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IL SUPERSTIZIOSO
VERSIONE DI GRECO di Teofrasto
Ἀμέλει ἡ δεισιδαιμονία δόξειεν ‹ἂν› εἶναι δειλία πρὸς τὸ δαιμόνιον, ὁ δὲ δεισιδαίμων τοιοῦτός τις, οἷος ἐπιτυχὼν ἐκφορᾷ ἀπονιψάμενος τὰς χεῖρας καὶ περιρρανάμενος ἀπὸ ἱεροῦ δάφνην εἰς τὸ στόμα λαβὼν οὕτω τὴν ἡμέραν περιπατεῖν. καὶ τὴν ὁδὸν ἐὰν ὑπερδράμῃ γαλῆ, μὴ πρότερον πορευθῆναι, ἕως διεξέλθῃ τις ἢ λίθους τρεῖς ὑπὲρ τῆς ὁδοῦ διαβάλῃ. καὶ ἐὰν ἴδῃ ὄφιν ἐν τῇ οἰκίᾳ, ἐὰν παρείαν, Σαβάζιον καλεῖν, ἐὰν δὲ ἱερόν, ἐνταῦθα ἡρῷον εὐθὺς ἱδρύσασθαι. καὶ τῶν λιπαρῶν λίθων τῶν ἐν ταῖς τριόδοις παριὼν ἐκ τῆς ληκύθου ἔλαιον καταχεῖν καὶ ἐπὶ γόνατα πεσὼν καὶ προσκυνήσας ἀπαλλάττεσθαι. καὶ ἐὰν μῦς θύλακον ἀλφίτων διαφάγῃ, πρὸς τὸν ἐξηγητὴν ἐλθὼν ἐρωτᾶν, τί χρὴ ποιεῖν, καὶ ἐὰν ἀποκρίνηται αὐτῷ ἐκδοῦναι τῷ σκυτοδέψῃ ἐπιρράψαι, μὴ προσέχειν τούτοις, ἀλλ' ἀποτραπεὶς ἐκθύσασθαι. καὶ πυκνὰ δὲ τὴν οἰκίαν καθᾶραι δεινὸς Ἑκάτης φάσκων ἐπαγωγὴν γεγονέναι. κἂν γλαῦκες βαδίζοντος αὐτοῦ ταράττωνται, εἴπας· Ἀθηνᾶ κρείττων, παρελθεῖν οὕτω. καὶ οὔτε ἐπιβῆναι μνήματι οὔτ' ἐπὶ νεκρὸν οὔτ' ἐπὶ λεχὼ ἐλθεῖν ἐθελῆσαι, ἀλλὰ τὸ μὴ μιαίνεσθαι συμφέρον αὑτῷ φῆσαι εἶναι. καὶ ταῖς τετράσι δὲ καὶ ἑβδόμαις προστάξας οἶνον ἕψειν τοῖς ἔνδον, ἐξελθὼν ἀγοράσαι μυρσίνας, λιβανωτόν, πόπανα καὶ εἰσελθὼν εἴσω στεφανοῦν τοὺς Ἑρμᾶς, ἀφρονεῖν ὅλην τὴν ἡμέραν. καὶ ὅταν ἐνύπνιον ἴδῃ, πορεύεσθαι πρὸς τοὺς ὀνειροκρίτας, πρὸς τοὺς μάντεις, πρὸς τοὺς ὀρνιθοσκόπους, ἐρωτήσων, τίνι θεῶν ‑ ἢ θεᾷ ‑ προσεύχεσθαι δεῖ. καὶ τελεσθησόμενος πρὸς τοὺς Ὀρφεοτελεστὰς κατὰ μῆνα πορεύεσθαι μετὰ τῆς γυναικός ‑ ἐὰν δὲ μὴ σχολάζῃ ἡ γυνή, μετὰ τῆς τίτθης ‑ καὶ τῶν παιδίων. καὶ τῶν περιρραινομένων ἐπὶ θαλάττης ἐπιμελῶς δόξειεν ἂν εἶναι. κἄν ποτε ἐπίδῃ σκορόδῳ ἐστεμμένον τῶν ἐπὶ ταῖς τριόδοις, ἀπελθὼν κατὰ κεφαλῆς λούσασθαι καὶ ἱερείας καλέσας σκίλλῃ ἢ σκύλακι κελεῦσαι αὑτὸν περικαθᾶραι. μαινόμενον δὲ ἰδὼν ἢ ἐπίληπτον φρίξας εἰς κόλπον πτύσαι.
