Αθηναιοι δε προς μεν Αλεξανδρον υπεκριναντο ταδε· "Και αυτοι τουτο γε επισταμεθα οτι πολλαπλησιη εστι τω Μηδω δυναμις... προξεινον τε και φιλον.

Gli Ateniesi risposero questo ad Alessandro: "Anche noi stessi sappiamo che la potenza del barbaro è molte volte più grande della nostra, quindi non c'è nessun bisogno di rimproverarci questo. Ma poiché siamo desiderosi di libertà, li respingeremo ugualmente e ci difenderemo nel modo che possiamo. Non provare (Πειράω imperativo) a persuaderci a giungere ad un accordo con il barbaro, non ti daremo ascolto. Ora va' a riferire a Mardonio cosa dicono gli Ateniesi: finché il sole seguirà la stessa via che percorre oggi, non verremo a patti con Serse; anzi usciremo in campo contro di lui e ci batteremo, fiduciosi nell'aiuto degli dèi e degli eroi, ai quali lui senza il minimo rispetto bruciò le case e le statue. Tu per il futuro non comparire più davanti agli Ateniesi con discorsi del genere e non esortarli, con l'aria di render loro un gran servigio, a compiere azioni inique. Non vogliamo che tu debba subire qualcosa di sgradevole da parte degli Ateniesi, di cui sei prosseno e amico".