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Οντος δε τη του Κελεου γυναικι Μετανειρα παιδιου, τουτο ετρεφεν η Δημητηρ παραλαβουσα· ... Φερεκυδης δε φησιν αυτον Ωκεανου και Γης.
Poichè la moglie di Celeo, aveva un bambino (frase con dativo di possesso), dopo averlo preso, Demetra lo allevava. Volendo ella renderlo immortale durante le notti gettava il bambino nel fuoco e gli toglieva (περιαιρέω) le vesti mortali. Di giorno, poiché Demofonte (il bambino infatti aveva questo nome) cresceva in maniera prodigiosa Prassitea lo sorvegliò e gridò prendendolo mentre bruciava nel fuoco. Perciò il bambino fu consumato dal fuoco, e la Dea si rivelò. Ma a Trittolemo, il maggiore tra i figli di Metanira, ella affidò il frumento (πῡρός -οῦ) dopo avergli preparato un carro guidato da draghi alati, con il quale lo seminò dall'alto del cielo su tutta la terra abitata. Paniassi dice che Trittolemo era figlio di Eleusi; si racconta che Demetra alloggiò presso di lui. Ferecide, invece, dice che era figlio di Oceano e Gea.
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Σμυρνα κατα μηνιν Αφροδιτης (ου γαρ αυτην ετιμα) ισχει του πατρος ερωτα και συνγεργον λαμβουσα... Υστερον δε θηρευων Αδωνις υπο συος πληγεις απεθανε.
Mirra per l'ira di Afrodite (infatti non la teneva in nessun onore) si innamorava del padre, aiutandola la nutrice, dormì per dodici notti con suo padre che non la riconosceva (ἀγνοέω). Ma il padre, quando se ne accorgeva (αἰσθάνομαι imperf), estraendo la spada la inseguiva; Ella incalzata, (περικαταλαμβάνω part pres mp) pregava (ηὔχετο imperf εὔχομαι e regge il dativo) gli dèi di diventare invisibile. Ma gli dèi avendo pietà di Mirra, la tramutavano in quella pianta che chiamano smirne. Ma dicono che dieci mesi dopo quando la pianta si rompeva (gen. ass. ) nasceva quello che veniva chiamato Adone, che Afrodite, per la sua bellezza, ancora bambino, all'insaputa degli dei, nascondeva dentro una cesta e lo collocava da Persefone ( παρίστημι). Ma Persefone quando vedeva ( ἑώρᾱ imperf 3a sing ὁράω) il bimbo non voleva restituirglielo. Per giudizio (κρίσις -εως) di Zeus ordinò di dividere in tre parti e Adone rimaneva presso di lei per un anno, per un anno presso Persefone, ma per il resto presso Afrodite. Ma Adone si tratteneva con lei anche per l'altra parte (dell'anno). Ma in seguito Adone moriva ( ἀπέθνησκε imperf ἀποθνήσκω) mentre andava a caccia per le ferite di un cinghiale. (traduzione letterale di Anna Maria Di Leo)
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Λεγεται δε λεσχηνευσαι ποτε προς αλληλους Σκιπιωνα και Αννιβαν..λαθων εθεραπευσεν ως καθελοντα τον αμεινονα Αλεξανδρου.
Si narra che una volta discussero fra loro Scipione e Annibale sulla strategia militare e domandandogli Scipione chi gli sembrasse il miglior comandante Annibale rispondeva "Alessandro il Macedone" E si narra dunque che Scipione si accontentò perché cedeva il posto ad Alessandro, e che, poi, domandò di nuovo chi fosse il secondo dopo Alessandro. E questo disse: "Pirro l'Epirota". Poi, Scipione che era già preoccupato, chiese tuttavia ancora a chi desse il terzo posto, sperando di ottenere il terzo posto. Ma Annibale disse: "A me stesso, infatti pur essendo ancora giovane, ho conquistato l'Iberia, e con l'esercito dopo Eracle per primo valicai le Alpi, verso l'Italia, senza che nessuno di voi abbia coraggio". Come Scipione capì che prolungava la gravità di discorso, disse ridendo: "Dove avresti collocato te stesso, o Annibale, se non fossi stato sconfitto da me?" quello disse, capendo ormai la rivalità, disse: "io porrei me stesso prima di Alessandro". Così, Annibale rimaneva nella gravità del discorso, e celatamente stimava Scipione poiché aveva abbattuto il migliore di Alessandro.
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Αθηναιοι δε προς μεν Αλεξανδρον υπεκριναντο ταδε· "Και αυτοι τουτο γε επισταμεθα οτι πολλαπλησιη εστι τω Μηδω δυναμις... προξεινον τε και φιλον.
Gli Ateniesi risposero questo ad Alessandro: "Anche noi stessi sappiamo che la potenza del barbaro è molte volte più grande della nostra, quindi non c'è nessun bisogno di rimproverarci questo. Ma poiché siamo desiderosi di libertà, li respingeremo ugualmente e ci difenderemo nel modo che possiamo. Non provare (Πειράω imperativo) a persuaderci a giungere ad un accordo con il barbaro, non ti daremo ascolto. Ora va' a riferire a Mardonio cosa dicono gli Ateniesi: finché il sole seguirà la stessa via che percorre oggi, non verremo a patti con Serse; anzi usciremo in campo contro di lui e ci batteremo, fiduciosi nell'aiuto degli dèi e degli eroi, ai quali lui senza il minimo rispetto bruciò le case e le statue. Tu per il futuro non comparire più davanti agli Ateniesi con discorsi del genere e non esortarli, con l'aria di render loro un gran servigio, a compiere azioni inique. Non vogliamo che tu debba subire qualcosa di sgradevole da parte degli Ateniesi, di cui sei prosseno e amico".
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Ην γαρ ο Θεμιστοκλης, βεβαιοτατα δη φυσεως ισχυν δηλωσας, αξιος θαυμασαι· ... επιτελεσαι βασιλει α υπεσχετο.
Era infatti molto sicuro che Temistocle avendo dimostrato forza di doti naturali e particolarmente per questo, fosse degno di ammirazione più d'ogni altro. Infatti, grazie alla propria intelligenza, non dovuta né a preventiva educazione né a successivi apprendimenti, era dopo un brevissimo esame il giudice migliori delle questioni presenti e di quelle future, E tutto quello che aveva per le mani era anche capace di spiegarlo mentre su quello di cui fosse inesperto non gli era precluso un adeguato giudizio e i danni o i vantaggi futuri se pure ancora nascosti nell'oscurità. Egli li vedeva benissimo. Insomma per le capacità della sua natura e per la rapidità della sua preparazione era il più abile a trovare all'istante i provvedimenti necessari. Morì di malattia e alcuni dicono che si uccise con un veleno, perché capì che era impossibile mantenere al re le cose che si era impegnato a fare.