TRADUZIONE
La superstizione sembrerebbe essere una viltà di fronte agli spiriti e il superstizioso press'a poco un tale che si lava le mani e si spruzza tutto di acqua sacra e, mettendosi in bocca una foglia d'alloro, gira cosí tutto il giorno. E se una donnola gli attraversa la via, non procede oltre prima che un altro sia passato di 1 o senza avere egli stesso gettato tre sassi oltre quel tratto di strada. E se in casa sua vede una serpe, se è un pareias, invoca Sabazio, se è un serpente sacro, ivi erige subito un tempietto degli eroi. E passando presso le pietre lucide dei trivi, non manca di versarvi olio dalla sua ampolla e si allontana soltanto dopo essersi prostrato in ginocchio e dopo aver fatto la sua preghiera. E se un topo gli ha rosicchiato un sacco di farina, si reca dall'interprete del diritto sacro e gli domanda che cosa occorra fare; e se questi gli risponde di darlo a rammendare al cuoiaio, non presta fede a tali cose, ma voltatosi indietro va a fare un sacrificio. Ed è capace di purificare spesso la casa, dicendo che con un incantesimo gli hanno introdotto Ecate. E se strillano le civette mentre passa, si conturba e procede oltre soltanto dopo aver detto: "Atena è più forte". Ed è capace di non voler mettere piede su una tomba o di rifiutare d'andare a far visita a un morto, ma dice che a lui torna utile non contaminarsi.
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LA REPELLENZA
VERSIONE DI GRECO di Teofrasto
TRADUZIONE
È la repellenza un non prendersi cura del proprio corpo, con la conseguenza di suscitare disgusto; e il repellente è un tale che se ne va a passeggio con la lebbra addosso, con le croste bianche sulla pelle, con le unghie lunghe, e dice che questi malanni gli sono congeniti, giacché li ha lui e suo padre e suo nonno, e che non sarebbe facile ad estranei introdurlo nella famiglia come figlio supposito. Ed invero è anche capace di avere ulcere negli stinchi e piaghe nelle dita dei piedi, e di non curarle, ma di lasciarle degenerare. Ed ha le ascelle animalesche e pelose fino a buona parte delle costole, e i denti neri e cariati, tanto da farsi evitare e suscitare disgusto. Ed ancora, comportamenti di tal genere: mentre mangia, si soffia il naso con le dita; mentre sacrifica, si gratta; parlando, schizza saliva dalla bocca; mentre beve, rutta; senza lavarsi i piedi, si mette a dormire a letto con sua moglie; 6 nel bagno si unge adoperando olio rancido; ed esce in piazza portando addosso una tunica di panno grossolano ed un mantello molto sottile e pieno di macchie. E nel momento in cui la madre esce per andare dall'indovino, egli pronunzia parole di malaugurio. E mentre si prega e si fanno libagioni, lancia la coppa in aria e ride come se avesse compiuto una straordinaria prodezza. E quando ascolta il flauto, unico fra tutti gli altri si mette a battere le mani e accompagna l'esecuzione fischiettando, ed alza la voce contro la flautista chiedendole perché non smetta subito. E volendo sputare al di là della tavola, lancia lo sputo in faccia al coppiere.
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Il carattere del vigliacco
VERSIONE DI GRECO di Teofrasto
TRADUZIONE Numero 1
