora! Con il suo frequente strombettare non lascerà prendere un pò di sonno a questo poveretto»; 6 e tutto cosparso di sangue sgorgato dall'altrui ferita, si fa incontro a quelli che tornano dalla battaglia e racconta: «Sfidando il pericolo, ho salvato la vita ad un amico»; e accompagna dentro a visitare l'infermo i suoi compagni di demo e di tribù, raccontando nel frattempo a ognuno di loro come lo abbia trasportato nella tenda lui sulle sue braccia.
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IL DIFFIDENTE
VERSIONE DI GRECO di TEOFRASTO
Εστιν αμελει υποληψις τις αδικιας κατα παντων, ο δε απιστος τοιουτος τις, οιος αποστειλας τον παιδα οψωνησοντα ετερον παιδα πεμπειν τον πευσομενον, ποσου ερπιατο. Και ϕερων αυτος το αργυριον κατα σταδιον καθιζων αριθμειν ποσον εστι. Και την γυναικα την αυτον ερωταν κατακειμενος, ει κεκλεικε την κιβωτον, και ει σεσεμανται το κυλιουχιου, και ει ο μοχλος εις την θυραν την αυλειαν εμβεβληται, και αν εκεινη ϕη, μηδεν ηττον αυτος αναστας γυμνος εκ των στρωματων και ανυποδητος τον λυχνον αψας ταυτα παντα περιδραμων επισκεψασθαι και ουτω μολις υπνου τυγχανειν. Και τους οϕειλοντας αυτω αργυριον μετα μαρτυρων απαιτειν τους τοκους, οπως μη δυναιντο εξαρνοι γενεσθαι. Και τον παιδα δε ακολουθουντα κελευειν αυτου οπισθεν μη βαδιζειν, αλλ'εμπροσθεν, ινα ϕυλαττη αυτον, μη εν τη οδω αποδραση.
La diffidenza è il sospetto di ricever torto da tutti e il diffidente un tale che, mandato lo schiavo a far la spesa, gliene manda dietro un altro per informarsi quanto abbia speso il primo. E porta egli stesso il denaro e ad ogni stadio si siede per contare quant'è. Coricatosi, domanda a sua moglie se ha chiuso lo scrigno e se ha posto il sigillo all'armadio dell'argenteria e se ha messo il catenaccio alla porta di casa; e anche se ella risponde di si, tuttavia egli stesso si leva dalle coperte, senza vestirsi e senza calzarsi, prende la lucerna e va attorno a verificare tutto ciò: e pure cosí riesce a stento ad addormentarsi. E quando alcuni gli debbono denaro, egli chiede gl'interessi alla presenza di testimoni, affinché i debitori non possano negare. Ed è capace di non dare a lavare la sua veste al miglior lavandaio, ma soltanto quando abbia un sicuro garante di chi fa il bucato. E al servo che lo accompagna comanda di non camminare dietro a lui, ma davanti, per tenerlo d'occhio acciocché per istrada non abbia a fuggire.
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IL carattere del DIFFIDENTE VERSIONE DI GRECO di TEOFRASTO Traduzione dal libro triakonta
Εστιν αμελει υποληψις τις αδικιας κατα παντων, ο δε απιστος τοιουτος τις, οιος αποστειλας τον παιδα οψωνησοντα ετερον παιδα πεμπειν τον πευσομενον, ποσου ερπιατο. Και ϕερων αυτος το αργυριον κατα σταδιον καθιζων αριθμειν ποσον εστι. Και την γυναικα την αυτον ερωταν κατακειμενος, ει κεκλεικε την κιβωτον, και ει σεσεμανται το κυλιουχιου, και ει ο μοχλος εις την θυραν την αυλειαν εμβεβληται, και αν εκεινη ϕη, μηδεν ηττον αυτος αναστας γυμνος εκ των στρωματων και ανυποδητος τον λυχνον αψας ταυτα παντα περιδραμων επισκεψασθαι και ουτω μολις υπνου τυγχανειν. Και τους οϕειλοντας αυτω αργυριον μετα μαρτυρων απαιτειν τους τοκους, οπως μη δυναιντο εξαρνοι γενεσθαι. Και τον παιδα δε ακολουθουντα κελευειν αυτου οπισθεν μη βαδιζειν, αλλ'εμπροσθεν, ινα ϕυλαττη αυτον, μη εν τη οδω αποδραση.
La diffidenza è il sospetto di ricever torto da tutti e il diffidente un tale che, mandato lo schiavo a far la spesa, gliene manda dietro un altro per informarsi quanto abbia speso il primo. E porta egli stesso il denaro e ad ogni stadio si siede per contare quant'è. Coricatosi, domanda a sua moglie se ha chiuso lo scrigno e se ha posto il sigillo all'armadio dell'argenteria e se ha messo il catenaccio alla porta di casa; e anche se ella risponde di si, tuttavia egli stesso si leva dalle coperte, senza vestirsi e senza calzarsi, prende la lucerna e va attorno a verificare tutto ciò: e pure cosí riesce a stento ad addormentarsi. E quando alcuni gli debbono denaro, egli chiede gl'interessi alla presenza di testimoni, affinché i debitori non possano negare. Ed è capace di non dare a lavare la sua veste al miglior lavandaio, ma soltanto quando abbia un sicuro garante di chi fa il bucato. E al servo che lo accompagna comanda di non camminare dietro a lui, ma davanti, per tenerlo d'occhio e per strada non abbia a fuggire.