Ἀμέλει δὲ ἡ δειλία δόξειεν ἂν εἶναι ὕπειξίς τις ψυχῆς ἐκ φόβου, ὁ δὲ δειλὸς τοιοῦτός τις, οἷος πλέων τὰς ἄκρας φάσκειν ἡμιολίας εἶναι· καὶ κλυδωνίου γενομένου ἐρωτᾶν, εἴ τις μὴ μεμύηται τῶν πλεόντων· καὶ τοῦ κυβερνήτου ἀνακύπτων μὲν πυνθάνεσθαι, εἰ μεσοπορεῖ καὶ τί αὐτῷ δοκεῖ τὰ τοῦ θεοῦ, καὶ πρὸς τὸν παρακαθήμενον λέγειν, ὅτι φοβεῖται ἀπὸ ἐνυπνίου τινός· καὶ ἐκδὺς διδόναι τῷ παιδὶ τὸν χιτωνίσκον· καὶ δεῖσθαι πρὸς τὴν γῆν προσάγειν αὑτόν. καὶ στρατευόμενος δὲ τοῦ πεζοῦ ἐκβοηθοῦντος οἷός τε προσκαλεῖν πάντας κελεύων πρὸς αὑτὸν καταστάντας πρῶτον περιιδεῖν, καὶ λέγειν, ὡς ἔργον διαγνῶναί ἐστι, πότεροί εἰσιν οἱ πολέμιοι. καὶ ἀκούων κραυγῆς καὶ ὁρῶν πίπτοντας εἰπεῖν πρὸς τοὺς παρεστηκότας, ὅτι τὴν σπάθην λαβεῖν ὑπὸ τῆς σπουδῆς ἐπελάθετο, τρέχειν ἐπὶ τὴν σκηνήν, ‹καὶ› τὸν παῖδα ἐκπέμψας κελεύειν προσκοπεῖσθαι, ποῦ εἰσιν οἱ πολέμιοι, ἀποκρύψαι αὐτὴν ὑπὸ τὸ προσκεφάλαιον, εἶτα διατρίβειν πολὺν χρόνον ὡς ζητῶν. καὶ ἐν τῇ σκηνῇ ὁρῶν τραυματίαν τινὰ προσφερόμενον τῶν φίλων προσδραμὼν καὶ θαρρεῖν κελεύσας ὑπολαβὼν φέρειν. καὶ τοῦτον θεραπεύειν καὶ περισπογγίζειν καὶ παρακαθήμενος ἀπὸ τοῦ ἕλκους τὰς μυίας σοβεῖν καὶ πᾶν μᾶλλον ἢ μάχεσθαι τοῖς πολεμίοις. καὶ τοῦ σαλπιστοῦ δὲ τὸ πολεμικὸν σημήναντος καθήμενος ἐν τῇ σκηνῇ εἰπεῖν· Ἄπαγ' ἐς κόρακας· οὐκ ἐάσει τὸν ἄνθρωπον ὕπνου λαβεῖν πυκνὰ σημαίνων. καὶ αἵματος δὲ ἀνάπλεως ἀπὸ τοῦ ἀλλοτρίου τραύματος ἐντυγχάνειν τοῖς ἐκ τῆς μάχης ἐπανιοῦσι καὶ διηγεῖσθαι ὡς· κινδυνεύσας ἕνα σέσωκα τῶν φίλων. καὶ εἰσάγειν πρὸς τὸν κατακείμενον σκεψομένους τοὺς δημότας, τοὺς φυλέτας καὶ τούτων ἅμ' ἑκάστῳ διηγεῖσθαι, ὡς αὐτὸς αὐτὸν ταῖς ἑαυτοῦ χερσὶν ἐπὶ σκηνὴν ἐκόμισεν.
Certamente poi la vigliaccheria sembrerebbe essere una specie di arrendevolezza della mente in seguito a paura, e il vigliacco uno tale che, quando naviga, afferma che i promontori sono navi dei pirati; e, scoppiata una tempesta, chiede se qualcuno degli imbarcati non è stato iniziato ai misteri; e al timoniere, guardando in alto, chiede poi se è a metà del percorso e che cosa gli pare del tempo e a quello che sta seduto vicino dice che ha paura in seguito a un certo sogno; e spogliatosi consegna allo schiavo il vestito; e chiede che lo accompagnino a terra. E partecipando ad una spedizione militare, quando la fanteria entra in azione è capacissimo di chiamare vicino tutti pretendendo che fermandosi vicino a lui tengano d'occhio lui per primo, e di dire che è un'impresa distinguere quali sono i nemici. E sentendo urla di combattenti e vedendo persone che cadono (è capacissimo di) dire a quelli che gli stanno vicino che per la fretta si è dimenticato di prendere la spada, di correre verso la tenda, e, dopo aver mandato fuori lo schiavo, di ordinargli che controlli dove sono i nemici, di nasconderla sotto il cuscino, e poi di trattenersi molto tempo come se la cercasse. E nella tenda vedendo che viene portato vicino uno degli amici ferito accorrendo ed esortandolo a farsi coraggio prendendolo sulle spalle lo trasporta lui. E lo cura e lo deterge con una spugna e standogli seduto vicino scaccia le mosche dalla ferita e (fa) qualsiasi cosa piuttosto che combattere contro i nemici. E quando il trombettiere suona il segnale di battaglia, seduto nella tenda dice: "Vada alla malora! Non lascerà che il pover'uomo prenda sonno dando il segnale ogni momento. " E pieno di sangue dall'altrui ferita va incontro a quelli che rientrano dalla battaglia e racconta: "Rischiando (la vita) ho salvato uno degli amici". E fa entrare presso colui che giace, perché vedano, i compagni di demo, i compagni di tribù e intanto a ciascuno di loro racconta che egli stesso con le proprie mani lo ha trasportato alla tenda.
Traduzione antica
Per la verità, la codardia parrebbe essere un pavido cedimento dell'animo; ed il codardo un tale che, quando viaggia per mare, afferma che i promontori sono navi corsare; e se si leva un pò di maretta, domanda se tra i naviganti vi sia qualcuno non iniziato; e guardando il cielo chiede al timoniere se la nave è già a metà del viaggio e che gli pare delle condizioni del tempo, e a chi gli siede vicino confessa che ha paura per via di un certo sogno; e toltasi la tunica, la dà al servo; e supplica che lo facciano scendere a terra. E se partecipa ad una campagna di guerra, quando un corpo di fanteria esce in soccorso, chiama a sé tutti i commilitoni, invitandoli a fermarsi accanto a lui ed a guardarsi intorno innanzi tutto, e dice che è un grosso problema riconoscere quale dei due schieramenti sia quello nemico; e quando sente gli urli dei combattenti e vede gente cadere, dice ai suoi compagni di fila che per la fretta ha dimenticato di prendere la spada e corre sotto la tenda e, dopo aver mandato fuori l'attendente con l'ordine di scrutare dove siano i nemici, nasconde la spada sotto il cuscino, poi si trattiene molto tempo col pretesto di cercarla; e stando sotto la tenda, se vede che verso quella parte viene trasportato ferito uno degli amici, correndogli incontro ed esortandolo a farsi coraggio, se lo prende sulle spalle e lo porta lui; e si mette a curarlo e gli pulisce la ferita con la spugna e, sedutosi al suo fianco, scaccia via le mosche dalla ferita, ed insomma fa qualsiasi cosa pur di non affrontare i nemici; e quando il trombettiere suona il segnale della battaglia, seduto nella sua tenda, dice: «Va' alla malora! Con il suo frequente strombettare non lascerà prendere un pò di sonno a questo poveretto»; 6 e tutto cosparso di sangue sgorgato dall'altrui ferita, si fa incontro a quelli che tornano dalla battaglia e racconta: «Sfidando il pericolo, ho salvato la vita ad un amico»; e accompagna dentro a visitare l'infermo i suoi compagni di demo e di tribù, raccontando nel frattempo a ognuno di loro come lo abbia trasportato nella tenda lui sulle sue braccia.
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IL CARATTERE DELL'AVARO
Versione di greco di Teofrasto
Versione di greco Ellenisti 2
TRADUZIONE
L'avarizia è il darsi da fare per guadagni svergognati, questo stesso è quello che commette azioni vergognose, non mette abbastanza pane davanti ai suoi ospiti e che è capace di prendere danaro in prestito dall'amico che ospita in casa. Quando fa le porzioni dice che è giusto che colui che fa le parti riceva una doppia porzione e subito la fa per sé. Mentre a teatro porta i propri figli solo quando i custodi lasciano entrare gratis. Nei bagni mentre si unge dice “quest'olio che hai comperato è rancido, o fanciullo” e si unge con l'olio degli altri. Delle monete di rame che il suo servo trova per strada, ne pretende la metà poiché Ermes è in comune. . Egli dà il mantello a lavare, ne prende in prestito uno da un conoscente e lascia trascorrere più giorni del necessario, finché gli venga richiesto indietro. Quando uno dei suoi amici si sposa o dà in nozze la figlia, parte in viaggio qualche tempo prima per non dover mandare un regalo.
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IL VIGLIACCO in GUERRA
VERSIONE DI GRECO di Teofrasto
TRADUZIONE
(il vigliacco) se partecipa ad una campagna diguerra, quando un corpo di fanteria esce in soccorso, chiama a sé tutti i commilitoni, invitandoli a fermarsi accanto a lui ed a guardarsi intorno innanzi tutto, e dice che è un grosso problema riconoscere quale dei due schieramenti sia quello nemico; 4 e quando sente gli urli dei combattenti e vede gente cadere, dice ai suoi compagni di fila che per la fretta ha dimenticato di prendere la spada e corre sotto la tenda e, dopo aver mandato fuori l'attendente con l'ordine di scrutare dove siano i nemici, nasconde la spada sotto il cuscino, poi si trattiene molto tempo col pretesto di cercarla; 5 e stando sotto la tenda, se vede che verso quella parte viene trasportato ferito uno degli amici, correndogli incontro ed esortandolo a farsi coraggio, se lo prende sulle spalle e lo porta lui; e si mette a curarlo e gli pulisce la ferita con la spugna e, sedutosi al suo fianco, scaccia via le mosche dalla ferita, ed insomma fa qualsiasi cosa pur di non affrontare i nemici; e quando il trombettiere suona il segnale della battaglia, seduto nella sua tenda, dice: «Va' alla malora! Con il suo frequente strombettare non lascerà prendere un pò di sonno a questo poveretto»; 6 e tutto cosparso di sangue sgorgato dall'altrui ferita, si fa incontro a quelli che tornano dalla battaglia e racconta: «Sfidando il pericolo, ho salvato la vita ad un amico»; e accompagna dentro a visitare l'infermo i suoi compagni di demo e di tribù, raccontando nel frattempo a ognuno di loro come lo abbia trasportato nella tenda lui sulle sue braccia.